Oltre 90 milioni di persone colpite da retinopatia diabeticaNuovo studio condotto dall’Università di Singapore: prevalenza della malattia oculare pari al 34,6% tra i diabetici 23 febbraio 2012 – Circa 93 milioni di persone nel mondo, pari a una volta e mezzo la popolazione italiana, sono malate di retinopatia diabetica. È quanto si legge in uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes Care. La cifra è stata stimata sulla popolazione colpita dal diabete di età compresa tra 20 e 79 anni (nell’anno 2010).La retinopatia diabetica è una malattia che mette seriamente a rischio la salute della retina: se non si tiene attentamente sotto controllo il livello di zuccheri nel sangue (glicemia) si può diventare ipovedenti o, nei casi più gravi, persino ciechi. Lo studio è stato condotto sulla base di 35 studi effettuati tra il 1980 e il 2008. La conclusione a cui sono arrivati oltre cento ricercatori – principalmente di università australiane e di Singapore – è che la prevalenza della retinopatia tra i diabetici è mediamente del 34,6%, di cui quasi il 7% si manifesta in forma grave (detta proliferativa).Attualmente i malati di diabete sono, secondo l’Oms, circa 346 milioni nel mondo ; se si considera che, a lungo andare, potenzialmente tutti i diabetici possono soffrire di problemi alla retina la cifra delle persone colpite da retinopatia potrebbe essere persino superiore.
Ue, italiani campioni tra donatori di corneaOltre settemila donatori lo scorso anno: lo ha reso noto il Ministero della Salute7 febbraio 2012 – Primi per donazioni di cornee. Gli italiani hanno conquistato la medaglia d’oro in questo campo dell’oculistica: lo scorso anno ci sono stati 7.246 donatori, con un incremento dell’8% rispetto al 2010. Il dato, reso noto dal Ministero della Salute, è contenuto in un registro europeo chiamato Eurocet (European Registry of Competent Authorities for tissues and cells), strumento ufficiale delle autorità Ue gestito dal Centro Nazionale Trapianti. Più in generale l’Italia è ai vertici europei nella donazione di cellule e tessuti. È anche il caso di menzionare il crescente numero di iscritti al Registro dei donatori di staminali emopoietiche (ricavate dal cordone ombelicale e utilizzabili contro alcune malattie del sangue): nel 2011 si sono iscritti 11.585 cittadini italiani, dato che conferma il trend di crescita registrato negli ultimi tre anni.
La salute oculare… in lista d’attesa Secondo Altroconsumo nel pubblico i tempi per un controllo oculistico variano molto da Nord a Sud 6 febbraio 2012 – Da un paio di giorni a Torino fino a più di venti giorni a Bari: i tempi di attesa per sottoporsi a una visita oculistica col Servizio Sanitario Nazionale sono decisamente variabili. Altroconsumo, infatti, lo scorso ottobre ha contattato diversi Centri Unici di Prenotazione (CUP ) e ha constatato notevoli differenze tra il Nord – tendenzialmente più rapido – e il Sud. Se a Milano o a Roma ci possono volere, rispettivamente, cinque e sei giorni per un check-up oculistico, a Napoli i tempi possono raddoppiare facilmente.L’associazione di utenti e consumatori ha verificato che, per le visite specialistiche i CUP riescono a rientrare nei limiti di 30 giorni stabiliti dalla legge (sono stati verificati i tempi per la visita oculistica e per quella ortopedica); lo stesso, invece, in parecchi casi non avviene per gli esami diagnostici (per cui esiste un limite di 60 giorni).“Se però le Regioni – scrive Altroconsumo – hanno in larga parte migliorato il sistema di prenotazione, resta il fatto che le lunghe liste d’attesa delle prestazioni si confermano uno dei punti deboli della sanità pubblica”.
Staminali embrionali contro la degenerazione maculare Negli Usa sperimentate cellule per rigenerare la retina, ma è presto per cantare vittoria 24 gennaio 2012 – Il dono della vista può essere ‘salvato’ non solo con la prevenzione ma anche con la ricerca scientifica. Le cellule staminaliembrionali sono state utilizzate in alcuni laboratori americani per rigenerare la retina: stando a uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet grazie ad esse l’acuità visiva è migliorata in persone affette da due differenti malattie che colpiscono il centro della retina (la maculopatia di Stargardt e l’AMD). Tra i rischi in agguato quando si usano le cellule staminali c’è quello dei tumori; tuttavia, scrivono i ricercatori, queste cellule retiniche – dopo essere state impiantate nella macula degli esseri umani – non si sono moltiplicate troppo rapidamente né hanno dato origine a cancro né, tantomeno, hanno causato rigetto nei quattro mesi successivi all’impianto stesso. Tuttavia, avverte Paul Sternberg, Presidente dell’ American Academy of Ophthalmology e docente presso la Vanderbilt University , “bisogna stare molto attenti a non interpretare in modo esagerato i benefici per la vista“.Anche se le staminali embrionali danno risultati interessanti non sono da dimenticare i problemi etici che solleva il loro impiego; inoltre in molti Paesi, tra cui l’Italia, tali esperimenti sono vietati per legge. Dunque ci sono ricercatori che cercano di sfruttare le staminali ricavate da cellule adulte mediante la riprogrammazione genetica; ad esempio le cellule della pelle possono essere modificate impiegando dei geni che danno il via a un ringiovanimento cellulare. Dopodiché, mediante opportuni fattori di sviluppo, le cellule possono essere fatte crescere sino a diventare neuroni sensibili alla luce (clicca qui per approfondire). Tuttavia anche questa strada terapeutica è ancora lunga e necessiterà di molti nuovi studi.
La riabilitazione diventa ‘multimediale’Pubblicati gli interventi di specialisti dell’ipovisione intervenuti al Secondo Simposio internazionale sull’ipovisione24 gennaio 2012 – Cellule staminali, plasticità del cervello e occhio bionico. Sono alcuni dei temi di frontiera che sono stati trattati in occasione del Secondo Simposio internazionale sull’ipovisione, di cui in questo stesso sito sono ora disponibili i contenuti multimediali (interventi integrali accompagnati dalle diapositive). Un modo per allenare la mente.L’evento – incentrato sulla disabilità visiva e sulle possibilità di riabilitazione – è stato organizzato dal 15 al 17 dicembre 2010 dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus assieme al Polo Nazionale di Servizi e Ricerca per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva (struttura della IAPB presso il Policlinico “A. Gemelli” di Roma).A livello internazionale segnaliamo le letture magistrali di Bruce P. Rosenthal (Usa), Ronald Schuchard (Stati Uniti) e Lea Hyvärinen (Finlandia). Tra l’altro il 15 dicembre è stato conferito il Premio Internazionale G. B. Bietti sia all’ex Ministro Ferruccio Fazio (intervenuto al Simposio) che al Prof. Ahmed Trabelsi (Tunisia), quest’ultimo per la sua nobile attività di prevenzione nei Paesi più poveri dell’Africa. Per consultare il materiale multimediale clicca qui .
Occhi più giovani con la vitamina D Secondo l’Università di Londra svolge un ruolo chiave nel mantenimento della salute retinica 19 gennaio 2012 – Retina più giovane e in forma con la vitamina D3. Lo sostengono ricercatori dell’Istituto di Oftalmologia dell’Università di Londra: questa vitamina ricopre un ruolo fondamentale nella regolazione del sistema immunitario e può contribuire a proteggere dall’invecchiamento il tessuto nervoso fotosensibile dei nostri occhi. Com’è noto, tuttavia, la maggior parte della vitamina D (si stima il 90%) viene sintetizzata naturalmente dal nostro organismo grazie all’esposizione della pelle alla luce solare. Nell’esperimento la vitamina D3 è stata somministrata invece artificialmente ai topi sani per un periodo di sei settimane; secondo lo studio – anticipato on-line da Neurobiology of Aging – “ha ridotto significativamente il processo d’invecchiamento”: si è verificata una riduzione dell’infiammazione retinica ed una diminuzione dell’accumulo di beta-amiloide (che tende a ‘soffocare’ le cellule nervose col passare del tempo). Non solo, ma anche il numero dei macrofagi retinici – gli ‘spazzini’ che eliminano il materiale cellulare di scarto – si è ridotto significativamente. Inoltre è cambiata la loro forma, divenendo più dendritica (ramificata). La funzione visiva ha mostrato un “miglioramento significativo”, in contrasto col “declino visivo legato all’età”. Curiosamente l’Italia è uno dei Paesi dove – nonostante il sole non manchi – si registrano i livelli più bassi di vitamina D nel sangue: il nostro Paese è terz’ultimo prima della Bulgaria e della Romania, specialmente per gli anziani e le donne del Sud. A questo andamento contribuisce anche una dieta poco ricca: accanto al latte e alle uova contiene molta vitamina D il pesce grasso (salmone, aringhe, ecc.).Eccessi di depositi di beta-amiloide e l’infiammazione della retina rappresentano dei fattori di rischio che – accanto a stili di vita sbagliati – possono alla lunga provocare danni alla visione centrale: possono contribuire all’insorgenza della degenerazione maculare legata all’età (AMD), la prima malattia oculare tra gli ultracinquantenni dei Paesi benestanti. Dunque, concludono i ricercatori, una maggiore assunzione della vitamina potrebbe aiutare a combattere il rischio di contrarre l’AMD. D’altronde era già noto da anni ai medici oculisti che l’assunzione di complementi alimentari vitaminici può aiutare a rallentare l’evoluzione della degenerazione maculare, la cui forma secca (la più diffusa) è però, in fin dei conti, considerata incurabile. In questi casi la soluzione resta attualmente quella della riabilitazione visiva, con cui si può imparare a sfruttare al meglio le zone ancora sane della retina.Referenza originale: “Vitamin D rejuvenates aging eyes by reducing inflammation, clearing amyloid beta and improving visual function”, by Vivian Lee, Elissa Rekhi, Jaimie Hoh Kam, Glen Jeffery, University College London, Institute of Ophthalmology, UK, available online 2 January 2012, http://dx.doi.org/10.1016/j.neurobiolaging.2011.12.002
Altra visione Con la riabilitazione si può imparare a vedere in un altro modo anche se si è anziani18 gennaio 2012 – La riabilitazione visiva, questa semi-sconosciuta. Eppure la sua importanza probabilmente crescerà notevolmente: il numero dei pazienti anziani è destinato ad aumentare a causa dell’invecchiamento demografico globale, particolarmente accentuato in Italia. Pertanto imparare a mantenere o, nei casi più fortunati, a migliorare le proprie prestazioni visive sarà sempre più importante in futuro. A sostenerlo è una studiosa tedesca, che ha recentemente pubblicato una rassegna ragionata dei principali studi dedicati alla riabilitazione visiva.I deficit che colpiscono il centro del campo visivo – ad esempio dovuti a malattie retiniche come la degenerazione maculare legata all’età (AMD) – minano la possibilità di leggere, di riconoscere i volti e di svolgere le altre attività quotidiane. Però si può migliorare la loro qualità della vita mediante allenamenti specifici che hanno l’obiettivo di migliorare la capacità di leggere e di orientarsi, imparando a sfruttare la zona della retina ancora sana (mediante la cosiddetta “fissazione eccentrica” ossia non frontale). Si potranno adottare specifiche strategie di adattamento e includere nel percorso riabilitativo un supporto psicologico.“Una riabilitazione efficace è possibile – scrive Susanne Trauzettel-Klosinski su Deutsches Ärzteblatt International – con molti deficit visivi. È importante valutare le funzioni rilevanti per la vita quotidiana. Di per sé l’acuità visiva significa poco. Misure di compensazione, come ausili visivi e il training – hanno l’obiettivo di ottimizzare la visione residua e promuovere una plasticità corticale compensativa funzionale fondata sull’attivazione sinaptica”. Il percorso riabilitativo, tuttavia, non solo deve essere adattato alla situazione di ciascun paziente, ma è necessario un lavoro d’équipe, che includa non solo oculisti ma anche ortottisti, neurologi, psicologi e altri specialisti.
Visione 3D… con cervello Secondo l’Università di Lovanio esiste un’area specifica della corteccia cerebrale deputata alla percezione della tridimensionalità13 gennaio 2012 – La tridimensionalità della visione, com’è noto, passa per il nostro cervello. Ammesso che non ci siano patologie che possono inficiarla (come, ad esempio, uno strabismo ), come fa la corteccia cerebrale a fondere gli impulsi che provengono dalle due retine fino a fornire una percezione tridimensionale del mondo? Il meccanismo non è ancora ben chiaro agli scienziati, ma un gruppo di ricercatori dell’università di Lovanio (Belgio) ha individuato un’area specifica del cervello che sarebbe deputata alla visione 3D.Si tratta, infatti, di un’area chiamata corteccia inferotemporale (IT), come sottolineato dalla rivista Neuron. Infatti nelle scimmie, che hanno una forte affinità genetica con l’uomo, stimolando i neuroni di quell’area i ricercatori sono riusciti a condizionare la scelta delle strutture 3D mentre venivano classificate (in concave o convesse) e ad incidere sul tempo necessario alla scelta stessa.
Dialoghiamo nel buio A Genova si può entrare nel mondo dei ciechi grazie a un percorso speciale 10 gennaio 2012 – Una mostra tutta al buio è in corso a Genova. La luce è spenta per entrare direttamente nel mondo dei ciechi. “Dialogo nel Buio” è, per l’esattezza, un percorso sensoriale di 45 minuti dove i visitatori compiono un viaggio nell’oscurità per capire come si possa percepire diversamente il mondo. “Dialogo nel Buio” non è solo una simulazione della cecità, ma anche un modo per ampliare i propri orizzonti conoscitivi, sperimentando la profondità della comunicazione in assenza della luce. La mostra è un invito a scoprire, quindi, una nuova dimensione multisensoriale, un modo per far incontrare il mondo dei vedenti con quello dei non vedenti.“A piccoli gruppi – spiega l’Istituto Chiossone, ideatore dell’iniziativa – si è accompagnati da guide non vedenti attraverso ambienti nell’oscurità che, in completa sicurezza, riproducono situazioni reali di vita quotidiana nelle quali occorre imparare ‘un altro vedere’: non si usano gli occhi ma i sensi del tatto, dell’udito, dell’olfatto e del gusto. Un percorso fuori dal comune dove non c’è niente da vedere, ma molto da imparare. E da capire. Idee e percezioni non visive che appartengono alla cultura dei ciechi diventano il punto di partenza per scoprire l’invisibile intorno a noi”.L’iniziativa, fa sapere l’Istituto Chiossone, proseguirà sino al prossimo luglio.
Fonte di staminali nella retina Secondo ricercatori americani il tessuto fotosensibile dei nostri occhi potrebbe essere stimolato ad autorigenerarsi Una miniera potenziale di cellule staminali si nasconde nelle profondità dei nostri occhi. Lo ha scoperto un’équipe di ricercatori americani: si tratta di cellule nervose multipotenti, quindi ancora non specializzate. Questo significa che, se opportunamente stimolata, la retina potrebbe essere in grado di autorigenerarsi nel caso in cui sia affetta da alcune malattie degenerative; inoltre si potrebbero prelevare staminali dagli occhi per curare tessuti nervosi non retinici.La scoperta è stata pubblicata sull’autorevole rivista Cell Stem Cell. In futuro si potrebbe, quindi, attingere a uno strato chiamato epitelio pigmentato retinico per restituire ai tessuti nervosi la loro integrità. Per ora i ricercatori hanno prelevato le staminali dalla retina di persone decedute; ma la sorpresa è che sono state trovate sia nei giovani (22 anni) che in anziani (99 anni). Il 10% delle staminali prelevate dalla retina potrebbe essere moltiplicato con successo in laboratorio. Questo sarebbe possibile farlo andandole a prendere con una siringa anche nei bulbi oculari di persone vive e adulte e non solo nei cadaveri oppure negli embrioni (pratica tra l’altro vietata in molti Paesi).In futuro potrebbe essere possibile combattere una malattia come la degenerazione maculare legata all’età (AMD) stimolando le capacità di rigenerazione della retina stessa, che normalmente rimarrebbero latenti.Tuttavia i ricercatori statunitensi sottolineano come siano necessari altri studi per avvalorare questa ipotesi di ricerca e le relative applicazioni cliniche.