Alla ricerca della cura della retinite pigmentosa

Retina di malato di retinite pigmentosa

Retina di malato di retinite pigmentosaAlla ricerca della cura della retinite pigmentosa Esperimenti condotti sulle cavie di laboratorio fanno sperare: in futuro iniezioni o colliri per rallentare o bloccare la degenerazione retinica 12 ottobre 2010 – Colpisce i fotorecettori , soprattutto quelli della periferia retinica, facendoli morire: il campo visivo si restringe fino a diventare ‘a tubo’ e si può, infine, piombare nel buio. Parliamo della retinite pigmentosa , una malattia genetica che in futuro potrebbe trovare una cura bloccandone l’evoluzione o, almeno, rallentandola. Per ora gli studi sono stati condotti unicamente su un modello murino, ovvero su topi di laboratorio in cui è stata indotta geneticamente la malattia; dopodiché, grazie a un trattamento locale a base di miriocina, si riesce a ridurre – inibendo un enzima – la quantità della ceramide serina-palmitoil transferasi (SPT) nella retina, una sostanza che in quantità eccessive nuoce ai neuroni sensibili alla luce. La sperimentazione è in corso da molti anni, ma l’ultimo capitolo è stato firmato da ricercatori italiani che hanno appena pubblicato uno studio su PNAS . L’idea è quella di praticare iniezioni da negli occhi degli esseri umani oppure di ricorrere a un semplice collirio (contenente nanoparticelle che trasportano il principio attivo) ad uso di chi è affetto da retinite pigmentosa. Secondo i ricercatori un trattamento di 10-20 giorni sui topi ha prolungato la vita dei fotorecettori e, di conseguenza, ha incrementato la capacità della retina di rispondere agli stimoli luminosi (così come dimostrato dall’elettroretinogramma). Si è riaccesa così una speranza per chi è colpito da una malattia che, allo stato attuale, è ancora considerata incurabile.

Fonti: PNAS , ricercaitaliana.it

Ciechi con sensi ‘potenziati’

Aree del cervello normalmente deputate alla visione (Fonte: Università di Monaco di Baviera)

Aree del cervello normalmente deputate alla visione (Fonte: Università di Monaco di Baviera)Ciechi con sensi ‘potenziati’ Esiste una base neurologica delle migliori capacità uditive e tattili dei non vedenti: lo attesta un nuovo studio pubblicato su Neuron 11 ottobre 2010 – Il cieco più dotato della norma non è una leggenda, ma ha una solida base neurologica. Infatti il suo tatto e il suo udito sono più affinati del solito non solo perché non è distratto da stimoli visivi, bensì soprattutto perché la sua corteccia cerebrale visiva viene sfruttata per potenziare gli altri sensi. Questa versatilità dei non vedenti dalla nascita è stata dimostrata da uno studio internazionale (americano, belga e finlandese) pubblicato sulla prestigiosa rivista Neuron . Usando la risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI), che consente di monitorare l’attività cerebrale, i ricercatori hanno messo a confronto le performance di 12 vedenti e di 12 ciechi, impegnandoli in una serie di test uditivi e tattili. Ebbene, le aree deputate a diverse funzioni visive – come l’analisi dello spazio e del moto – si attivano anche nei ciechi, rivelando chiaramente che essi le sfruttano per elaborare gli stimoli sonori e tattili.Non vedente In un test i volontari hanno indossato delle cuffie stereo mentre era in azione il macchinario per la risonanza: il loro compito era dire da quale punto spaziale provenissero i suoni. In un altro test, invece, sono stati fissati sulle mani piccoli dispositivi piezoelettrici capaci di produrre vibrazioni: i volontari doveva dire quale dito fosse stato stimolato. La corteccia visiva non rischia di andare totalmente sprecata, pur essendo una della parti più ampie e potenti del cervello, con circa – spiega il direttore della ricerca J. P. Rauschecker, docente di fisiologia e biofisica al Georgetown University Medical Center – “40 moduli specializzati”, mentre i centri cerebrali uditivi ne contano circa 20. “Il sistema visivo dei ciechi mantiene un’organizzazione funzionale stabilita anatomicamente dalla genetica, ma il cervello è sufficientemente plastico per sfruttare i moduli al fine di analizzare gli input provenienti dai diversi sensi”. “Abbiamo scoperto – prosegue Rauschecker – che la corteccia visiva dei ciechi veniva attivata in modo molto più intenso rispetto ai vedenti, in cui essa veniva in gran parte disattivata dai suoni e dal tocco. Inoltre, c’era una diretta correlazione tra l’attività cerebrale e la performance dei ciechi. Più precisi sono stati questi ultimi nel risolvere i compiti spaziali, con maggiore intensità si è attivato il modulo spaziale nella loro corteccia cerebrale”. Pertanto – conclude il docente americano – la plasticità del cervello “offre ai ciechi un’enorme risorsa”.

Fonti: Neuron , Georgetown University Medical Center (GUMC). Note: Neuron. 2010 Oct 6;68(1):138-48. “Preserved functional specialization for spatial processing in the middle occipital gyrus of the early blind”, Renier LA, Anurova I, De Volder AG, Carlson S, VanMeter J, Rauschecker JP. Laboratory for Integrative Neuroscience and Cognition, Department of Physiology and Biophysics, Georgetown University Medical Center, 3970 Reservoir Road, NW Washington, D.C. 20007, USA Institute of Neuroscience, Université Catholique de Louvain, Avenue Hippocrate, 54, UCL-54.46, B-1200 Brussels, Belgium Neuroscience Unit, Institute of Biomedicine/Physiology; University of Helsinki, 00014 Helsinki, Finland Brain Research Unit, Low Temperature Laboratory, Aalto University School of Science and Technology, FI-00076 AALTO, Finland Medical School, University of Tampere, 33014 Tampere, Finland Center for Functional and Molecular Imaging, Georgetown University Medical Center, USA Mind and Brain Laboratory, Centre of Excellence in Computational Complex Systems Research, Aalto University School of Science and Technology, FI-00076 AALTO, Finland

Spese mediche non sostenibili prima paura degli italiani

Una famiglia su tre in difficoltà a causa dei costi di malattie gravi e condizioni di non autosufficienza o per perdita di reddito

6 ottobre 2010 – “La non autosufficienza e l’impossibilità di pagare le spese mediche rappresentano la prima paura degli italiani, più sentita della criminalità e della disoccupazione. A ciò si accompagna la richiesta di un welfare più protettivo, efficiente e responsabile, che dia risposte concrete a tutti i cittadini sui temi della sanità e della previdenza”. Lo sostiene il Censis in uno studio presentato il 5 ottobre 2010 a Roma, realizzato per il Forum Ania-Consumatori.

L’indagine è stata presentata da Giuseppe De Rita, presidente del Censis e vicepresidente del Forum citato, per essere poi discussa da rappresentanti del mondo istituzionale, sindacale e accademico, da esponenti del mondo delle imprese, del terzo settore e delle associazioni dei consumatori. La convinzione diffusa è che il sistema attuale sia statico e non più adeguato a rispondere alle esigenze dei cittadini.

Dallo studio è emerso, in primo luogo, il problema delle ingenti spese per il sostentamento dei familiari che si trovano in una condizione critica. Nell’ultimo anno, infatti, il 32% delle famiglie italiane ha dovuto affrontare gravi situazioni di disagio legate alla necessità di assistere persone non autosufficienti o malati terminali, oppure portatori di handicap, di affrontare situazioni di dipendenza da alcol o droghe, di sopperire all’improvvisa perdita di reddito o alla disoccupazione di un loro congiunto. Si tratta di disagi gestiti dalle famiglie in totale autonomia (59%) o con il sostegno di amici o parenti (28%), in assenza o con uno scarso apporto del sistema di welfare, che in questi casi presenta delle vere e proprie falle, venendo meno alla sua funzione tradizionalmente universalistica. Questa sensazione di solitudine si ripercuote direttamente sui timori dichiarati dai cittadini.

A generare una forte angoscia nell’animo degli italiani sono, prima di tutto, la non autosufficienza (85,7%) e l’impossibilità di sostenere le spese mediche (82,5%). La pensione e i problemi connessi con la vecchiaia, invece, non fanno dormire sonni tranquilli al 67,6% degli intervistati. Considerati questi presupposti, non stupisce che la maggior parte degli intervistati richieda un welfare più efficiente e modulato sui nuovi bisogni di protezione. Tra le azioni possibili, la maggioranza degli italiani individua l’eliminazione degli sprechi e un maggiore coinvolgimento del privato nel sistema previdenziale e sanitario, stante il ruolo prevalente e di garanzia dello Stato: per il 57,4% il terzo settore e le imprese devono avere un ruolo maggiore nella gestione e nell’erogazione dei servizi sociali.

Gli intervistati richiedono un sistema più responsabile e vicino, anche geograficamente, alle loro esigenze: infatti, il 59% del campione dichiara di volere che le amministrazioni regionali si occupino di questi servizi con sempre maggiori responsabilità. [[Basato su un’indagine condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana e su testimonianze di amministratori locali e rappresentanti di imprese ed enti attivi nel campo dei servizi socio-sanitari]]

Fonte principale: Censis

Riabilitare… ma non troppo

Da destra il Ministro Ferruccio Fazio e il Sottosegretario Martini (Roma, 6 ottobre 2010, Ministero della Salute di via Lungotevere)

Da destra il Ministro Ferruccio Fazio e il Sottosegretario Martini (Roma, 6 ottobre 2010, Ministero della Salute di via Lungotevere)Riabilitare… ma non troppo Presentato dal Ministro della Salute Fazio e dal Sottosegretario Martini il nuovo piano d’indirizzo 6 ottobre 2010 – Garantire la continuità assistenziale contenendo però i costi della riabilitazione. Se da un lato il Ministro della Salute Ferruccio Fazio e il Sottosegretario Francesca Martini mostrano una rinnovata attenzione per chi ha bisogno di recuperare le proprie capacità funzionali, dall’altro invocano una “razionalizzazione”. Ciò si traduce concretamente in una riduzione dei fondi dedicati, anche se idealmente spesi con una maggiore efficienza. Una politica ‘equilibrista’ che ha fatto da sfondo alla presentazione di un documento – avvenuta oggi presso il Dicastero della Salute di Lungotevere – intitolato “Riabilitazione, i nuovi percorsi di cura”, un vero e proprio piano d’indirizzo nazionale. Occorre, ha sottolineato il Ministro Fazio, “un percorso riabilitativo individuale che tenga conto di un continuum che vada dall’ospedale al territorio. Credo che questo documento siaMinistero della Salute (via Lungotevere, Roma) importante, in questa visione […] positiva della presa in carico del cittadino”. “L’altro aspetto importante – ha aggiunto Fazio – è la visione della riabilitazione impostata sulla centralità della persona, intesa come disabilità complessiva e non come riconduzione ad integrum di un’alterazione d’organo che ha causato la disabilità stessa: il paziente da riabilitare va visto nella sua interezza”. Dunque ci dovrebbe essere un team multidisciplinare per un buon percorso riabilitativo? “Interdisciplinarietà sicuramente – ha replicato il titolare del Dicastero a margine della conferenza stampa –, ma soprattutto continuità assistenziale e percorso personalizzato”. “Il primo obiettivo, senza dubbio – ha affermato dal canto suo il Sottosegretario Martini –, è quello di avere una strategia che guardi alle linee guida [della riabilitazione] del 1998, in un quadro epidemiologico che è quello del nostro Paese: in assoluta progressione per quel che riguarda l’allungamento della vita media e, quindi, la presunta o possibile riduzione dell’autonomia, in crescendo per una serie di traumi legati agli stili di vita odierni, che portano a richieste di alta specializzazione in riabilitazione”. Dunque, queste linee guida devono da un lato essere valutate, mentre dall’altro devono essere riviste (oltretutto, ha rilevato il Sottosegretario, senza essere mai state pienamente applicate). Uno dei problemi annosi è che, ha ricordato ancora l’On. Martini, “il nostro Paese dimostra grandissima disomogeneità in termini di servizi: è ancora un’emergenza la migrazione dei pazienti”. Tuttavia i tagli – o, più eufemisticamente, la “razionalizzazione” – non possono essere effettuati compiutamente in assenza di chiare linee guida per la riabilitazione, soprattutto – ha concluso il Sottosegretario – “in un momento difficile che vive il Servizio Sanitario del nostro Paese”.

Ultima modifica: 7 ottobre 2010

Crescere educando

Crescere educando Iniziativa per 300 giovani detenuti di Palermo, Messina e Caltanissetta assieme all’UICI e al Ministero della Giustizia 5 ottobre 2010 – “Crescere educando”: è questo il nome di un programma di istruzione e formazione presentato oggi a Palermo, rivolto a 300 giovani appartenenti al circuito penale minorile palermitano, messinese e nisseno. Bisogna intervenire, infatti, non solo alla salute fisica dei ragazzi (ovviamente anche con controlli oculistici) detenuti, ma bisogna avere riguardo anche per la loro salute psichica: la Costituzione italiana vuole la loro rieducazione e riabilitazione. “Bisogna avere una particolare attenzione – ha sottolineato l’avv. Giuseppe Castronovo, presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti siciliana – per i ragazzi che commettono errore. È giusto che la società intervenga per non farli sbagliare più, curando la loro salute fisica e morale, per preparare dei cittadini diversi”. Il progetto prevede due anni di attività con decine di laboratori professionali che si articoleranno su quattro piani (dall’educazione alla legalità, alla salute, alla multiculturalità sino alla formazione per futuri impieghi). Alcuni laboratori riguarderanno, più nello specifico, la costruzione di due barche a vela, ma anche di una web radio, la stesura di una scenografia e la realizzazione di un cortometraggio. Il tutto al fine di favorire il reinserimento dei giovani nella società. Questa iniziativa è stata voluta non solo dall’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (UICI), ma anche dalla cooperativa sociale Azzurra di Palermo (ente capofila del progetto) e da altre cooperative. Finanziata dall’Assessorato famiglia e politiche sociali della Regione Sicilia, ha come partner il Dipartimento Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia e i Centri di prima accoglienza di Palermo, Caltanissetta e Messina.

Fonti: UICI-Sicilia, Palermocronaca.it

Ultima modifica: 7 ottobre 2010.

Assegnato il Nobel per la medicina

Medaglia Premio Nobel

Medaglia Premio NobelAssegnato il Nobel per la medicina L’Accademia di Stoccolma ha premiato Robert Edward per la fecondazione umana in vitro 4 ottobre 2010 – Un Nobel… in provetta. Quest’anno l’ambìto premio è stato assegnato a Robert Edward per lo sviluppo della fecondazione umana in vitro : “le sue scoperte – scrive l’Accademia di Stoccolma – hanno reso possibile il trattamento dell’infertilità, una condizione medica che affligge […] oltre il 10% delle coppie nel mondo”. Fino ad oggi circa quattro milioni di individui sono nati con la tecnica messa a punto dal nuovo premio Nobel, attualmente professore emerito all’Università di Cambridge: “i suoi contributi – scrive ancora l’Accademia – rappresentano una pietra miliare nello sviluppo della medicina moderna”.

Fonte: The Nobel Assembly at Karolinska Institutet

Prematuri in Italia, primo identikit dell’Istituto Superiore di Sanità

Neonata prematura

Neonata prematuraPrematuri in Italia, primo identikit dell’Istituto Superiore di Sanità Presi in esame oltre la metà dei centri nazionali di Terapia Intensiva Neonatale 30 settembre 2010 – Le nascite premature comportano più rischi per la salute del neonato. Per questo l’Istituto Superiore di Sanità ha scattato una ‘fotografia’ del modo in cui vengono seguiti i piccoli nati prima del tempo. Oggi, presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), si tiene il convegno “Network Neonatale Italiano: cure, esiti e ricerca per i neonati pretermine”: è stata monitorata l’attività di oltre la metà dei centri di Terapia Intensiva Neonatale in Italia (56 su 120) con lo scopo di promuovere la sorveglianza degli esiti delle nascite che si verificano prima della 32esima settimana di gestazione. Tra i rischi segnaliamo i problemi oculari, in particolare la retinopatia del prematuro ( ROP ), che se non individuata precocemente può condurre alla cecità; per questo è consigliabile sottoporre i nati prima del tempo a un controllo oculistico (un nuovo studio consiglia tra l’altro di allattare il piccolo un’oretta prima della visita per evitare problemi legati allo stress gastro-intestinale). Le malattie più frequenti segnalate dall’ISS sono però a carattere polmonare e circolatorio oltre alle infezioni. In Italia circa il 6,5% dei neonati nasce prematuramente. “Relationship between feeding schedules and gastric distress during retinopathy of prematurity screening eye examinations” by Yi Ning J. Strube, MD, FRCSC, Jeffrey A. Bakal, PhD PStat, and Brian W. Arthur, MD, FRCSC. It appears in the Journal of AAPOS, Volume 14, Issue 4 (August 2010) published by Elsevier membrane ialine (72%), la pervietà del dotto arterioso (36%), la bronco displasia (26%) e le infezioni dopo i 3 giorni dalla nascita (14%).

Fonte principale: ISS

Quando la celebrazione fa novanta

Sala della Lupa (presso la Camera dei Deputati)

Sala della Lupa (presso la Camera dei Deputati)Quando la celebrazione fa novanta Presso la Camera dei Deputati si è festeggiato uno storico anniversario dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti 29 settembre 2010 – Ha novant’anni ma non li dimostra. L’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (UICI) ha celebrato oggi – nella cornice storica della Sala della Lupa (Camera dei Deputati) ­– il suo novantesimo ‘compleanno’ all’insegna della battaglia contro l’esclusione sociale dei disabili visivi e per la solidarietà. Tra i partecipanti il Presidente dell’UICI Tommaso Daniele, il Prof. Luigi D’Alonzo dell’Università Cattolica di Milano e l’On. Enzo Bianco. L’incontro è stato moderato da Carmen Lasorella, che in apertura ha letto un messaggio del Presidente della Camera Gianfranco Fini. “Il concetto di Stato sociale e la solidarietà – ha affermato il Presidente dell’Unione Daniele – sembrano cose di altri tempi”; Daniele ha quindi invitato i disabili visivi a innalzare la “bandiera della resistenza” per una società più giusta. Se da un lato si è compiaciuto per i risultati raggiunti (“finalmente possiamo andare a testa alta dentro la società”), dall’altro ha denunciato le “montagne del pregiudizio” e “l’incubo dell’esclusione sociale”; pur avendo l’obbligo dell’ottimismo bisogna ammettere che “questo tempo grigio, senza ideali, è prigioniero della logica del profitto”. Contro questo virus occorre, dunque, costruire un mondo a dimensione umana.Da sinistra il Presidente UICI Tommaso Daniele e l'avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus Dal canto suo l’On. Bianco – promotore della legge con cui si è istituzionalizzata la Giornata Nazionale del Cieco – ha fatto presente che troppo spesso gli egoismi diventano ideologia e che i tagli economici rischiano di colpire anche i disabili visivi i quali, però, hanno ad esempio diritto all’accompagnatore. Il Prof. D’Alonzo, che insegna Pedagogia all’Università Cattolica di Milano, si è prodigato in un lungo discorso in cui ha elogiato l’UICI. Se da un lato esiste in Italia “una normalità delle persone con disabilità sensoriale” e dell’integrazione, dall’altra non si può nascondere che “viviamo in un mondo complesso” fatto di problemi e in cui conta troppo la fortuna, ma anche di straordinarie opportunità offerte, ad esempio, dalle nuove tecnologie. Inoltre, non ha mancato di sottolineare l’importanza della prevenzione della cecità. Tra gli intervenuti segnaliamo anche il delegato del Sindaco di Roma, del Sottosegretario per l’economia Giuseppe Vegas e dell’economista Andrea Monorchio. L’evento si è concluso con diverse testimonianze di non vedenti ‘vincenti’ del mondo dello sport, della scienza e della cultura. “Novant’anni sono molti, ma sono pienissimi e ricchissimi di storia sociale – ha commentato dopo il convegno l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus –, fatta di immensi sacrifici, grandi soddisfazioni, grandi conquiste culturali e sociali. L’unità dei ciechi italiani è stata concepita e voluta dal cieco di guerra Aurelio Nicolodi (fondatore dell’UICI nel 1920), il quale capì che i ciechi potevano aiutare i ciechi stessi. Questo fu il principio vincente di questa sua illuminata intuizione. Da quel momento ­– ha concluso l’avv. Castronovo – nacque il diritto allo studio, al lavoro, alla sicurezza sociale, mentre prima i ciechi non potevano neanche firmare gli atti pubblici”.

Oms, l’importanza del movimento

Praticare regolarmente attività fisica rende più sani

Oms, l’importanza del movimentoPraticare regolarmente attività fisica rende più sani Una dieta sana non basta per mantenersi in forma: è necessario l’esercizio fisico regolare 28 settembre 2010 – La salute richiede movimento. Per mantenersi in forma la dieta non basta: lo ha ribadito l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in occasione del secondo Congresso mondiale sulla nutrizione e la salute pubblica che si è tenuto nei giorni scorsi a Porto (in Portogallo). È raccomandabile fare quotidianamente un’attività fisica moderata, ma l’entità dipende ovviamente dall’età. Dai 5 ai 17 anni ­– ha precisato Vanessa Candeias dell’Oms – è importante fare almeno un’ora di attività aerobica al giorno e tre volte a settimana quella più intensa. Mentre sopra i 18 anni sono necessari almeno 150 minuti di moderata intensità ogni settimana (oppure 75 minuti di attività intensa in 7 giorni) o una combinazione delle due cose. Anche chi ha superato i 65 anni non deve fermarsi: deve fare movimento possibilmente almeno tre volte la settimana. obesoPraticare regolarmente esercizio fisico fa bene anche alla prevenzione dei problemi oculari. Ad esempio, aiuta a ridurre il rischio di essere colpiti da degenerazione maculare legata all’età (AMD), una malattia che può colpire il centro della retina dopo i 55 anni, e a prevenire la cataratta (opacizzazione del cristallino). L’esercizio fisico è importante sin da bambini. Risultati preliminari indicano che, secondo l’Oms, il 24% dei bambini tra i 6 e i 9 anni sono in sovrappeso oppure obesi. L’Ocse conferma che, soprattutto nei Paesi di maggior benessere, è in atto una sorta di ‘epidemia’ di obesità. Una persona gravemente obesa perde, almeno in media, 8-10 anni di vita, analogamente a quanto avviene ad un fumatore.

Leggi anche: “Rischio obesità

Fonti: Oms, City, Swissinfo.ch, Ocse.

Fotografato il meccanismo alla base della visione con poca luce

Rodopsina (proteina)

Rodopsina (proteina)Fotografato il meccanismo alla base della visione con poca luce Grazie a un laser ultraveloce si è visto come cambia nello spazio la rodopsina, proteina che consente il funzionamento dei bastoncelli Con una serie di ‘flash’ si è gettata nuova luce sulla vista. Un gruppo di ricercatori, che ha appena pubblicato un articolo su Nature , grazie a un laser ultraveloce è riuscito a scattare una serie di fotografie di un meccanismo biochimico che sta alla base della visione con poca luce. Questa storia ha come protagonista la rodopsina, il ‘carburante’ dei bastoncelli, fotorecettori abbondanti nella periferia della retina che consentono la visione in bianco e nero in bassa definizione (come quella che si ha all’imbrunire).Esperimento con laser per ottenere una modifica strutturale della rodopsina (fotoisomerizzazione), proteina che sta alla base del funzionamento dei bastoncelli (Fonte: Chemical and Engineering News). Nella foto: Christian Manzoni e Dario Polli L’avventura scientifica inizia con un ‘impatto’: il fotone, da cui la luce è composta, colpisce la rodopsina, una molecola che ha la forma di un piccolo arco. Tutto avviene in un istante, in meno di 200 milionesimi di miliardesimo di secondo: la proteina si distende e poi decade in altre molecole (dette trans-retinali). Proprio queste primissime istantanee delle dinamiche della visione sono state ‘scattate’ dall’équipe di ricercatori guidati da Marco Garavelli (Università di Bologna) e Giulio Cerulli (Politecnico di Milano). Grazie a sofisticate tecniche di spettroscopia ultrarapida si è stati in grado di capire, infatti, quali siano i cambiamenti della struttura spaziale 3D di una delle proteine più importanti per la visione. Presi nel loro insieme i dati ottenuti dimostrano l’esistenza di uno stadio intermedio tra la rodopsina e i suoi sottoprodotti (chiamato ‘intersezione conica’). Queste trasformazioni biochimiche sono alla base della sensibilità retinica: consentono agli stimoli bioelettrici di partire dai neuroni della retina e di arrivare, infine, alla corteccia cerebrale, dove vengono codificati e trasformati in immagini e testi (come questo che hai appena letto). Note “Conical intersection dynamics of the primary photoisomerization event in vision”, by Dario Polli1, Piero Altoè2, Oliver Weingart3,4, Katelyn M. Spillane5, Cristian Manzoni1, Daniele Brida1, Gaia Tomasello2, Giorgio Orlandi2, Philipp Kukura6, Richard A. Mathies5, Marco Garavelli2 & Giulio Cerullo1, Nature 467, 440-443 (23 September 2010) | doi:10.1038/nature09346; Received 13 May 2009; Accepted 2 July 2010 1. IFN-CNR, Dipartimento di Fisica, Politecnico di Milano, Piazza L. da Vinci 32, 20133 Milano, Italy 2. Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università di Bologna, V. F. Selmi 2, 40126 Bologna, Italy 3. Lehrstuhl für theoretische Chemie, Universität Duisburg-Essen, Universitätsstrasse 5, 45117 Essen, Germany 4. Max-Planck-Institut für Kohlenforschung, Kaiser-Wilhelm-Platz 1, 45470 Mülheim an der Ruhr, Germany 5. Chemistry Department, University of California at Berkeley, Berkeley, California 94720, USA 6. Department of Chemistry, University of Oxford, Physical and Theoretical Chemistry Laboratory, Oxford OX1 3QZ, UK Invece alla base dei meccanismi della visione a colori e ad ‘alta definizione’ c’è l’attività dei coni, abbondanti nel centro della retina, il cui ‘carburante’ è invece una proteina chiamata iodopsina. _____________________________________________________________________________

Pagina pubblicata il 24 settembre 2010.

Ultima modifica: 27 settembre 2010.