Oms e Unicef: salviamo i bambini dagli infortuni

Oms e Unicef: salviamo i bambini dagli infortuniOltre 2.000 piccoli muoiono ogni giorno per incidenti, nella metà dei casi sono prevenibili
10 dicembre 2008 – Salvare i bambini dagli infortuni non è solo questione di… fortuna: nella metà dei casi può essere risparmiato loro un dramma. A sostenerlo sono l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Unicef che oggi hanno presentato congiuntamente ad Hanoi, in Vietnam, due rapporti sulla situazione mondiale e su quella europea.
Le due Agenzie dell’Onu hanno sfornato numeri agghiaccianti: sono oltre 2.000 i bambini che ogni giorno perdono la vita a seguito di infortuni “accidentali” e decine di milioni coloro che ogni anno finiscono in ospedale e spesso rimangono disabili per tutta la vita. Parte di essi subiscono danni permanenti anche all’apparato cerebrale (e/o visivo) nonché ossei (in particolare alla spina dorsale).
Gli infortuni, a partire da quelli automobilistici, sono la prima causa di morte dei bambini oltre i 9 anni. Ogni anno uccidono 260.000 bambini nel mondo (il 95% dei quali si trova nei Paesi a basso e medio reddito) e 16.400 in Europa. Rappresentano la prima causa di morte e infermità in bambini ed adolescenti. Ad essi seguono gli annegamenti, le ustioni, le cadute e gli avvelenamenti. Margaret Chan, direttrice generale OMS
“Gli infortuni nei bambini costituiscono un problema serio di sanità pubblica. Oltre agli 830.000 che muoiono ogni anno, milioni di altri bambini sono vittima di infortuni che spesso richiedono lunghi tempi di ricovero e riabilitazione” afferma Margaret Chan, direttrice generale dell’OMS. “Il costo di queste cure può impoverire un’intera famiglia”.
Il primo Rapporto mondiale sulla prevenzione degli infortuni nei bambini, integrato dal rapporto europeo, è stato presentato oggi anche a Roma. In tutta Europa (53 Paesi e oltre 900 milioni di persone) gli infortuni sono la prima causa di disuguaglianza nei tassi di mortalità. Si tratta di circa 42.000 morti annuali di bambini ed adolescenti e i 70 milioni di ricoveri e Francesca Racippi, Oms Europavisite di pronto soccorso.
“I Paesi della Federazione Russa – ha spiegato Francesca Racioppi, responsabile dell’ufficio Oms Europa con sede a Roma – sono quelli che hanno i più alti tassi di mortalità infantile rispetto agli altri Stati”. E in Italia? “La situazione è ‘mista’. Noi calcoliamo che circa mille bambini perdano la vita all’anno. Di questi circa 800 muoiono a causa di incidenti stradali. Il dato importante, positivo, è che l’Italia sia tra i Paesi europei che riportano il minore tasso di mortalità per annegamento e ustioni”.

Leggi anche: “I rischi oculari del fai-da-te” e “Viaggiare in sicurezza sulle strade“.

Fonte di riferimento: Oms
Notizia a cura della IAPB Italia onlus-Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità.

Onu, la Dichiarazione universale dei diritti umani compie 60 anni

Assemblea Generale delle Nazioni UniteOnu, la Dichiarazione universale compie 60 anni Tutti gli uomini nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, compreso quello alla salute


10 dicembre 2008 – Oggi si celebra l’anniversario delle Dichiarazione universale dei diritti umani a 60 anni dalla sua adozione da parte dell’Onu, considerato essere attualmente il documento ufficiale più tradotto al mondo.


Tale dichiarazione venne adottata il 10 dicembre del 1948, due anni dopo la fondazione delle Nazioni Unite. La sua matrice illuministica è evidente sin dall’articolo 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.


Essa, ha sottolineato oggi il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano in un messaggio, “ha Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitanoaffermato il valore essenziale della dignità umana, ovunque nel mondo, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione o opinione, cittadinanza o status sociale. Adottando quel documento, la comunità internazionale ha riconosciuto che il primato dei diritti della persona è condizione basilare per realizzare concretamente la pace, la libertà e la giustizia fra i popoli”.


Eppure tra il mondo ideale e quello reale ancora c’è ancora un divario troppo ampio: “Mentre in tante parti del mondo – ha proseguito Napolitano – antiche violazioni non sono scomparse, la tutela dei diritti deve infatti affrontare nuove minacce legate al terrorismo, alla tutela dell’ambiente ed ai cambiamenti climatici, alle lesioni della privacy, all’impatto delle crisi economiche sulle condizioni di vita dei singoli e delle collettività”. Per questo occorre un “rinnovato e più forte impegno da parte delle istituzioni, delle associazioni e dei singoli per prevenire ogni ingiustificata violazione dei diritti e garantirne la loro tutela”.


Il Palazzo di Vetro ONUAnche la possibilità di accedere alle cure ha un ruolo nella Dichiarazione universale dell’Onu. “Ogni individuo – recita poi l’articolo 25 – ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia , con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza – conclude l’articolo – per circostanze indipendenti dalla sua volontà”.
Per leggere la Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu clicca qui.

Fonti: Onu, Quirinale.

Quegli Omega-3 tutti da bere

Uno o due bicchieri di vino rosso al giorno possono aiutare a prevenire l’AMD

9 dicembre 2008 – Il vino rosso? Che non ve la diano a bere: fa senz’altro bene se assunto in quantità moderate e se non siete malati di fegato. Infatti contiene i celebri Omega-3, che aiutano a proteggere non solo il nostro cuore e i nostri vasi sanguigni, ma anche la nostra retina.

Uno o due bicchieri di vino rosso, che vanno bevuti durante i pasti, aumentano i livelli di acidi grassi nel sangue, con numerosi effetti benefici. Si tratta di sostanze che – presenti in abbondanza nel pesce – aiutano a prevenire anche la degenerazione maculare senile (AMD), una malattia che può compromettere la visione centrale.

Un nuovo studio, che si è concentrato sugli aspetti cardio-vascolari, è stato condotto su oltre 1600 pazienti di tre Paesi (Italia, Belgio e Inghilterra). Dunque, il vino può offuscare la mente… ma può anche fare bene alla vista se bevuto con moderazione.

Questa ricerca è stata, tra gli altri, finanziata per l’Italia dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Vi ha preso parte l’Università Cattolica (sede di Campobasso).

Leggi anche: Consigli utili per la guida

Fonte: American Journal of Clinical Nutrition

Quando il cervello si ‘riprogramma’

Quando il cervello si ‘riprogramma’
Si possono anche usare zone periferiche della retina se si è persa la visione centrale “őĺ
5 dicembre 2008 – Il nostro cervello è in grado di riorganizzarsi anche una volta divenuto adulto. Quindi l’estrema plasticità che si ha da bambini viene parzialmente conservata. Un recente studio condotto negli Usa ha confermato questa verità scientifica.
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Infatti, se si perde la visione centrale in seguito a danni irreversibili alla zona più sensibile della retina (macula), comunque l’individuo può imparare a usare le aree retiniche decentrate: ricorrendo alla riabilitazione visiva questa Neuroniricerca spontanea dell’individuo viene guidata e potenziata. Simultaneamente, però, il cervello non sta a guardare: modifica le sue connessioni tra i neuroni (sinapsi), le cellule nervose che lo costituiscono.
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I ricercatori del dipartimento di psicologia della Georgia Tech’s School hanno verificato, grazie a una serie di test condotti su 13 volontari, cosa accadeva quando venivano stimolate le regioni periferiche della retina; contemporaneamente è stata effettuata una risonanza magnetica del cervello (concentrando la propria attenzione sull’area deputata alla visione che si trova dietro alla testa ossia sulla zona occipitale).
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“Le parti della corteccia visiva che elaborano le informazioni ottenute dalla zona centrale del campo visivo nei pazienti normali – recita una nota diffusa dall’istituto di ricerca – sono state riprogrammate per elaborare informazioni ottenute con altre zone della retina, a cui ricorrono i pazienti colpiti da degenerazione maculare”.
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Ovviamente, tuttavia, è fondamentale curare tempestivamente malattie come l’ Amd che rischiano di compromettere la visione centrale. Dunque, occhio alla prevenzione: sono fondamentali visite oculistiche periodiche che possono scongiurare eventuali rischi per la vostra salute.
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Quelle staminali che hanno… cervello

EncefaloQuelle staminali che hanno… cervello I pazienti colpiti da ictus potrebbero recuperare le capacità intellettive, motorie e visive
4 dicembre 2008 – Usare le cellule staminali con intelligenza per… il cervello. Un metodo basato sull’ingegneria genetica potrebbe rivoluzionare completamente i trattamenti per i pazienti colpiti da ictus. Questo grazie a una speciale bustina, chiamata CellBeads, che contiene tante piccole capsule; in ognuna di esse ci sono circa un milione di staminali. Queste ultime, prelevate preventivamente dal midollo osseo, vengono trasformate in un farmaco capace di rigenerare le cellule cerebrali, riparando – almeno parzialmente – i danni causati dall’ictus. Naturalmente si potrebbero anche ottenere miglioramenti a livello della vista, dato che l’infarto cerebrale può colpire le aree deputate alla visione (corteccia occipitale, radiazioni, chiasma ottico e tratti). Ad esempio, in seguito a ictus si può verificare un’emianopsia, in seguito alla quale funziona solo metà del campo visivo.
Le cellule staminali vengono incapsulate per ‘ingannaré il sistema immunitario, evitando quindi di andare incontroCellule staminali al rigetto. Questa tecnica è stata messa a punto in prima battuta da un gruppo di scienziati di Biocompatibles International. Si tratta di un trattamento promettente, che ha già raggiunto il suo primo successo su un paziente tedesco che ha accettato di sottoporsi all’innovativo intervento dopo aver subito due ictus e aver perso l’uso di un braccio. Medici dell’International Neuroscience-Institute di Hannover hanno innestato la ”bustina alle staminali” nel cervello del paziente. Dopo quindici giorni, il tempo necessario per far lavorare queste cellule giovanissime, i chirurghi sono intervenuti per rimuovere la ‘bustina’. I risultati sono stati persino superiori alle aspettative e il paziente è stato dimesso in buone condizioni. Tale trattamento è stato preventivamente approvato dall’istituto di controllo che fa capo al Ministero della Salute tedesco e da un comitato etico. Tuttavia, accanto a presumibili prospettive rosee c’è anche la nota dolente: “Osserviamo – ha dichiarato il professor Thomas Brinker – un percorso di riabilitazione così buono solo in una minoranza di pazienti; ma si tratta di un inizio incoraggiante”.

L’ictus è considerato una delle principali cause di morte tra gli anziani del mondo sviluppato. Secondo le ultime cifre fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità (World Health Statistics 2008) è la seconda causa al mondo di morte (9,7% nel 2004, che potrebbe salire al 12,1% nel 2030). Purtroppo, si calcola che solo il 44% delle persone riesca a superare i 30 giorni successivi all’attacco; solo il 20% dei ‘superstiti’ recupera la funzionalità cerebrale e l’indipendenza. Proprio per aumentare queste percentuali e per migliorare la qualità della vita dei colpiti da ictus si sta lavorando in questa direzione.

“La cascata degli eventi – scrivono i ricercatori tedeschi – comincia con la rottura improvvisa di un vaso sanguigno nel cervello, provocando emorragia e [innalzamento] della pressione intracranica. Si può fare ricorso alla chirurgia per diminuire la pressione; ma essa causa un processo a lungo termine di morte cellulare programmata, detta apoptosi, che provoca danni neurologici duraturi”.

Leggi anche: “ La terapia fotodinamica stimola il cervello

Fonti: biocompatibles, scienzaelibri, Oms (World Health Statistics).
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Quando i disabili sono nel libro bianco

Quando i disabili sono nel libro bianco Presentato un nuovo studio presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali

3 dicembre 2008 – Assistenza non all’altezza delle reali esigenze dei disabili. Soprattutto, un eccessivo affidamento sulle famiglie, debolezza dell’inserimento nel mondo del lavoro e frammentarietà del quadro normativo. ù lo scenario che è emerso ieri a Roma nel corso della presentazione del “Libro bianco sull’invalidità civile in Italia”, che si è tenuta presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Questo messaggio risuona ancor più pressante oggi, nel giorno in cui si celebra la Giornata mondiale della disabilità voluta dall’Organizzazione mondiale della sanità.

I disabili gravi si ritiene che siano solo in Italia oltre 2.600.000; inoltre, più di 6.600.000 persone non riescono a svolgere almeno un’attività quotidiana (Istat 2004-5). Nel 2006, inoltre, più di 4 milioni e settecentomila persone hanno beneficiato di una prestazione pensionistica legata alla disabilità (dati Inps). però sino ad oggi il nostro Paese sembra aver raccolto la sfida della disabilità in modo inadeguato: per il futuro bisognerà puntare di più all’assistenza domiciliare e, inoltre, semplificare l’accesso ai servizi già esistenti, che comunque potranno essere migliorati.

Se dobbiamo ritenere significativo il campione considerato dallo studio (742 persone intervistate de visu) e considerare sufficienti le regioni del Centro-Nord in cui si è svolta l’indagine (Lombardia, Piemonte, Friuli, Umbria, Lazio e Marche), si riscontra un senso di solitudine diffuso e una mancata partecipazione alla vita sociale. Stiamo parlando, in particolare, di individui con una disabilità superiore al 66% con meno di 65 anni.

Prof. Matilde Leonardi, curatrice del libro bianco (invalidità civile in Italia)“Solo il 23% delle persone – ha spiegato la prof.ssa Matilde Leonardi, curatrice dello studio – è in contatto con forme di associazionismo o con un’associazione di tutela”; il 78% degli invalidi civili considera la famiglia ristretta un aiuto fondamentale, mentre la stessa cosa non si può dire per il sistema assistenziale. “Non possiamo pensare – ha proseguito la docente della Cattolica di Milano – che il sistema possa risolvere la solitudine dell’individuo, ma certo bisogna dare un sostegno in situazioni di fragilità”.

Infine è intervenuto il sottosegretario Eugenia Roccella, che ha salutato con favore Il Sottosegretario al Welfare Eugenia Roccellal’approvazione – da parte del Consiglio dei Ministri – del disegno di legge che ora attende la ratifica del Parlamento; si tratta della Convenzione Onu sulla disabilità, “una sorta di Carta costituzionale, una summa che non introduce nuovi diritti, ma li sancisce e li ordina”.

Il sottosegretario al Welfare ha invitato a cambiare punto di vista nell’approccio alla disabilità: “L’autosufficienza non è l’unico criterio per determinare la qualità della vita”; infatti “l’unicità [dell’individuo] è votata all’imperfezione” e l’essere capaci di autodeterminazione non può essere l’unico metro di giudizio per valutare una persona. Invece vanno considerate, ha proseguito l’On. Roccella, “le capacità di relazione, d’interdipendenza reciproca; infatti la dipendenza non è un disvalore ma un elemento fondamentale per fare famiglia e comunità”. Certo, “l’autosufficienza resta una meta cui tutti noi tendiamo”, ma la diversità personale va considerata una ricchezza. Anche la disabilità può essere considerata una forma di diversità, a cui però bisognerà rivolgere più attenzione. “Io mi impegno – ha concluso il sottosegretario – a realizzare l’Osservatorio sulla disabilità il prima possibile”. così potrà prendere corpo il trait-d’union tanto auspicato dalle associazioni del settore, che hanno ideato lo slogan: “Nulla su di noi senza di noi”, invocando una maggiore partecipazione alle decisioni che li riguardano.

Il Libro bianco sull’invalidità civile in Italia è un progetto che è stato coordinato dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano in collaborazione con la Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e con la Fian (Federazione Italiana Associazioni Neurologiche).

Napolitano: sostenere le persone con disabilità

Palazzo del Quirinale Napolitano: sostenere le persone con disabilità Il Presidente della Repubblica apre le porte del Quirinale anche ai disabili visivi
3 dicembre 2008 – Lo Stato non deve abbandonare a se stessi i disabili e le loro famiglie, specialmente in un periodo di difficoltà economica come quello che stiamo vivendo. In occasione della Giornata mondiale della disabilità il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tornato a ‘bacchettaré l’esecutivo, mandando al contempo un messaggio di solidarietà a chi ha la vita segnata dall’handicap e alle associazioni che operano in questo campo. Intanto il Quirinale dà il buon esempio: riserva dei posti ai disabili – tra cui quelli visivi – ai concerti domenicali e consente visite culturali nella prestigiosa sede istituzionale.
ù importante che, pure in una fase di innegabile difficoltà per la finanza pubblica, le esigenze di sostegno e di supporto delle persone con disabilità e dei loro familiari – ha sottolineato Napolitano – non siano sottovalutate, perché proprio in questo periodo di crisi, nel quale tanti cittadini italiani sono chiamati ad affrontare nuovi problemi, questa parte della nostra cittadinanza deve sommare i nuovi problemi agli antichi”.
Infatti, “il sostegno diretto in trasferimenti di reddito, detassazioni, servizi è necessario, ma non sufficiente”. “Dobbiamo perciò procedere sulla strada di un adeguamento generale del nostro habitat e delle nostre strutture alle specifiche esigenze delle persone con disabilità. I percorsi stradali, i mezzi pubblici devono diventare sempre più agibili per persone con difficoltà motorie e visive; i pubblici esercizi, i musei, le sale per concerti devono potere essere frequentati senza insormontabili difficoltà. Le scuole, le università devono saper valorizzare al meglio le risorse possedute dalle persone diversamente abili e promuovere le loro ‘abilità fisiche e mentali fino alle massime potenzialità’. Lo stesso vale per la formazione. Anche le attività sportive devono sempre più aprirsi a questa condizione”.
“perché come ci ricorda la Convenzione Onu (sulla disabilità) le persone con disabilità hanno diritto anche alle attività sportive, alla vita culturale e ricreativa. A questo proposito – rivela il Capo dello Stato – mi fa piacere comunicare che il Palazzo del Quirinale si è attrezzato, nei limiti consentiti da un edificio storico molto complesso, per potere essere visitato ogni domenica anche da persone diversamente abili. Nei concerti domenicali, che si tengono nella Cappella Paolina del Palazzo, abbiamo destinato dei posti […] per persone con disabilità motorie e visive”.

Leggi anche: “Il mondo della cecità al Quirinale”.

Fonte principale: Quirinale.it
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Guardiamo alle staminali per rigenerare la retina

Topo mutante con Dna

Guardiamo alle staminali per rigenerare la retina Un esperimento condotto sui topi ha consentito di riparare il tessuto retinico, ma anche negli occhi umani è presente la

Fonte cellulare della rigenerazione 28 novembre 2008 – Abbiamo una

Fonte di cellule celata nelle profondità dei nostri occhi: se si riuscirà ad attingere da questa ‘miniera’ di cellule staminali , un giorno si potrà probabilmente riparare la retina . È ciò che è già stato fatto nei topi da ricercatori dell’Università di Washington. D’altronde il tessuto nervoso sensibile alla luce già ricresce spontaneamente nei pesci e, in parte, anche negli uccelli; però il passo avanti consiste nel fatto che – grazie alle cellule ‘bambine’ – si è riusciti a riparare la retina di un mammifero, a noi geneticamente più affine. Gli studiosi dell’Università di Washington si sono concentrati su un particolare tipo di cellule, dette ‘gliali di Müller’, che si trovano nello strato retinico più interno. “Questo tipo di cellule esistono nella retina di tutti i vertebrati – ha affermato Tom Reh, che ha diretto lo studio –; quindi la

Fonte cellulare della rigenerazione è presente nella retina umana ”. Questo potenziale ‘autoriparativo’ del tessuto retinico, se liberato nell’uomo, potrà portare a nuove cure contro la cecità dovuta a traumi e a malattie attualmente incurabili. Ciò si pensa di farlo come è già avvenuto sulle cavie: iniettando nella retina delle sostanze in grado di stimolare la ricrescita cellulare in sostituzione delle cellule danneggiate. Comunque, studi precedenti avevano già dimostrato che le cellule retiniche – almeno quelle dei topi – Retinapossono essere moltiplicate in coltura. Altri ricercatori della Suny Upstate Medical University di Syracuse, che si trova anch’essa negli Usa, avrebbero invece restituito la vista (almeno parzialmente) ad alcune rane grazie alle staminali della pelle impiantate negli embrioni. Per ottenere questo risultato hanno addizionato le cellule ‘totipotenti’ con sette fattori genetici in grado di farle diventare cellule dell’occhio invece che di altre parti dell’organismo. Successivamente è avvenuto il trapianto. Per ora, tuttavia, questa strada non si ritiene che sia applicabile sull’uomo. StaminaliPerò questi ultimi esperimenti sono serviti a fare luce – è il caso di dirlo – sui meccanismi biologici che sovrintendono i due sensi di vista e udito, contribuendo a indicare strade nuove alla medicina rigenerativa. Secondo Anand Swaroop, esperto di staminali del National Eye Institute statunitense, questi risultati sono la prova dell’enorme potenziale offerto dalle cellule staminali per la cura di malattie oculari fortemente invalidanti.

Fonti: Sanità News, Eureka.

Con lo strabismo divergente triplicati rischi di malattia mentale

Con lo strabismo divergente triplicati rischi di malattia mentale La prevenzione e una terapia tempestiva sono fondamentali già nei bambini

28 novembre 2008 – Strabismo? Il rischio per la salute non è solo a livello visivo, ma anche sul piano mentale. Infatti, secondo una nuova ricerca condotta dalla Mayo Clinic (Minnesota, Usa) i cosiddetti “occhi storti” nei bambini – se deviati verso l’esterno – triplicherebbero i rischi di contrarre una malattia mentale.

Lo studio retrospettivo – pubblicato su Pediatrics, rivista ufficiale dell’Accademia americana di pediatria – ha esaminato i dati clinici di 407 bambini colpiti da strabismo, confrontandoli con quelli di coetanei del medesimo sesso con un corretto allineamento oculare. Ebbene, chi aveva gli occhi che convergevano (esotropia) non ha mostrato problemi mentali, mentre l’incidenza di problemi psichici è risultata essere tripla in chi era affetto da strabismo divergente (exotropia). Dunque la prevenzione non è solo importante dal punto di vista funzionale ed estetico, ma la correzione degli strabismi può migliorare anche la salute mentale e il corretto sviluppo cerebrale.

Fonte: Mayo Clinic News
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Quella vista indifesa

Quella vista indifesa Cdv: oltre il 60% dei bambini
da uno a cinque anni non ha mai fatto una visita dall’oculista

26
novembre 2008
– Si chiude troppo spesso un occhio sulla salute
oculare dei bambini. Oltre il 60% dei piccoli di età compresa tra uno e cinque
anni, infatti, non è mai stato portato da alcun medico oculista. ù questa la conclusione
a cui perviene uno studio presentato ufficialmente ieri a Milano dalla
Commissione difesa vista (Cdv).

Attualmente non esiste una normativa nazionale che
imponga controlli oculistici periodici mirati e, dunque, la cura della vista è
affidata soprattutto alla coscienza dei genitori. Eppure,
secondo l’indagine,
presentata durante la conferenza dalla dott.ssa Stefania Farneti, il 6% dei
bambini tra 1 e 5 anni presenta difetti visivi, ma il 34% di essi non riceve
una correzione adeguata mentre il 41% dei genitori non ha adottato alcuna
modalità di prevenzione. Anche un bambino su 3 da 6 a 13 anni soffre almeno di un
difetto visivo, ma un terzo dei genitori dichiara di non aver fatto
prevenzione.

però esistono anche dati
ufficiali dell’Istat: secondo un’indagine del 2005 il
9,7% dei bambini da 0 a 14 anni ha fatto uso di
lenti nei dodici mesi precedenti all’intervista. Tuttavia, ce ne sono certamente
altri a cui non è stato (ancora) diagnosticato alcun disturbo.

però, se si considerano tutte le età, l’incidenza di chi
ha fatto ricorso a occhiali o lenti a contatto in Italia è del 41,1%;
applicando questa percentuale alla popolazione odierna si arriva a 24,5 milioni
di persone colpite da un vizio refrattivo (miopia, ipermetropia, astigmatismo) oppure da presbiopia, senza calcolare chi
soffre di vere e proprie patologie visive (le più diffuse sono la cataratta, il glaucoma e l’Amd).

Fonti: web, Istat