Più prevenzione, meno mortalità

Più prevenzione, meno mortalità La disabilità visiva può essere spesso evitata e, comunque, diagnosi e trattamenti devono essere tempestivi 28 agosto 2014 – La prevenzione delle malattie che causano disabilità visiva e interventi medico-oculistici tempestivi possono ridurre il rischio di mortalità negli anziani. Questa è la conclusione a cui è pervenuto un team di otto ricercatori americani, che ha seguito 2520 persone di età compresa tra i 64 e gli 84 anni per un periodo di otto anni. L’équipe di ricercatori universitari ha studiato la correlazione tra declino delle capacità visive, riduzione delle abilità nella vita quotidiana e il rischio di decesso. L’aspetto più importante evidenziato dallo studio è l’importanza di una diagnosi e di un trattamento precoci (che possono includere correzione visiva degli ipovedenti e una loro riabilitazione) nonché la possibilità di un miglioramento delle strategie d’intervento.

Fonte: Jama Ophthalmology

Una lentina hi-tech per misurare la pressione intraoculare

Immagine: lentina high-tech basata su un microfluido (Nature)

Immagine: lentina high-tech basata su un microfluido (Nature)Una lentina hi-tech per misurare la pressione intraoculare Un dispositivo sperimentale è stato realizzato negli Usa: la lente che sostituisce il cristallino si connette a un cellulare Se vi dovrete operare di cataratta in futuro potreste farvi impiantare una lentina dotata di sensore che misura anche la pressione oculare. L’ingegnosa invenzione è stata realizzata presso l’Università di Stanford (Usa): il microdispositivo si può connettere a un cellulare che legge il valore pressorio oculare, il quale deve essere generalmente compreso tra 10 e 20 millimetri di mercurio (mmHg). Se tale valore è alterato potrebbe essere presente un glaucoma , malattia che – se non trattata tempestivamente – può causare danni irreversibili al nervo ottico , compromettendo prima la visione periferica e poi portando alla cecità.Campo visivo tubulare tipico di un glaucomatoso in stadio avanzato In questo modo in futuro le persone a cui è stato diagnosticato il glaucoma potrebbero misurarsi da sole la pressione intraoculare leggendone il valore sul proprio smartphone . Attualmente, invece, bisogna periodicamente recarsi da un oculista: tenerla sotto controllo è indispensabile per prevenire eventuali danni visivi. La lentina sperimentale dell’Università di Stanford contiene una riserva di gas e un sensore. Maggiore è la pressione interna all’occhio e più viene compresso il gas contenuto nella lente. In questo modo si può misurare il valore della pressione oculare, che può essere troppo alta a causa di un accumulo eccessivo di umor acqueo. Attualmente l’Oms stima che i malati di glaucoma nel mondo siano circa 55 milioni. In molti casi una diagnosi tempestiva consente di salvare la vista, naturalmente quando è seguita da opportune cure (generalmente colliri per abbassare la pressione oculare) o interventi chirurgici (come la trabeculectomia).

Fonti: Università di Stanford , Nature

Pagina pubblicata il 27 agosto 2014.

Ultima modifica: 23 settembre 2014

L’edema maculare diabetico sotto la lente

Edema maculare diabetico

Edema maculare diabeticoL’edema maculare diabetico sotto la lente Tutti i diabetici devono sottoporsi a controlli oculistici più frequenti: la loro salute retinica è più a rischio 26 agosto 2014 – La vista dei diabetici è più a rischio della media. Per questo chi è colpito da diabete deve sottoporsi con più frequenza a visite oculistiche periodiche: la diagnosi di retinopatia diabetica è importante che venga fatta precocemente perché questa malattia oculare, se non curata, può provocare problemi retinici quali l’ èdema maculare diabetico , che nelle forme avanzate causa una deformazione delle immagini (come se si guardasse attraverso una goccia d’acqua perché del liquido si è accumulato tra gli strati della zona centrale della retina). Ricercatori americani hanno analizzato 1038 casi di persone di almeno 40 anni con diabete: in quasi quattro individui su cento (3,8%) era presente anche un edema maculare diabetico. Chi rischia maggiormente di esserne affetto soffre di diabete da più tempo, ha alti livelli di emoglobina glicata nel sangue e non è un nero ispanico. “è imperativo – concludono i ricercatori – che tutte le persone con diabete siano sottoposte a uno screening precoce”.

Fonte: Jama Ophthalmology

Se il Dna si difende dai raggi ultravioletti

Se il Dna si difende dai raggi ultravioletti Senza occhiali da sole si rischiano una serie di malattie oculari. Anche i tumori della pelle rappresentano una minaccia se non ci si cautela 8 agosto 2014 – Il sole può contribuire a causare alcune malattie oculari [come AMD, cataratta, congiuntivite o cheratite], tumori della pelle e l’invecchiamento. A sottolinearlo è l’Università del MontaIl raggi ultravioletti possono causare un legame covalente tra due basi di timina (dimero nel Dna). Immagine: Arpana (Usa), i cui ricercatori hanno da poco pubblicato uno studio sulla risposta del Dna alle radiazioni ultraviolette. Infatti il nostro codice della vita, in una certa misura, riesce a non essere danneggiato dai raggi UV potenzialmente nocivi. Però l’esposizione non deve essere eccessiva e, soprattutto, bisogna prendere determinate accorgimenti come mettere degli occhiali scuri dotati di buoni filtri (sulla montatura devono essere presenti l’adesivo UVA 400 e il marchio CE autentici), evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata e mettersi creme solari ad alta protezione. “Nei nostri esperimenti – scrivono il docente universitario Bern Kohler e colleghi – abbiamo osservato gli eventi che si verificano immediatamente dopo l’esposizione del Dna alle radiazioni ultraviolette. Tali eventi determinano se il Dna sarà danneggiato o meno”. Utilizzando un laser speciale sono stati sparati impulsi di luce ultravioletta su campioni di Dna ed è stata misurata la loro vibrazione ultraveloce di risposta. Fino a un certo livello d’esposizione il Dna è in grado di autoripararsi, ma da un certo punto in poi si possono verificare danni strutturali irreversibili. I quali però possono, il più delle volte, essere prevenuti.

Fonti: Montana State University , Arpa , PNAS

Con gli occhi di chi viaggia

Foto: freedigitalphotos.net

Foto: freedigitalphotos.netCon gli occhi di chi viaggia Un paio di lenti di riserva e lacrime artificiali vanno sempre in valigia La valigia ideale contiene anche lacrime artificiali nonché un paio di occhiali di scorta ovvero di lenti a contatto . L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) spiega nel proprio sito quali siano il kit medico di base e gli altri articoli necessari quando ci si mette in viaggio: si va dai classici cerotti al decongestionante nasale, passando per un disinfettante per le ferite, le creme solari, i repellenti contro gli insetti, fino ai farmaci contro la diarrea e a quelli per abbassare la febbre. Anche forbici, nastro telato e bende potrebbero esservi utili. Ovviamente non bisogna dimenticare di portare con sé la tessera sanitaria – particolarmente importante se si viaggia in altri Paesi dell’Unione europea . Bisogna includere nel proprio kit – ricorda l’Oms – “articoli per la cura dei denti, per quella oculare (comprese le lenti a contatto), per la cura della pelle e dell’igiene personale” ed eventuali farmaci prescritti dal medico, ricetta compresa. Vaccinazioni supplementari sono obbligatorie in diversi Paesi extraeuropei . Senza dimenticare che, se si è allergici, è il caso di portare un braccialetto con l’indicazione di ciò a cui si è intolleranti. Anche se si è diabetici o incinta non bisogna dimenticare di segnalarlo in modo chiaro ed evidente, per cui si consiglia di contattare un medico o una struttura sanitaria con largo anticipo rispetto alla partenza. Infine – aggiungiamo noi – è consigliabile non dimenticare due paia di occhiali da sole (uno di riserva), che devono essere dotati di buoni filtri a norma di legge. Contenuto del kit medico di base secondo l’Oms (per i viaggi) Articoli di “primo soccorso”: nastro telato detergente antisettico o alcalino per le ferite bende forbici spille da balia gocce oculari emollienti (lubrificanti) repellente contro gli insetti rimedio contro le punture d’insetto [tipo stick all’ammoniaca, ndr] antistaminici in compresse decongestionante nasale sali per la reidratazione orale [in caso di diarrea, quando è consigliabile bere molta acqua con sali minerali, ndr] analgesico (ad esempio paracetamolo [o un altro antipiretico come l’aspirina]) garze sterili termometro [elettronico, meglio se con pile di riserva, ndr] protezione solare [crema ad alta protezione, con filtri 30-50, ndr] tappi per le orecchie pinzette cerotti adesivi per piccole ferite. L’Oms nel suo sito indica anche ulteriori articoli medico-sanitari da viaggio a seconda della destinazione e delle esigenze individuali: farmaci contro malattie preesistenti [ovvero già diagnosticate da un medico che prescrive una terapia personale, ndr] farmaci antidiarroici antibiotici per combattere le infezioni più frequenti in viaggio pomata antibatterica polvere antifungina farmaco antimalarico [laddove la malaria è endemica può essere necessaria la profilassi, ndr] zanzariera e insetticidi per il trattamento di tessuti (abiti, reti, tende) [in Paesi a rischio malaria o altre malattie veicolate dagli insetti, ndr] un adeguato numero di confezioni di preservativi e contraccettivi orali siringhe ed aghi sterili disinfettante per l’acqua [in Paesi dove non è garantita acqua potabile e incontaminata. Comunque, è consigliabile sempre acquistare acqua in bottiglia confezionata e sigillata, ndr] occhiali da vista di scorta e/o lenti a contatto di ricambio (con liquido di conservazione) altri articoli per soddisfare le esigenze prevedibili, in base alla destinazione e alla durata del soggiorno.

Link utili: Ministero degli Esteri (Viaggiare Sicuri) , Ministero della Salute

Fonte di riferimento: Oms (Who)

Pagina pubblicata il 7 agosto 2014.

Ultima modifica: 1 settembre 2014

Il sole può nuocere alla vista

Attività solare

Non bisogna solo proteggersi con creme solari, ma anche con occhiali scuri a norma di legge contro i raggi ultravioletti

Attività solare
Rimanere costantemente abbagliati o accecati dal sole e dal riverbero, ad esempio quando si è al mare, può nuocere alla vista. Per questo bisogna cautelarsi mettendo occhiali scuri di qualità (oltre a creme solari ad elevata protezione ossia dotate di filtri da 30 a 50).

Mai fidarsi troppo… del sole
In particolare, a lungo andare il sole contribuisce a far invecchiare o a degenerare la
retina : l’eccessiva esposizione è uno dei fattori di rischio dell’ AMD , malattia retinica che può compromettere la visione centrale. Non solo, ma anche la parte anteriore del bulbo oculare non deve rimanere esposta troppo alle radiazioni solari: gli occhi si possono infiammare ( congiuntivite , cheratite) e, alla lunga, il cristallino diventa opaco provocando una cataratta . Tra l’altro la nostra stella può causare anche pterigio senza parlare di un maggiore rischio di tumore (anche della pelle, palpebre e contorno occhi compresi). Se, invece, si fissa troppo a lungo il sole si rischia una maculopatia fototraumatica.

Gli occhiali scuri? Un “must”
Insomma, mettere gli occhiali da sole non è solo un vezzo, ma anche un’esigenza: se i filtri delle lenti sono a norma di legge – contraddistinti dall’adesivo “ UVA 400 “ e dal marchio CE autentici – schermano efficacemente i raggi ultravioletti . Inoltre può essere opportuno mettersi degli occhialini quando si fa il bagno perché il sale tende a irritare gli occhi. Importante è, tra l’altro, non mettere mai le lenti a contatto in spiaggia ma fare esclusivamente ricorso a occhiali.

Pericolo ultravioletti
“Siamo esposti alla luce ultravioletta in maggiore misura durante i mesi estivi, con l’altitudine e se siamo in mare aperto. La neve e l’acqua – spiega alla Bbc Raj Das-Bhaumik, chirurgo oculista del Moorfields Eye Hospital (Londra) – riflettono la luce, compresi i raggi ultravioletti (UV), cosicché l’esposizione è più elevata”. Per questo, sottolinea ancora l’esperto, “si raccomanda protezione oculare mediante occhiali da sole od occhialini per prevenire i danni provocati dalla luce ultravioletta , specialmente quando restiamo esposti per periodi prolungati”. Se in una certa misura è vero che “il corpo ha una straordinaria capacità di ripararsi da sé”, per un altro verso tale abilità si riduce con l’età: “Il danno a livello cellulare – conclude il dott. Das-Bhaumik – si può andare accumulando nel corso del tempo”.

Leggi anche:
Proteggere gli occhi dal sole

Nota: Si tratta di un danno retinico irrimediabile perché, in seguito all’azione nociva e prolungata dei raggi ultravioletti, si crea una cicatrice nella zona centrale della retina (detta macula). Le conseguenze possono essere gravi, con perdita o riduzione della visione centrale (si può creare una macchia scura al centro del campo visivo detta “scotoma”).

Fonti principali: Bbc, arpa.emr.it

Pagina pubblicata il 6 agosto 2014. Ultima modifica: 8 agosto 2014

Discriminazione visiva e invecchiamento cognitivo

Aree della corteccia visiva (immagine: università di Monaco)

Aree della corteccia visiva (immagine: università di Monaco)Discriminazione visiva e invecchiamento cognitivo Secondo un nuovo studio la performance nei test visivi ha una forte correlazione con l’età 5 agosto 2014 – La velocità con cui si stabilisce quale sia il segmento più lungo tra due può essere considerato uno dei segni dell’intelligenza umana, anche se ovviamente non l’unico. Su questa base un’équipe di scienziati inglesi hanno studiato le prestazioni cognitive di un migliaio di persone d’età media pari a 70, 73 e 76 anni. Oltre a sottoporre i volontari a test di discriminazione visiva, sono stati somministrati quattro test cognitivi facendo uso anche di lettere e numeri. I ricercatori hanno concluso che c’è una forte correlazione tra l’intelligenza e la riduzione delle performance nei sei anni considerati. “Il cambiamento cognitivo – scrivono i ricercatori – è accompagnato da mutamenti nell’elaborazione delle informazioni visive di base man mano che invecchiamo”. Nei test si è riscontrato “un declino significativo dell’intelligenza” e il tempo necessario a rispondere è aumentato. è fondamentale, in conclusione, mantenersi il più possibile attivi soprattutto nella terza età. L’esercizio fisico moderato e costante, una dieta sana e la rinuncia al fumo sono tre regole auree per conservare un cervello più in forma, che potrà quindi essere più brillante anche a livello visivo.

Fonte: Current Biology

Mappa proteica per individuare malattie retiniche

Mappa delle proteine presenti nella coroide (Immagine Vinit Mahajan, Lab University of Iowa, Usa)

Mappa delle proteine presenti nella coroide (Immagine Vinit Mahajan, Lab University of Iowa, Usa)Mappa proteica per individuare malattie retiniche La distribuzione delle proteine presenti nella coroide può fornire indizi sullo sviluppo di certe malattie oculari

4 agosto 2014 – I processi biochimici che sono alla radice di alcune malattie oculari possono essere svelati mediante un’analisi della distribuzione delle proteine in uno strato che si trova a contatto con la retina. È quanto hanno fatto due ricercatori dell’Università dello Iowa (Usa), che hanno mappato 4.403 proteine presenti nella coroide, tessuto vascolare del bulbo oculare che fornisce Visione di malato di AMDossigeno e nutrienti alla retina. Ad esempio, è stata rintracciata una “firma molecolare” della più comune causa di cecità nei Paesi più sviluppati: la degenerazione maculare legata all’età (AMD), che colpisce la macula (area della retina con cui si legge, si guardano i volti, ecc.) e può causare una perdita della visione centrale. Studiando l’abbondanza o la carenza di determinate proteine in diverse aree della coroide, i ricercatori possono comprendere meglio le cause determinanti di certe malattie oculari che portano alla cecità. Lo studio delle proteine presenti nella coroide aiuta a spiegare perché determinati geni sono associati all’AMD e potrebbe aiutare a trovare nuovi trattamenti: attualmente è considerata trattabile solo la forma meno comune della degenerazione maculare legata all’età (umida o essudativa), più devastante e a più rapida evoluzione. Tuttavia attualmente è noto che un corretto stile di vita (smettere di fumare, praticare regolarmente esercizio fisico, nutrirsi in modo sano, soprattutto con pesce) può aiutare a prevenire o a rallentare l’evoluzione dell’AMD.

Fonti: Jama Ophthalmology , The University of Iowa (Usa)

L’occhio bionico sotto esame

Chip sottoretinico (protesi Alpha-IMS)

Chip sottoretinico (protesi Alpha-IMS)L’occhio bionico sotto esame Il British Journal of Ophthalmology “promuove” due impianti, che si possono effettuare su malati di retinite pigmentosa considerati idonei 1 agosto 2014 – Cinque tipi di occhi bionici sotto esame, ma per ora a essere “promossi” sono solo due: Argus II, un dispositivo da 60 pixel – approvato sia dalla FDA americana che dall’Unione europea –, e Alpha-IMS, una protesi retinica da 1500 pixel messa a punto dall’università di Tubinga e autorizzata dall’Ue. Però è su quest’ultimo dispositivo che gli autori di un nuovo studio del British Journal of Ophthalmology – che si sono basati su pubblicazioni precedenti – scommettono per il futuro, considerando principalmente il potenziale di ripristino della visione e la biocompatibilità a lungo termine. I malati di retinite pigmentosa considerati idonei (minimo 25 anni, con una retina che abbia preservato un minimo di vitalità e il nervo ottico integro), una volta operati, con la protesi retinica Alpha-IMS hanno la possibilità di recuperare parzialmente la visione centrale (un campo visivo di 15°) e un minimo di visus (fino a 0,36 decimi). Invece Argus II consente di recuperare 20° al centro del campo visivo e circa 0,16 decimi di vista. A dispetto del nome avveniristico, l’occhio bionico è uno stimolatore dell’attività retinica residua le cui prestazioni sono ancora limitate. Ammesso che si sia idonei all’impianto, se l’intervento ha successo si può recuperare un minimo di capacità visive, ma esclusivamente in bianco e nero e al centro del campo visivo, con immagini che si presentano per flash successivi. Il vantaggio dell’impianto Alpha-IMS è che il chirurgo – collocando un chip fotosensibile sotto la retina – consente al paziente di vedere nella direzione in cui si sposta lo sguardo. Al contrario, la protesi retinica Argus II richiede una videocamera esterna montata sugli occhiali e, dunque, bisogna muovere tutto il capo per visualizzare correttamente le immagini. In ogni caso, va detto che saranno necessari ancora ulteriori progressi per consentire una visione più fine e più ampia. Schema di funzionamento di un occhio bionico messo a punto dalla Università di Tubinga (Germania)

Fonte originale: British Journal of Ophthalmology

Neurite ottica acuta, i benefici della vitamina D

In persone affette da sclerosi multipla gli attacchi sono risultati meno gravi se era presente più “vitamina del sole” 31 luglio 2014 La cosiddetta “vitamina del sole” (la vitamina D) può proteggere dagli attacchi acuti di neurite ottica, un’infiammazione del nervo ottico che può compromettere la funzionalità visiva. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla rivista Neurology . La velocità di recupero dagli attacchi, invece, non è migliorata nonostante una maggiore quantità di vitamina D nel sangue. I sintomi principali di una neurite ottica acuta sono un deficit della funzione visiva centrale, un dolore dietro al bulbo oculare (retrobulbare) o attorno all’occhio (periorbitario), che può peggiorare quando si muovono gli occhi. La ricerca è stata condotta su 253 adulti e 38 bambini colpiti da sclerosi multipla e da un attacco di neurite ottica. Quest’ultima malattia neurologica può dare proprio come sintomi iniziali problemi oculari: mancanza di coordinazione nei muscoli dell’occhio, disturbi o perdita temporanea della vista e a volte anche dolore intorno all’occhio (perioculare). La maggior parte della vitamina D viene sintetizzata dall’organismo grazie all’esposizione ai raggi del sole, a partire da derivati del colesterolo presenti nella pelle. Però anche l’olio di fegato di merluzzo e specifici integratori possono dare un ulteriore apporto. La sua carenza può causare rachitismo nei bambini, con conseguente deformazione delle ossa e arresto della crescita, nonché decalcificazione ossea negli adulti.

Fonti principali: Neurology , Epicentro