Miopia infantile e alimentazione: il ruolo degli omega-3 e dei grassi saturi nello sviluppo oculare

La miopia infantile è in rapido aumento a livello globale e nuovi studi suggeriscono che l’alimentazione, in particolare l’apporto di omega-3 e grassi saturi, possa influenzarne lo sviluppo.

Miopia infantile e fattori di rischio

La miopia è in rapido aumento a livello globale, con una crescita particolarmente marcata nell’Asia orientale. Secondo le stime dei ricercatori, entro il 2050 circa la metà della popolazione mondiale potrebbe esserne affetta.

Tra i principali fattori di rischio individuati vi sono l’eccessivo tempo trascorso davanti agli schermi, la scarsa esposizione alla luce naturale e la predisposizione familiare. Tuttavia, un recente studio condotto su un campione casuale di 1005 bambini cinesi tra i 6 e gli 8 anni, nell’ambito dell’Hong Kong Children Eye Study, ha cercato di esplorare un’ulteriore possibile variabile: l’associazione tra alimentazione e sviluppo della miopia, analizzando in particolare l’effetto di alcuni nutrienti sullo sviluppo dell’occhio.

Lo studio è stato condotto utilizzando un questionario alimentare dettagliato, progettato per valutare la dieta abituale dei bambini. Il questionario includeva 280 alimenti suddivisi in 10 gruppi principali: cereali e derivati (pane, cereali, pasta, riso, noodles), verdure e legumi, frutta, carne, pesce, uova, latte e derivati, bevande, snack/grassi/oli e zuppe. Sulla base delle risposte fornite, sono stati calcolati diversi parametri nutrizionali, tra cui l’assunzione di macronutrienti come grassi, carboidrati e proteine.

Il questionario includeva anche una sezione dedicata alle abitudini comportamentali, valutando il tempo medio che i bambini trascorrevano leggendo, svolgendo attività fisica, utilizzando dispositivi elettronici o svolgendo attività all’aria aperta. Sono stati indagati anche l’Indice di Massa Corporea e la familiarità per miopia.

 

Risultati dello studio: omega-3 e grassi saturi

I risultati hanno mostrato che i bambini con minore apporto di acidi grassi omega-3 (contenuti principalmente in  pesci grassi, come lo sgombro, il salmone, la trota e il tonno, e fonti vegetali come le noci, i semi di lino, semi di chia) presentavano parametri oculari e refrattivi indicativi di una miopia più grave. Al contrario, quelli che rientravano nel gruppo che assumeva maggiori quantità di omega-3, presentavano parametri migliori, suggerendo un effetto protettivo di questi acidi grassi sullo sviluppo della miopia.

Ma non solo: un maggiore apporto di grassi saturi (contenuti in alimenti come la carne rossa, il burro, lo strutto o la margarina) sembra avere un ruolo opposto. I bambini con il maggior consumo di grassi saturi mostrava infatti parametri peggiori, indicando un possibile effetto negativo di questi nutrienti sullo sviluppo della miopia.

Questi risultati evidenziano come una dieta ricca di omega-3 possa contribuire a rallentare la progressione della miopia nei bambini, mentre un eccesso di grassi saturi potrebbe invece peggiorarne l’evoluzione. Tuttavia, quando si tratta di nutrienti, è sempre fondamentale rispettare le dosi consigliate: sia un eccesso che una carenza possono risultare nocivi alla salute.

 

Limiti dello studio e prospettive future

È importante ricordare che lo studio è di tipo osservazionale; quindi, non può dimostrare un legame diretto di causa-effetto tra dieta e miopia. I dati sull’alimentazione si basano su questionari compilati dai genitori, che possono contenere errori o imprecisioni. Inoltre, non sono stati analizzati campioni di sangue per verificare con certezza l’apporto di nutrienti. I ricercatori evidenziano anche che i risultati potrebbero non valere per bambini di altre etnie o con stili di vita diversi, dal momento che a Hong Kong la prevalenza della miopia è tra le più alte a livello globale.

Lo studio apre a nuove ipotesi sul possibile ruolo dell’alimentazione nello sviluppo della miopia infantile. Pur con i limiti legati alla natura osservazionale della ricerca, i risultati offrono uno spunto interessante per futuri approfondimenti scientifici e per esplorare il ruolo di specifici nutrienti sulla salute visiva.

 

 

FONTE:

Zhang XJ, Zhang Y, Zhang YJ, et al. Dietary omega-3 polyunsaturated fatty acids as a protective factor of myopia: the Hong Kong Children Eye Study. Br J Ophthalmol. Published online August 19, 2025. doi:10.1136/bjo-2024-326872

https://www.sciencedaily.com/releases/2025/09/250907172653.htm

 

Scopri la Vitrectomia: un intervento per riparare la retina

La vitrectomia è un’operazione di microchirurgia oculare che prevede la rimozione, totale o parziale, del corpo vitreo per permettere il trattamento di alcune patologie retiniche. Viene eseguita, ad esempio, in caso di distacco di retina, emorragie vitreali persistenti, foro maculare, pucker maculare o complicanze della retinopatia diabetica.

Si tratta di un intervento complesso e delicato, ma spesso rappresenta l’unica possibilità per recuperare o preservare la funzione visiva quando la retina è danneggiata.

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La via italiana alla prevenzione visiva. Sanità, confronto decisivo

I difetti visivi sono, numericamente, il più grande problema sanitario al mondo: ne soffrono, secondo l’OMS, più di 2mld di persone al mondo e oltre 3mln di italiani sono a rischio crescente di Glaucoma, Degenerazione Maculare e Retinopatia diabetica, soprattutto a causa dell’invecchiamento. A sua volta, quello di cataratta rimane l’intervento chirurgico in assoluto più prescritto e praticato.

Preceduta quest’anno da una conferenza stampa al Ministero della Salute il 2 ottobre, organizzata da Fondazione IAPB Italia ETS – l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità alla presenza del ministro Orazio Schillaci, la Giornata Mondiale della Vista celebrata il 9 ottobre 2025 e che gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, rappresenta da anni un’azione di advocacy e promozione per la prevenzione, la cura e la riabilitazione della vista. In breve, il messaggio da far passare è: “Sottoponiti a visite oculistiche con regolarità perché ci sono malattie della vista che non hanno sintomi nelle fasi iniziali. E quando si manifestano appieno, è troppo tardi per recuperare la vista perduta”.

E’ per questo che nella settimana in cui si celebra la Giornata Mondiale della Vista 2025, il 9 ottobre, sono circa 100 le città italiane in cui abbiamo organizzato, in collaborazione con le strutture territoriali dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – UICI, attività per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione delle malattie degli occhi – ricorda il presidente di IAPB Italia ETS e di UICI, Mario Barbuto – controlli oculistici gratuiti, distribuiti opuscoli informativi, organizzati localmente incontri e conferenze divulgativevv. http://www.giornatamondialedellavista.it .

Ma come sta cambiando il SSN per mettere la prevenzione al centro dei suoi processi? Quali le iniziative già in essere, quali i cambiamenti pianificati? E che ruolo ha la prevenzione visiva all’interno di questa evoluzione?

Alla presenza del Ministro della Salute, giovedì 2 ottobre hanno dato risposta a queste domande i vertici del Ministero e gli stakeholder della prevenzione visiva in Italia, moderati dalla giornalista Mediaset Alessandra Viero: Mario BarbutoPresidente Fondazione Sezione Italiana dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità – IAPB Italia ETS e Presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti; Maria Rosaria CampitielloCapo Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze Sanitarie, Ministero della Salute; Giovanni SattaOculista e Senatore della Repubblica, componente della X Commissione Senato (Affari sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale); Massimo NicolòOculista e Assessore Sanità, Politiche sociosanitarie e sociali, Terzo settore Regione Liguria; Paolo RussoOculista e Componente Direzione Nazionale Fondazione IAPB Italia ETS.

Oggi possiamo affermare che sta crescendo la consapevolezza che la prevenzione non è un costo ma un investimento che si traduce, in una Nazione longeva come la nostra, in benefici di salute, economici e sociali – ha aperto l’incontro del 2 ottobre, il ministro della Salute, Orazio SchillaciPer questo oltre a rilanciare il ruolo della prevenzione, lavoriamo con il Mef per aumentare le risorse. Ma questo evento – ha proseguito il ministro – è anche l’occasione per ribadire la centralità di sinergie virtuose per il rilancio della prevenzione. Con questo spirito si è consolidata la collaborazione tra il Ministero della Salute e la IAPB Italia ETS: un modello che coniuga la spinta civica con la responsabilità istituzionale, componente strutturale delle politiche di sanità pubblica”.

A sua volta, il presidente IAPB Italia ETS e di Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – UICI, Mario Barbuto ha ribadito che “educare la popolazione a comprendere che la prevenzione è determinante per salvaguardare la propria vista, affinché mai nessuno possa perdere questo prezioso e fondamentale bene per cause evitabili, è la mission della nostra Fondazione. Al fianco delle istituzioni, dei medici e tra la gente lavoriamo quotidianamente, da quasi cinquant’anni, per indurre un significativo cambio culturale a tutti livelli, affinché la salute non si identifichi solo con la cura, ma inizi con la prevenzione e termini con la riabilitazione visiva. Per raggiungere questo obiettivo è necessario un lavoro corale e un impegno sinergico di tutti gli attori, che necessità non solo di maggiori investimenti ma anche di nuovi modelli organizzativi”

La vista non è tema centrale di politica sanitaria solo per i numeri. L’impatto delle malattie visive è altrettanto significativo a fronte di un progressivo processo di deospedalizzazione sul territorio. 

Dai numeri in crescita vertiginosa della miopia dipendono il rendimento scolastico e gli stili di vita delle nuove generazioni nonché il rendimento professionale da adulti e la libertà di scegliere la propria carriera. 

Dalla crescita delle malattie che causano ipovisione e cecità dipendono l’autonomia, il benessere e l’autosufficienza di una popolazione sempre più anziana. Per tutte le fasce di età i costi sociali e personali delle malattie visive sono alti. Molto più contenuti, sono, invece, i costi della prevenzione che potrebbe prevenirne la maggior parte.

 

La prevenzione è il farmaco più efficace che abbiamo per vivere meglio e più a lungo. Non si tratta di teoria, ma di un vero e proprio investimento. Quando investiamo in prevenzione, infatti, alleggeriamo il carico degli ospedali e di tutto il Servizio Sanitario Nazionale (SSN)” – dichiara Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento Prevenzione, Ricerca ed Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute – Il nostro SSN è ancora oggi un’eccellenza a livello internazionale, e proprio per questo abbiamo il dovere di difenderlo e rafforzarlo in tutte le sue componenti. Lo stiamo facendo anche grazie agli investimenti del PNRR, che sostengono progetti di ricerca finalizzati a sperimentare nuovi modelli organizzativi e innovativi nel campo della prevenzione anche visiva”.

Il SSN italiano è infatti impostato sull’erogazione delle cure. Negli ultimi 40 anni, però, i progressi della scienza e della tecnologia hanno moltiplicato gli strumenti a disposizione e l’efficacia delle strategie di prevenzione, in particolare per l’oculistica – il più grande ambìto al mondo per numero di prestazioni mediche. Si tratta di un’opportunità ancora in gran parte da cogliere e capace di alleggerire il peso sulle risorse della sanità. L’oculistica è ben posizionata per cogliere questa innovazione: è la disciplina medica nella quale l’investimento in prevenzione ha il miglior rapporto costo-beneficio. La maggior parte sia dei difetti visivi che delle malattie che causano cecità possono essere corretti, curati o arginati se diagnosticati in tempo.

“E’ vero che dobbiamo imparare a comunicare le principali patologie oculistiche ai cittadini. Ma dobbiamo soprattutto imparare a comunicare, in ambito di prevenzione e screening, che se è vero che quando si ha la vista annebbiata è bene farsi visitare, è altrettanto importante che pur a fronte di una vista meravigliosa non è sicuro che l’occhio non possa avere dei problemi – sottolinea Massimo Nicolò, oculista e Assessore Sanità, Politiche sociosanitarie e sociali, Terzo settore Regione Liguria – Possono esserci dei sintomi ancora non manifesti clinicamente e che sarebbe necessario controllare, come nel caso del glaucoma, oppure avere segni di maculopatie e non sapere di averli.

In breve, dovremmo passare da una modalità di screening di tipo reattivo, indifferenziato, ad una modalità di screening di tipo opportunista dove, Regione per Regione, all’interno per esempio dell’universo dei pazienti diabetici si vanno a selezionare i soli pazienti con diabete da oltre 15 anni, per i quali risulta non abbiano mai fatto una visita oculistica e li si invita con una lettera a recarsi in un centro dove sottoporsi a visita oculistica. Questo passaggio rappresenterebbe la vera svolta della prevenzione e degli screening, con risparmio per il SSN e superiore efficacia di controlli per il cittadino”.

Infine, conclude il senatore Giovanni Satta, anch’egli medico oculista e componente della X Commissione Senato (Affari sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale) “le malattie che minacciano la vista comportano costi sociali e personali altissimi, sia diretti, sia indiretti. A fronte di questo, gli investimenti che sarebbero necessari per la prevenzione di cecità e ipovisione sono relativamente circoscritti, soprattutto se paragonati ai risparmi che sono in grado di garantire. La Giornata Mondiale della Vista promossa nel nostro Paese dalla Fondazione IAPB Italia, mette in luce la grande collaborazione tra Parlamento, Ministero della Salute, medici oculisti e società civile, finalizzata a creare una cultura autentica della prevenzione visiva, capace di salvare la vista soprattutto delle fasce di popolazione più vulnerabili”.

Aperte le iscrizioni alla V edizione del Master in Ipovisione e riabilitazione Neurovisiva: formazione d’eccellenza tra teoria e pratica

Il Polo Nazionale Ipovisione, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, lancia la nuova edizione del Master di I livello in Ipovisione e riabilitazione neurovisiva per l’anno accademico 2025/2026. Un percorso unico in Italia, pensato per chi vuole diventare protagonista nel mondo della riabilitazione visiva, con una formazione che unisce solide basi teoriche e tanta pratica sul campo.

Non perdere l’occasione di costruire il tuo futuro nella neuroriabilitazione visiva!

Leggi l’articolo completo sul sito Polo Nazionale Riabilitazione Visiva

Convegno AMGO 2025: la diagnosi e l’abilitazione del bambino con deficit visivo

Il convegno del 19 settembre 2025 affronta il tema della continuità delle cure in oftalmologia, concentrandosi sui pazienti più piccoli 

Una giornata all’insegna di workshop, tavole rotonde e confronti per affrontare il tema della diagnosi e l’abilitazione del deficit visivo: ecco il ricco programma del nuovo convegno AMGO 2025, previsto per il 19 settembre 2025 presso l’ASP S. Alessio Margherita di Savoia – Roma. 

Il progetto, che anche quest’anno vede il Patrocinio dalla Fondazione IABT Italia ETS, da anni si concentra su attività di sensibilizzazione e discussione sulla continuità delle cure, per promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza non solo della prevenzione ma anche della riabilitazione visiva, in special modo laddove coinvolga i pazienti più piccoli. 

Nato da una iniziativa dall’Istituto dei ciechi “Francesco Cavazza ONLUS” di Bologna come progetto di prevenzione visiva dell’Ambliopia rivolto ai bambini nella primissima infanzia, e  arricchitosi dalla collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e ipovedenti, il progetto vede anche quest’anno la partecipazione di diversi esperti d’eccellenza, per affrontare temi concreti come la scelta dei trattamenti, le nuove frontiere della pratica clinica e l’impatto dei deficit visivi nello sviluppo neuro cognitivo e sociale dei più piccoli. 

Per registrarsi e partecipare al convegno, abilitato anche per i crediti ECM, si invita a consultare il sito ufficiale www.amgo.it

Il verde che protegge: come gli spazi naturali difendono la salute degli occhi 

close up occhio di una persona immersa nel verde

Nuova evidenza scientifica sottolinea il ruolo protettivo del contatto con la natura contro la sindrome dell’occhio secco 

Vivere in città significa spesso esporsi senza tregua all’inquinamento atmosferico, che mette a dura prova la salute degli occhi. Ma non tutto è scritto fin dall’inizio: natura, verde urbani e infrastrutture verdi sembrano avere il potere di offrire una protezione concreta. Uno studio recentemente pubblicato da Weijing Cheng e Hanyou Wu del Zhongshan Ophthalmic Center (Guangzhou) getta nuova luce sul legame fra gli spazi verdi e la prevenzione della sindrome dell’occhio secco. 

La sindrome dell’occhio secco è infatti fortemente legata all’esposizione ambientale, come evidenziato dal Dr. Weijing Cheng e dal Dr. Hanyou Wu nel loro recente studio “Association between long-term green space exposure and dry eye in China”. (Asia-Pac J Ophthalmol.). Entrambi i ricercatori operano presso il State Key Laboratory of Ophthalmology, Zhongshan Ophthalmic Center, Sun Yat-sen University, e il Guangdong Provincial Key Laboratory of Ophthalmology and Visual Science, Guangdong Provincial Clinical Research Center for Ocular Diseases di Guangzhou, in Cina. 

Numerosi studi della letteratura scientifica hanno dimostrato l’impatto negativo di diversi fattori ambientali sulla salute oculare. Tra gli inquinanti atmosferici associati alla sindrome dell’occhio secco sono inclusi il particolato, diossido di azoto, ozono, diossido di zolfo e monossido di carbonio. Inoltre, fattori climatici quali temperatura, umidità ed esposizione alla luce solare giocano un ruolo significativo nello sviluppo della malattia.  

Al contrario, è noto che gli spazi verdi esercitino diversi benefici sulla salute, contribuendo alla riduzione di disturbi mentali come ansia, depressione e disturbi del sonno, tutti riconosciuti fattori di rischio per l’occhio secco. Studi recenti hanno inoltre evidenziato un’influenza positiva dell’esposizione agli spazi verdi anche sulla salute oculare, come la riduzione della prevalenza della miopia e dell’incidenza della congiuntivite allergica. 

Alla luce di queste evidenze, i ricercatori si sono posti l’obiettivo di indagare l’esistenza di un possibile legame tra l’esposizione agli spazi verdi e la prevenzione della sindrome dell’occhio secco. 

Struttura dello studio e correlazioni osservate 

Lo studio condotto dal Dr. Cheng e dal Dr. Wu si è articolato in due fasi distinte. Nella prima, i ricercatori hanno messo a confronto 450 pazienti con sindrome dell’occhio secco e 900 soggetti sani, scoprendo che chi gode di una maggiore esposizione agli spazi verdi -misurata con i dati estratti dal database MODIS della NASA, che quantifica il verde terrestre in tempo reale tramite satelliti orbitanti attorno alla Terra- corre un rischio significativamente più basso di sviluppare la malattia. Nella seconda fase, dedicata a un gruppo di 140 pazienti diabetici, è stato osservato che l’esposizione prolungata agli spazi verdi si associa a un’area più ampia del menisco lacrimale, il sottile strato di liquido che riveste la superficie dell’occhio, solitamente ridotto in chi soffre di diabete. In altre parole: una lubrificazione migliore e una maggiore protezione naturale. 

  

I risultati della prima fase hanno evidenziato che l’esposizione agli spazi verdi negli ultimi dieci anni era significativamente correlata a una ridotta probabilità di sviluppare la sindrome dell’occhio secco. Analogamente, nella seconda fase è emersa una correlazione tra una maggiore esposizione decennale agli spazi verdi e un’area più ampia del menisco lacrimale, suggerendo un miglioramento della lubrificazione oculare. 

Gli autori ipotizzano che gli spazi verdi migliorino la salute oculare tramite diversi meccanismi. La riduzione degli inquinanti atmosferici, che alterano la superficie oculare e possono contribuire all’occhio secco; la mitigazione dell’inquinamento acustico e luminoso, che possono portare a disturbi del sonno, anch’essi causa di occhio secco; infine, il miglioramento della salute mentale, il cui deterioramento è fortemente correlato all’occhio secco. 

Questa è la prima ricerca individuare un collegamento tra gli ambienti verdi e la salute della superficie oculare, anche se è stato condotto in un Paese, la Cina, dove l’inquinamento atmosferico è molto più grave che in Italia.  

Nonostante questo, lo studio apre scenari importanti per la salute pubblica. Non tutti, infatti, hanno le stesse opportunità di vivere in contesti ricchi di verde. Gli autori hanno infatti sottolineato come “il potenziale effetto protettivo dell’esposizione agli spazi verdi sulla sindrome dell’occhio secco merita attenzione”, evidenziando le significative implicazioni per la salute pubblica. Gli autori, inoltre, segnalano le marcate disparità nell’accesso agli spazi verdi tra paesi sviluppati e in via di sviluppo, evidenziando come i secondi dispongano “solo un terzo degli spazi verdi disponibili ai primi”. I ricercatori invitano quindi a “migliorare la pianificazione e la gestione urbana”, promuovendo una distribuzione più equa degli spazi verdi, al fine di implementare misure efficaci per la prevenzione della sindrome dell’occhio secco. 

Cheng W, Wu H, Wang Z, Liang L. Association between long-term green space exposure and dry eye in China. Asia Pac J Ophthalmol (Phila). 2025;14(3):100165. doi:10.1016/j.apjo.2025.100165 

  

FONTE: Ophthalmology Times Europe  

CLINICA OCULISTICA DI UDINE: PRIMA TERAPIA GENICA CONTRO LA MACULOPATIA

Il prof. Lanzetta: “Un passo decisivo verso cure più efficaci e durature”

La Clinica Oculistica Universitaria del Presidio Ospedaliero di Udine ha eseguito il primo trattamento con terapia genica per la cura della degenerazione maculare legata all’età nella sua forma aggressiva. L’intervento si inserisce nell’ambito di uno studio clinico internazionale, che coinvolge solo pochi centri altamente specializzati in tutto il mondo.

La degenerazione maculare legata all’età è la maculopatia più comune ed è la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati. Nella forma avanzata, colpisce centinaia di migliaia di persone in Italia. Tale forma, detta anche neovascolare (o “umida”) è caratterizzata dalla crescita di vasi sanguigni anomali sotto la retina e può portare rapidamente a una perdita della vista centrale, compromettendo attività quotidiane come leggere, guidare o riconoscere i volti. Ad oggi, la terapia standard consiste in iniezioni intravitreali ripetute ogni 4-8 settimane. Sebbene efficaci, queste richiedono frequenti accessi ospedalieri e rappresentano un impegno gravoso per pazienti e famiglie.

“Questa nuova terapia rappresenta un cambio di paradigma”, spiega il prof. Paolo Lanzetta, direttore della Clinica. “Invece di somministrare il farmaco attraverso continue iniezioni all’interno dell’occhio, si trasferiscono alle cellule della retina le istruzioni necessarie per produrre autonomamente la molecola terapeutica. In termini semplici, è l’occhio stesso a diventare la ‘fabbrica’ del farmaco, con la prospettiva di ridurre drasticamente, o addirittura eliminare, la necessità di trattamenti ripetuti.” “Si tratta di un sogno divenuto realtà”, aggiunge Lanzetta. “Da studente di medicina, oramai diversi anni fa, ricordo bene che la terapia genica venisse prospettata come una ipotesi terapeutica forse riservata al futuro. E’ una grande emozione poterla proporre oggi ai nostri pazienti.” 

Il team della Clinica Oculistica, che include la prof.ssa Valentina Sarao e il prof. Daniele Veritti — esperti nella cura delle patologie retiniche — è stato selezionato tra i pochi al mondo per questa sperimentazione. La partecipazione a questo studio sottolinea l’impegno congiunto dell’Università di Udine e dell’Azienda Sanitaria Friuli Centrale nell’offrire ai pazienti friulani l’accesso alle terapie più innovative disponibili al mondo.

La Clinica Oculistica di Udine non è solo un centro di riferimento per le cure più avanzate, ma anche un centro di alta formazione grazie alla Scuola di Specializzazione in Oftalmologia dell’Università di Udine, diretta dal prof. Daniele Veritti. “Essere un centro di riferimento per sperimentazioni di questa portata”, afferma il prof. Veritti, “significa garantire ai nostri pazienti le cure del futuro già oggi, e ai nostri specializzandi una formazione clinica di altissimo livello. La nostra Scuola di Specializzazione offre infatti ai futuri oculisti l’opportunità unica di partecipare direttamente alle sperimentazioni più importanti a livello mondiale, un privilegio riservato solo ai centri di massima eccellenza internazionale.”

Disabilità visiva: diritti, agevolazioni e inclusione. Facciamo chiarezza

Pensioni, lavoro, trasporti, fiscalità, Disability Card: i diritti delle persone con disabilità visiva sono tutelati da normative precise, ma spesso complesse da interpretare. In un’intervista esclusiva, Franco Lepore – presidente dell’Agenzia Iura – analizza i principali strumenti di tutela e le criticità ancora presenti, tra mancanza di accessibilità e necessità di maggiore consapevolezza collettiva.

Un approfondimento che unisce rigore informativo e visione culturale, per orientarsi meglio tra leggi, benefici e nuove opportunità.

Leggi l’articolo completo sul sito del Polo Nazionale Ipovisione

L’oncocerchiasi: cecità dei fiumi

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L’oncocerchiasi (oncocercosi), detta anche “cecità dei fiumi”, è causata dall’infezione provocata da un verme (nematode), l’Onchocerca volvulus che si riproduce vicino i maggiori corsi d’acqua che attraversano molti paesi dell’Africa equatoriale e dell’America meridionale. Le larve dell’agente vettore della malattia, si sviluppano solamente in acque limpide, molto ossigenate e con scarse sostanze organiche. Il termine “cecità dei fiumi” indica la relazione tra la malattia a livello oculare e l’area abitata dai soggetti malati.

Si ritiene che l’oncocercosi sia, dopo il tracoma, la seconda causa al mondo di cecità prevenibile tra le malattie contagiose. Tuttavia va detto che, grazie agli sforzi mondiali, la patologia sembra essere in via di progressiva riduzione.

La diagnosi di oncocercosi può essere eseguita in qualsiasi fase della malattia, ma bisogna intervenire in tempo per scongiurare danni irreparabili. 

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