Diagnosi precoce per l’occhio pigro Uno scanner laser messo a punto dal Children’s Hospital di Boston consente di diagnosticare anche gli strabismi11 luglio 2011 – Una nuova tecnologia come ‘antidoto’ all’ occhio pigro . Un apparecchio messo a punto dal Children’s Hospital di Boston consentirebbe di diagnosticare precocemente un difetto nell’allineamento oculare ( strabismo ) e/o la ‘disattivazione’ della funzionalità di un occhio. Il dispositivo effettua una scansione delle strutture oculari – che dura due secondi e mezzo – mediante un laser a bassa potenza. Così lo specialista può capire più facilmente se sia presente un’ambliopia. Generalmente l’oculista procede al bendaggio dell’occhio sano per far sì che l’occhio ‘impigrito’ torni in forma. “Una volta che il bambino ha raggiunto l’età scolare, il trattamento – ha dichiarato David Hunter, direttore del Dipartimento di Oftalmologia del Children’s Hospital – è meno probabile consenta di ripristinare una visione [ottimale]. Vorremmo davvero iniziare a trattarli a tre anni o prima”. Infatti, se l’ambliopia viene diagnosticata precocemente, ricorrendo al bendaggio si possono sviluppare i circuiti cerebrali deputati alla visione dell’occhio malato. In questo modo si potrà avere una buona visione in età adulta.L’apparecchio è stato testato su 202 bambini e giovani dai 2 ai 18 anni, dei quali 48 avevano una visione assolutamente normale. “Lo scanner – riferisce l’ospedale pediatrico di Boston – ha avuto complessivamente una sensibilità e una precisione del 96% nel rilevare l’ambliopia o lo strabismo in rapporto ai test oftalmologici classici (gold-standard)”.
Occhiali high-tech per gli ipovedenti Li ha messi a punto l’Università di Oxford: forniscono informazioni aggiuntive sull’ambiente grazie a una microtelecamera e a una rete di led Una microtelecamera incorporata nella montatura, un minicomputer da tasca e un reticolo di led inseriti nelle lenti. Non è un dispositivo di James Bond, ma sono gli occhiali high-tech per gli ipovedenti presentati dall’Università di Oxford a una mostra organizzata dalla Royal Society di Londra (dal 5 al 10 luglio 2011). Si tratta di un dispositivo avveniristico che consente di ottenere informazioni aggiuntive e più chiare sull’ambiente circostante, che potrebbe avere costi contenuti ed è ancora in corso di perfezionamento. Grazie a piccole luci inserite nelle lenti, infatti, si può capire se e dove siano presenti oggetti, persone e ostacoli.Tecnologie già in uso in macchine fotografiche, cellulari e videogame sono state sfruttate per gli occhiali del futuro: riconoscimento dei volti, software d’inseguimento degli elementi e rilevatori di posizione. In questo modo le persone ipovedenti potrebbero avere una maggiore indipendenza di movimento. Gli occhiali potrebbero aiutare – scrive l’Università di Oxford – persone colpite da disabilità visiva a causa della degenerazione maculare legata all’età e della retinopatia diabetica. I ricercatori puntano, infine, a sfruttare un software di riconoscimento caratteri per tradurre in parole sintetiche sia i numeri che le scritte.
Oltre undici milioni di ricoveri in Italia La stima del Ministero della Salute per il 2010 include day hospital e riabilitazione L’attività ospedaliera in Italia per il 2010 si è attestata oltre gli 11 milioni di ricoveri, in diminuzione del 4,9% rispetto all’anno precedente. In particolare questa riduzione stimata sembra particolarmente marcata per il day hospital (soprattutto per acuti) e per la riabilitazione. Le giornate di degenza provvisoriamente calcolate risultano pari a circa 70,7 milioni, con una riduzione del 3,7% lo scorso anno rispetto al 2009. è quanto ha evidenziato il Ministero della Salute nel Rapporto preliminare sull’attività di ricovero in Italia, elaborato in base ai dati ricavati dalle schede di dimissione ospedaliera (SDO). Il tasso di ospedalizzazione del 2010 è di circa 174,5 per mille abitanti ed è comprensivo delle varie tipologie di attività (acuti, riabilitazione e lungodegenza, regime ordinario e day hospital). La riduzione più evidente del tasso di ospedalizzazione si è registrata per gli acuti e per il ricovero diurno.
Fonte principale di riferimento: Ministero della Salute
Guardare ai gemelli per capire l’AMD Fumare aumenta il rischio di contrarre la degenerazione maculare legata all’età, ma uno stile di vita sano può contribuire alla sua prevenzione 6 luglio 2011 – Sono gemelli ed entrambi sono malati di degenerazione maculare legata all’età. Eppure, nonostante abbiano lo stesso Dna, hanno subito un grado diverso di riduzione della visione centrale. Vite diverse… vista diversa: fumare, mangiare male, non praticare l’esercizio fisico sono tra i fattori di rischio modificabili dell’AMD. Quest’ultima è una malattia che può colpire dopo i 55 anni ed è la principale causa di disabilità visiva nei Paesi benestanti. L’origine è comunque genetica al 71%: lo sottolinea il Tufts Medical Center, che ha pubblicato un articolo suOphthalmology .Uno stile di vita sano aiuta a preservare la retina, tra cui una dieta varia e ricca di vitamine e antiossidanti (si consiglia di mangiare frutta, pesce e verdura, specialmente quella a foglia verde). Più nello specifico i ricercatori americani hanno monitorato gli effetti dell’assunzione di dosi elevate di vitamina D, betaina – sostanza naturale che si estrae dalla barbabietola – e metionina. Lo studio ha considerato gemelli identici (omozigoti) sia nelle prime fasi di degenerazione maculare che negli stadi più avanzati della malattia oculare. I gemelli che soffrivano dei casi più gravi di AMD erano i forti fumatori: “Questi risultati – conclude una nota del Tufts Medical Center – indicano che sono importanti sia la predisposizione genetica che i fattori ambientali”. Fare a meno del tabacco e seguire una buona dieta aiuta, quindi, a prevenire la progressione della degenerazione maculare legata all’età (solo la forma più grave, detta umida, è trattabile).
Ottenuti neuroni dalla pelle Un’équipe di ricercatori italiani è riuscita a saltare lo stadio di staminali per trattare il Parkinson Trasformare una cellula della propria pelle in neuroni di ‘ricambio’. é stato dimostrato che si può fare senza passare attraverso lo stadio di cellula staminale: così si può evitare il rischio di contrarre un tumore a causa di un errato sviluppo cellulare. Un’équipe di ricercatori italiani è riuscita a trasformare direttamente in neuroni adulti la pelle – sia umana che di topo – per trattare una grave malattia neurodegenerativa come il Parkinson. Pur trattandosi di uno studio sperimentale, le prospettive sembrano molto promettenti anche per le altre malattie degenerative, tra cui quelle che provocano una perdita dei neuroni retinici. La ricerca – effettuata dal S. Raffaele di Milano, dall’Istituto di Tecnologia di Genova e da vari centri triestini – si basa sulla riprogrammazione genetica. Infatti grazie a tre geni ( Mash1, Nurr1 e Lmx1a ) sono stati fatti scattare degli ‘interruttori’ nel Dna che hanno consentito la metamorfosi dei cosiddetti fibroblasti (cellule dei tessuti connettivi) in neuroni maturi funzionanti, che rilasciano il neurotrasmettitore dopamina e migliorano la funzionalità motoria. La ricerca, anticipata on-line nel sito ufficiale della rivista Nature, ha tra i suoi autori principali Vania Broccoli, capo dell’Unità di cellule staminali dell’ospedale S. Raffaele. Nel 2008 il ricercatore ha vinto un bando del Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva con un programma di ricerca intitolato “cellule pluripotenti riprogrammate, da utilizzare come
Fonte rinnovabile a lungo termine come progenitrici dei fotorecettori“.
Collirio migliora la vista di persone con tumori alle vie otticheIl fattore di crescita neuronale scoperto da Rita Levi Montalcini ha giovato a otto pazienti oncologici27 giugno 2011 – Poche gocce di un collirio sperimentale instillato ripetutamente hanno migliorato la vista di sei bambini, un adolescente e un adulto colpiti da tumori alla vie ottiche. I pazienti affetti da gliomi – che rappresentano la metà dei tumori cerebrali e in due casi su tre sono maligni – possono, infatti, subire una riduzione temporanea dell’acuità visiva che è stata contrastata grazie al Nerve Growth Factor (NGF), un fattore di crescita delle cellule nervose scoperto dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini. È questo, in sintesi, il risultato di una sperimentazione condotta principalmente da ricercatori dell’Università Cattolica di Roma attraverso due studi pilota su persone colpite da gravi deficit visivi dovuti a tumori delle vie ottiche. I pazienti – colpiti da atrofia avanzata del nervo ottico (che comporta la morte delle cellule nervose) – hanno beneficiato di un miglioramento visivo significativo dopo 10 giorni di instillazione del collirio. Tale miglioramento si è mantenuto anche dopo la fine della cura, com’è emerso da un confronto tra le persone trattate e quelle che non avevano ricevuto il principio attivo. L’incremento della funzionalità del nervo ottico è stato, tra l’altro, riscontrato grazie a esami specifici chiamati potenziali evocati visivi . L’équipe di ricercatori è stata coordinata da Riccardo Riccardi, direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Pediatrica del Policlinico A. Gemelli di Roma. Al lavoro – pubblicato su Neurorehabilitation and Neural Repair, rivista ufficiale della Società americana di neuroriabilitazione – hanno partecipato anche Vincenzo Parisi (ricercatore della Fondazione G. B. Bietti) e Antonello Fadda (scienziato dell’Istituto Superiore di Sanità). “Il Nerve Growth Factor (NGF) è una neurotrofina – ha spiegato Antonio Chiaretti dell’Istituto di Clinica pediatrica del Gemelli –, fondamentale per lo sviluppo e la sopravvivenza dei neuroni del Sistema Nervoso Centrale e Periferico. Per la sua azione neuroprotettiva, la somministrazione intracerebrale di NGF è stata già sperimentata per il trattamento di alcune patologie neurologiche degenerative, quali il morbo di Parkinson e la malattia di Alzheimer”. Però questo fattore di crescita neuronale sembra avere anche altre proprietà. Infatti “è stato dimostrato – ha affermato il professor Benedetto Falsini dell’Unità operativa di Oftalmologia dell’Università Cattolica di Roma – che la somministrazione congiuntivale di NGF è efficace nel trattamento di pazienti con ulcere corneali e con gravi deficit visivi secondari al glaucoma ”.
Scoperta possibile causa di cecità ereditariaLa carenza di una proteina chiamata CCDC66 potrebbe avere un ruolo nella retinite pigmentosa 24 giugno 2011 – Prosegue la ricerca delle cause genetiche della retinite pigmentosa: un’équipe di ricercatori tedeschi ha scoperto che, almeno nei modelli animali, la carenza di una proteina porta alla cecità. Il suo nome è CCDC66: anche i malati di retinite pigmentosa – la patologia oculare più comune tra quelle rare – potrebbero difettarne. Tuttavia va detto che questa patologia oculare è causata dal malfunzionamento di una ‘rete’ di almeno cento geni.I ricercatori dell’Università della Ruhr a Bochum hanno constatato che tale carenza proteica ha un ruolo nel ridurre progressivamente la vista. Inizialmente la mancata sintesi di CCDC66 provoca cecità notturna fino a privare completamente l’individuo delle sue capacità visive. Lo studio, pubblicato su Human Molecular Genetics , ha consentito di individuare, quindi, il meccanismo genetico responsabile del malfunzionamento e della degenerazione retinica.In collaborazione con équipe di ricercatori di Vienna e di Lubecca, gli scienziati tedeschi hanno modificato geneticamente dei topi in modo tale che il loro organismo non producesse più la proteina CCDC66. Mentre in queste cavie il difetto visivo che porta alla cecità si sviluppa nel giro di qualche mese sia nei cani che negli esseri umani impiega anni a manifestarsi. In particolare si è constatato che la proteina si trova nei fotorecettori e, in particolare, nei bastoncelli. Senza questa proteina, infatti, la loro sensibilità alla luce si riduce progressivamente.
Premiata la prevenzione della cecitàIl Presidente della Repubblica Napolitano ha insignito il Presidente della IAPB Italia onlus Castronovo di un’onorificenza 24 giugno 2011 – Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha insignito l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus, dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il riconoscimento è stato consegnato dietro proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri.“La cecità – ha affermato l’avvocato Castronovo – è stata, nella preistoria e nella storia, la menomazione grave che ha creato più pregiudizio, mito e fantasia. Il non vedente, invece, è una persona normalissima con difficoltà in più e diverse dagli altri il quale, se sostenuto dalla società e dalle istituzioni, può vivere una vita nella normalità”.L’avv. Castronovo venne già insignito nel 2005 della Medaglia d’oro al merito della Sanità Pubblica dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in virtù dell’intensa e appassionata attività per la prevenzione della cecità in Italia e in alcuni dei Paesi più poveri dell’Africa. Ora, a distanza di sei anni, ha ricevuto nuovamente una particolare attenzione da parte della più alta carica dello Stato.
Confermato Ban Ki-moon alla guida dell’OnuLo ha stabilito l’Assemblea Generale: rimarrà in carica come Segretario Generale fino al 31 dicembre 2016 22 giugno 2011 – Rimarrà in carica per altri cinque anni il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon. Lo ha stabilito oggi l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che riunisce 192 Paesi del mondo. Il secondo incarico durerà dal primo gennaio 2012 fino al 31 dicembre 2016.“Come Segretario Generale – ha dichiarato Ban Ki-moon – lavorerò come armonizzatore e creatore di ponti tra gli Stati membri”.Il Segretario non ha mancato di far riferimento alla salute globale (gestita, in particolare, dall’Oms) accanto a temi come il cambiamento climatico, il disarmo nucleare, l’istruzione e lo sviluppo sostenibile. Affrontarli ha lo scopo di “gettare solide fondamenta per il futuro”. Tra l’altro, ha proseguito il coreano Ban Ki-moon, stiamo sulla strada giusta verso l’obiettivo dell’eliminazione dei decessi dovuti alla malaria. “Con uno sprint finale – ha rassicurato ancora – possiamo sradicare la poliomelite”. Ciò implica significa anche proteggere i poveri e i vulnerabili.“Sappiamo allora – ha evidenziato Ban Ki-moon – che viviamo in un’era d’integrazione e interconnessione, una nuova era in cui nessun Paese può risolvere tutte le sfide da solo e ogni Paese dovrebbe essere parte della soluzione. Questa è la realtà del mondo moderno. Possiamo combatterci o possiamo guidarlo”.
Anziani, allarme check-up oculistici mancatiIn Gran Bretagna un over 60enne su sette non si controlla da oltre due anni ed è più a rischio cadute21 giugno 2011 – Un anziano su sette non si sottopone a controlli oculistici da almeno due anni: il sondaggio è stato effettuato su 1.700 ultrasessantenni in Gran Bretagna. I quali sono, quindi, più a rischio di cadute.L’associazione caritatevole Age Uk stima che ogni anno cada circa il 30% delle persone con più di 65 anni e la metà degli ultra 80enni. La caduta può avere anche effetti gravi, tra cui la perdita della mobilità e dell’indipendenza. Secondo quanto riferisce la Bbc si stima che, nell’ultimo biennio, in Inghilterra siano finiti a terra quasi quattro milioni di ultrasessantenni. Proprio per contrastare questo fenomeno in Gran Bretagna si celebra, fino al 24 giugno, la settimana contro le cadute. “Sottoporsi a controlli oculistici regolari e indossare gli occhiali giusti – ha ammonito Helena Herlots di Age UK – non solo migliora l’equilibrio, la coordinazione e la mobilità, ma aiuta anche a mantenere una [buona] salute oculare generale”.Secondo l’Oms ogni anno circa 424mila persone – principalmente ultra 65enni – perdono la vita in seguito a cadute; in otto casi su dieci vivono nei Paesi in via di sviluppo. Nel mondo, ogni anno, si richiede l’intervento del medico oltre 37 milioni di volte dopo essere inciampati.