Alla ricerca della cura della retinite pigmentosa

Dna rotante

Dna rotanteAlla ricerca della cura della retinite pigmentosa Nuovo passo avanti con la terapia genica: con le nanoparticelle si mira a prevenire la cecità 14 giugno 2010 – Una microcapsula per riparare il dna della retina e impedire di piombare nell’oscurità. L’hanno messa a punto scienziati dell’Università dell’Oklahoma (Usa), che sono riusciti a trasportare i geni sani all’interno delle cellule retiniche malate: se si riuscirà o sostituire tutti i geni difettosi che provocano la retinite pigmentosa , un giorno si potrà guarire da questa malattia genetica. Attualmente è però considerata una malattia oculare incurabile a carattere degenerativo, che provoca una riduzione della visione notturna e del campo visivo periferico sino alla cecità. Gli scienziati stanno, quindi, provando a ‘disinnescare’ quell’orologio genetico che porta alla distruzione delle cellule retiniche e, in particolare, dei fotorecettori che rendono possibile la visione. Secondo i ricercatori delle capsule trasporta-geni, un meraviglioso frutto della nano-tecnologia, si sono rivelate molto efficaci in un modello animale; esse contengono un promotore dell’opsina ­– proteina indispensabile per il funzionamento delle cellule retiniche ­– e le sequenze genetiche corrette. “è stato dimostrato che le capsule – scrive l’Università di Oklahoma – sono molto efficaci, veicolando le terapie nell’occhio fino al punto designato entro 15 minuti tra arrivo e propagazione del messaggio di riparazione genetica alle cellule vicine”. Nello studio si sono confrontati gli effetti di iniezioni effettuate sotto alla retina su due gruppi di topi mutati: al primo gruppo veniva iniettato il farmaco assieme ai geni sani, mentre nel secondo solamente un placebo Topo mutante con Dna(soluzione salina). Ebbene, nel primo gruppo – scrivono i ricercatori – “la funzione dei bastoncelli (misurata con l’ elettroretinogramma ) ha mostrato un miglioramento modesto ma statisticamente significativo”, mentre “la prevenzione della degenerazione dei coni è stata totale”.Questo approccio è particolarmente interessante a livello oculare, poiché – rileva Robert E. Leonard –, oculista del Dean McGee Eye Institute, “al di fuori della terapia genica siamo incapaci di trattare questi pazienti” (colpiti dalla retinite pigmentosa). La strada della terapia genica si sta tentando non solo per le malattie oculari, tra cui anche l’ AMD (la forma secca è considerata incurabile), ma anche per il cancro alla vescica o il diabete (vedi retinopatia diabetica ). Nota: questa ricerca è stata finanziata dal National Eye Institute (Usa) e dalla Foundation Fighting Blindness.

Fonti: University of Oklahoma , Faseb

Ultima modifica: 17 giugno 2010.

La ricerca, una risorsa preziosa

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Fonte: www.ilquirinale.it)

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Fonte: www.ilquirinale.it)La ricerca, una risorsa preziosa Il Presidente della Repubblica Napolitano: un punto di forza per lo sviluppo 14 giugno 2010 – La ricerca “è una risorsa preziosa per il mondo della scienza italiana” e “una leva per il suo sviluppo futuro”. Parola del Capo dello Stato Giorgio Napolitano che si è recato, lo scorso 11 giugno, al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Napoli. “Mi auguro – ­ha proseguito il Presidente Napolitano – che questa consapevolezza sia pienamente acquisita, sia riconosciuta naturalmente anche da chi, a livello nazionale, ha la responsabilità di governare e far crescere la ricerca scientifica”. Prima di lasciare il CNR, il Capo dello Stato ha scoperto una lapide all’ingresso dell’Istituto in cui si ricorda Adriano Buzzati-Traverso, fondatore del laboratorio del quale fu anche direttore dal 1962 al 1969. “Qui – ha concluso il Presidente Napolitano – hanno operato tanti ricercatori, fisici, biologi, genetisti il cui ricordo è anche vivo personalmente in me”.

Fonte principale: Quirinale.it

Più salute ricercata sul web

internauta

internautaPiù salute ricercata sul web Quasi il 30% degli italiani ricorre ad internet per ottenere informazioni mediche 11 giugno 2010 – Vanno in rete per sapere di più di salute: il 29,5% degli italiani ricorre a internet per trovare maggiori informazioni mediche. Lo ricorda oggi nella sua newsletter Federsanità-Anci, la quale sottolinea che sono «sempre più competenti» i pazienti mettono in atto «comportamenti di controllo sfidando l’autorità del medico» che non è più considerato «infallibile». I dati sono tratti dal Monitor biomedico 2009, presentati da Maria Concetta Vaccaro del Censis, a proposito dei rapporti medico-paziente di cui si è parlato in un convegno a Roma il mese scorso. «Il medico – ha spiegato Vaccaro – è percepito come un esecutore tecnico di un sapere complesso di cui però non ha più l’esclusiva. Se c’è un errore è attribuito alla fallibilità del professionista e non della scienza medica. E questo aumenta l’intolleranza e pregiudica il rapporto medico-paziente». A controllare su internet le indicazioni dei medici sono il 12% degli italiani (percentuale che sale al 22 tra i laureati); è sempre intorno al 12% (23,7% dei laureati) la percentuale di chi discute con il medico i risultati emersi dalle ricerche sul web, mentre il 4,7% (8,9% dei laureati) contesta apertamente il proprio medico, criticando la diagnosi e le terapie sulla base di quanto appreso su internet.

Fonte: Federsanità-Anci

UK, nuovo studio sull’AMD umida

AMD umida

AMD umidaUK, nuovo studio sull’AMD umida Ottenuti miglioramenti visivi con iniezioni intravitreali di un farmaco antitumorale non approvato per uso oculistico 11 giugno 2010 – Gli studi sulla lotta alla degenerazione maculare legata all’età ( AMD ) fanno nuovi passi avanti. In Inghilterra è stata condotta una ricerca sulla forma umida o essudativa – meno comune ma più grave – utilizzando un farmaco antitumorale (il bevacizumab) di cui sono ammessi impieghi oculistici solo off-label ossia nell’ambito di protocolli sperimentali. Attualmente però l’unico farmaco ufficialmente approvato per lo stesso scopo è il ranibizumab, nettamente più caro ma già ampiamente testato. Allo studio, pubblicato sull’autorevole British Medical Journal, hanno partecipato 131 pazienti molto anziani (età media di 81 anni) colpiti da AMD umida e trattati con iniezioni nel Così può vedere un malato di AMD (stadio avanzato)bulbo oculare di bevacizumab. Queste intravitreali sono state effettuate a distanza di sei settimane seguite, se necessario, da ulteriori trattamenti allo stesso intervallo di tempo. Dopo un anno si sono osservati buoni miglioramenti visivi nel 32% dei pazienti (riuscivano a leggere almeno 15 lettere in più sul tabellone). Mediamente l’acuità visiva è migliorata di 7 lettere nel gruppo trattato con bevacizumab (sette iniezioni in media), già raggiunta quasi dopo 18 settimane; al contrario, si è constatata una riduzione visiva pari a 9,4 lettere nel gruppo sottoposto ad altre terapie (fotodinamica classica, pegaptanib sodico o placebo). Nei Paesi di maggior benessere l’AMD rappresenta la prima causa di cecità e ipovisione: colpisce dopo i 55 anni sino a distruggere le cellule nervose retiniche; causa inizialmente una distorsione delle immagini al centro del campo visivo e, ad uno stadio più avanzato, può comparire una macchia scura centrale di non visione (scotoma). Attualmente i farmaci più importanti per il trattamento della forma umida, a più rapido decorso, sono il ranibizumab (approvato) e il bevacizumab (ordinariamente non approvato a scopi oculistici). Pertanto, “l’impiego off-label del bevacizumab – si legge nel sito del British Medical Journal – non dovrebbe essere incoraggiato sino a quando ampie sperimentazioni cliniche per confrontarlo col ranibizumab non avranno prodotto risultati”. In Italia i l bevacizumab – precisa l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) – “è approvato per un ampio utilizzo nel trattamento del tumore del colon-retto in associazione a più regimi di chemioterapia e per l’utilizzo nel trattamento del tumore metastatico della mammella, del polmone non a piccole cellule e del rene”. Infatti, prosegue l’Aiom, il “bevacizumab è il primo e l’unico agente anti-angiogenesi che ha dimostrato di portare benefici significativi”: ‘affama’ il tumore privandolo dell’apporto di sangue, indispensabile per la sua crescita, per la sua sopravvivenza e diffusione. Un meccanismo analogo opera anche a livello oculare, rallentando o impedendo la proliferazione incontrollata di vasi che danneggiano la retina. Nota: si bruciano i nuovi vasi retinici usando il laser. Tuttavia bisogna indivuare i ‘bersagli’: prima si inietta per endovena un mezzo di contrasto chiamato verteporfina che consente di mettere in evidenza i capillari dannosi che si sono formati. ———————————————- Referenza originale: “Bevacizumab for neovascular age related macular degeneration (ABC Trial): multicentre randomised double masked study“, by Adnan Tufail, Praveen J Patel, Catherine Egan, Philip Hykin, Lyndon da Cruz, Zdenek Gregor, Jonathan Dowler, Mohammed A Majid, Clare Bailey, Quresh Mohamed, Robert Johnston, Catey Bunce, Wen Xing. Published 10 June 2010, doi:10.1136/bmj.c2459. BMJ 2010;340:c2459. Lo studio è stato condotto presso il Moorfields Eye Hospital NHS Foundation Trust, Bristol Eye Hospital, Gloucestershire Eye Department, Cheltenham General Hospital.

Fonti: BMJ , AIOM .

Puntatori laser, occhio ai rischi per la vista

Spettacolo con uso di raggi laser

Spettacolo con uso di raggi laserPuntatori laser, occhio ai rischi per la vista Non dovrebbero mai essere indirizzati verso gli occhi: possono causare danni alla retina 10 giugno 2010 – Mai indirizzare verso gli occhi i puntatori laser che si sono acquistati. Se hanno una potenza elevata, infatti, un loro uso improprio può danneggiare la retina, provocando degli scotomi (macchie scure di non visione nel campo visivo ). È quello che è accaduto a un’adolescente inglese, che aveva comprato il gadget su internet e, mentre ci giocava, se l’è puntato negli occhi. Quando la giovane si è presentata in ospedale la sua acuità visiva risultava dimezzata (5/10 ad entrambi gli occhi) nonostante non avesse mai sofferto di problemi oculari. Fortunatamente dopo due mesi ha recuperato le diottrie perse (10/10), ma la paziente potrebbe andare incontro a ulteriori problemi retinici nel corso della sua vita. Lo hanno fatto presente i medici di due ospedali britannici – il Royal Liverpool University Hospital e il Manchester Royal Eye Hospital – in un articolo pubblicato sul British Medical Journal . Nei casi peggiori, invece, si va incontro a ipovisione o cecità centrale permanente; infatti la zona più sensibile della retina (chiamata macula) può esserePericolo, raggio laser (segnale) ‘bruciata’ dal piccolo fascio di luce in modo irreversibile. Si tratta dell’area retinica che si usa per leggere, guidare, riconoscere le persone e per le altre attività quotidiane: è la zona più ricca di coni e, pertanto, quella che consente la visione a più alta definizione. Tuttavia non tutti i laser sono nocivi: ne esistono di curativi ad uso dei medici oculisti che devono però essere maneggiati solo da persone esperte. Per quanto riguarda i puntatori laser l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus consiglia: 1) di assicurarsi che sia contrassegnato dal marchietto CE e che sia indicata la classe di appartenenza (la classe 1 è considerata la più innocua, ma ne esistono sette); 2) per precauzione non puntare mai il laser verso gli occhi; 3) ovviamente non fissarlo nel caso in cui questo avvenga, ma chiudere immediatamente le palpebre o distogliere lo sguardo; 4) sottoporsi tempestivamente a un controllo oculistico nel caso in cui il fascio laser si sia puntato negli occhi e si sia notata una riduzione della vista. Per approfondire: “ Pericolo puntatori laser ”.

Fonte principale: British Medical Journal . Referenza originale: BMJ 2010;340:c2982 (8 giugno 2010, doi:10.1136/bmj.c2982) Ultimo aggiornamento: 10 giugno, ore 16:24

Visite oculistiche fuori tempo massimo

Occhio illuminato da lampada a fessura

Occhio illuminato da lampada a fessuraVisite oculistiche fuori tempo massimo Secondo Cittadinanzattiva le prenotazioni per una visita specialistica hanno superato i 30 giorni nel 18,4% dei casi in un campione di strutture pubbliche 10 giugno 2010 – Anche le visite oculistiche prenotate nelle strutture pubbliche attraverso il Centro Unico di Prenotazione regionale sono finite sotto la ‘lente di ingrandimento’ di Cittadinanzattiva . Nel VI Rapporto Audit Civico presentato oggi presso il Ministero della Salute, infatti, su 87 tra ASL e Aziende Ospedaliere indagate lo scorso anno, 16 ASL hanno superato il limite di legge di 30 giorni (di cui due tra i 90 e i 120 giorni), con una percentuale pari al 18,4% del campione. Nel considerare la situazione del sistema sanitario italiano Cittadinanzattiva nota come alcuni tempi d’attesa risultino ancora troppo dilatati (in particolare per esami quali l’ecodoppler, la risonanza magnetica nucleare del cervello, la tac all’addome e la spirometria). “Nella maggioranza delle strutture osservate – scrive Cittadinanzattiva sulla base di un’indagine effettuata da tremila persone – vengono rispettati i limiti stabiliti dalle norme in vigore nel momento della rilevazione sui tempi massimi. Per farlo però, in troppi i casi i cittadini devono affrontare viaggi di molti chilometri all’interno del proprio territorio, spostamenti all’interno della ASL se non addirittura fuori”. Anche se, scrive ancora la onlus, “il Servizio Sanitario nazionale sta imparando a combattere gli errori”, va detto che il divario tra Nord e Sud non è stato affatto sanato. Il Mezzogiorno, infatti, è considerato sempre di più un “fanalino di coda, anche per le lungaggini burocratiche, tempi di attesa e comfort mediocre”. Uno dei difetti principali è la scarsa informazione fornita al cittadino; nel complesso si presta troppa poca attenzione alle sue esigenze. “Mentre il 70% delle aziende del Nord e la metà di quelle del Centro si trovano nell’area dell’eccellenza, le strutture che si collocano nella mediocrità – conclude Cittadinanzattiva ­– riguardano solo il Sud”.

Fonte: Cittadinanzattiva

Occhio allenato, incidente evitato

Curva della strada. Fonte: freedigitalphotos.net

Curva della strada (Fonte: freedigitalphotos.net) Occhio allenato, incidente evitato Due nuovi studi analizzano nuove strategie contro la distrazione al volante 9 giugno 2010 – Sguardo ‘incollato’ sulla strada per migliorare la sicurezza alla guida, ma non solo. In due nuovi studi condotti negli Usa si sostiene che gli occhi possano essere allenati a muoversi in un certo modo per ridurre gli incidenti; si è sperimentato, insomma, che è possibile sottoporsi a una sorta di ‘training’ visivo antidistrazione. Seguire con lo sguardo i veicoli è ovviamente essenziale. È meno noto, invece, come questa capacità possa essere allenata attraverso eserciziGuida su strada (Fonte: PDPhoto.org) specifici che mirano a cogliere maggiormente l’insieme delle situazioni stradali anziché concentrarsi sui singoli veicoli. “La questione – spiega Adriane Seiffert, assistente presso il Dipartimento di psicologia della Vanderbilt University (Tennessee) – è come insegnare alle persone a vedere più elementi, a rispondere più rapidamente e ad essere capaci di evitare gli errori dovuti al mancato inseguimento [oculare] dei target ”. Nel primo studio ricercatori hanno introdotto volutamente dei ‘distrattori’ basati su movimenti contrari delle automobili, rendendosi conto che era più difficile per i guidatori non entrare in uno stato confusionale. Nel secondo studio, articolato in tre esperimenti, è stato chiesto ai volontari di seguire con gli occhi una serie di veicoli identici in movimento. Nei primi due è stato dimostrato che i partecipanti generalmente fissano lo autosguardo verso il centro del gruppo di automobili in corsa, dando però occhiate reiterate a singole auto. Col terzo esperimento è stata, invece, misurata l’accuratezza con cui venivano eseguite queste azioni. Secondo Seiffet si ottiene un risultato migliore quando si fissa il centro di un gruppo di veicoli invece di concentrarsi sui singoli dettagli. “Questo ­– osserva la docente – potrebbe avere ripercussioni importanti su come viene insegnato a guidare. Una migliore comprensione dei movimenti oculari può ridurre gli errori”: si mira così a sviluppare nuove strategie per diminuire gli incidenti.

Leggi anche: “ Viaggiare in sicurezza sulle strade

Fonte: ARVO

La sclerosi multipla si ‘leggé negli occhi

Tomogramma (OCT) di una retina sana

Tomogramma (OCT) di una retina sana La sclerosi multipla si ‘leggé negli occhi Una diagnosi precoce è possibile con l’OCT perché la retina si assottiglia 8 giugno 2010 – Basta una scansione per strati della retina per individuare eventuali segni precoci di sclerosi multipla. Trattandosi, infatti, di una malattia nervosa degenerativa è sufficiente effettuare un OCT: è quanto sostiene un gruppo di ricercatori dell’Università di Southwestern (Dallas, Usa). Infatti si è notato che nei malati di sclerosi multipla lo spessore della retina si riduce, provocando una perdita significativa delle funzioni visive. Il classico campanello d’allarme della malattia è, infatti, una riduzione improvvisa della vista causata da una neurite ottica.La sclerosi multipla porta a disabilità motoria e visiva L’OCT è una tecnica di “valutazione – scrivono gli esperti – potente e affidabile per misurare i cambiamenti strutturali del sistema nervoso centrale”; questo non solo a fini diagnostici e clinici, ma anche per osservare gli effetti di eventuali trattamenti (tuttavia allo stato attuale la sclerosi multipla è considerata incurabile). Nello studio, diretto da Elliot Frohman e pubblicato sugli Annals of Neurology di questo mese, sono stati presi in considerazione circa trecento pazienti malati, seguiti per un periodo compreso tra i sei mesi e i quattro anni e mezzo. Secondo un altro studio pubblicato sull’American Journal of Physical Medicine & Rehabilitation è possibile sottoporsi a specifici programmi che prevedono esercizi fisici in grado di migliorare la qualità della vita dei malati di sclerosi multipla, migliorando la loro resistenza e il loro equilibrio (ad esempio facendo molta cyclette). Nota comune esame basato sul riflesso di una luce laser a raggi infrarossi, il cui principio di funzionamento è simile all’ecografia, con la differenza che è a carattere ottico.

Fonti: UT Southwestern Medical Center, Annals of Neurology, American Journal of Physical Medicine & Rehabilitation Ultimo aggiornamento: 9 giugno 2010.

Riconosciuta la specificità della sordocecità

Camera dei Deputati

Camera dei DeputatiRiconosciuta la specificità della sordocecità L’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti ha manifestato apprezzamento per il provvedimento dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati 8 giugno 2010 – La sordocecità è da considerarsi ufficialmente come minorazione specifica. Un provvedimento – approvato in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati lo scorso 27 maggio dopo essere passato al Senato – su cui oggi è intervenuta l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (UICI), la quale ha manifestato il suo apprezzamento (così come hanno fatto anche altre onlus che si occupano di disabilità e della loro prevenzione). “Il testo approvato – ha scritto Tommaso Daniele, Presidente dell’UICI – costituisce certamente un primo passo per una politica organica a favore dei sordociechi che meritano sicuramente una maggiore attenzione da parte delle istituzioni”. La proposta di legge – che entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale – riconosce ovviamente la sordocecità come disabilità distinta sia dalla cecità che dalla sordità. Per leggere il testo della norma clicca qui .

Fonti: UICI, ANIMU

Radar ottico per aiutare i ciechi

Logo del radar ottico (Fonte: Ben-Gurion University of the Negev)

Logo del radar ottico (Fonte: Ben-Gurion University of the Negev)Radar ottico per aiutare i ciechi Sistema sperimentale messo a punto da un’università israeliana 7 giugno 2010 – Un nuovo radar dà una mano ai ciechi, seppur ancora a livello sperimentale. Un’università israeliana – la Ben-Gurion University of Negev – ha sviluppato un sistema per far sì che chi ha perso la vista possa muoversi autonomamente negli ambienti: è uno ‘scanner’ ottico il cui funzionamento è basato su una

Fonte di luce e due telecamere.Non vedente con accompagnatore Queste ultime fungono da ‘occhi elettronici’ e, lavorando in coppia, consentono a un computer di calcolare le distanze esatte dagli ostacoli, emettendo un beep quando li individuano. Il vantaggio, rispetto ai tradizionali stick bianchi, è che si avrebbero entrambe le mani libere. Ovviamente i non vedenti possono anche affidarsi ai cani guida, i quali però necessitano di un lungo addestramento e mediamente sono utili ‘solo’ sette anni. Secondo l’Oms i ciechi nel mondo sono circa 45 milioni, mentre si stima che gli altri disabili visivi (ipovedenti) ammontino a 269 milioni.

Fonte: Ben-Gurion University of the Negev