La riabilitazione diventa ‘multimediale’

La riabilitazione diventa ‘multimediale’ Pubblicati gli interventi di specialisti dell’ipovisione intervenuti al Secondo Simposio internazionale sull’ipovisione 24 gennaio 2012 Cellule staminali, plasticità del cervello e occhio bionico. Sono alcuni dei temi di frontiera che sono stati trattati in occasione del Secondo Simposio internazionale sull’ipovisione, di cui in questo stesso sito sono ora disponibili i contenuti multimediali (interventi integrali accompagnati dalle diapositive). Un modo per allenare la mente. L’evento – incentrato sulla disabilità visiva e sulle possibilità di riabilitazione – è ­stato organizzato dal 15 al 17 dicembre 2010 dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-Da destra: Prof. Ferruccio Fazio, ex Ministro della Salute, e l'avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlusIAPB Italia onlus assieme al Polo Nazionale di Servizi e Ricerca per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva (struttura della IAPB presso il Policlinico “A. Gemelli” di Roma). A livello internazionale segnaliamo le letture magistrali di Bruce P. Rosenthal (Usa), Ronald Schuchard (Stati Uniti) e Lea Hyvärinen (Finlandia). Tra l’altro il 15 dicembre è stato conferito il Premio Internazionale G. B. Bietti sia all’ex Ministro Ferruccio Fazio (intervenuto al Simposio) che al Prof. Ahmed Trabelsi (Tunisia), quest’ultimo per la sua nobile attività di prevenzione nei Paesi più poveri dell’Africa. Per consultare il materiale multimediale clicca qui .

Ultima modifica: 25 gennaio 2012.

Occhi più giovani con la vitamina D

Occhi più giovani con la vitamina D Secondo l’Università di Londra svolge un ruolo chiave nel mantenimento della salute retinica 19 gennaio 2012 – Retina più giovane e in forma con la vitamina D3. Lo sostengono ricercatori dell’Istituto di Oftalmologia dell’Università di Londra: questa vitamina ricopre un ruolo fondamentale nella regolazione del sistema immunitario e può contribuire a proteggere dall’invecchiamento il tessuto nervoso fotosensibile dei nostri occhi. Com’è noto, tuttavia, la maggior parte della vitamina D (si stima il 90%) viene sintetizzata naturalmente dal nostro organismo grazie all’esposizione della pelle alla luce solare. Nell’esperimento la vitamina D3 è stata somministrata invece artificialmente ai topi sani per un periodo di sei settimane; secondo lo studio – anticipato on-line da Neurobiology of Aging – “ha ridotto significativamente il processo d’invecchiamento”: si è verificata una riduzione dell’infiammazione retinica ed una diminuzione dell’accumulo di beta-amiloide (che tende a ‘soffocare’ le cellule nervose col passare del tempo). Non solo, ma anche il numero dei macrofagi retinici – gli ‘spazzini’ che eliminano il materiale cellulare di scarto – si è ridotto significativamente. Inoltre è cambiata la loro forma, divenendo più dendritica (ramificata). La funzione visiva ha mostrato un “miglioramento significativo”, in contrasto col “declino visivo legato all’età”. I raggi ultravioletti che colpiscono la pelle consentono al corpo di sintetizzare la vitamina D , che giova alla retina Curiosamente l’Italia è uno dei Paesi dove – nonostante il sole non manchi – si registrano i livelli più bassi di vitamina D nel sangue: il nostro Paese è terz’ultimo prima della Bulgaria e della Romania, specialmente per gli anziani e le donne del Sud. A questo andamento contribuisce anche una dieta poco ricca: accanto al latte e alle uova contiene molta vitamina D il pesce grasso (salmone, aringhe, ecc.). Eccessi di depositi di beta-amiloide e l’infiammazione della retina rappresentano dei fattori di rischio che – accanto a stili di vita sbagliati – possono alla lunga provocare danni alla visione centrale: possono contribuire all’insorgenza della degenerazione maculare legata all’età (AMD), la prima malattia oculare tra gli ultracinquantenni dei Paesi benestanti. Dunque, concludono i ricercatori, una maggiore assunzione della vitamina potrebbe aiutare a combattere il rischio di contrarre l’AMD. D’altronde era già noto da anni ai medici oculisti che l’assunzione di complementi alimentari vitaminici può aiutare a rallentare l’evoluzione della degenerazione maculare, la cui forma secca (la più diffusa) è però, in fin dei conti, considerata incurabile. In questi casi la soluzione resta attualmente quella della riabilitazione visiva, con cui si può imparare a sfruttare al meglio le zone ancora sane della retina. Referenza originale: “Vitamin D rejuvenates aging eyes by reducing inflammation, clearing amyloid beta and improving visual function”, by Vivian Lee, Elissa Rekhi, Jaimie Hoh Kam, Glen Jeffery, University College London, Institute of Ophthalmology, UK, available online 2 January 2012, http://dx.doi.org/10.1016/j.neurobiolaging.2011.12.002

Fonti originali: Sciencedirect , vitaminad.it

Altra visione

Riabilitazione visiva presso il Polo Nazionale Ipovisione, Policlinico A. Gemelli di Roma

Riabilitazione visiva presso il Polo Nazionale Ipovisione, Policlinico A. Gemelli di RomaAltra visione Con la riabilitazione si può imparare a vedere in un altro modo anche se si è anziani 18 gennaio 2012 – La riabilitazione visiva, questa semi-sconosciuta. Eppure la sua importanza probabilmente crescerà notevolmente: il numero dei pazienti anziani è destinato ad aumentare a causa dell’invecchiamento demografico globale, particolarmente accentuato in Italia. Pertanto imparare a mantenere o, nei casi più fortunati, a migliorare le proprie prestazioni visive sarà sempre più importante in futuro. A sostenerlo è una studiosa tedesca, che ha recentemente pubblicato una rassegna ragionata dei principali studi dedicati alla riabilitazione visiva. I deficit che colpiscono il centro del campo visivo – ad esempio dovuti a malattie retiniche come la degenerazione maculare legata all’età (AMD) – minano la possibilità di leggere, di riconoscere i volti e di svolgere le altre attività quotidiane. Però si può migliorare la loro qualità della vita mediante allenamenti specifici che hanno l’obiettivo di migliorare la capacità di leggere e di orientarsi, imparando a sfruttare la zona della retina ancora sana (mediante la cosiddetta “fissazione eccentrica” ossia non frontale). Si potranno adottare specifiche strategie di adattamento e includere nel percorso riabilitativo un supporto psicologico. “Una riabilitazione efficace è possibile – scrive Susanne Trauzettel-Klosinski su Deutsches Ärzteblatt International – con molti deficit visivi. È importante valutare le funzioni rilevanti per la vita quotidiana. Di per sé l’acuità visiva significa poco. Misure di compensazione, come ausili visivi e il training – hanno l’obiettivo di ottimizzare la visione residua e promuovere una plasticità corticale compensativa funzionale fondata sull’attivazione sinaptica”. Il percorso riabilitativo, tuttavia, non solo deve essere adattato alla situazione di ciascun paziente, ma è necessario un lavoro d’équipe, che includa non solo oculisti ma anche ortottisti, neurologi, psicologi e altri specialisti.

Fonte: Deutsches Aerzteblatt International

Ultima modifica di questa pagina: 27 gennaio 2012.

Visione 3D… con cervello

cervello

Visione 3D… con cervello Secondo l’Università di Lovanio esiste un’area specifica della corteccia cerebrale deputata alla percezione della tridimensionalità 13 gennaio 2012 – La tridimensionalità della visione, com’è noto, passa per il nostro cervello. Ammesso che non ci siano patologie che possono inficiarla (come, ad esempio, uno strabismo ), come fa la corteccia cerebrale a fondere gli impulsi che provengono dalle due retine fino a fornire una percezione tridimensionale del mondo? Il meccanismo non è ancora ben chiaro agli scienziati, ma un gruppo di ricercatori dell’università di Lovanio (Belgio) ha individuato un’area specifica del cervello che sarebbe deputata alla visione 3D. Si tratta, infatti, di un’area chiamata corteccia inferotemporale (IT), come sottolineato dalla rivista Neuron. Infatti nelle scimmie, che hanno una forte affinità genetica con l’uomo, stimolando i neuroni di quell’area i ricercatori sono riusciti a condizionare la scelta delle strutture 3D mentre venivano classificate (in concave o convesse) e ad incidere sul tempo necessario alla scelta stessa.

Fonte originale: Cell Press

Dialoghiamo nel buio

Dialoghiamo nel buio A Genova si può entrare nel mondo dei ciechi grazie a un percorso speciale 10 gennaio 2012 – Una mostra tutta al buio è in corso a Genova. La luce è spenta per entrare direttamente nel mondo dei ciechi. “Dialogo nel Buio” è, per l’esattezza, un percorso sensoriale di 45 minuti dove i visitatori compiono un viaggio nell’oscurità per capire come si possa percepire diversamente il mondo. “Dialogo nel Buio” non è solo una simulazione della cecità, ma anche un modo per ampliare i propri orizzonti conoscitivi, sperimentando la profondità della comunicazione in assenza della luce. La mostra è un invito a scoprire, quindi, una nuova dimensione multisensoriale, un modo per far incontrare il mondo dei vedenti con quello dei non vedenti. “A piccoli gruppi – spiega l’Istituto Chiossone, ideatore dell’iniziativa – si è accompagnati da guide non vedenti attraverso ambienti nell’oscurità che, in completa sicurezza, riproducono situazioni reali di vita quotidiana nelle quali occorre imparare ‘un altro vedere’: non si usano gli occhi ma i sensi del tatto, dell’udito, dell’olfatto e del gusto. Un percorso fuori dal comune dove non c’è niente da vedere, ma molto da imparare. E da capire. Idee e percezioni non visive che appartengono alla cultura dei ciechi diventano il punto di partenza per scoprire l’invisibile intorno a noi”. L’iniziativa, fa sapere l’Istituto Chiossone, proseguirà sino al prossimo luglio.

Fonte: Istituto David Chiossone

Scoperta

Fonte di staminali negli occhi

Cellule staminali colorate: epitelio pigmentato retinico (immagine: Cell Stem Cell)

Cellule staminali colorate: epitelio pigmentato retinico (immagine: Cell Stem Cell)Scoperta

Fonte di staminali nella retina Secondo ricercatori americani il tessuto fotosensibile dei nostri occhi potrebbe essere stimolato ad autorigenerarsi Una miniera potenziale di cellule staminali si nasconde nelle profondità dei nostri occhi. Lo ha scoperto un’équipe di ricercatori americani: si tratta di cellule nervose multipotenti, quindi ancora non specializzate. Questo significa che, se opportunamente stimolata, la retina potrebbe essere in grado di autorigenerarsi nel caso in cui sia affetta da alcune malattie degenerative; inoltre si potrebbero prelevare staminali dagli occhi per curare tessuti nervosi non retinici. La scoperta è stata pubblicata sull’autorevole rivista Cell Stem Cell. In futuro si potrebbe, quindi, attingere a uno strato chiamato epitelio pigmentato retinico per restituire ai tessuti nervosi la loro integrità. Per ora i ricercatori hanno prelevato le staminali dalla retina di persone decedute; ma la sorpresa è che sono state trovate sia nei giovani (22 anni) che in anziani (99 anni). Il 10% delle staminali prelevate dalla retina potrebbe essere moltiplicato con successo in laboratorio. Questo sarebbe possibile farlo andandole a prendere con una siringa anche nei bulbi oculari di persone vive e adulte e non solo nei cadaveri oppure negli embrioni (pratica tra l’altro vietata in molti Paesi). In futuro potrebbe essere possibile combattere una malattia come la degenerazione maculare legata all’età (AMD) stimolando le capacità di rigenerazione della retina stessa, che normalmente rimarrebbero latenti. Tuttavia i ricercatori statunitensi sottolineano come siano necessari altri studi per avvalorare questa ipotesi di ricerca e le relative applicazioni cliniche.

Pagina pubblicata il 9 gennaio 2012.

Ultima modifica: 10 gennaio.

Fonte: Cell Press

Quando gli occhi dei bambini non sono allineati

Bambino affetto da ambliopia e strabismo

Bambino affetto da ambliopia e strabismoQuando gli occhi dei bambini non sono allineati L’insufficienza di convergenza oculare in uno studio è migliorata circa nella metà dei casi 5 gennaio 2012 – Occhi affaticati, strabismo, visione offuscata da vicino, mal di testa e difficoltà di concentrazione e di lettura prolungata. Sono alcuni dei sintomi a cui può dare origine la cosiddetta insufficienza di convergenza (CI), che comporta una difficoltà nel mettere a fuoco gli oggetti posti vicino. Ci sono bambini che ne soffrono, con conseguenze negative sul rendimento scolastico e sul livello di attenzione. bambino con la madre ad un controllo oculistico in una Unità mobile oftamica della IAPB Italia onlus Un nuovo studio condotto in California attesta che, quasi nella metà dei casi, il deficit della visione binoculare si può curare. Nella ricerca sono stati esaminati 218 bambini e adolescenti in cui si era riscontrata la difficoltà di mantenere allineati gli occhi su un oggetto vicino specialmente durante lunghi periodi di lettura. Mentre in 42 bambini il trattamento – basato su esercizi oculari – ha avuto pieno successo, in altri 60 bambini si è riscontrato comunque un miglioramento meno accentuato (impiegando una scala legata al rendimento scolastico); i rimanenti 116 non hanno però avuto benefici degni di nota. L’insufficienza di convergenza è considerato un problema relativamente comune: in età scolare colpisce circa il 5% dei bambini. È riconducibile a movimenti incompleti dei muscoli oculari. Può dare anche origine a un senso di sonnolenza e a visione doppia (vedi diplopia).

Fonti: Wolters Kluwer Health, professionaloptometry.it

Predisposizione ereditaria per il melanoma

Fondo oculare dopo impiego di placche radioattive (brachiterapia) contro il melanoma

Fondo oculare dopo impiego di placche radioattive (brachiterapia) contro il melanomaPredisposizione ereditaria per il melanoma La mutazione di un gene chiamato BAP1 può favorire l’insorgere del più comune tumore oculare 4 gennaio 2012 – Esistono mutazioni genetiche ereditarie che potrebbero contribuire a provocare il più comune tumore oculare, il melanoma , oltre a forme di cancro ai polmoni e al cervello. Ricercatori americani hanno osservato che un gene chiamato BAP1 ricopre una funzione particolarmente rilevante, anche se in realtà ad agire sono un intero gruppo di geni. Lo studio, diretto da Frederick H. Davidorf dell’Ohio State University, sottolinea come alterazioni del BAP1 siano legate alla crescita e alla moltiplicazione indesiderata di cellule tumorali. Per la prevenzione dei tumori, compresi quelli oculari, in generale bisogna evitare un’esposizione prolungata a raggi solari senza protezione adeguata (con filtri a norma di legge). Oggi il melanoma oculare è considerato trattabile. Una delle terapie con maggiore tasso di successo è la brachiterapia, basata sull’impiego di placche radioattive impiantate esternamente al bulbo per un breve periodo di tempo in modo da ‘uccidere’ il tumore (per approfondire clicca qui ).

Fonte originale: JMG

Scoperto gene per trasparenza occhio

Scoperto gene per trasparenza occhio La cornea resta limpida anche grazie al nostro DNA. Allo studio una terapia genica per alcune malattie Cornea sana 20 dicembre 2011 – Trasparente e lucente come un vetro pulito. La cornea sana – la superficie che protegge il nostro occhio e fa da lente – ha questa caratteristica anche grazie a un gene individuato dalla Northwestern University. Lo stesso gene controlla la trasparenza dell’occhio sia nell’uomo che nelle cavie. Affinché la cornea resti trasparente deve essere priva di vasi sanguigni; ma nel mondo ci sono persone che, a causa di traumi o di malattie, hanno questi vasi che possono provocare riduzione della vista fino alla cecità invadendo la superficie dell’occhio. Anche se esiste il trapianto di cornea (oggi meno invasivo che in passato) un nuovo articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences americani ventila la possibilità di una terapia genica per trattare malattie corneali che provocano una riduzione delle capacità visive. “Riteniamo di avere scoperto un gene chiave regolativo che impedisce la formazione dei vasi sanguigni nell’occhio e protegge la trasparenza della cornea”, ha affermato Tsutomu Kume, professore associato presso la Northwestern University. L’esistenza del gene FoxC1 era già nota, ma il suo ruolo di mantenimento della trasparenza della superficie oculare è nuova. Lavorando con topi privi del gene, Tsutomu Kume e la sua squadra hanno riscontrato formazioni vascolari anomale a livello corneale capaci di bloccare la luce. Questo fenomeno si verifica anche negli ammalati di glaucoma congenito.

Fonte: Northwestern University

Inaugurato il Polo tattile itinerante

Polo Tattile Itinerante (pullman in una piazza di Catania)

Polo Tattile Itinerante (pullman in una piazza di Catania)Inaugurato il Polo tattile itinerante A Catania è stato presentato uno speciale pullman per ciechi e ipovedenti che farà tappa nelle scuole Conoscere con le dita il Teatro massimo Bellini e il Duomo di Catania, il Palazzo dei Normanni o il Tempio della Concordia. Questo viaggio con i polpastrelli è possibile farlo a bordo di un pullman speciale che è stato inaugurato il 19 dicembre a Catania alla presenza di diverse autorità. Si tratta del “Polo tattile itinerante”, una realtà concepita per ciechi e ipovedenti che ha ‘messo le ruote’ per attraversare la Sicilia e toccare le scuole. A bordo è previsto anche un bar al buio: i giovani vedenti, guidati e serviti da un cieco, potranno prendere un caffé e al contempo riflettere sui problemi quotidiani di autonomia dei loro coetanei che non vedono. Inoltre il bus ospita anche uno show-room : giocattoli, libri tattili e sussidi tecnologici per ciechi e ipovedenti. L’evento porta la firma dell’avv. Giuseppe Castronovo, tra l’altro Presidente della Stamperia Regionale Braille della Sicilia: “Si tratta – ha affermato – di una iniziativa di eccezionale importanza e di grande significato morale, culturale e sociale, certamente unica in Europa. La manifestazione è diretta a favorire l’autonomia e la conoscenza di tutti gli studenti non vedenti ed ipovedenti educando al contempo alla solidarietà i loro compagni vedenti“. L’automezzo è stato interamente trasformato da un’officina di Modena in un presidio mobile: l’obiettivo è quello di raggiungere le scuole e i centri abitati più isolati della Sicilia nonché il resto d’Italia in modo da divulgare e favorire la crescita della cultura dell’integrazione e aiutare i non vedenti a conquistare una sempre maggiore autonomia nel mondo della scuola, dell’università, del lavoro e nei piccoli e grandi gesti della vita quotidiana. Notizia aggiornata l’11 gennaio 2012. Pagina pubblicata per la prima volta il 16 dicembre 2011.