Corpo Vitreo

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Cos’è?

corpo_vitreo-web.jpgSostanza gelatinosa, trasparente, che occupa la cavità oculare compresa tra il cristallino e la retina (circa 4 millilitri: costituisce la maggior parte del volume del bulbo oculare). È composto per il 99 per cento d’acqua. Al suo interno ci sono fasci incrociati di sottili fibrille collagene che interagiscono con molecole di acido ialuronico. Sono presenti inoltre, in minima percentuale, potassio, bicarbonati, zucchero e acido ascorbico (vitamina C). Il corpo vitreo aderisce alla retina.

Che caratteristiche ha?

La struttura del corpo vitreo è viscosa, elastica e trasparente. Quest’ultimo aspetto è legato all’elevato contenuto di acqua, mentre l’elasticità e la viscosità sono dovute alla presenza delle fibre proteiche collagene, disposte in una struttura reticolare tridimensionale. Il vitreo è un importante mezzo di refrazione (attraverso di esso passano i fasci luminosi provenienti dal mondo esterno) e contribuisce a mantenere la tensione oculare (pressione dell’occhio).

Quali sono le sue funzioni?

Il corpo vitreo ha essenzialmente due funzioni:
a. strutturale: tiene la retina adesa al fondo oculare;
b. serve a trasportare sostanze nutritive alla retina e da essa.

Quali sono le principali patologie del corpo vitreo?

A causa di vari processi patologici, all’interno del vitreo possono formarsi degli addensamenti chiamati corpi mobili vitreali, responsabili della visione di opacità od ombre scure simili a punti (“mosche volanti”), filamenti o ragnatele.

Cosa sono esattamente i corpi mobili?

Sono ombre scure od opache che si spostano rapidamente con i movimenti dell’occhio, che possono disturbare la visione soprattutto se, spostandosi, si collocano in posizione centrale (tra la pupilla e la macula). Sono percepiti più nettamente quando c’è più luce e sulle superfici chiare: si percepisce l’ombra che gli addensamenti proteici del vitreo proiettano sulla retina stessa.

Come si “curano” i corpi mobili vitreali?

Di per sé non sono trattabili (ad eccezione di un tipo di laser che però presenterebbe elevati rischi). Tuttavia è possibile ridurne la quantità e le dimensioni bevendo molta acqua (almeno 1,5 litri al dì) ed, eventualmente, assumendo integratori specifici (prescritti dall’oculista) per evitare una eccessiva disidratazione del vitreo e la formazione di altri addensamenti. Effettuare visite oculistiche periodiche di controllo con esame del fondo oculare, soprattutto se le ombre aumentano notevolmente di numero o sono accompagnate dalla visione di flash. Di fatto bisogna imparare a convivere col problema, anche se, con il passare del tempo, le ombre appariranno sempre più sbiadite e si percepiranno con minore frequenza, poiché il cervello tenderà ad “annullarle” (a non considerarle più).

Cos’è il distacco posteriore di vitreo?

Il vitreo aderisce intimamente alla retina, soprattutto nella sua porzione posteriore; per varie cause (età, traumi, miopia elevata, ecc.) può distaccarsi e determinare la comparsa improvvisa di un’ombra mobile a forma di anello al centro del campo visivo.vitreo_corpo_distacco-web-fonte_bc-photospip1ef53b9df1355d9a7a9335934d915e39.jpg
Generalmente è un’affezione benigna che, in alcuni casi, può essere accompagnata da:
1. visione di “lampi” o “flash”, espressione della trazione meccanica che il vitreo esercita sulla retina, determinandone la stimolazione;
2. visione annebbiata per la presenza di una piccola emorragia causata dalla rottura di un vaso durante il distacco del vitreo (il sangue generalmente si riassorbe spontaneamente).


Cristallino

Cos’è?

Il cristallino Dobbiamo immaginare il cristallino come una lente discoidale (a forma di mandorla), trasparente, posizionata tra l’iride e il corpo vitreo, ancorata al corpo ciliare mediante legamenti: si trova in sospensione e viene “automaticamente“ deformata per regolare la messa a fuoco. Si tratta di una struttura che non è provvista né di nervi né di vasi sanguigni o linfatici (pertanto alla sua nutrizione provvede l’umor acqueo).

Come funziona?

La luce che attraversa la cornea e la pupilla passa attraverso il cristallino. Quest’ultimo funziona, quindi, come una lente biconvessa (perché ha entrambe la facce curve): fa convergere i raggi luminosi che provengono dall’ambiente esterno direttamente sulla retina, consentendoci una visione chiara e nitida quando la messa a fuoco è ottimale.

Come si mette a fuoco?

Quando l’oggetto osservato è molto vicino i muscoli ciliari si contraggono, i legamenti sospensori si rilasciano e aumenta, di conseguenza, la curvatura del cristallino. Al contrario, quando l’occhio guarda oggetti distanti i muscoli sono rilassati e i legamenti sospensori sono in tensione; ciò si traduce in una diminuzione della curvatura della lente, che tende ad appiattirsi. Quindi, il cristallino ha la capacità di variare il suo potere refrattivo modificando la curvatura: consente di mettere a fuoco sulla retina oggetti posti a distanze differenti.

Da cosa è costituito?

Da fibre collagene: sono disposte in modo regolare parallelamente tra loro, il che normalmente conferisce al cristallino la sua caratteristica trasparenza. Tali fibre sono contenute all’interno di una membrana trasparente chiamata “capsula” o “cristalloide” (metaforicamente è come se fosse il guscio di una mandorla).

A quali problemi può andare incontro il cristallino?

Nel corso degli anni avviene un fisiologico e progressivo accumulo di pigmento proteico tra le fibre, con il conseguente “ingiallimento” della lente fino alla cataratta, che rappresenta la sua patologia più comune. Attraverso la pupilla è visibile una cataratta 'matura' (stadio di opacizzazione avanzato del cristallino)

Ci sono diversi tipi di cataratta?

Sì, a seconda della zona che si opacizza si possono avere diversi tipi di cataratta.
Le tre forme più frequenti sono:
– 1) cataratta nucleare (opacizzazione della zona centrale del cristallino);
– 2) cataratta corticale (opacizzazione della zona superficiale);
– 3) cataratta sottocapsulare posteriore (opacizzazione della parte del cristallino più lontana dalla pupilla).

Come si possono curare i problemi visivi dovuti alla cataratta?

Operazione di cataratta Generalmente bisogna sottoporsi a un’operazione chirurgica. L’operazione di cataratta è l’intervento chirurgico in assoluto più eseguito al mondo. Un intervento chirurgico può essere necessario anche se si verificano dislocazioni ed alterazioni della forma del cristallino.

Cos’è il cristallino artificiale?

Si tratta di una piccola lente fatta con uno speciale materiale plastico trasparente, di solito polimetilmetacrilato. Quando ci si sottopone ad intervento di cataratta viene rimosso il cristallino naturale (che può essere frantumato mediante ultrasuoni), che viene sostituito con un cristallino artificiale. Ciò consente di avere una visione chiara.

Tuttavia non è sempre sufficiente per ridare la massima acuità visiva; affinché ciò avvenga, occorre che tutte le strutture dell’occhio – innanzitutto retina, nervo ottico e cornea – siano sane e correttamente funzionanti.

Quali sono i tipi di cristallino artificiale?

Esistono diversi tipi di lenti intraoculari che richiedono una attenta selezione da parte del chirurgo in base alle tipologie oculari di ogni paziente e alle sue abitudini di vita/condizioni di lavoro. Esistono, tra l’altro, cristallini artificiali multifocali che permettono di avere una visione sia per lontano che per vicino. Queste nuove lenti sono costruite esattamente con lo stesso materiale delle tradizionali lenti intraoculari monofocali, ma differiscono per l’architettura oltre che per le “prestazioni”. Per quanto riguarda l’architettura della lente, la differenza principale sta nel fatto che la parte ottica di questo cristallino è costituita da diversi anelli concentrici di differente potere che consentono la funzione visiva a distanze diverse; questa lente ha lo scopo di permettere il recupero della visione per le tre distanze (lontano, intermedio e vicino).

Cornea

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Cos’è la cornea?

cornea_sana-profilo_oculare-web-photospipf51e90d1f48c45d6ab71d2a0ce3177b2.jpgLa cornea è un tessuto trasparente che riveste la superficie anteriore dell’occhio (è una sorta di piccola cupola che rappresenta la “barriera” esterna del bulbo oculare). Ha uno spessore di poco superiore al mezzo millimetro (520-540 µm). È composta da 5 strati: epitelio, membrana di Bowman, stroma, membrana di Descemet ed endotelio (secondo altre classificazioni ci sarebbero uno-due strati in più). Deve essere considerata la lente naturale più potente.

In condizioni fisiologiche la cornea è trasparente, avascolare, speculare: è priva di vasi sanguigni, permette ai raggi luminosi di penetrare nell’occhio facendoli convergere sulla retina dopo essere passati attraverso il cristallino. Quando la cornea è danneggiata a causa di traumi, infezioni o malattie perde la sua trasparenza: le immagini non sono più nitide e la vista risulta ridotta o compromessa; nei casi estremi si può arrivare alla cecità, ma spesso è possibile intervenire con un trapianto di cornea totale o parziale (cheratoplastica perforante o lamellare), ripristinando così la funzione visiva.

Cosa fare in caso di traumi?

Graffio corneale evidenziato con fluorescinaUn’abrasione corneale è una lesione superficiale dovuta al contatto accidentale con polvere, sabbia e altri corpi estranei (ad esempio schegge di legno o di metallo). Quando la cornea è lesa si può avvertire una sensazione di granulosità nell’occhio (da non confondere con la congiuntivite), dolore, arrossamento, bruciore, copiosa lacrimazione, fotofobia, visione offuscata e mal di testa.

La cornea si può “graffiare” durante il trucco, a seguito di un trauma, per l’utilizzo di lenti a contatto o, ripetutamente, nel caso di distrofie corneali. Si tratta di una condizione molto dolorosa, che guarisce di solito nell’arco di pochi giorni, seguendo la terapia adeguata prescritta dall’oculista. Nel caso in cui si abbia il sospetto di essersi accidentalmente provocati un’abrasione corneale, è importante evitare di toccare o sfregare la superficie oculare e lavare l’occhio ripetutamente e con acqua corrente in abbondanza, in modo da eliminare qualsiasi residuo della sostanza entrata in contatto. È sempre consigliabile consultare un medico oculista o recarsi tempestivamente a un pronto soccorso oculistico.

Cosa fare in caso di sensazione di secchezza oculare?

La secchezza oculare può essere provocata da cause diverse: tra i fattori ambientali vanno ricordati la luce del sole molto intensa, i gas di scarico irritanti, l’aria condizionata o il lavoro prolungato allo schermo di un computer (si possono instillare lacrime artificiali per ridurre il problema); tra i farmaci, ricordiamo che l’occhio secco si annovera tra gli effetti collaterali di alcuni antidepressivi e beta-bloccanti. Le donne in menopausa ne soffrono di frequente, dal momento che le variazioni ormonali possono provocare alterazioni del film lacrimale. Anche i portatori di lenti a contatto sono più a rischio perché la cornea riceve un’ossigenazione minore (per questo non bisogna farne un utilizzo troppo prolungato e seguire scrupolosamente le norme d’impiego). Tra le patologie associate va ricordata la sindrome di Sjögren e altre malattie autoimmuni, come ad esempio il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide, la sclerodermia e la tiroidite di Hashimoto.

Quali malattie possono colpirla?

La cornea è protetta da un sottile strato di lacrime (film lacrimale) e dalle palpebre, ma può essere esposta a traumi e lesionata persino dalle ciglia. Tale evenienza si può verificare in caso di entropion, una patologia delle palpebre che comporta la loro rotazione verso l’interno, oppure quando si ha un’anomala crescita cigliare (invece di estendersi verso l’esterno si rivolgono verso la superficie corneale: trichiasi).

La cornea è soggetta ad infezioni (cheratiti) più o meno profonde, che offuscano anche solo parzialmente la vista e che, una volta guarite, possono – in alcuni casi – lasciare lesioni permanenti. Possono avere origine virale, batterica, fungina o protozoaria e vengono curate in modo specifico a seconda della causa (eziologia). Una cicatrice di piccole dimensioni che permane nel tempo come esito di pregressa infezione corneale si definisce nubecola; quando, invece, si evidenzia un’opacità più profonda ed estesa si parla di leucoma. In base alla sede della cicatrice sulla cornea, si ha una riduzione dell’acuità visiva più o meno grave (lo è tanto più quanto maggiormente è centrale perché compromette la zona ottica).

La cornea si può deformare?

Sì, può accadere a causa di alcune malattie. Per ectasie corneali s’intende un gruppo di patologie congenite, a carattere multifattoriale, caratterizzate dall’alterazione della normale curvatura corneale. Le più frequenti sono: il cheratocono, la degenerazione marginale pellucida, la megalocornea e la microcornea. Le distrofie corneali sono un gruppo di disturbi progressivi, solitamente bilaterali (colpiscono entrambi gli occhi), in gran parte geneticamente determinati, di natura non infiammatoria, che causano opacizzazione del tessuto; l’età di presentazione varia a seconda della malattia considerata.

Quali esami permettono di studiarla?

La cornea può essere studiata con maggior attenzione grazie a diversi esami strumentali:

Xeroftalmia

Cos’è?

Si tratta di una grave patologia dell’occhio, causata da una carenza di vitamina A, il cui aspetto caratteristico è la secchezza oculare. Può degenerare in ulcerazione della cornea (cheratomalacia).

Diffusione

La xeroftalmia risulta essere la maggiore causa di cecità infantile nei Paesi in via di sviluppo. Si calcola che:

  • 250 milioni di bambini in età prescolare soffrono di carenza di vitamina A;
  • ogni anno 350.000 bambini diventano ciechi (complessivamente, secondo l’OMS, sono 1,4 milioni i piccoli non vedenti per diverse cause);
  • annualmente muoiono 2 milioni di bambini per la carenza di vitamina A (ipovitaminosi).

Cause

La xeroftalmia è dovuta alla perdita di cellule della congiuntiva (caliciformi e mucosecernenti) e a un’alterazione delle cellule epiteliali congiuntivali (metaplasia squamosa). Tali alterazioni causano la cheratinizzazione dell’epitelio congiuntivale, che conferisce a questo tessuto un aspetto secco: è la “xerosi congiuntivale”. Quest’ultima si manifesta a livello della congiuntiva bulbare: le caratteristiche tipiche includono la mancanza di umidità della mucosa, un suo ispessimento, un raggrinzimento, una perdita della pigmentazione e della trasparenza. L’instabilità del film lacrimale causa un aspetto ruvido e opaco della cornea (xerosi corneale). La secchezza corneale e congiuntivale può portare a difetti dell’epitelio corneale, ulcerazione e cheratomalacia, con una conseguente perdita della vista nel 50% dei pazienti non trattati. L’ulcerazione corneale sembra essere dovuta al trauma e alla mancanza di proteine associata a una carenza di vitamina A.

Diagnosi

L’apporto di vitamina A dovrebbe essere adeguato. Il livello plasmatico di vitamina A è l’elemento principale per la diagnosi [“gli indicatori clinici e funzionali correlati con la salute oculare e i biomarcatori biochimici della vitamina A (ovvero il retinolo serico, l'[RBP, il retinolo derivante dall’allattamento al seno, i test di dosaggio, il metodo della diluizione isotopica e gli esteri serici del retinolo). Tali biomarcatori sono quindi correlati con le concentrazioni di vitamina A nel fegato, che di solito sono considerati il gold standard per valutare i livelli di vitamina A”, (cit. da Tanumihardjo SA, Russell RM, Stephensen CB, Gannon BM, Craft NE, Haskell MJ, Lietz G, Schulze K, Raiten DJ, “Biomarkers of Nutrition for Development (BOND)-Vitamin A Review”, J Nutr. 2016 Sep;146(9):1816S-48S. doi: 10.3945/jn.115.229708. Epub 2016 Aug 10)]]. La citologia ad impressione congiuntivale è una tecnica utile per identificare la xeroftalmia. I metodi di raccolta, fissazione e colorazione del campione sono adatti ad essere usati nei paesi in via di sviluppo, a differenza dell’altra metodica (misurazione dei livelli sierici della vitamina).
Invece le macchie di Bitot (lesioni superficiali bianche o grigiastre della congiuntiva bulbare vicino al limbus corneale, spesso bilaterali) non possono essere un’adeguata spia di uno stato d’ipovitaminosi A: possono essere legate ad uno stato di malnutrizione generalizzata.

Trattamento

L’integrazione di vitamina A dà di solito buoni risultati nella regressione della cecità notturna, della xerosi congiuntivale e delle macchie di Bitot, ma è meno efficace nel trattamento delle complicanze corneali. La profilassi è sempre preferibile alla terapia: può essere somministrata oralmente o mediante iniezione intramuscolare.
Con pochissime risorse si potrebbe ridurre la mortalità dei bambini del 34% nelle aree con questa deficienza vitaminica. Il programma Vision 2020[[era firmato dalla IAPB e dall’OMS, ma poi è confluito nel Piano mondiale per la prevenzione cecità 2014-2019]] puntava ad identificare le aree a maggior rischio e ad incoraggiare misure preventive attraverso immunizzazioni, educazione a una corretta alimentazione e all’assunzione di complementi di Vitamina A.

Tracoma

Occhio affetto da tracoma, con panno corneale

Occhio affetto da tracoma, con panno corneale Si tratta di una grave malattia degli occhi dovuta all’infezione provocata da un batterio: la Chlamydia Tracomatis. I primi sintomi si manifestano con arrossamento, sensibilità alla luce (fotofobia), forti bruciori, lacrimazione e gonfiore delle palpebre. I segni tipici di questa malattia sono la palpebra rivolta all’interno che si salda alla congiuntiva (entropion cicatriziale), le ciglia rivolte all’interno dell’occhio (ovvero in trichìasi) e alterata chiusura delle palpebre (lagoftalmo), cui seguono cicatrici sulla cornea più o meno estese, fino alla sua opacizzazione completa (si forma un panno corneale e, quindi, l’occhio diventa biancastro).

Epidemiologia

Nel mondo il tracoma è la principale causa di cecità prevenibile tra le malattie contagiose; nelle aree dove è molto frequente una persona su quattro colpita dalla malattia può perdere la vista. Dal punto di vista geografico è endemico in alcune zone dell’Africa, del Medio Oriente, dell’India, del Sud-Est asiatico e del Sud America; l’infezione si trasmette direttamente (da persona a persona) attraverso secrezioni oculari infette oppure indirettamente, in seguito a contatto con materiale contaminato (ad esempio salviettine e vestiario). Tuttavia, i programmi internazionali di prevenzione e di lotta alla malattia, portati avanti in particolare dall’OMS e dalla IAPB (Sezione italiana), stanno dando risultati positivi (ad esempio in Marocco).

Anche le mosche che si nutrono di secrezioni oculari possono trasmettere la malattia. In aree dove è diffusa, l’infezione da tracoma colpisce quasi tutti i bambini nei primi due anni di vita. I piccoli infetti sono la principale riserva d’infezione nella comunità, soprattutto per le donne che vi stanno a più stretto contatto, giustificando l’incidenza due o tre volte più alta della forma più grave cicatriziale nel sesso femminile rispetto a quello maschile. I bambini ospitano la Chlamydia Tracomatis nei tratti superiori dell’apparato respiratorio e gastrointestinale, cosicché la trasmissione può avvenire anche attraverso la propagazione di goccioline respiratorie oppure contaminazione per mezzo delle feci. Con la crescita dei bambini diminuisce la prevalenza e la gravità della malattia attiva. Verso i 15-20 anni inizia la fase cronica cicatriziale della malattia. La cecità corneale deriva da alterazioni della congiuntiva e delle palpebre.

Patogenesi e caratteristiche cliniche

Il tracoma è molto probabilmente dovuto a una risposta di carattere immunologico in conseguenza di ripetute e continue esposizioni al batterio Chlamydia Tracomatis .

Un tracoma infettivo acuto è caratterizzato da una congiuntivite a entrambi gli occhi, non purulenta. Generalmente si gonfiano le ghiandole linfatiche del collo e davanti all’orecchio; possono essere presenti iniziali alterazioni della cornea ed erosioni puntate (piccole abrasioni sullo strato esterno dell’occhio). Nelle fasi successive della malattia l’infiammazione della congiuntiva diviene più marcata (ipertrofia follicolare e ipertrofia papillare), con maggiore coinvolgimento della cornea: questa diventa meno trasparente nella parte superiore e si formano piccole opacità, i cosiddetti infiltrati corneali. Tuttavia, le cicatrici ancora non si formano. Nello stadio successivo (cicatrizzazione) i follicoli congiuntivali regrediscono fino a scomparire; diminuisce il grado d’infiammazione, ma appaiono le iniziali alterazioni delle palpebre (ad esempio, trichiasi ed entropion). Nella fase finale l’infiammazione è totalmente risolta, ma rimangono diversi gradi di cicatrizzazione della congiuntiva. Le deformazioni della palpebra e degli annessi all’origine del danno alla cornea sono i segni caratteristici di questo stadio e della malattia tracomatosa propriamente detta.

Diagnosi

  • Clinica: la presenza dei segni caratteristici dei vari stadi della patologia.
  • Laboratorio: citologia (prelievo di cellule attraverso raschiamento con spatola della congiuntiva; analisi del materiale prelevato all’immunofluorescenza).

Terapia

Nelle forme acute sporadiche il trattamento con antibiotici per via sistemica è sufficiente. Il trattamento del tracoma endemico rappresenta, invece, una sfida particolare. VISION 2020 – un progetto mondiale per eliminare la cecità evitabile portato avanti dalla IAPB e inizialmente dall’OMS – comprende un programma specifico per l’eliminazione globale del tracoma attuando la cosiddetta strategia detta “SAFE“ ossia un acronimo che sta per:

  1. la chirurgia palpebrale (S come Surgery );
  2. la terapia antibiotica (A come Antibiotics );
  3. la pulizia del viso (F come Facial cleanliess );
  4. modifiche ambientali (E come Environment ).

Ipermetropia

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Immagine: occhio ipermetrope con fuoco L’ipermetropia è un difetto di vista (ametropia) che spesso non dà sintomi. Tuttavia è un disturbo che può essere facilmente individuato grazie a una visita oculistica.

Nell’occhio ipermetrope i raggi luminosi provenienti dall’infinito vengono focalizzati al di là della retina (oltre il piano retinico). Questo è dovuto principalmente alla presenza di un bulbo oculare “corto” (ipermetropia assiale), anche se altre particolari condizioni possono esserne causa.

Come si presenta?

L’occhio ipermetrope può correggere naturalmente, entro certi limiti, il difetto tramite la capacità di messa a fuoco (accomodazione). Infatti può compensare il suo difetto visivo riportando l’immagine sulla regione centrale della retina. Questa compensazione è limitata e può avvenire solo per ipermetropie medio-basse e dipende dal grado di accomodazione disponibile: è massimo in giovane età ma diminuisce con gli anni.

Questo spiega perché un certo grado di ipermetropia da giovani viene compensato tranquillamente; ma con l’avanzare dell’età necessita di correzione con lenti sempre più forti, fino alla compensazione totale del difetto. Molti soggetti apparentemente privi di difetti visivi (emmetropi) sono, in realtà, ipermetropi lievi.

Come si misura?

occhio-ipermetropia_corretta_con_lente-web.gifL’ipermetropia si misura in diottrie: più forte è il difetto, maggiori sono le diottrie necessarie alla sua correzione.

Come si corregge?

Le ipermetropie lievi possono non mostrare alcun sintomo e non richiedere, quindi, alcun tipo di correzione soprattutto nei giovani. Tuttavia frequenti mal di testa (cefalee) e affaticamento visivo – soprattutto durante la lettura – possono essere indizi di un’ipermetropia non completamente corretta. Persone con un’ipermetropia elevata hanno difficoltà sia nella visione da lontano che da vicino e necessitano, quindi, di occhiali o lenti a contatto.

Una forte ipermetropia, se presente in un periodo critico dello sviluppo psicofisico del bambino, può comportare un rischio di ambliopia (occhio pigro) e una tendenza allo strabismo. Il bambino, non vedendo bene, non impara a fissare correttamente gli oggetti. Se uno dei due occhi vede meglio dell’altro, le immagini che arrivano al cervello dall’occhio peggiore possono venire “soppresse” (il cervello non ne tiene conto): quest’occhio può perdere la capacità di fissare un oggetto e, dunque, deviare (strabismo). Per evitare questi problemi è assolutamente necessario l’utilizzo di lenti.
Immagine: lente convergente

Oltre che con occhiali e lenti a contatto la correzione dell’ipermetropia può avvenire con chirurgia refrattiva mediante laser ad eccimeri (lo stesso usato per la miopia) oppure può essere corretta durante l’intervento di cataratta.