La nascita della visione binoculare

La nascita della visione binoculare Secondo una nuova ricerca già attorno ai quattro mesi si è in grado di percepire in 3D il mondo (anche se sfocato) 27 giugno 2012 – L’ambiente circostante viene visto in 3D già a partire dai quattro mesi circa. Sebbene i piccoli non siano ancora in grado di apprezzarlo con chiarezza, i loro occhi già iniziano a fornire informazioni visive che vengono ‘fuse’ a livello della corteccia cerebrale (stereopsi). Una sorta di ‘miracolo’ evolutivo che, tuttavia, non deve essere frainteso: i neonati hanno una visione sfocata. I nati prematuri, tuttavia, iniziano ad avere una visione binoculare poco prima dei quattro mesi. Però la loro vista corre maggiori rischi perché la retina, che non si è sviluppata completamente, si può arricchire di vasi anomali dannosi (provocando la ROP ossia la retinopatia del prematuro). Un recente studio è stato condotto analizzando l’attività bioelettrica del nervo ottico mediante i potenziali evocati visivi ovvero i PEV (vedi elettrofisiologia oculare). I ricercatori ungheresi hanno pubblicato la loro ricerca sui Proceedings of the National Academy of Science (PNAS).

Fonte: PNAS

Ultima modifica: 10 luglio 2012

Nuovi orizzonti per i nati prematuri

Neonata prematura

Neonata prematuraNuovi orizzonti per i nati prematuri Il rischio di retinopatia può essere ridotto grazie all’apporto di antiossidanti 26 giugno 2012 – Gli antiossidanti possono aiutare i nati prematuri a prevenire una potenziale retinopatia (ROP). Ad aprire gli occhi su questa possibilità sono ricercatori che fanno capo principalmente alla prestigiosa Università di Harvard (Usa). Grazie a un trattamento a base di antiossidanti si è riscontrata una riduzione dell’incidenza di problemi alla retina nel 22% dei casi ossia in 72 bambini nati prima della ventiseiesima settimana. Nei nati ancora più precocemente (prima della venticinquesima settimana) si è osservato, invece, un dimezzamento dei casi di ROP (-53%) in 24 bambini. La retinopatia del prematuro è, negli Stati Uniti, la seconda causa di cecità infantile. Indicativamente colpisce all’incirca la metà dei bambini nati prima dei sette mesi. La ricerca meriterà, tuttavia, ulteriori approfondimenti.

Fonte originale: Neonatology

Miopia patologica, studiati gli effetti delle iniezioni intravitreali

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Buoni i risultati fino a tre anni nelle persone con nuovi vasi sottoretinici trattate con bevacizumab

25 giugno 2012 – Una migliore acuità visiva e un rischio ridotto di complicazioni legate ai nuovi vasi sottoretinici. Questi buoni risultati sono stati ottenuti dopo due o tre anni nei miopi colpiti da una proliferazione di vasi indesiderati nello strato più esterno chiamato coroide grazie a iniezioni praticate nel bulbo oculare (intravitreali antiangiogeniche di una molecola indicata col nome di bevacizumab).

ottotipo_etdrs-web.jpgL’acuità visiva è passata in media, a tre anni, da 30 a 45 lettere (usando la tavola ETDRS qui riportata). I risultati migliori sono stati ottenuti sui soggetti più giovani. Grazie anche al ricorso a esami quali l’OCT e l’angiografia con fluoresceina si è constatato che i pazienti trattati avevano una retina più sana sia funzionalmente che anatomicamente.

Lo studio, pubblicato sul British Journal of Ophthalmology[[Riferimento bibliografico: Magda Gharbiya, Filippo Cruciani, Francesco Parisi, Giovanni Cuozzo, Simona Altimari, Solmaz Abdolrahimzadeh, “Long-term results of intravitreal bevacizumab for choroidal neovascularisation in pathological myopia“, Br J Ophthalmol doi:10.1136/bjophthalmol-2012-301639]], è stato condotto presso l’Università Sapienza di Roma.

Vedi anche: retinopatia miopica

Fonte: BJO

Miopia infantile più comune del previsto

Miopia infantile più comune del previsto Studio Usa: oltre 23 giovanissimi su cento hanno più di mezza diottria 22 giugno 2012 – Mettiamo a fuoco il difetto visivo più comune: è la miopia, che solo in Italia colpisce circa 15 milioni di persone. Un nuovo studio pubblicato su Ophthalmology fa il punto sul vizio refrattivo nella fascia d’età che va dai 5 ai 16 anni. A vedere sfocato da lontano sono il 23,4% dei giovanissimi (con più di mezza diottria). Quelli che hanno, invece, almeno 0,75 diottrie sono il 16,4% e oltre una diottria il 14%. Lo studio ha preso in considerazione 4927 ragazzini. Durante l’età scolare poco meno di un quarto di essi ha sviluppato la miopia, con un picco registrato attorno agli 11 anni. Si sono riscontrate differenze anche a seconda del gruppo etnico, con un record negativo per gli asiatici (27,3%) e gli ispanici (21,4%). La ricerca è stata condotta dal 1989 al 2009 prima in California e, a partire dal 1997, anche in altri due stati americani (Alabama e Texas).

Leggi anche: “ Più miopia in America ”.

Fonte: Ophthalmology

Nuove molecole per la vista

Nuove molecole per la vista Una coppia di proteine è ora considerata fondamentale per la visione con poca luce 20 giugno 2012 – Le molecole sono, per così dire, i ‘messaggeri’ che consentono alla vista di funzionare. La cascata molecolare che fa viaggiare le immagini dalla retina alla corteccia cerebrale è ora più chiara. In due diversi studi – pubblicati su PNAS e sul Journal of Cell Biology – diversi ricercatori si sono concentrati, in particolare, sulla cecità notturna, una patologia a cui è associata un’assenza di sensibilità visiva in condizioni di scarsa luminosità. I fotorecettori si distinguono in bastoncelli (a sinistra) e coni (a destra). (Fonte: Summagallicana) Nella ricerca pubblicata su PNAS è stata identificata una coppia di proteine regolatorie chiamate RGS7 e RGS11, che sono presenti in neuroni retinici chiamati cellule bipolari. Queste ultime, secondo il direttore dello studio Martemyanov (neuroscienziato dello Scripps Research Insitute), “forniscono un collegamento fondamentale tra i sensori retinici della luce (fotorecettori) e i neuroni che inviano l’informazione visiva al cervello”. “La speranza – ha concluso il Prof. Martemyanov – è che una migliore comprensione di queste molecole (RGS7 e RGS11, ndr) possa portare a migliori trattamenti contro le dipendenze, il dolore e la cecità”.

Fonte: The Scripps Research Institute

Ultima modifica: 10 luglio 2012

Visione cristallina

Visione cristallinaLa calotta trasparente è la cornea La cornea è tornata trasparente dopo iniezioni di cellule endoteliali nei bulbi delle cavie 14 giugno 2012 – Una visione limpida richiede anche la trasparenza della nostra cornea. Tuttavia ci sono malattie che la danneggiano facendola diventare opaca. Per questo équipe di ricercatori sono alla ricerca di nuove soluzioni che potrebbero consentire di evitare il classico trapianto. Ricercatori giapponesi dell’Università di Doshisha hanno iniettato, nella parte anteriore del bulbo oculare, cellule corneali coltivate in laboratorio assieme a un speciale molecola, riuscendo a farle attecchire più facilmente: dopo 48 ore i conigli – su cui venivano sperimentate le cellule endoteliali – hanno riguadagnato una buona vista. Si tratta, tuttavia, di un procedimento sperimentale che per ora non ha applicazioni cliniche sull’uomo, ma che fa ben sperare riguardo a nuove chance di cura. Esiste, infine, una possibilità d’impiego di cellule staminali appartenenti alla persona stessa, prelevate da una zona della superficie oculare chiamata limbus e usate per rigenerare la cornea, ad esempio in caso di causticazione della superficie oculare ( clicca qui per approfondire ). Nota zona di transizione tra la cornea e la sclera (il cosiddetto bianco dell’occhio).

Riferimento bibliografico originale: Okumura N, Koizumi N, Ueno M, Sakamoto Y, Takahashi H, Tsuchiya H, Hamuro J, Kinoshita S., “ROCK Inhibitor Converts Corneal Endothelial Cells into a Phenotype Capable of Regenerating In Vivo Endothelial Tissue”, Am J Pathol. 2012 Jul;181(1):268-77. Epub 2012 Jun 14.

Fonte: Elsevier Health Sciences

Ultima modifica: 6 luglio 2012.

L’occhio della mente

Aree del cervello deputate alla visione (Fonte: Università di Monaco, Germania)

Aree del cervello deputate alla visione (Fonte: Università di Monaco, Germania)L’occhio della mente Una nuova ricerca fa sperare i ciechi: si potrebbe stimolare direttamente la loro corteccia visiva 11 giugno 2012 – Chiudi gli occhi e immagina di vedere un viso. In futuro i ciechi potrebbero vedere così, ma non con la loro immaginazione. Infatti potrà essere stimolata direttamente la loro corteccia visiva: è il tentativo avveniristico che stanno portando avanti i ricercatori del Texas Medical Center (Usa) . Questi scienziati sognano così di aiutare potenzialmente milioni di non vedenti. Il cieco potrebbe in futuro indossare occhiali muniti di una microtelecamera connessa a internet. Essa trasmetterebbe le informazioni visive a un chip impiantato nel cervello del cieco che attiverebbe, per così dire, l’“occhio della mente”. Nel caso specifico i ricercatori sono riusciti a creare l’illusione di un flash. Ci vorrà però molto tempo perché venga indotta la visualizzazione di immagini definite. In futuro i ricercatori cercheranno di far visualizzare delle lettere nella mente dei volontari (sino ad oggi epilettici in cura presso il St. Luke Episcopal Hospital ). “Anche se molto lavoro resta da fare le possibilità sono entusiasmanti – ha commentato Micael S. Beauchamp, direttore dello studio pubblicato su Nature Neuroscience –. Se avrà successo il tentativo sarebbe quello di bypassare gli occhi che non funzionano più stimolando il cervello a generare immagini mentali”. Va detto, tuttavia, che esperimenti analoghi che prevedevano l’uso di elettrodi impiantati nella corteccia cerebrale sono sino ad oggi sostanzialmente falliti. Viceversa solo per nei malati di retinite pigmentosa e coroideremia ha avuto un parziale successo l’impianto di una protesi retinica ( occhio bionico ) fermo restando che era rimasto un piccolo grado di attività delle cellule nervose della retina e che il nervo ottico era integro. Si tratta, in questo caso, non di uno stimolatore diretto dell’attività cerebrale bensì di uno stimolatore dell’attività retinica residua mediante impulsi elettrici. Per leggere l’abstract dello studio originale su Nature Neuroscience clicca qui .

Fonte principale: The University of Texas

Ultima modifica: 10 luglio 2012

Bulbi oculari allungati più resistenti al diabete

Bulbo oculare

Bulbo oculareBulbi oculari allungati più resistenti al diabete Minori rischi di retinopatia diabetica o di edema maculare nei miopi: lo attesta un nuovo studio internazionale 7 giugno 2012 – L’occhio allungato… allunga la resistenza oculare al diabete , malattia cronica caratterizzata da un eccesso di zuccheri nel sangue (glicemia elevata). È strano ma vero: i diabetici miopi sono meno esposti a danni alla retina (sia da retinopatia diabetica che da edema maculare). Lo dice una nuova ricerca internazionale condotta per oltre trent’anni su 630 occhi, un terzo dei quali con problemi retinici. I 367 diabetici adulti sono stati studiati presso il Royal Victorian Eye and Ear Hospital (Australia). Erano affetti dalla forma meno grave di diabete (il tipo 2), che può essere controllata con la dieta, oppure da quella più grave (il tipo 1), che necessita di iniezioni di insulina. È stato periodicamente esaminato e fotografato il loro fondo oculare . In caso di necessità è stato eseguito un esame al laser infrarosso (OCT) per controllare i diversi strati retinici. “In persone col diabete, occhi con una lunghezza assiale maggiore è meno probabile che abbiano la retinopatia diabetica e l’edema maculare diabetico” (quest’ultima nella forma lieve o di media entità): questa è la conclusione dei ricercatori sulla rivista Ophthalmology .

Fonte principale: Ophthalmology

Ultima modifica: 14 giugno 2012

Omega-3 contro la degenerazione maculare

Retina colpita dalla degenerazione maculare legata all'età (forma umida)

Retina colpita dalla degenerazione maculare legata all'età (forma umida)Omega-3 contro la degenerazione maculare Gli acidi grassi contenuti nel pesce aiutano a proteggere le cellule retiniche 31 maggio 2012 – Che legame esiste tra una dieta ricca di pesce e la prevenzione della cecità? Un consumo elevato di tonno, pesce azzurro o salmone può aiutare a combattere la degenerazione della zona centrale della retina (maculopatia), che colpisce principalmente gli anziani. I ricercatori dell’università di Alberta (Canada) hanno constatato che l’incremento dell’assunzione di un particolare tipo di Omega-3 – un acido grasso chiamato DHA – impedisce a una molecola tossica per le cellule retiniche di accumularsi sul fondo dell’occhio: si tratta della lipofuscina, un materiale di scarto deiCavia di laboratorio processi visivi dal colore bianco-giallastro. Il modello sperimentale dei ricercatori ha previsto l’uso di topi geneticamente modificati (anche se si punta a replicare questi risultati sugli esseri umani); per constatare risultati positivi gli Omega-3 sono stati somministrati per almeno sei mesi. “Mentre invecchiamo normalmente – hanno scritto i ricercatori canadesi su Investigative Ophthalmology & Visual Science – la quantità di questa tossina [la lipofuscina] raddoppia mentre nei test di laboratorio tale incremento non è stato affatto riscontrato [nelle cavie a cui veniva somministrato DHA]”.

Fonti: Università di Alberta, IOVS

Rigenerato il nervo ottico nelle cavie

Cavia di laboratorio

Cavia di laboratorioRigenerato il nervo ottico nelle cavie Recuperata parzialmente la vista grazie alla stimolazione delle cellule nervose e all’oncomodulina 25 maggio 2012 – Le cavie ci vedono di nuovo, anche se solo parzialmente. Nonostante il loro nervo ottico fosse gravemente danneggiato i ricercatori sono riusciti a rigenerarlo quel tanto che è bastato per restituire loro un po’ di vista. A ridare speranza anche alle persone che, a causa di traumi o di malattie, hanno perso la vista per danni al nervo ottico ci ha pensato una squadra d’Oltreoceano (statunitense e brasiliana), che ha condotto esperimenti su topi di laboratorio. Due sono stati i fattori che hanno consentito una parziale rigenerazione del nervo ottico: l’oncomodulina e una specifica stimolazione delle cellule nervose. “Abbiamo dimostrato – scrivono i ricercatori sulla rivista PNAS – che, con adeguata stimolazione, le cellule ganglionari retiniche possono rigenerare gli assoni (prolungamento delle cellule nervose, ndr) per l’intera lunghezza delle vie visive”. In questo caso la rigenerazione nervosa ripristina parzialmente i movimenti oculari in risposta agli stimoli e la percezione della profondità; così viene ricostruito il circuito centrale della visione in seguito a danni del nervo ottico. Altre équipe di ricercatori hanno fatto ricorso anche all’inibizione di un gene. In ogni caso, sempre grazie all’oncomodulina e ad altri fattori di crescita hanno ottenuto risultati durevoli nella rigenerazione di nervi ottici di cavie traumatizzate, con tanto di parziale reinnervazione, ottenendo un po’ di recupero del visus . Tuttavia questi metodi non sono stati ancora stati tentati sugli esseri umani.

Fonti: 1) Proc Natl Acad Sci USA; 2) Int Rev Neurobiol.

Ultima modifica: 25 febbraio 2015