Caccia all’RNA che intossica la retina

Visione di malato di AMD: per semplificare è stata rappresentata con una macchia nera una zona di non visione (detta scotoma)

Visione di malato di AMD: per semplificare è stata rappresentata con una macchia nera una zona di non visione (detta scotoma)Caccia all’RNA che intossica la retina La morte delle cellule nella degenerazione maculare secca è dovuta all’accumulo di materiale genetico nocivo è in corso una battaglia contro il materiale genetico che intossica la retina. La sta portando avanti, in particolare, un’équipe internazionale di ricercatori che ha appena pubblicato un lavoro su Nature sulla forma più comune di AMD (degenerazione maculare legata all’età), detta secca. Parliamo della prima causa di cecità e ipovisione nei Paesi di maggior benessere: è una malattia che, dopo i 55 anni, può colpire il centro della retina (macula) e – nella sua forma secca o atrofica – è attualmente considerata incurabile. I ricercatori hanno ora compreso che la morte dei fotorecettori è imputabile – nel caso della cosiddetta atrofia geografica, stadio avanzato dell’AMD secca – principalmente all’accumulo RNA tossico (chiamato Alu RNA); l’auspicio è, quindi, che si riescaAtrofia geografica retinica (Fonte: Ambati Laboratory, University of Kentucky, Usa) a fermare questo fenomeno. Il ruolo del codice genetico è più importante di quanto non si sospettasse in passato e, in particolare, di quello che un tempo veniva chiamato ‘Dna spazzatura’. L’équipe di ricercatori – composta da americani, coreani, australiani e canadesi – ha scoperto che, tra questi ‘rifiuti’ genetici, c’è anche il tipo di RNA tossico che provoca proprio la morte delle cellule maculari dei pazienti colpiti da atrofia geografica. Nei pazienti con gli occhi sani, invece, un enzima chiamato Dicer riesce a degradare efficacemente questo RNA tossico. Quando viceversa nei malati diminuisce, “il sistema di controllo – ha affermato J. Ambati, docente presso l’Università del Kentucky, direttore dello studio – entra in corto circuito e si accumula troppo Alu RNA. Questo porta alla morte della retina”. Quindi ora si stanno tentando nuove strade terapeutiche: da un lato si aumentano i livelli retinici dell’enzima Dicer e, dall’altro, si cerca di bloccare l’azione degli Alu RNA, legandoli ad altre molecole e degradandoli. “Queste scoperte – ha concluso Paul Sieving, direttore del National Eye Institute statunitense – forniscono nuovi indizi importanti sulle basi biologiche dell’atrofia geografica e possono offrire opportunità d’intervento attraverso la prevenzione dell’abnorme accumulo tossico dei prodotti dell’RNA”. In futuro questa strategia potrebbe consentire di prevenire la cecità e l’ipovisione nei malati di AMD secca, attualmente numerosi anche in Italia. Intanto, però, ai fini della sua prevenzione è consigliabile prestare attenzione allo stile di vita: rinunciare al fumo, praticare regolarmente l’esercizio fisico moderato e seguire una dieta varia (ricca di vitamine, sali minerali e omega-3). Nota: Rappresentano una porzione straordinariamente elevata del genoma umano, costituendo circa l’11 per cento del suo peso e oltre un milione di sequenze. Referenza originale : “DICER1 deficit induces Alu RNA toxicity in age-related macular degeneration“,by Hiroki Kaneko, Sami Dridi, Valeria Tarallo, Bradley D. Gelfand, Benjamin J. Fowler, Won Gil Cho, Mark E. Kleinman, Steven L. Ponicsan, William W. Hauswirth, Vince A. Chiodo, et al., Nature (6 February 2011) doi:10.1038/nature09830 Article

Fonte principale: University of Kentucky

Pagina pubblicata il 9 febbraio 2011.

Ultima modifica: 3 maggio 2011.

Combattere la retinopatia diabetica bloccando i vasi

Il diabete va tenuto sempre sotto controllo: è un nemico della vista

Il diabete va tenuto sempre sotto controllo: è un nemico della vistaCombattere la retinopatia diabetica bloccando i vasi Il 9 febbraio a Milano si parla dello stato dell’arte e delle prospettive di cura delle malattie retiniche 8 febbraio 2011 – Se si è diabetici bisogna tenere particolarmente d’occhio i vasi retinici. Il nemico numero uno, in questi casi, è infatti la moltiplicazione indesiderata di capillari che nuocciono alla retina: la retinopatia diabetica proliferante è la prima causa di grave riduzione della vista. In chi è affetto dalla forma più grave di diabete, detta di tipo 1, tale proliferazione si sviluppa nel 31% dei casi e può portare anche a emorragie vitreali e al distacco di retina. Retina colpita da diabete Ci sono diverse strade per trattare la retinopatia diabetica: quella più recente prevede l’uso dei cosiddetti antiangiogenici (anti-VEGF), iniezioni che si vanno ad affiancare al più tradizionale trattamento laser . Il 9 febbraio a Milano si parlerà, in particolare, del ranibizumab per trattare l’ èdema maculare diabetico, una delle complicazioni più temute del diabete. Il suo impiego a questo scopo fa seguito all’opinione positiva espressa dal Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) lo scorso 21 ottobre. Nella cura della degenerazione maculare legata all’età (AMD) la sua peculiarità è stata confermata anche dai recenti dati di utilizzo sul territorio nazionale. I benefici aggiuntivi del farmaco, il livello di accesso dei farmaci anti VEGF nel nostro Paese e l’analisi del loro costo-efficacia sono alcuni dei temi di discussione dell’incontro. Ai lavori interverrà, tra gli altri, l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus. Tra i limiti dei trattamenti anti-VEGF – hanno scritto pochi giorni fa Salam A., Mathew R. e Sivaprasad S. su Acta Ophthalmology in una rassegna di studi precedenti – ci sono un’efficacia “limitata dagli effetti di breve periodo e dall’assenza di protocolli uniformi”. Però il vantaggio del loro impiego è, viceversa, che sono ampiamente disponibili e, comunque, possono coadiuvare efficacemente altri tipi di trattamenti. Per approfondire si veda: “ Treatment of proliferative diabetic retinopathy with anti-VEGF agents ”, Salam A, Mathew R, Sivaprasad S., Acta Ophthalmol. 2011 Feb 5. doi: 10.1111/j.1755-3768.2010.02079.x. [Epub ahead of print]; Diabetes

Più movimento per prevenire il cancro

L'esercizio fisico regolare e moderato fa bene alla salute ed aiuta a prevenire il cancro

L'esercizio fisico regolare e moderato fa bene alla salute ed aiuta a prevenire il cancroPiù movimento per prevenire il cancro Lo sostiene l’Oms: due ore e mezza d’attività fisica moderata ogni settimana per gli adulti Prevenire il cancro con l’attività fisica. Se fino a qualche tempo fa sembrava solo un consiglio azzardato, oggi a sostenerlo è l’Organizzazione mondiale della sanità sulla base di solidi studi scientifici. Dopo i 18 anni bastano due ore e mezza di attività fisica moderata ogni settimana per ridurre il rischio di contrarre non solo le due forme tumorali più comuni (al seno e all’intestino), ma anche per aiutare a prevenire il diabete (che può causare retinopatia ) e le malattie cardiache. Ai giovani dai 5 ai 17 anni, invece, viene consigliata almeno un’ora di attività fisica moderata o intensa. Per prevenire i tumori oculari, inoltre, è importante soprattutto non esporsi a lungo e senza protezioni alle radiazioni solari ( vedi consigli utili per chi scia ). L’Organizzazione mondiale della sanità ha celebrato venerdì scorso la Giornata mondiale contro il cancro pubblicando le raccomandazioni per un corretto stile di vita improntato al movimento. “L’inattività fisica – ha affermato Ala Alwan – è il quarto fattore di rischio dei decessi globali”: il 31% delle persone non pratica alcun esercizio fisico. Il cancro è la seconda causa di decesso globale dopo le malattie cardiovascolari. Tra i fattori di rischio sono da annoverare – sempre secondo l’Oms – anche il consumo di tabacco (che favorisce l’insorgenza dell’AMD), le infezioni croniche provocate da alcuni virus (cancro al fegato e alla cervice), il sovrappeso o l’obesità, l’esposizione a radiazioni, una cattiva dieta, l’abuso di alcol e l’esposizione ad agenti chimici nocivi. La campagna per evitare questi fattori rientra nel piano d’azione globale per prevenire e controllare le malattie non trasmissibili (2008-2013 Who Action Plan). Insomma, bisogna riservare più attenzione allo stile di vita per… allungare la vita e proteggere persino la vista.

Fonte principale: Oms

Pagina pubblicata il 7 febbraio 2011.

Ultima modifica: 8 febbraio.

La Commissione nazionale punta alla prevenzione della cecità

Ministero della Salute (sede di Roma Eur, dove si svolgono i lavori della Commissione nazionale per la prevenzione della cecità

Ministero della Salute (sede di Roma Eur, dove si svolgono i lavori della Commissione nazionale per la prevenzione della cecitàLa Commissione nazionale punta alla prevenzione della cecità Si è tenuta una nuova riunione presso il Ministero della Salute 1 febbraio 2011 – Dai risultati scientifici presentati in occasione del Simposio internazionale per la riabilitazione visiva agli aggiornamenti oftalmologici in campo nazionale e internazionale. Se n’è parlato il 31 gennaio presso la sede dell’Eur del Ministero della Salute, dove si svolgono periodicamente le riunioni della Commissione nazionale per la prevenzione della cecità. All’appuntamento si è discusso anche del monitoraggio delle azioni di prevenzione in Italia e all’estero. C’è, tra l’altro, l’intenzione di portare avanti uno studio di fattibilità a livello epidemiologico. Infine si è trattata la questione dei farmaci per la degenerazione maculare. La Commissione nazionale per la prevenzione della cecità è presieduta dal Prof. Mario Stirpe ( Fondazione G. Bietti ). Prende parte ai lavori anche la Sezione italiana dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, che ha sollecitato l’istituzione della Commissione stessa assieme all’Oms. Un documento del Ministero della Salute stabilisce che i suoi compiti ufficiali sono i seguenti: a) la raccolta e la pubblicazione dei dati sulle menomazioni della vista (cecità e ipovisione), con particolare attenzione rivolta alle patologie curabili e prevenibili; b) lo sviluppo di linee guida per la prevenzione delle menomazioni visive; c) il monitoraggio delle attività dei vari enti e soggetti attivi in questo ambito; d) il monitoraggio delle iniziative di cooperazione internazionale svolte dagli enti e dalle associazioni italiane nei Paesi in via di sviluppo e nelle aree povere, in armonia con le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità che riguardano la prevenzione della cecità.

Fonte principale: Ministero della Salute

Italiani meno soddisfatti del Servizio Sanitario Nazionale

Italiani meno soddisfatti del Servizio Sanitario Nazionale Lo sostiene l’Eurispes nel suo nuovo Rapporto. Cittadini critici verso le strutture ospedaliere, ma è ancora apprezzato il personale sanitario 31 gennaio 2011 – Cresce l’insoddisfazione degli italiani nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), soprattutto per le liste d’attesa. Nonostante le critiche rivolte alle strutture ospedaliere, vengono però ancora apprezzate le professionalità di medici e infermieri. Lo sostiene l’Eurispes nel suo nuovo Rapporto Italia 2011. A essere soddisfatti del SSN sono solo il 35,8% degli italiani, il 44,3% lo è invece poco e il 17,1% non lo è affatto. Quindi a essere scontenti del nostro Servizio sanitario sarebbero – stando allo studio Eurispes – il 61,4% delle persone. Queste conclusioni sono di fatto di segno opposto rispetto a dati diffusi ad aprile 2010 dal Ministero della Salute-Censis, secondo cui sarebbe pari al 64,4% la quota di italiani che ritengono che i servizi amministrativi della propria Asl siano efficienti e ben organizzati, un parere che sarebbe diffuso soprattutto al Nord. L’Eurispes tratteggia, invece, uno scenario nettamente più fosco e, comunque, con una differente distribuzione territoriale: maggiore soddisfazione registra al Centro (41,3%), seguito da Nord-Ovest (39,1%), Nord-Est (38,6%), mentre un livello inferiore di apprezzamento si osserva al Sud (26,3%) e nelle Isole (26,4%), dove evidentemente prevale il malcontento. Secondo il giudizio dei cittadini, prosegue l’Eurispes, “l’assistenza ospedaliera peggiora”. Infatti si reputa poco o affatto soddisfatto il 40,9% e il 15,1% delle persone rispettivamente (per un totale del 56%), contro il 37,2% e il 4,8% di chi si dice abbastanza e molto soddisfatto (per un totale del 42%). Il confronto con l’anno 2010 mostra un aumento del grado di insoddisfazione dell’8,1%”. Per quanto riguarda i tempi di attesa, il giudizio è lapidario: sono “intollerabili”. Totalmente insoddisfatti sono il 44,9% degli intervistati, seguiti da un 34,5% che si dice essere poco soddisfatto: a esprimere un giudizio negativo sono i quattro quinti degli italiani (79,4%). Le strutture ospedaliere sono giudicate, stando all’Eurispes, “carenti per due terzi dei cittadini”. Soprattutto per questo le preferenze accordate alle strutture sanitarie pubbliche sono in drastico calo rispetto alla private (con un meno 10,1%). Eppure è ancora largamente apprezzata la competenza di medici e infermieri che lavorano nel pubblico. L’opinione sulla competenza del personale medico fa registrare un dato positivo: sono infatti il 64,2% i cittadini che si dichiarano abbastanza (52,1%) e molto soddisfatti della preparazione dei medici (12,1%). Il dato, pur essendo ancora ampiamente positivo, ha fatto però registrare un dato del 7,4% rispetto al 2010. Anche se il Servizio sanitario italiano è stato considerato tradizionalmente dall’Oms uno dei migliori al mondo in rapporto alla spesa, a giudizio dei cittadini l’aspetto dell’attenzione al paziente, del contenimento delle liste d’attesa e degli investimenti nelle strutture ospedaliere per migliorare i servizi sono evidentemente stati trascurati.

Fonti principali: Eurispes , Ministero della Salute-Censis.

Ultima modifica: 3 luglio 2014

Ok al Piano Sanitario Nazionale, ora più prevenzione

Ministero della Salute (sede centrale)

Ministero della Salute (sede centrale)Ok al Piano Sanitario Nazionale, ora più prevenzione Dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri si guarda all’esecuzione del Piano Nazionale per prevenire anche le malattie oculari 28 gennaio 2011 – Dopo il sì al Piano Sanitario Nazionale (2011-13) – approvato dal Consiglio dei Ministri il 21 gennaio su proposta del Ministro della Salute Ferruccio Fazio – si guarda ora all’esecuzione del Piano Nazionale per la Prevenzione (2010-12). Quest’ultimo documento consta complessivamente di 55 pagine e, pur avendo come minimo comun denominatore la prevenzione delle patologie e dei disturbi, ha un approccio di ampio respiro: si parla, ad esempio, di prevenzione come cultura e integrazione, di abitudini, comportamenti e stili di vita non salutari. Oltre ad affrontare la prevenzione della disabilità e, per la prima volta, della cecità e dell’ipovisione (così come dell’ipoacusia e della sordità), il Dicastero della Salute ha dedicato spazio alle strategie per scongiurare il diabete, le malattie cardiovascolari e i tumori.Cataratta congenita (Fonte: missionforvisionusa.org) L’impatto psicosociale della cecità e dell’ipovisione – si legge nel Piano Nazionale della Prevenzione – è molto rilevante . Tali condizioni, specie se compaiono alla nascita o precocemente nell’infanzia, creano situazioni complesse perché, oltre a determinare una disabilità settoriale, interferiscono con numerose aree dello sviluppo e dell’apprendimento. A prescindere dagli aspetti più squisitamente umani, riguardo al dramma di un bambino non vedente, esistono i problemi economici legati alla sua assistenza e alla sua formazione che incidono pesantemente sulla famiglia e sulla società. I difetti oculari congeniti [ cataratta , glaucoma , retinoblastoma , retinopatia del prematuro (la cui prevenzione deve seguire protocolli nazionali specifici)] rappresentano oltre l’80% delle cause di cecità e ipovisione nei bambini fino a cinque anni di età e più del 60% sino al decimo anno”. Proprio per affrontare queste tematiche si riunisce periodicamente, presso il Ministero della Salute, la Commissione nazionale per la prevenzione della cecità , della quale fa parte anche la IAPB Italia onlus (Sezione italiana dell’Agenzia internazionale per prevenzione della cecità). Le regioni hanno, infine, chiesto espressamente che il Dicastero della Salute individui le priorità entro il 28 febbraio 2011 sulla base dell’esame dei Piani regionali di prevenzione presentati entro la fine dello scorso anno. Note vedi retinopatia diabetica . grassetto nostro.

Fonti: Gazzetta Ufficiale (n.12 del 17-01-2011), Governo.it, Ministero della Salute, Oftalmologia Sociale Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2011.

Retinite pigmentosa, si guarda alla terapia genica

Elica del DNA

Elica del DNARetinite pigmentosa, si guarda alla terapia genica I ricercatori del Tigem cercano di ‘spegnere’ i geni malati e di bloccare la produzione di una proteina che nuoce alla vista 27 gennaio 2011 – Si tratta della più comune causa di cecità ereditaria e di ipovisione su cui si sta gettando nuova luce sul fronte terapeutico: è la retinite pigmentosa , malattia oculare che provoca un progressivo restringimento del campo visivo a partire dalla periferia della retina. In particolare, i ricercatori del Tigem di Napoli stanno cercando di perfezionare la terapia genica: la malattia ereditata da un genitore, detta autosomica dominante, è più complessa da curare perché richiede anche la disattivazione dei geni nocivi. Per bloccare la degenerazione dei fotorecettori (innanzitutto dei bastoncelli) si praticano sperimentalmente, almeno su cavie di laboratorio, iniezioni retiniche che contengono i geni sani, trasportati dal virus del raffreddore svuotato del suo contenuto genetico. Tuttavia, nel caso della forma di trasmissione autosomica dominante (35% dei casi), bisogna anche bloccare la produzione di una proteina tossica per l’organismo. “L’idea dei ricercatori del Tigem è stata quella di costruire un interruttore universale – scrive Le Scienze – per il gene della rodopsina, capace di spegnere sia quello sano sia quello alterato, indipendentemente dal tipo di errore genetico”. Infatti, i difetti che possono essere presenti nella sequenza genetica sono almeno 150 e provocano seri problemi alla funzionalità retinica. Particolarmente promettente, secondo il Tigem, sarebbe una proteina, detta ‘dominio a dito di zinco’ (zinc-finger), progettata dai ricercatori per rendere silenti i geni nocivi. Note proteina di membrana, che si trova principalmente nelle cellule allungate della retina (bastoncelli), i fotorecettori sensibili al movimento che consentono solo una visione monocromatica. La rodopsina, dopo aver interagito con un pigmento sensibile alla luce (11- cis -retinale), si trasforma in opsina: innesca una cascata di reazioni molecolari che prosegue sino alla trasmissione degli impulsi bioelettrici dai bastoncelli al nervo ottico e, quindi, alla corteccia cerebrale. Referenza originale: “Zinc-finger based transcriptional repression of rhodopsin in a model of dominant retinitis pigmentosa”, Enrico Maria Surace et al. , EMBO Molecular Medicine, 3, 1-11, DOI 10.1002/emmm.201000119

Fonti: Le Scienze , EMBO Molecular Medicine.

Verso la retina artificiale organica

I ricercatori stanno cercando di rendere la retina elettronica più compatibile con i tessuti biologici

I ricercatori stanno cercando di rendere la retina elettronica più compatibile con i tessuti biologiciVerso la retina artificiale organica Realizzata da un’équipe italiana una nuova interfaccia tra sensori artificiali e la rete di neuroni retinici 26 gennaio 2011 – La retina artificiale sarà organica, più compatibile con i tessuti biologici. Un altro significativo passo avanti in questa direzione è lo sviluppo di un nuovo tipo di protesi, con l’obiettivo di ridare la vista ai ciechi, ad opera di ricercatori italiani del Politecnico di Milano e dell’Istituto Italiano di Tecnologia genovese. Gli studiosi hanno messo a punto un’interfaccia raffinata che consente una migliore comunicazione delle informazioni visive tra i sensori artificiali sensibili alla luce e il tessuto retinico naturale. Infatti, uno dei problemi più spinosi da risolvere per realizzare protesi retiniche artificiali è una corretta trasmissione elettrica tra i recettori e le reti neurali in cui vengono elaborate le informazioni in cui le immagini sono tradotte. Secondo i ricercatori la strada è così spianata per lo sviluppo di retine artificiali basate su fotorilevatori organici. “Materiali organici morbidi – si legge su Nature – possono essere utilizzati per combinare i sensori artificiali con i tessuti neuronali. Noi abbiamo interfacciato una rete di neuroni primari con un mix organico. Abbiamo dimostrato come i neuroni primari possano essere coltivati con successo su una pellicola di un polimero senza interferire […] con la funzionalità biologica della rete dei neuroni”. Vedi anche: Occhio bionico , fotorecettori , retina . Referenza originale: “A hybrid bioorganic interface for neuronal photoactivation”, by Diego Ghezzi, Maria Rosa Antognazza, Marco Dal Maschio, Erica Lanzarini, Fabio Benfenati, Guglielmo Lanzani, Nature Communications 2, 166 (25 January 2011) doi:10.1038/ncomms1164 Article

Fonte: Nature

Oms, prevenire malattie e traumi

Oms, prevenire malattie e traumi Dal 17 al 25 gennaio si è riunito il Consiglio Direttivo dell’Agenzia Onu per la salute 25 gennaio 2011 – Dai sistemi per evitare i traumi ai bambini alla prevenzione delle malattie non trasmissibili, passando per la battaglia planetaria contro la malaria, la promozione delle vaccinazioni e una migliore sicurezza stradale. Sono stati molti i temi che il Consiglio Direttivo dell’Oms ha affrontato a Ginevra dal 17 al 25 gennaio. La 128° sessione del Consiglio – composto da 34 membri con incarico triennale – si è aperta con un intervento della Direttrice Generale dell’Oms, Margaret Chan, la quale ha fatto il punto su Margaret Chan, Direttrice generale OMSvaccini, test clinici, strategie di riduzione della povertà per migliorare la salute e la prevenzione delle malattie. Le patologie croniche correlate allo stile di vita – ha ammonito – “dipende oggigiorno da azioni che vanno oltre l’influenza diretta del settore sanitario […]”. Vale a dire: occorrono più politiche e normative che garantiscano una tutela della salute individuale. “Globalmente – scrive l’Oms – circa l’85% di tutta la disabilità visiva e il 75% della cecità potrebbe essere prevenuto o curato”. L’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea che “la prevenzione della cecità e della disabilità visiva fa parte dei piani di sviluppo nazionali nel campo della salute e della collaborazione tecnica dell’Oms con gli Stati membri”. Mentre la maggior parte dei Paesi a medio e basso reddito ha adottato piani nazionali a carattere oculistico per la prevenzione della cecità, ancora incerta e insufficiente è l’attuazione dei piani stessi. Edificio dell'OMS a GinevraNegli ultimi anni, tuttavia – grazie a una serie di partnership internazionali –, nel mondo si è ridotta la disabilità visiva. Tra l’altro è in corso un progetto per eliminare il tracoma , una malattia oculare tropicale, portato avanti dall’Oms assieme alla IAPB: è il programma Vision2020, the Right to Sight, che mira a eliminare la cecità evitabile entro l’inizio del prossimo decennio. Altri piani, invece, puntano a combattere l’ oncocerchiasi , la cosiddetta cecità dei fiumi, una malattia oculare trasmissibile che affligge sia l’Africa che l’America Latina. Secondo l’Oms le principali patologie e i problemi oculari più comuni a livello mondiale sono i seguenti: cataratta ; -vizi refrattivi non corretti ( miopia , ipermetropia o astigmatismo ); glaucoma (con annessi rischi di danni al nervo ottico ); -degenerazione maculare legata all’età ( AMD , che compromette la visione centrale). Altre cause includono le opacità della cornea , la retinopatia diabetica e, nei bambini, soprattutto la retinopatia del prematuro ( ROP ), la cataratta congenita e la deficienza di vitamina A (vedi xeroftalmia ). Nota: attualmente i non vedenti sono circa 40 milioni e gli ipovedenti 245 milioni (stime preliminari Oms 2010), mentre stime precedenti della stessa Organizzazione mondiale della sanità riferivano di 45 milioni di ciechi e di 269 milioni d’ipovedenti. Notizia pubblicata per la prima volta il 21 gennaio 2011.

Fonte: Oms

S“ al 3D, ma con riserva

sala cinematografica

Sala cinematograficaSì al 3D, ma con riserva L’ American Academy of Ophthalmology : in chi ha disturbi visivi la visione tridimensionale può causare mal di testa e affaticamento oculare. Sconsigliata la visione sotto i sei anni L’impiego del 3D è ancora controverso per quanto concerne i suoi effetti a livello oculare, almeno per i più piccoli. L’American Academy of Ophthalmology suggerisce una certa prudenza se si è affetti da disturbi oculari come l’ ambliopia e lo strabismo . “Se un bambino sano – scrive l’Accademia Usa – sviluppa costantemente mal di testa o affaticamento oculare o non può vedere chiaramente le immagini quando usa i prodotti digitali 3D, questo può essere indice di un disordine oculare o visivo. Se si presenta questo problema l’Academy raccomanda di sottoporre il bambino a una visiva oftalmologica completa”.Occhialini 3D Eppure al momento attuale – precisa l’Accademia americana di oftalmologia –, “non esistono studi conclusivi sugli effetti a breve e/o a lungo termine del prodotti digitali 3D sullo sviluppo oculare e visivo […] e non esistono neanche teorie convincenti e conclusive su come essi possano danneggiare la salute visiva in bambini con occhi sani”. In un documento reso noto lo scorso marzo il Consiglio superiore di sanità italiano ha precisato che gli occhialini per la visione tridimensionale vanno usati solo dopo i 6 anni e per un tempo limitato (nei cinema del tipo monouso). Il Ministero della Salute ha fatto proprie queste indicazioni, anche se ha sottolineato che, dalla letteratura scientifica nazionale e internazionale, non si evince che “durante la visione stereoscopica di un filmato si costringerebbe l’occhio e il cervello ad elaborare Secondo la SOI gli occhiali 3D non fanno male alla vista (neanche dei bambini piccoli) se si fanno pause e si impiegano i monousoinformazioni in modo innaturale”. Ciò significa, ha scritto il Consiglio, “non sussistono controindicazioni cliniche all’utilizzo degli occhiali 3D per la visione di spettacoli cinematografici, purché condizionato a moderati periodi di tempo”. I più piccoli sono, ancora una volta, i soggetti che corrono i maggiori rischi. Per questo – ha avvertito il Consiglio superiore di sanità – “qualche disturbo di ordine funzionale, senza determinare danni o patologie irreversibili, può insorgere in soggetti di tenera età, sia perché ancora la visione binoculare non è presente o non è del tutto consolidata, sia perché essi possono essere affetti da strabismo o da ambliopia o da altro difetto visivo (diagnosticato o meno)”. Recentemente persino una nota società di produzione di videogiochi ha avvertito i genitori che, per prevenire “un possibile danno allo sviluppo visivo”, bisogna “evitare che i bambini con meno di sei anni vedano a lungo le immagini digitali tridimensionali”.

Fonti: American Academy of Ophthalmology, Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità

Pagina pubblicata il 25 gennaio 2011.

Ultima modifica: 7 febbraio 2011