Malati cronici oltre la metà degli anziani

Anziano (volto)

Malati cronici oltre la metà degli anziani Cittadinanzattiva: in Italia nella fascia d’età tra i 65 e i 74 anni almeno il 50% delle persone ha una o più malattie croniche 19 ottobre 2012 – Almeno una persona su due tra i 65 e i 74 anni di età in Italia soffre di una o più patologie croniche (tra cui quelle oculari) e solo il 30% di esse dichiara di essere in buona salute. A far luce sulle problematiche dell’assistenza socio-sanitaria agli anziani malati cronici e sulle loro famiglie è l’XI Rapporto nazionale sulle politiche della cronicità “Emergenza famiglie, l’insostenibile leggerezza del Welfare”, presentato questa settimana da Cittadinanzattiva. Ad occuparsi della cura ed assistenza all’anziano malato cronico è, in più della metà (56%) dei casi, un solo nucleo familiare. Ciascuna famiglia dedica mediamente all’assistenza del familiare anziano oltre 5 ore al giorno. Il 12,2% degli ultrasessantacinquenni vive uno stato di povertà relativa e il 5,4% di povertà assoluta. Il Rapporto – basato su dati Istat 2011 – nasce da informazioni acquisite da 28 delle 86 associazioni nazionali, rappresentative di oltre 100 mila cittadini affetti da patologie croniche.

Fonte principale: Cittadinanzattiva

Disabili, Italia tra gli ultimi come protezione sociale

Disabile visivo con bastone bianco

Disabili, Italia tra gli ultimi come protezione sociale Censis: nel modello italiano molte responsabilità gravano sulle famiglie 18 ottobre 2012 – Italia tra gli ultimi Stati in Europa per risorse destinate alla protezione sociale delle persone con disabilità. Lo attesta una ricerca realizzata dal Censis (promossa dalla Fondazione Cesare Serono) sui bisogni ignorati delle persone portatrici di handicap, basata sul confronto con gli altri Paesi europei dell’offerta di servizi per cronici e disabili da parte della sanità italiana. In Italia si spendono 438 euro pro-capite annui, meno della media europea (531 euro), decisamente lontani dal Regno Unito (754 euro). Indietro nell’inserimento lavorativo, poche risorse per la scuola. Il modello italiano rimane assistenzialistico e molte responsabilità sono “scaricate” sulle famiglie. Ancora più grande è la sproporzione tra le misure erogate sotto forma di prestazioni economiche e quelle sotto forma di beni e servizi. In quest’ultimo caso il valore pro-capite annuo in Italia non raggiunge i 23 euro, cioè meno di un quinto della spesa media europea (125 euro), un importo lontanissimo dai 251 euro della Germania e pari a meno della metà perfino della spesa rilevata in Spagna (55 euro). Tra i disabili sono stati considerati, naturalmente, anche quelli visivi.

Fonte: Censis

Ue, la paura della cecità

Sondaggio condotto su oltre 5000 persone: durante l’invecchiamento la perdita della vista è il problema di salute più sentito dopo la perdita della memoria

Il timore di piombare nell’oscurità si aggira per l’Europa. Oltre 5000 persone sono state intervistate in cinque Paesi dell’Unione europea: la paura di perdere la vista preoccupa oltre il doppio delle persone rispetto ai problemi cardiaci, respiratori o al diabete (che, per inciso, può provocare anche retinopatia diabetica ). È questa la conclusione di un sondaggio effettuato dal Forum europeo contro la cecità (E-FAB). La perdita della vista è risultata la principale preoccupazione, negli anziani, dopo la perdita della memoria a livello di salute. Oltre la metà degli intervistati (53%) hanno dichiarato di essere preoccupati per la grave riduzione della vistaBandiere europee e dalla cecità durante l’invecchiamento; inoltre, hanno affermato chi sistemi sanitari nazionali dovrebbero dedicare più risorse alla prevenzione della perdita della funzionalità visiva. “I risultati di questo sondaggio – ha affermato N. Sharma di AMD Alliance International – confermano che molte persone classificano la perdita della vista e la cecità prevenibile (per l’Oms l’80% dei casi a livello mondiale, ndr) come un grande problema personale di salute ed è ragionevole pensare che, per quanto ne sappiamo, il rischio di cecità dovuto alle malattie retiniche stia aumentando. Quasi i due terzi delle persone interpellate hanno dichiarato che una diagnosi tardiva e la mancanza di check-up oculistici regolari sono grandi ostacoli alla diagnosi, il che suggerisce che abbiamo bisogno di maggiori investimenti nei servizi oculistici per vincere la sfida della prevenzione della cecità in Europa”.

Testa la tua vista ora

Fonte: clicca qui

Pagina pubblicata il 17 ottobre 2012.

Ultima modifica: 25 ottobre

Ue, la paura della cecità

Sondaggio condotto su oltre 5000 persone: durante l’invecchiamento la perdita della vista è il problema di salute più sentito dopo la perdita della memoria

Il timore di piombare nell’oscurità si aggira per l’Europa. Oltre 5000 persone sono state intervistate in cinque Paesi dell’Unione europea: la paura di perdere la vista preoccupa oltre il doppio delle persone rispetto ai problemi cardiaci, respiratori o al diabete (che, per inciso, può provocare anche retinopatia diabetica ). È questa la conclusione di un sondaggio effettuato dal Forum europeo contro la cecità (E-FAB). La perdita della vista è risultata la principale preoccupazione, negli anziani, dopo la perdita della memoria a livello di salute. Oltre la metà degli intervistati (53%) hanno dichiarato di essere preoccupati per la grave riduzione della vistaBandiere europee e dalla cecità durante l’invecchiamento; inoltre, hanno affermato chi sistemi sanitari nazionali dovrebbero dedicare più risorse alla prevenzione della perdita della funzionalità visiva. “I risultati di questo sondaggio – ha affermato N. Sharma di AMD Alliance International – confermano che molte persone classificano la perdita della vista e la cecità prevenibile (per l’Oms l’80% dei casi a livello mondiale, ndr) come un grande problema personale di salute ed è ragionevole pensare che, per quanto ne sappiamo, il rischio di cecità dovuto alle malattie retiniche stia aumentando. Quasi i due terzi delle persone interpellate hanno dichiarato che una diagnosi tardiva e la mancanza di check-up oculistici regolari sono grandi ostacoli alla diagnosi, il che suggerisce che abbiamo bisogno di maggiori investimenti nei servizi oculistici per vincere la sfida della prevenzione della cecità in Europa”.

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Pagina pubblicata il 17 ottobre 2012.

Ultima modifica: 25 ottobre

Più fumo, più cataratta

Visione di persona colpita da cataratta

Visione di persona colpita da cataratta

Il consumo di sigarette negli anziani tende a far opacizzare il cristallino

Il cristallino tende a diventare opaco non solo con l’età, ma anche a causa del fumo. Che esista una relazione tra il consumo di sigarette e la cataratta era già stato ipotizzato, ma un’équipe di ricercatori cinesi ha esaminato molti studi scientifici già pubblicati, facendone una puntuale rassegna.

Nonostante la cataratta possa essere rimossa chirurgicamente sostituendo il cristallino divenuto opaco con un cristallino artificiale, dove l’intervento non è a carico dello Stato – soprattutto nei Paesi in via di sviluppo – ci sono molte persone che non possono permettersi l’intervento chirurgico e, quindi, diventano ipovedenti o cieche (in questo caso, tuttavia, la loro condizione è reversibile).

Durante la ricerca è stata confrontata la prevalenza della cataratta nei fumatori con persone che non avevano mai fumato. Non solo persone che prima fumavano correvano rischi più elevati di incorrere nella cataratta, ma l’incidenza più elevata si è osservata negli anziani che ancora fumavano. In particolare si è constatato soprattutto un incremento dei casi di cataratta nucleare (opacizzazione del nucleo centrale del cristallino) e di cataratta subcapsulare posteriore (l’opacizzazione ha colpito la parte retrostante della capsula che contiene la lente) mentre, invece, un terzo tipo non si è manifestato con una frequenza più elevata (detto “corticale“ perché superficiale). E’ importante smettere di fumare anche per prevenire un’altra malattia oculare, che colpisce il centro della retina: la degenerazione maculare legata all’età (AMD). Precedenti studi hanno dimostrato, infine, che l’esercizio fisico regolare è importante sia per ridurre il rischio di contrarre la cataratta che la degenerazione maculare, oltre che per mantenere in salute l’organismo nel suo complesso (clicca qui per approfondire).

Fonte principale: IOVS

Pagina pubblicata il 15 ottobre 2012. Ultima modifica: 25 gennaio 2019

Più fumo, più cataratta

Visione di persona colpita da cataratta

Visione di persona colpita da cataratta

Il consumo di sigarette negli anziani tende a far opacizzare il cristallino

Il cristallino tende a diventare opaco non solo con l’età, ma anche a causa del fumo. Che esista una relazione tra il consumo di sigarette e la cataratta era già stato ipotizzato, ma un’équipe di ricercatori cinesi ha esaminato molti studi scientifici già pubblicati, facendone una puntuale rassegna.

Nonostante la cataratta possa essere rimossa chirurgicamente sostituendo il cristallino divenuto opaco con un cristallino artificiale, dove l’intervento non è a carico dello Stato – soprattutto nei Paesi in via di sviluppo – ci sono molte persone che non possono permettersi l’intervento chirurgico e, quindi, diventano ipovedenti o cieche (in questo caso, tuttavia, la loro condizione è reversibile).

Durante la ricerca è stata confrontata la prevalenza della cataratta nei fumatori con persone che non avevano mai fumato. Non solo persone che prima fumavano correvano rischi più elevati di incorrere nella cataratta, ma l’incidenza più elevata si è osservata negli anziani che ancora fumavano. In particolare si è constatato soprattutto un incremento dei casi di cataratta nucleare (opacizzazione del nucleo centrale del cristallino) e di cataratta subcapsulare posteriore (l’opacizzazione ha colpito la parte retrostante della capsula che contiene la lente) mentre, invece, un terzo tipo non si è manifestato con una frequenza più elevata (detto “corticale“ perché superficiale). E’ importante smettere di fumare anche per prevenire un’altra malattia oculare, che colpisce il centro della retina: la degenerazione maculare legata all’età (AMD). Precedenti studi hanno dimostrato, infine, che l’esercizio fisico regolare è importante sia per ridurre il rischio di contrarre la cataratta che la degenerazione maculare, oltre che per mantenere in salute l’organismo nel suo complesso (clicca qui per approfondire).

Fonte principale: IOVS

Pagina pubblicata il 15 ottobre 2012. Ultima modifica: 25 gennaio 2019

Premio Nobel per le staminali riprogrammate

Staminali riprogrammate si trasformano in neuroni (le cellule nervose costituiscono anche la retina)

Staminali riprogrammate si trasformano in neuroni (le cellule nervose costituiscono anche la retina)Premio Nobel per le staminali riprogrammate A S. Yamanaka e J. B. Gurdon il riconoscimento dell’Accademia di Stoccolma per aver ottenuto un nuovo tipo di staminali partendo da cellule adulte 8 ottobre 2012 – Le staminali riprogrammate hanno conquistato il Premio Nobel per la medicina. Due ricercatori – il giapponese Shinya Yamanaka e il britannico John Gurdon – hanno ottenuto il celebre riconoscimento dell’Accademia reale delle scienze di Stoccolma. La comunità scientifica internazionale ha riconosciuto, quindi, i loro sforzi. In particolare Yamanaka riuscì già nel 2006 a ringiovanire le cellule adulte intervenendo sul loro Dna. Così ha ottenuto staminali pluripotenti che – similmente a quelle embrionali il cui impiego è vietato in molti Paesi (tra cui l’Italia) – possono essere impiantate in modo da riparare diversi tessuti. “Le loro scoperte – si legge nel sito ufficiale dell’Accademia di Stoccolma – hanno rivoluzionato la nostra comprensione del modo in cui si sviluppano le cellule e gli organismi”. Infatti, “riprogrammando le cellule umane gli scienziati hanno creato nuove opportunità per studiare le malattie e sviluppare metodi di diagnosi e di terapia”. Potenzialmente le cellule staminali riprogrammate potrebbero essere utilizzate anche per riparare la retina . Per ora, tuttavia, questo approccio terapeutico è stato sperimentato unicamente su cavie: nella retina di alcuni topi sono state impiantate con successo staminali riprogrammate ottenute dalla pelle di un uomo ( clicca qui per approfondire). Dopo essere state ringiovanite mediante l’innesto di alcuni geni (prima quattro, poi ridotti a tre), le cellule Il Premio Nobel per la medicina John Gurdonriprogrammate sono state fatte sviluppare sino allo stadio di cellule nervose “bambine“; poi sono state impiantate nella retina e si è ottenuto un miglioramento delle capacità visive degli animali. John B. Gurdon scoprì nel 1962 che il processo di specializzazione delle cellule è reversibile. In un esperimento divenuto classico sostituì il nucleo cellulare immaturo di un ovulo di una rana col nucleo di unaA sinistra S. Yamanaka premiato al Quirinale dal Presidente Giorgio Napolitano il 18 novembre 2010 cellula intestinale matura. Questo ovulo modificato si è sviluppato in un girino normale. Il DNA della cellula matura, infatti, contiene tutte le informazioni necessarie a sviluppare tutte le cellule delle rane. Shinya Yamanaka ha scoperto nel 2006 che le cellule mature intatte potevano essere riprogrammate in modo da divenire cellule staminali immature. Sorprendentemente introducendo solo alcuni geni le cellule mature possono essere riprogrammate in modo da diventare staminali pluripotenti (cellule immature che riescono a svilupparsi in tutti i tipi di cellule dell’organismo). Yamanaka (nella foto sulla destra è la prima persona a sinistra) è stato tra l’altro premiato il 18 novembre 2010 al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Fonte principale: NobelPrize

Ultima modifica: 12 aprile 2013

Premio Nobel per le staminali riprogrammate

Staminali riprogrammate si trasformano in neuroni (le cellule nervose costituiscono anche la retina)

Staminali riprogrammate si trasformano in neuroni (le cellule nervose costituiscono anche la retina)Premio Nobel per le staminali riprogrammate A S. Yamanaka e J. B. Gurdon il riconoscimento dell’Accademia di Stoccolma per aver ottenuto un nuovo tipo di staminali partendo da cellule adulte 8 ottobre 2012 – Le staminali riprogrammate hanno conquistato il Premio Nobel per la medicina. Due ricercatori – il giapponese Shinya Yamanaka e il britannico John Gurdon – hanno ottenuto il celebre riconoscimento dell’Accademia reale delle scienze di Stoccolma. La comunità scientifica internazionale ha riconosciuto, quindi, i loro sforzi. In particolare Yamanaka riuscì già nel 2006 a ringiovanire le cellule adulte intervenendo sul loro Dna. Così ha ottenuto staminali pluripotenti che – similmente a quelle embrionali il cui impiego è vietato in molti Paesi (tra cui l’Italia) – possono essere impiantate in modo da riparare diversi tessuti. “Le loro scoperte – si legge nel sito ufficiale dell’Accademia di Stoccolma – hanno rivoluzionato la nostra comprensione del modo in cui si sviluppano le cellule e gli organismi”. Infatti, “riprogrammando le cellule umane gli scienziati hanno creato nuove opportunità per studiare le malattie e sviluppare metodi di diagnosi e di terapia”. Potenzialmente le cellule staminali riprogrammate potrebbero essere utilizzate anche per riparare la retina . Per ora, tuttavia, questo approccio terapeutico è stato sperimentato unicamente su cavie: nella retina di alcuni topi sono state impiantate con successo staminali riprogrammate ottenute dalla pelle di un uomo ( clicca qui per approfondire). Dopo essere state ringiovanite mediante l’innesto di alcuni geni (prima quattro, poi ridotti a tre), le cellule Il Premio Nobel per la medicina John Gurdonriprogrammate sono state fatte sviluppare sino allo stadio di cellule nervose “bambine“; poi sono state impiantate nella retina e si è ottenuto un miglioramento delle capacità visive degli animali. John B. Gurdon scoprì nel 1962 che il processo di specializzazione delle cellule è reversibile. In un esperimento divenuto classico sostituì il nucleo cellulare immaturo di un ovulo di una rana col nucleo di unaA sinistra S. Yamanaka premiato al Quirinale dal Presidente Giorgio Napolitano il 18 novembre 2010 cellula intestinale matura. Questo ovulo modificato si è sviluppato in un girino normale. Il DNA della cellula matura, infatti, contiene tutte le informazioni necessarie a sviluppare tutte le cellule delle rane. Shinya Yamanaka ha scoperto nel 2006 che le cellule mature intatte potevano essere riprogrammate in modo da divenire cellule staminali immature. Sorprendentemente introducendo solo alcuni geni le cellule mature possono essere riprogrammate in modo da diventare staminali pluripotenti (cellule immature che riescono a svilupparsi in tutti i tipi di cellule dell’organismo). Yamanaka (nella foto sulla destra è la prima persona a sinistra) è stato tra l’altro premiato il 18 novembre 2010 al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Fonte principale: NobelPrize

Ultima modifica: 12 aprile 2013

Staminali riprogrammate contro la cecità

Colonia di cellule staminali pluripotenti indotte (iPS). (Foto di S. Tsang)

Colonia di cellule staminali pluripotenti indotte (iPS). (Foto di S. Tsang)Staminali riprogrammate contro la cecità Cellule della pelle sono state ringiovanite e trasformate in cellule retiniche: cavie cieche hanno recuperato in parte la vista 2 ottobre 2012 – Cellule della pelle sono state ringiovanite e trasformate in cellule per rigenerare la retina. Lo hanno fatto ricercatori della Columbia University (Usa): la sperimentazione è avvenuta su cavie cieche, con risultati incoraggianti. Dopo aver trasformato le cellule adulte di un essere umano in cellule staminali retiniche – grazie a una riprogrammazione del DNA – le cellule “bambine” sono state iniettate sotto la retina di cavie di laboratorio due giorni dopo la loro nascita. Le cavie hanno così beneficiato di un miglioramento della vista parziale ma duraturo. In primo luogo i ricercatori hanno prelevato le cellule cutanee da un donatore di 53 anni. Poi le hanno riprogrammate utilizzando dei virus per trasportare alcuniCavia di laboratorio geni che hanno fatto scattare degli “interruttori” genetici. Questi ultimi hanno fatto ringiovanire le cellule fino allo stadio di staminali. Dopodiché, grazie a una sorta di “cocktail” di fattori di accrescimento, sono state fatte sviluppare in giovanissime cellule retiniche. Infine queste staminali pluripotenti indotte (iPS) sono state iniettate sotto la retina di 34 topolini – preventivamente modificati geneticamente per far sì che la loro retina degenerasse come nei malati di retinite pigmentosa –: è stato osservato un incremento dell’attività bioelettrica della loro retina (mediante ERG) dopo aver “rigenerato” l’epitelio pigmentato retinico, DNAtessuto che fornisce nutrimento ai fotorecettori. “Credo che siamo più vicini a uno scenario in cui le cellule della pelle del paziente stesso vengono impiegate per rimpiazzare le cellule retiniche distrutte da malattia o degenerazione”, ha affermato il direttore dello studio, Stephen Tsang, professore associato di oftalmologia presso la Colombia University. “Se la terapia fosse sicura, potremmo intervenire molto presto per prevenire in gran parte la perdita della vista”. Il principale rischio dell’impiego delle staminali, quello dello sviluppo di un tumore, è stato scongiurato selezionando accuratamente le cellule. Fino ad oggi va detto però che non sono state ancora impiantate cellule pluripotenti indotte negli esseri umani. Le staminali ottenute mediante riprogrammazione genetica di cellule adulte sono state ottenute per la prima volta in Giappone nel 2006. A metà del 2009 l’Università del Wisconsin-Madison ha pubblicato un lavoro nel quale le cellule adulte della pelle erano state trasformate in cellule staminali retiniche umane (pluripotenti indotte).

Fonti: Molecular Medicine , Columbia University Medical Center

Occhio e tempo

Occhio e tempo Il divenire biologico della vista in un convegno che si è svolto in Molise 2 ottobre 2012 – Il tempo va tenuto d’occhio e… l’occhio risente del tempo. Proprio sul tema dell’invecchiamento oculare e sui suoi effetti si è tenuto un convegno lo scorso 29 settembre in Molise (a Larino), con la partecipazione di illustri esperti. L’invecchiamento demografico è un problema particolarmente sentito: non solo in Italia una persona su cinque ha più di 65 anni (di cui il 18% è disabile), ma anche a livello mondiale si registra un progressivo aumento dell’età media. Mentre nel mondo la prima causa di disabilità visiva è la cataratta (poiché molti Stati o privati non possono permettersi le operazioni), nei Paesi di maggior benessere la principale causa di cecità legale è la degenerazione maculare legata all’età ( AMD ). Altri problemi oculari più comuni tra gli anziani possono essere le alterazioni della superficie oculare, degenerazioni del nervo ottico o l’edema retinico. L’evento è stato organizzato dall’Azienda sanitaria regionale del Molise e dall’Università degli Studi della stessa Regione.

Leggi anche: “ Occhio di riguardo per gli anziani Nella maggior parte dei casi è operabile (al seminario si è parlato anche di “Robotizzazione dell’intervento di cataratta“).

Link utile: programma evento