Abruzzo, ok al Centro di ricerca per la vista Un Polo tecnologico mira a soluzioni terapeutiche per trattare malattie oculari rare e la sindrome dell’occhio secco 21 settembre 2015 – Decolla ufficialmente un progetto già presentato lo scorso 29 agosto presso l’Expo di Milano. È nato, infatti, il Centro di ricerca e innovazione “Abruzzo regione della vista” con l’approvazione, la settimana scorsa, di una delibera della Giunta regionale (proposta dal Presidente della Regione Luciano D’Alfonso). Di fatto è stato dato il via libera all’accordo per la creazione di un Polo che vede, quali promotori, la Regione Abruzzo, il Centro di eccellenza regionale in oftalmologia dell’università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, un Polo d’innovazione chimico-farmaceutico e un’importante azienda farmaceutica. Il Polo tecnologico avrà l’obiettivo strategico di sviluppare nuove soluzioni terapeutiche per trattamento di alcune malattie rare (come la retinite pigmetosa) e della sindrome dell’occhio secco.
Euretina, la vista a congresso Dal 17 al 20 settembre a Nizza si è tenuto un appuntamento dedicato anche alla retinopatia diabeticaAl centro della scena c’è la retinopatia diabetica . Però si parla anche di AMD , glaucoma e chirurgia oculare. Sono molteplici i temi a carattere oculistico messi sul tavolo in occasione di Euretina, un congresso la cui 15° edizione si è svolta a Nizza dal 17 al 20 settembre 2015.Il diabete, “epidemia“ silenziosa Tra i risultati messi in evidenza c’è la percezione dei rischi legati al diabete non controllato, a partire dai problemi alla retina (accanto a potenziali danni ai reni, agli arti inferiori, ecc.). Il diabete è una malattia sempre più diffusa – caratterizzata da un’eccessiva concentrazione di zuccheri nel sangue – e attualmente colpisce, secondo l’Oms, 347 milioni di persone nel mondo. Però uno studio commissionato alla Luiss ha dimostrato che investire in prevenzione, in particolare oftalmologica, è conveniente anche per lo Stato.Sondaggio tra pazienti e medici Durante i lavori – a cui ha partecipato anche il Segretario della IAPB Italia onlus Tiziano Melchiorre – sono stati presentati alcuni sondaggi a carattere medico-scientifico. Tra i più interessanti c’è quello relativo ai fattori ostativi di una visita oculistica completa: per i pazienti la prima ragione di scoraggiamento sono le lunghe liste d’attesa, a cui segue la spesa (considerata eccessiva soprattutto in alcuni Paesi); i medici, dal canto loro, segnalano invece soprattutto le difficoltà legate a una mancanza di conoscenza e alla sottovalutazione delle complicazioni oculari. Tra l’altro si segnala che la diagnosi di retinopatia diabetica avviene spesso tardivamente perché i controlli oculistici non vengono effettuati con la dovuta regolarità. Quanto le persone sono consapevoli delle complicazioni oculari del diabete? Quelle che conoscono meglio sono la perdita della vista (77%), la neuropatia (54%) e l’amputazione del piede (53%). La cecità è al top anche tra le maggiori preoccupazioni dei pazienti (col 36%) a cui seguono le malattie cardiovascolari/ictus (19%). Eppure, conclude lo studio, “più di un terzo dei pazienti non adotta tutte le precauzioni disponibili per evitare la perdita della vista“.
Poca vitamina D, più rischio di AMD Un nuovo studio americano fa luce sui rischi di sviluppare la degenerazione maculare legata all’età in relazione alla predisposizione genetica nelle donne11 settembre 2015 – Una carenza di vitamina D potrebbe aumentare fino a sette volte il rischio di sviluppare la degenerazione maculare legata all’età ( AMD ), una malattia retinica degenerativa che può compromettere la visione centrale. Secondo un nuovo studio pubblicato su JAMA Ophthalmology nel caso in cui ci sia una specifica predisposizione genetica tale nesso è decisamente evidente. Alla ricerca americana hanno partecipato oltre 900 donne in menopausa.Un rischio sette volte superiore senza vitamina D Con poca vitamina D si corrono seri rischi di essere colpiti da degenerazione maculare legata all’età. Se 550 donne su 913 avevano livelli adeguati nel sangue, in 275 erano invece insufficienti mentre in 88 persone si è registrata una vera e propria carenza . In quest’ultimo caso nelle persone predisposte si è osservato, scrivono i ricercatori americani, “un rischio 6,7 volte maggiore di contrarre l’AMD”. Miglior vista con… vita all’aria aperta Dunque se è vero che bisogna proteggere la retina dal sole troppo forte (mettendosi occhiali scuri a norma), non bisogna però trascurare l’importanza della vita all’aria aperta e, in particolare, dell’esposizione alla luce solare (evitando però le ore centrali della giornata, soprattutto nel periodo estivo). I raggi ultravioletti, infatti, consentono di sintetizzare la vitamina D (fenomeno che negli anziani avviene in misura ridotta). Tra l’altro questa vitamina è fondamentale per la salute ossea, poiché favorisce l’assorbimento del calcio a livello renale.Note Ne esistono due forme: l’ergocalciferolo, assunto con il cibo, e il colecalciferolo, sintetizzato dall’organismo. La vitamina D è un regolatore del metabolismo del calcio e favorisce dunque anche una corretta mineralizzazione dello scheletro. La maggior parte della vitamina viene sintetizzata dall’organismo, per azione dei raggi del sole, a partire da derivati del colesterolo presenti nella pelle. (Fonte Epicentro)
Riferimento bibliografico: Millen AE, Meyers KJ, Liu Z et al., “Association Between Vitamin D Status and Age-Related Macular Degeneration by Genetic Risk”, JAMA Ophthalmol, published online 27 August 2015, doi:10.1001/jamaophthalmol.2015.2715
Sensori di movimento nei nostri occhiNella retina ci sono le cellule ganglionari che svolgono questo compito e sono essenziali per la vita quotidiana8 settembre 2015 – Scrutare a fondo i meccanismi molecolari che regolano i circuiti retinici aiuta a comprendere cosa potrebbe non funzionare a livello visivo. I ricercatori mirano, infatti, a trovare nuove terapie contro la cecità. Questa disabilità visiva può colpire, ad esempio, quando i segnali bioelettrici non viaggiano più correttamente dalla retina alla corteccia cerebrale. Un’équipe di studiosi americani che fa capo ai National Institutes of Health statunitensi ha cercato di capire meglio come sia organizzata la rete di neuroni retinici nelle sue complesse interazioni. Le cellule ganglionari retiniche selezionano le informazioni più rilevanti da inviare al cervello: ve ne sono di 30 tipi diversi, ma in particolare ce n’è uno sensibile al movimento che si collega alle cellule amacrine (interneuroni chiamati VG3). Questo consente all’essere umano – al pari di altri mammiferi – di focalizzare l’attenzione, ad esempio, su piccolo oggetto che si sposta rispetto a uno sfondo. Dunque non è solo questione di bastoncelli (i fotorecettori sensibili al movimento) e di coni (che consentono di discriminare forme e colori), ma la percezione di ciò che si muove coinvolge anche strati più profondi della retina. I ricercatori americani sono riusciti a inibire la percezione del movimento nelle cavie manipolandole geneticamente. Hanno quindi sottoposto le loro retine a flash successivi e hanno scoperto che, in media, i sensori del movimento rispondevano un po’ più tardi rispetto ad altri tipi di cellule ganglionari; questo avviene perché i segnali elettrici seguono un percorso neurale un po’ più lungo. Inoltre i ricercatori hanno anche eliminato geneticamente le cellule amacrine VG3 e non si è notata alcuna reazione al movimento di piccoli oggetti nei topolini. “I neuroni del cervello funzionano come quelli della retina e gli scienziati stanno cominciando a capire come fare precise connessioni per formare i circuiti che controllano i pensieri, i sensi e le emozioni”, ha concluso Edmund Talley, direttore del programma condotto presso gli Istituti Nazionali di Sanità americani.
Oftalmologia, la ricerca mondiale s’è incontrata a Roma La Fondazione Bietti ha organizzato il IX meeting internazionale dal 2 al 4 ottobre 2015C’è stata persino una sessione dedicata all’occhio che invecchia, durante la quale si è parlato di prevenzione. Quest’ultimo tema è stato riproposto negli interventi dedicati all’azione sanitaria volta, tra l’altro, a ridurre l’impatto della cecità e dell’ipovisione nel mondo. La ricchezza del programma del IX meeting internazionale della Fondazione Bietti balza agli occhi: l’evento si è tenuto a Roma dal 2 al 4 ottobre 2015, nella meravigliosa cornice storica del Tempio di Adriano.Dai fattori che causano le malattie oculari fino alla chirurgia robotica, passando per le cellule staminali e la rigenerazione della superficie corneale : sono innumerevoli gli argomenti trattati da esperti di alto profilo. La prevenzione è stata affrontata anche quando si è parlato di retinopatia diabetica e danni al nervo ottico provocati dal glaucoma .Tra l’altro vengono affrontati temi cari all’ Oms , quale il Piano d’azione globale per una salute oculare universale e gli obiettivi di sviluppo sanitario sostenibile. “La ricerca farmacologica e quella tecnologica – ha osservato il Prof. Mario Stirpe, Presidente della Fondazione Bietti – hanno offerto in questi ultimi anni nuove prospettive di cura rivolte a malattie fino ad oggi ritenute incurabili. Il vaglio delle prospettive offerto da nuovi farmaci e dalla terapia genica e molecolare per la cura delle malattie retiniche rappresenteranno alcune delle novità principali che verranno discusse“.
Al via il regolamento sul Fascicolo sanitario elettronico: semplificherà la vita a medici e cittadini
4 settembre 2015 – I dati sanitari digitali a portata di ogni cittadino. Finiranno tutti nel Fascicolo sanitario elettronico , che raggruppa più dossier sanitari raccolti dalle singole strutture assistenziali, andando a costituire la storia clinica di ogni paziente sotto forma di bit. Queste informazioni potranno essere caricate sulla propria tessera sanitaria (se dotata di chip) oppure saranno accessibili via internet, fermo restando le opportune tutele a livello di privacy . I medici, quando visiteranno, potranno consultare come minimo – oltre ai dati identificativi dei pazienti – i referti (compresi quelli di pronto soccorso), il profilo sanitario sintetico, le lettere di dimissione, il dossier farmaceutico e, infine, il consenso/diniego sulla donazione di organi e tessuti. È quanto si legge nel regolamento sul Fascicolo sanitario elettronico firmato il 3 settembre 2015 dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.Tale Fascicolo, scrive il Ministero della Salute in una nota, “ha come scopo principale quello di agevolare l’assistenza al paziente, offrire un servizio che può facilitare l’integrazione delle diverse competenze professionali, fornire una base informativa consistente, contribuendo al miglioramento di tutte le attività assistenziali e di cura”. “Nel rispetto delle normative per la protezione dei dati personali, il Fascicolo – prosegue il Dicastero della Salute – consentirà non solo al paziente di poter disporre facilmente di tutte le notizie relative al suo stato di salute ma permetterà al medico di accrescere la qualità e tempestività delle decisioni da adottare”. Insomma, tale raccolta di documenti sanitari digitali ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza, l’informazione e la trasparenza nel campo della salute. Il consenso dovrà sempre libero e informato: chi vorrà potrà persino chiedere di oscurare i suoi dati.La raccolta dei dati sanitari digitali sembra tuttavia procedere a rilento se si considera l’Italia nel suo complesso. Infatti, allo stato attuale risultano far uso del Fascicolo sanitario elettronico solo cinque regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, provincia autonoma di Trento e Sardegna (complessivamente sarebbero già coinvolte circa dieci milioni di persone). Le altre regioni stanno prendendo tempo. Il governo, dal canto suo, sta cercando di accelerare, tanto che aveva inizialmente stabilito il 30 giugno 2015 quale termine per l’attivazione del Fascicolo sanitario elettronico in tutta Italia. Tale data non è però stata rispettata a livello regionale e la proroga a fine anno è stata inevitabile; ma si rischiano ulteriori slittamenti.
UK, in arrivo i referti medici sul cellulare Entro un anno il primo accesso ai propri dati del Sistema sanitario nazionale inglese, per il 2018 possibilità ampliate4 settembre 2015 – La sanità entrerà nei cellulari con i referti clinici. La Gran Bretagna punta a renderli accessibili entro un anno dai propri dispositivi mobili, mentre per il 2018 l’accesso sarà ancora più esteso (comprendendo tutti i dati sanitari). Lo ha annunciato il 2 settembre il Ministro britannico della Salute Jeremy Hunt, il quale ha tenuto ha precisare che gli inglesi potranno non solo consultare un elenco sintetico delle allergie e delle prescrizioni mediche, ma anche l’esito degli esami del sangue, delle visite e la propria storia clinica. “Niente è più importante – ha affermato Mr Hunt – della nostra salute e giustamente la gente dice che dobbiamo riuscire ad assicurare la sicurezza e la confidenzialità dei dati medici”. Dagli esami clinici di routine all’esito di una visita oculistica, si mira quindi a rendere ogni attesa più tollerabile perché più “smart” in versione digitale personale.
Meno ricoveri ospedalieri in Italia Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute nel 2014 si contano comunque oltre 63 milioni di giornate in ospedale 2 settembre 2015 – Oltre 9,5 milioni di ricoveri ospedalieri in Italia, con in testa la Lombardia (oltre 1,5 milioni), la Campania (più di un milione) e il Lazio (oltre 996 mila). A livello nazionale si è avuta una flessione del 3,2% (-315 mila ricoveri circa). Sono questi i numeri diffusi dal Ministero della Salute relativamente al 2014 (in rapporto all’anno precedente). Dal 2007 si osserva, scrive il Dicastero della Salute, “una chiara e costante diminuzione, ottenuta grazie alle politiche di riduzione dell’inappropriatezza dell’ospedalizzazione, e di trasferimento ad altri setting assistenziali“. Fino ad arrivare, nel 2014, a poco più di 63 milioni di giornate di ricovero. Insomma, in media circa una giornata ad italiano. La degenza media per i casi acuti si è mantenuta pressoché costante (quasi una settimana). Invece, a partire dal 2009, sono diminuiti i giorni di permanenza in ospedale per effettuare la riabilitazione e per la lungodegenza. Nel 2014 per fare riabilitazione in regime ordinario ci si è fermati in ospedale mediamente oltre 26 giorni, mentre per l’attività di lungodegenza quasi 28 giorni. Rispetto al 2013, lo scorso anno il numero complessivo di ricoveri ordinari per i casi acuti si è, quindi, ridotto del 2,2% e le giornate di ricovero sono diminuite dell’1,6%.
Trascorrere quotidianamente del tempo all’aria aperta è probabilmente la ricetta migliore per evitare un difetto refrattivo o almeno per contenerne il peggioramento
Senza un tempo adeguato trascorso quotidianamente all’aperto un peggioramento della miopia potrebbe essere dietro l’angolo. Secondo recenti studi i giovanissimi dovrebbero trascorrere costantemente del tempo fuori casa guardando lontano, mentre invece una visione prolungata da vicino potrebbe favorire l’insorgenza del vizio refrattivo o una sua più rapida evoluzione. Un numero crescente di studi scientifici sembrerebbe, infatti, concordare sul fatto che sia i bambini che gli adolescenti debbano trascorrere quotidianamente del tempo alla luce solare: ciò può aiutare a ridurre il rischio di un aumento della miopia. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità fa riferimento a questo importante problema.
Quella vista che “si accorcia”
La miopia è sempre più diffusa. Negli Usa, negli ultimi 30 anni, la sua prevalenza è passata dal 25% al 44% tra gli adulti, mentre in alcune zone dell’Asia supera l’80%, complici gli stili di vita errati. Lo si legge in un nuovo studio pubblicato su Plos Genetics, condotto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
Se i geni contano
Resta vero che la miopia ha un’importante base genetica, che incide per il 60-90%. Una volta che il bulbo oculare si è allungato troppo non si può tornare indietro nel tempo; ma tale allungamento potrebbe verificarsi anche se, per molti anni, si è fatto uno sforzo prolungato nella lettura, nella visione degli schermi e in altre attività visive da vicino. Tuttavia non tutti gli esperti concordano su questo punto.
Analizzando i dati di circa 14 mila persone, la Columbia University (Usa) e altre università hanno rivelato che una determinata variante del gene APLP2 è associata a una probabilità quintupla di sviluppare la miopia se, durante la giovinezza, si è fatto un sforzo quotidiano di almeno un’ora al giorno nella lettura da vicino. Questa variante genetica è piuttosto rara: è stata identificata circa nell’uno per cento della popolazione. Ci sono probabilmente centinaia di sequenze genetiche che provocano un “accorciamento” del fuoco, anche se sino ad oggi sono stati identificati solo 25 geni.
Più aria aperta, miglior vista?
“Da decenni sappiamo che la miopia è provocata dai geni e dalla loro interazione con fattori ambientali come la lettura e altro lavoro da vicino, ma non ne avevamo mai avuto una solida prova”, ha sottolineato Andrei Tkatchenko (Columbia University), direttore dell’équipe di ricercatori.
Anche se in futuro si potrà prevenire la miopia con altri sistemi – che nella sua forma grave può provocare anche problemi alla retina –, attualmente l’unico modo per farlo è probabilmente trascorrere del tempo all’aria aperta, soprattutto nel periodo critico, ossia quando i bambini frequentano le scuole primarie (elementari) e le scuole medie.
Lo studio cinese
In Cina è stato condotto uno studio, pubblicato su Jama Ophthalmology a metà settembre 2015, in cui si è fatta svolgere a 952 alunni di 6 anni un’attività supplementare all’aperto di 40 minuti al giorno [Si veda anche uno studio pubblicato nel 2018 sempre su [Jama]]. Il risultato? “Una minore incidenza della miopia nei successivi tre anni”, scrivono i ricercatori cinesi e australiani. Tra l’altro i genitori sono stati incoraggiati a far praticare attività all’esterno nel doposcuola, durante i weekend e le loro vacanze. Il confronto è stato fatto con quasi mille allievi delle primarie (campione di controllo), che hanno continuato a svolgere normalmente le attività scolastiche. Mentre nel primo gruppo, che conduceva uno stile di vita più salutare, alla fine dello studio l’incidenza della miopia era del 30,4%, nel secondo era del 39,5%, con una differenza del 9,1%. Uno studio cinese precedente conferma che “livelli maggiori di attività all’aria aperta sono associati, negli alunni delle scuole primarie, a valori inferiori della miopia”. In questa ricerca l’attività visiva da vicino non è tuttavia stata associata, negli stessi bambini di Pechino, a valori maggiori della miopia né alle scuole elementari né alle medie (tenendo conto dell’errore refrattivo medio dei genitori, del tempo trascorso fuori casa e del genere).
Un’altra ricerca condotta a Taiwan su oltre 5000 uomini (18-24 anni) ha concluso che “essere più grandi d’età, avere genitori miopi, un livello d’istruzione più elevato, fare lavoro [visivo] da vicino, meno attività all’aria aperta e un più alto livello di urbanizzazione sono risultate associate alla prevalenza della miopia“. Tuttavia, solo il fatto che i genitori fossero miopi, che si facesse molto lavoro da vicino con gli occhi e il fatto di vivere in città “sono stati significativamente associati a una progressione della miopia riferita dai singoli“. Tutti questi risultati dovranno comunque essere confermati da ulteriori studi.
Oms: eradicare le malattie tropicali dimenticateSi punta a migliori condizioni igieniche e a un’acqua più pulita, ad esempio per prevenire il tracoma1 settembre 2015 – La discriminante tra salute e malattia può nascondersi nell’acqua. Fermo restando che –specialmente in molte zone dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina – l’igiene può essere migliorata.Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sono necessari interventi incisivi contro 16 malattie tropicali dimenticate , la quali colpiscono oltre un miliardo di persone: sono le più povere e vulnerabili della Terra e vivono in condizioni sanitarie ed economiche precarie. Tali patologie sono causate da: 1. batteri (ad esempio nel caso del tracoma e dell’ulcera di Buruli); 2. protozoi (malattia del sonno, malattia di Chagas, ecc.); 3. vermi (tra cui l’Onchocerca volvulus, che provoca l’ oncocercosi ); 4. virus (rabbia e febbre dengue che , trasmessa attraverso zanzare infette, costituisce un rischio per il 40% della popolazione mondiale ).L’Oms ha presentato, a fine agosto 2015, un Piano per eradicare le malattie tropicali dimenticate entro il 2020. Proprio combattere malattie quali il tracoma o alcuni vermi bisogna prestare grande attenzione alla qualità dell’acqua e, ovviamente, anche alla pulizia delle mani e degli ambienti. Attualmente oltre 660 milioni di persone nel mondo non hanno ancora accesso a