Un’équipe di ricercatori di Cambridge preleverà dei campioni dalla tomba del genio pisano a Santa Croce
La storia non si cancella, ma può essere ricostruita analizzando il Dna. Studiando il codice della vita di Galileo Galilei si tenterà di capire, a distanza di oltre tre secoli e mezzo, la causa della riduzione della sua vista che culminò nella cecità.
Oggi sepolto a Firenze nella basilica di Santa Croce – assieme ad altri grandi come Machiavelli, Donatello, Michelangelo, Rossini, Ugo Foscolo ed Enrico Fermi -, lo scienziato pisano si dedicò con sempre maggiore difficoltà, a causa della malattia oculare, alle sue osservazioni astronomiche: dai satelliti di
Giove alle macchie solari, dalle eclissi lunari alle fasi di Venere. Lo scienziato non solo riuscì a confermare la tesi di Copernico secondo cui è la Terra a ruotare attorno al sole e non viceversa, ma gettò anche le basi della fisica moderna assieme a Newton e Keplero. A causa delle sue idee fu costretto dalla Santa Inquisizione ad abiurare pubblicamente.
Il genio pisano riteneva che l’universo fosse un grande libro scritto in caratteri matematici; in effetti anche il Dna – che sarà indispensabile per studiare la sua salute oculare – può essere considerato una sequenza numerica fondata su due combinazioni di quattro elementi (ossia le basi azotate: adenina-timina, guanina-citosina, che costituiscono i pioli della celebre struttura ad elica).
Gli studiosi che effettueranno la difficile perizia saranno di prim’ordine: due scienziati
dell’Università di Cambridge, tra cui Peter Watson, presidente della Società Oftalmologica internazionale. Inoltre partecipano all’impresa l’Osservatorio astronomico di Arcetri e l’Istituto di ottica fiorentino. Rispolverando la vita di uno scienziato che, nato nel 1564 e morto nel 1642, venne trasferito a Santa Croce poco meno di un secolo dopo.
Fonte di riferimento: Corsera
Pubblicato il: 22 gennaio 2009
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