Fonte originale: Leonardo.it
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Meno ricoveri, più appropriatezza Nel 2010 in Italia sono stati oltre 94 mila i ricoveri ad oculistica in regime ordinario 6 marzo 2012 – Sono stati più di 94 mila i ricoveri ordinari a carattere oculistico in un solo anno. Nel nuovo rapporto sui ricoveri ospedalieri pubblici e privati – pubblicato in questi giorni dal Ministero della Salute – è questa la cifra che si legge relativamente al 2010. Quell’anno nel Belpaese si sono avute complessivamente quasi 72 milioni di giornate di degenza e oltre 11 milioni e 200 mila dimissioni ospedaliere. L’attività è stata caratterizzata da una netta diminuzione dei ricoveri (meno 380 mila) e dalla riduzione delle giornate di degenza rispetto all’anno precedente (meno 1,5 milioni). La causa più frequente di ricovero è stata associata ai tumori (chemioterapia e radioterapia con 226.000 dimissioni e oltre 2 milioni di giornate di accesso). Nei day hospital si sono avuti circa 160 mila ricoveri in meno (-5%) nel 2010 rispetto al 2009. Nei reparti chirurgici sono diminuiti i casi non operati. Inoltre i ricoveri ordinari inappropriati si sono ridotti. La riabilitazione è leggermente aumentata (circa l’1%) mentre sono diminuiti i day hospital (-2,8%). L’attività di lungodegenza mostra un leggero aumento delle dimissioni (2%) e una flessione delle giornate di degenza (-1,4%). I numeri della salute sembrano, quindi, più… in salute rispetto al passato. Per leggere il rapporto integrale del Ministero della Salute clicca qui .
Fonte principale: Ministero della Salute
Due sensi collegati Stimolando la corteccia visiva si possono migliorare le capacità olfattive 2 marzo 2012 – Potenziare l’olfatto si può. Però, strano a dirsi, questo può avvenire mediante una stimolazione magnetica della zona del cervello deputata alla visione. Insomma, sollecitando l’area della corteccia che controlla la vista il naso diventa più sensibile. A sostenere che l’olfatto e la vista siano “collegati” a livello cerebrale è un’autorevole rivista scientifica (Journal of Neuroscience). Infatti stimolando più volte magneticamente la corteccia visiva umana i ricercatori hanno constatato che si riesce a distinguere maggiormente tra odori diversi: l’olfatto diventa più raffinato. Stimolando, invece, l’area deputata all’udito non si è riscontrata la medesima “amplificazione” delle facoltà olfattive. Questa è la conclusione a cui è pervenuta l’équipe di ricercatori svedesi, americani e canadesi.
Fonte originale: Journal of Neuroscience
Fonte originale: Journal of Clinical Oncology
Unicef, ecco i “figli delle città” Un rapporto sull’infanzia urbana nei Paesi in via di sviluppo: spesso manca l’accesso a servizi di base 29 febbraio 2012 – I “figli delle città” gridano aiuto. In un nuovo rapporto firmato dall’Unicef, presentato ieri anche in Italia presso la Sala Zuccari del Senato, si spiega come l’urbanizzazione – fenomeno che interessa metà della popolazione mondiale – lasci nelle città centinaia di milioni di bambini senza servizi essenziali. La disparità d’accesso per i figli dei poveri a servizi per la salute, all’istruzione e alle opportunità risulta più accentuata che in passato. Tra l’altro le famiglie che vivono in una situazione di indigenza spesso pagano molto di più per servizi scadenti. Per chi non ha soldi l’accesso agli ospedali e alle scuole, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, è più difficile. Inoltre in molte zone del mondo le infrastrutture e i servizi non tengono il passo della crescita urbana: i bisogni di base dei bambini sovente non vengono soddisfatti.
“Il 50% della popolazione mondiale – ha sottolineato il Presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera – vive in aree urbane, ed entro la metà di questo secolo arriverà a oltre due terzi. Questo rapporto è dedicato ai bambini e ai ragazzi che vivono negli ambienti urbani di tutto il mondo. Sono più di un miliardo e il loro numero continua ad aumentare”. “Ogni anno – ha proseguito Guerrera – la popolazione urbana aumenta di circa 60 milioni di persone” ossia una cifra pari a tutta la popolazione italiana. Il problema è che circa un terzo della popolazione urbana mondiale già oggi vive nei bassifondi (slum) e in Africa questa percentuale sale al 60%: qui “si concentrano povertà, emarginazione e discriminazione. Entro il 2020 quasi 1,4 miliardi di persone vivranno in insediamenti non ufficiali e negli slum”. L’Unicef chiede con forza ai governi di mettere i bambini al centro dei piani urbanistici e di ampliare e aumentare i servizi per tutti, cominciando con l’avere a disposizione dati più accurati e più specifici per identificare e colmare le disparità tra i bambini nelle aree urbane. Tra l’altro l’inquinamento urbano, particolarmente accentuato nelle città meno avanzate, può causare seri problemi di salute a causa della concentrazione di anidride carbonica, di ozono e di polveri sottili. Inoltre l’abbinamento di smog e di pollini può contribuire a scatenare fenomeni di sensibilizzazione (come le congiuntiviti allergiche).
Fonte principale: Unicef
Venti geni per predire l’AMD Si può sapere se si è a rischio con test genetici: condotto negli Usa un nuovo studio sulla degenerazione maculare legata all’età 28 febbraio 2012 – Sono venti i geni chiave che ci consentono di sapere se ci ammaleremo di AMD . La più comune malattia degenerativa oculare della retina, alla quale possiamo essere geneticamente predisposti a causa di una cinquantina di geni “difettosi”, può quindi essere individuata prima che insorga. Lo ha messo in evidenza un’équipe di ricercatori americani in un articolo scritto per la rivista Genome Medicine. Anche se, allo stato attuale, per la forma più comune dell’AMD (detta “secca”) non esiste alcuna cura, tuttavia possono essere adottati per tempo stili di vita sani nella speranza di scongiurare o di ridurre le possibilità di essere colpiti da una malattia che “mangia” le cellule del centro della retina, rendendoci impossibile vedere centralmente. Specialmente chi è predisposto alla degenerazione maculare legata all’età non dovrebbe fumare, dovrebbe seguire una dieta ricca di vitamine e di acidi grassi (omega-3 e omega-6), dovrebbe proteggersi dalla luce solare portando occhiali dotati di filtri a norma di legge e dovrebbe praticare regolarmente l’esercizio fisico. Comunque queste sono pratiche che migliorano la salute in generale e contribuiscono a prevenire anche altre malattie: è consigliabile che chiunque le metta in pratica.
I ricercatori dell’Università della California a Santa Barbara, dell’Università dello Utah e dell’Università dell’Iowa hanno combinato le loro forze e hanno individuato molti geni del nostro Dna coinvolti nello sviluppo dell’AMD. Tali geni, ha sottolineato Monte Radeke, uno degli autori del progetto, “potrebbero essere coinvolti in processi chiave che causano la malattia. Ora che conosciamo l’identità e la funzione di molti geni coinvolti nella patologia possiamo cominciare a cercare tra questi per sviluppare nuovi metodi diagnostici e per individuare nuovi target per lo sviluppo dei trattamenti di tutte le forme di AMD”. Referenza originale: “Systems-level analysis of age-related macular degeneration reveals global biomarkers and phenotype-specific functional networks”, Aaron M Newman, Natasha B Gallo, Lisa S Hancox, Norma J Miller, Carolyn M Radeke, Michelle A Maloney, James B Cooper, Gregory S Hageman, Don H Anderson, Lincoln V Johnson and Monte J Radeke”, Genome Medicine, 2012, 4:16 doi:10.1186/gm315 Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2012.
Oltre 90 milioni di persone colpite da retinopatia diabetica Nuovo studio condotto dall’Università di Singapore: prevalenza della malattia oculare pari al 34,6% tra i diabetici 23 febbraio 2012 – Circa 93 milioni di persone nel mondo, pari a una volta e mezzo la popolazione italiana, sono malate di retinopatia diabetica. È quanto si legge in uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes Care. La cifra è stata stimata sulla popolazione colpita dal diabete di età compresa tra 20 e 79 anni (nell’anno 2010). La retinopatia diabetica è una malattia che mette seriamente a rischio la salute della retina: se non si tiene attentamente sotto controllo il livello di zuccheri nel sangue (glicemia) si può diventare ipovedenti o, nei casi più gravi, persino ciechi.
Lo studio è stato condotto sulla base di 35 studi effettuati tra il 1980 e il 2008. La conclusione a cui sono arrivati oltre cento ricercatori – principalmente di università australiane e di Singapore – è che la prevalenza della retinopatia tra i diabetici è mediamente del 34,6%, di cui quasi il 7% si manifesta in forma grave (detta proliferativa). Attualmente i malati di diabete sono, secondo l’Oms, circa 346 milioni nel mondo ; se si considera che, a lungo andare, potenzialmente tutti i diabetici possono soffrire di problemi alla retina la cifra delle persone colpite da retinopatia potrebbe essere persino superiore.
Fonti: Diabetes Care, Oms
Ultima modifica: 20 aprile 2012
Ue, italiani campioni tra donatori di cornea Oltre settemila donatori lo scorso anno: lo ha reso noto il Ministero della Salute 7 febbraio 2012 – Primi per donazioni di cornee. Gli italiani hanno conquistato la medaglia d’oro in questo campo dell’oculistica: lo scorso anno ci sono stati 7.246 donatori, con un incremento dell’8% rispetto al 2010. Il dato, reso noto dal Ministero della Salute, è contenuto in un registro europeo chiamato Eurocet (European Registry of Competent Authorities for tissues and cells), strumento ufficiale delle autorità Ue gestito dal Centro Nazionale Trapianti. Più in generale l’Italia è ai vertici europei nella donazione di cellule e tessuti. È anche il caso di menzionare il crescente numero di iscritti al Registro dei donatori di staminali emopoietiche (ricavate dal cordone ombelicale e utilizzabili contro alcune malattie del sangue): nel 2011 si sono iscritti 11.585 cittadini italiani, dato che conferma il trend di crescita registrato negli ultimi tre anni.
Fonte di riferimento: Ministero della Salute
La salute oculare… in lista d’attesa Secondo Altroconsumo nel pubblico i tempi per un controllo oculistico variano molto da Nord a Sud 6 febbraio 2012 – Da un paio di giorni a Torino fino a più di venti giorni a Bari: i tempi di attesa per sottoporsi a una visita oculistica col Servizio Sanitario Nazionale sono decisamente variabili. Altroconsumo, infatti, lo scorso ottobre ha contattato diversi Centri Unici di Prenotazione ( CUP ) e ha constatato notevoli differenze tra il Nord – tendenzialmente più rapido – e il Sud. Se a Milano o a Roma ci possono volere, rispettivamente, cinque e sei giorni per un check-up oculistico, a Napoli i tempi possono raddoppiare facilmente. L’associazione di utenti e consumatori ha verificato che, per le visite specialistiche i CUP riescono a rientrare nei limiti di 30 giorni stabiliti dalla legge (sono stati verificati i tempi per la visita oculistica e per quella ortopedica); lo stesso, invece, in parecchi casi non avviene per gli esami diagnostici (per cui esiste un limite di 60 giorni). “Se però le Regioni – scrive Altroconsumo – hanno in larga parte migliorato il sistema di prenotazione, resta il fatto che le lunghe liste d’attesa delle prestazioni si confermano uno dei punti deboli della sanità pubblica”.
Fonte di riferimento: altroconsumo.it
Staminali embrionali contro la degenerazione maculare Negli Usa sperimentate cellule per rigenerare la retina, ma è presto per cantare vittoria 24 gennaio 2012 – Il dono della vista può essere ‘salvato’ non solo con la prevenzione ma anche con la ricerca scientifica. Le cellule staminali embrionali sono state utilizzate in alcuni laboratori americani per rigenerare la retina: stando a uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet grazie ad esse l’acuità visiva è migliorata in persone affette da due differenti malattie che colpiscono il centro della retina (la maculopatia di Stargardt e l’AMD). Tra i rischi in agguato quando si usano le cellule staminali c’è quello dei tumori; tuttavia, scrivono i ricercatori, queste cellule retiniche – dopo essere state impiantate nella macula degli esseri umani – non si sono moltiplicate troppo rapidamente né hanno dato origine a cancro né, tantomeno, hanno causato rigetto nei quattro mesi successivi all’impianto stesso. Tuttavia, avverte Paul Sternberg, Presidente dell’ American Academy of Ophthalmology e docente presso la Vanderbilt University , “bisogna stare molto attenti a non interpretare in modo esagerato i benefici per la vista“. Anche se le staminali embrionali danno risultati interessanti non sono da dimenticare i problemi etici che solleva il loro impiego; inoltre in molti Paesi, tra cui l’Italia, tali esperimenti sono vietati per legge. Dunque ci sono ricercatori che cercano di sfruttare le staminali ricavate da cellule adulte mediante la riprogrammazione genetica; ad esempio le cellule della pelle possono essere modificate impiegando dei geni che danno il via a un ringiovanimento cellulare. Dopodiché, mediante opportuni fattori di sviluppo, le cellule possono essere fatte crescere sino a diventare neuroni sensibili alla luce (clicca qui per approfondire). Tuttavia anche questa strada terapeutica è ancora lunga e necessiterà di molti nuovi studi.
Fonte originale: The Lancet
Ultima modifica: 27 gennaio 2012.