Servizio sanitario nazionale, gli italiani lo apprezzano

Servizio sanitario nazionale, gli italiani lo apprezzano Per il 56,6% degli intervistati è migliorato, l’84,7% non vuole un sistema diverso 11 dicembre 2008 – Il Servizio sanitario nazionale è stato ‘assolto’ dagli italiani. Il verdetto è incoraggiante: a 30 anni dalla sua introduzione il 56,6% degli intervistati ha dichiarato che il Ssn è migliorato e l’84,7% non vuole un sistema diverso dall’attuale. I più soddisfatti vivono nel Nord Italia. In sintesi sono questi i risultati ottenuti sulla base di mille interviste: i risultati sono stati commissionati da Repubblica e pubblicati oggi sull’inserto Salute. Più nello specifico: una persona su due (49,7%) ritiene che il Servizio sanitario nazionale sia migliorato abbastanza, il 6,9% che lo sia molto, mentre i senza opinione sono il 13,1%. I più critici si dividono tra coloro che pensano che il Ssn sia peggiorato molto (9,6%) oppure abbastanza (20,7%). Solo il 12,9% pensa che debba essere lasciato più spazio alla sanità privata. Eppure, secondo quanto percepito dal campione intervistato, ci sono anche degli aspetti ‘oscuri’: per il 74,5% i tempi di attesa si sono allungati e l’accesso ai servizi è più difficoltoso che in passato (per il 60,2%). A conferma di questa percezione è stato presentato ieri un rapporto della Regione Lazio, realizzato con i fondi del Ministero dello Sviluppo Economico, chiamato “Da paziente ad impaziente”. Le interviste sono state condotte su oltre duemila utenti. Lo scenario che emerge è inquietante: molte prestazioni sono state erogate dalle Asl capitoline dopo il tempo massimo consentito dalla legge (si va dal 32,4% al 68,7%). Il primato negativo nel Lazio va a Frosinone, seguito da Latina; si sono, invece, comportate meglio le strutture di Viterbo e quelle di Rieti. Eppure l’Organizzazione mondiale della sanità ritiene che il sistema assistenziale italiano nel suo complesso sia, nel settore della sanità, secondo al mondo in rapporto alla spesa; tuttavia, non è altrettanto positiva la percezione dei pazienti se si fa un confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea: in un rapporto pubblicato lo scorso mese l’Italia compariva al 16° posto.

Fonti: Repubblica Salute, Codicisora , Oms, Healthpowerhouse.

Ultima modifica: 3 luglio 2014

Scoperta mutazione genetica che causa il cancro oculare più comune


Scoperta mutazione del Dna, causa il cancro oculare più comune


Pubblicata su Nature una ricerca sul melanoma della coroide, considerato il tumore più pericoloso che colpisce gli occhi


11 dicembre 2008 – I segreti delle malattie genetiche sono, da oggi, meno inesplorati. Il cancro oculare più comune, il melanoma dell’ùvea (o melanoma della coroide), è causato nel 45% dei casi da una mutazione del Dna. A scoprirlo è stato un gruppo di ricerca che lavora negli Stati Uniti, principalmente all’Università della British Columbia.

Il merito della scoperta, pubblicata sull’autorevole rivista Nature , è dell’_quipe diretta da Catherine Van Raamsdonk: si tratta di una mutazione che colpisce un gene dal nome calviniano, detto GNAQ. Questa scoperta consentirà anche a ricercatori del resto del mondo di sviluppare terapie mirate contro alcuni tipi di melanoma.
“Abbiamo scoperto – spiega la Prof.ssa Raamsdonk – che lo GNAQ regola la sopravvivenza dei melanociti”, leUveite: infiammazione dello strato intermedio tra sclera e retina cellule responsabili della colorazione della pelle (grazie ai quali ci abbronziamo al sole). Ebbene, la mutazione di questo gene provoca una loro proliferazione incontrollata: “poiché il cancro è una malattia che consiste in una crescita cellulare incontrollata, i nostri studi ci hanno portato a scoprire che una mutazione genetica dello GNAQ provoca il melanoma dell’uvea”. Quest’ultima è lo strato intermedio tra retina e sclera, particolarmente ricco di vasi sanguigni e di pigmenti. A sua volta consta di tre parti: iride, corpo ciliare e coroide.
Provette di laboratorioQuesto tumore oculare purtroppo è molto aggressivo e, se non trattato, degenera in metastasi (si diffonde nel resto dell’organismo); in nove casi su dieci è considerato il responsabile delle morti dovute a tumori oculari. Indicativamente rappresenta il 5% di tutti i melanomi (tra cui vi sono anche quelli cutanei dovuti, ad esempio, a sovraesposizione ai raggi ultravioletti). L’intuizione dei ricercatori ha avuto ottimo esito, ma bisognerà attendere ulteriori ricerche per comprenderne gli sviluppi. In ogni caso si è trattato di una vera scoperta da… geni!
Altri centri che hanno partecipato alla ricerca sono: Canadian Institute for Health Research, Centre for Molecular Medicine and Therapeutics at Children e il Family Research Institute in British Columbia, Stanford University e University of California di San Francisco.

Fonte: The University of British Columbia
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Nel mondo oltre un miliardo di persone presbiti

Circa 517 milioni di anziani hanno bisogno di occhiali ma non riescono ad ottenerli

10 dicembre 2008 – Il problema visivo degli anziani per antonomasia: si tratta della presbiopia, che secondo un nuovo studio pubblicato da ricercatori australiani sulla rivista Archives of Ophthalmology, colpisce all’incirca un miliardo di persone. Ben 410 milioni di individui non sarebbero in grado di svolgere mansioni che richiedono proprio una buona vista da vicino. Il dramma è che, secondo questa stima, 517 milioni di persone non hanno la possibilità di procurarsi occhiali.

Si tratta di cifre che riguardano il 2005; dato che si sta verificando un invecchiamento della popolazione mondiale (attualmente pari a 6,7 miliardi di persone), si stima che nel 2020 i presbiti saranno 1,4 miliardi e nel 2050 circa 1,8 miliardi.

Il motivo per cui, a partire dai 40 anni, bisogna ricorrere alle lenti per leggere e svolgere altri compiti è principalmente dovuto a un invecchiamento del cristallino: la lente contenuta nel nostro occhio perde la sua elasticità e, dunque, non consente più di mettere a fuoco le immagini sulla retina.
Il prof. Brian A. Holden, dell’Università di New South Wales (Sydney) e i suoi collaboratori hanno passato in rassegna diversi studi e hanno usato anche le proiezioni dell’istituto demografico statunitense (US Census Bureau).

“Se deve essere raggiunto – osservano i ricercatori – l’obiettivo di Vision 2020 (un programma portato avanti dall’Oms e dalla IAPB, ndr), che è quello di eliminare la cecità evitabile e l’ipovisione – in questo caso dovute a un errore refrattivo non corretto -, i progetti dovranno comprendere la fornitura di risorse umane, di buoni occhiali e di sistemi per farli avere a questo mezzo miliardo di persone che ne hanno bisogno”.

Articolo originale: Brien A. Holden; Timothy R. Fricke; S. May Ho, “Global vision impairment due to uncorrected presbyopia“, Arch Ophthalmol. 2008;126[12]:1731-1739

Policlinico Umberto I di Roma, inaugurati reparti e ambulatori a Oculistica

(da sinistra) Il Ministro del Welfare Sacconi, il Prof. Balacco e il Rettore della Sapienza Frati

Il Ministro del Welfare Sacconi: si deve fare più prevenzione


10 dicembre 2008 – Più reparti e ambulatori rinnovati all’Umberto I di Roma. Sono stati inaugurati stamattina, presso il Dipartimento di Scienze Oftalmologiche dell’Università Sapienza diretto dal Prof. Corrado Balacco Gabrieli, alla presenza del Ministro del Welfare Maurizio Sacconi e del Magnifico Rettore Luigi Frati.

I locali completamente ristrutturati sono dedicati alla degenza, ai day hospital nonché ai centri che si occupano della retina, di cornea e lenti a contatto e, infine, del glaucoma e del cheratocono.

“Abbiamo 400-500 pazienti al giorno. Siamo primi in Italia per dimensioni – ha dichiarato con orgoglio il Prof. Balacco – e secondi in Europa dopo il Moorfields Eye Hospital di Londra. Non abbiamo praticamente più liste d’attesa. La presenza dei pazienti fuori Regione (Lazio) è di oltre il 25% e il nostro dipartimento è in attivo”.Avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus, e il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi

Tale situazione si inscrive, tuttavia, in un panorama più ampio che è segnato da una crisi economica e da sostanziali riduzioni negli investimenti per la salute in molti settori. Lo scenario nazionale, tuttavia, è stato descritto in termini più prosaici dal Ministro Sacconi, che ha sottolineato “la necessità di tenere sotto controllo la spesa sanitaria”. In ogni caso, “ogni crisi ha in s_ le potenzialità di stimolare il cambiamento, facendo di necessità virtù”.

Il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio SacconiInfine il titolare del dicastero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha evidenziato, in margine all’inaugurazione, la necessità di “sviluppare la politica della prevenzione”. Eppure questa linea sembra contrastare con i tagli stabiliti dall’ultima finanziaria, dunque qual è la strada? “Ciò si realizza se si spostano risorse dall’ospedalità marginale (inappropriata) verso le attività di prevenzione che diffusamente, nel territorio, devono essere realizzate”. Inoltre bisognerà puntare di più, quando possibile, sull’assistenza domiciliare e su investimenti in nuove tecnologie. Questa inaugurazione, naturalmente, – ha concluso Sacconi – “va nella giusta direzione”.

Oms e Unicef: salviamo i bambini dagli infortuni

Oms e Unicef: salviamo i bambini dagli infortuniOltre 2.000 piccoli muoiono ogni giorno per incidenti, nella metà dei casi sono prevenibili
10 dicembre 2008 – Salvare i bambini dagli infortuni non è solo questione di… fortuna: nella metà dei casi può essere risparmiato loro un dramma. A sostenerlo sono l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Unicef che oggi hanno presentato congiuntamente ad Hanoi, in Vietnam, due rapporti sulla situazione mondiale e su quella europea.
Le due Agenzie dell’Onu hanno sfornato numeri agghiaccianti: sono oltre 2.000 i bambini che ogni giorno perdono la vita a seguito di infortuni “accidentali” e decine di milioni coloro che ogni anno finiscono in ospedale e spesso rimangono disabili per tutta la vita. Parte di essi subiscono danni permanenti anche all’apparato cerebrale (e/o visivo) nonché ossei (in particolare alla spina dorsale).
Gli infortuni, a partire da quelli automobilistici, sono la prima causa di morte dei bambini oltre i 9 anni. Ogni anno uccidono 260.000 bambini nel mondo (il 95% dei quali si trova nei Paesi a basso e medio reddito) e 16.400 in Europa. Rappresentano la prima causa di morte e infermità in bambini ed adolescenti. Ad essi seguono gli annegamenti, le ustioni, le cadute e gli avvelenamenti. Margaret Chan, direttrice generale OMS
“Gli infortuni nei bambini costituiscono un problema serio di sanità pubblica. Oltre agli 830.000 che muoiono ogni anno, milioni di altri bambini sono vittima di infortuni che spesso richiedono lunghi tempi di ricovero e riabilitazione” afferma Margaret Chan, direttrice generale dell’OMS. “Il costo di queste cure può impoverire un’intera famiglia”.
Il primo Rapporto mondiale sulla prevenzione degli infortuni nei bambini, integrato dal rapporto europeo, è stato presentato oggi anche a Roma. In tutta Europa (53 Paesi e oltre 900 milioni di persone) gli infortuni sono la prima causa di disuguaglianza nei tassi di mortalità. Si tratta di circa 42.000 morti annuali di bambini ed adolescenti e i 70 milioni di ricoveri e Francesca Racippi, Oms Europavisite di pronto soccorso.
“I Paesi della Federazione Russa – ha spiegato Francesca Racioppi, responsabile dell’ufficio Oms Europa con sede a Roma – sono quelli che hanno i più alti tassi di mortalità infantile rispetto agli altri Stati”. E in Italia? “La situazione è ‘mista’. Noi calcoliamo che circa mille bambini perdano la vita all’anno. Di questi circa 800 muoiono a causa di incidenti stradali. Il dato importante, positivo, è che l’Italia sia tra i Paesi europei che riportano il minore tasso di mortalità per annegamento e ustioni”.

Leggi anche: “I rischi oculari del fai-da-te” e “Viaggiare in sicurezza sulle strade“.

Fonte di riferimento: Oms
Notizia a cura della IAPB Italia onlus-Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità.

Onu, la Dichiarazione universale dei diritti umani compie 60 anni

Assemblea Generale delle Nazioni UniteOnu, la Dichiarazione universale compie 60 anni Tutti gli uomini nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, compreso quello alla salute


10 dicembre 2008 – Oggi si celebra l’anniversario delle Dichiarazione universale dei diritti umani a 60 anni dalla sua adozione da parte dell’Onu, considerato essere attualmente il documento ufficiale più tradotto al mondo.


Tale dichiarazione venne adottata il 10 dicembre del 1948, due anni dopo la fondazione delle Nazioni Unite. La sua matrice illuministica è evidente sin dall’articolo 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.


Essa, ha sottolineato oggi il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano in un messaggio, “ha Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitanoaffermato il valore essenziale della dignità umana, ovunque nel mondo, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione o opinione, cittadinanza o status sociale. Adottando quel documento, la comunità internazionale ha riconosciuto che il primato dei diritti della persona è condizione basilare per realizzare concretamente la pace, la libertà e la giustizia fra i popoli”.


Eppure tra il mondo ideale e quello reale ancora c’è ancora un divario troppo ampio: “Mentre in tante parti del mondo – ha proseguito Napolitano – antiche violazioni non sono scomparse, la tutela dei diritti deve infatti affrontare nuove minacce legate al terrorismo, alla tutela dell’ambiente ed ai cambiamenti climatici, alle lesioni della privacy, all’impatto delle crisi economiche sulle condizioni di vita dei singoli e delle collettività”. Per questo occorre un “rinnovato e più forte impegno da parte delle istituzioni, delle associazioni e dei singoli per prevenire ogni ingiustificata violazione dei diritti e garantirne la loro tutela”.


Il Palazzo di Vetro ONUAnche la possibilità di accedere alle cure ha un ruolo nella Dichiarazione universale dell’Onu. “Ogni individuo – recita poi l’articolo 25 – ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia , con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza – conclude l’articolo – per circostanze indipendenti dalla sua volontà”.
Per leggere la Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu clicca qui.

Fonti: Onu, Quirinale.

Quegli Omega-3 tutti da bere

Uno o due bicchieri di vino rosso al giorno possono aiutare a prevenire l’AMD

9 dicembre 2008 – Il vino rosso? Che non ve la diano a bere: fa senz’altro bene se assunto in quantità moderate e se non siete malati di fegato. Infatti contiene i celebri Omega-3, che aiutano a proteggere non solo il nostro cuore e i nostri vasi sanguigni, ma anche la nostra retina.

Uno o due bicchieri di vino rosso, che vanno bevuti durante i pasti, aumentano i livelli di acidi grassi nel sangue, con numerosi effetti benefici. Si tratta di sostanze che – presenti in abbondanza nel pesce – aiutano a prevenire anche la degenerazione maculare senile (AMD), una malattia che può compromettere la visione centrale.

Un nuovo studio, che si è concentrato sugli aspetti cardio-vascolari, è stato condotto su oltre 1600 pazienti di tre Paesi (Italia, Belgio e Inghilterra). Dunque, il vino può offuscare la mente… ma può anche fare bene alla vista se bevuto con moderazione.

Questa ricerca è stata, tra gli altri, finanziata per l’Italia dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Vi ha preso parte l’Università Cattolica (sede di Campobasso).

Leggi anche: Consigli utili per la guida

Fonte: American Journal of Clinical Nutrition

Quando il cervello si ‘riprogramma’

Quando il cervello si ‘riprogramma’
Si possono anche usare zone periferiche della retina se si è persa la visione centrale “őĺ
5 dicembre 2008 – Il nostro cervello è in grado di riorganizzarsi anche una volta divenuto adulto. Quindi l’estrema plasticità che si ha da bambini viene parzialmente conservata. Un recente studio condotto negli Usa ha confermato questa verità scientifica.
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Infatti, se si perde la visione centrale in seguito a danni irreversibili alla zona più sensibile della retina (macula), comunque l’individuo può imparare a usare le aree retiniche decentrate: ricorrendo alla riabilitazione visiva questa Neuroniricerca spontanea dell’individuo viene guidata e potenziata. Simultaneamente, però, il cervello non sta a guardare: modifica le sue connessioni tra i neuroni (sinapsi), le cellule nervose che lo costituiscono.
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I ricercatori del dipartimento di psicologia della Georgia Tech’s School hanno verificato, grazie a una serie di test condotti su 13 volontari, cosa accadeva quando venivano stimolate le regioni periferiche della retina; contemporaneamente è stata effettuata una risonanza magnetica del cervello (concentrando la propria attenzione sull’area deputata alla visione che si trova dietro alla testa ossia sulla zona occipitale).
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“Le parti della corteccia visiva che elaborano le informazioni ottenute dalla zona centrale del campo visivo nei pazienti normali – recita una nota diffusa dall’istituto di ricerca – sono state riprogrammate per elaborare informazioni ottenute con altre zone della retina, a cui ricorrono i pazienti colpiti da degenerazione maculare”.
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Ovviamente, tuttavia, è fondamentale curare tempestivamente malattie come l’ Amd che rischiano di compromettere la visione centrale. Dunque, occhio alla prevenzione: sono fondamentali visite oculistiche periodiche che possono scongiurare eventuali rischi per la vostra salute.
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Quelle staminali che hanno… cervello

EncefaloQuelle staminali che hanno… cervello I pazienti colpiti da ictus potrebbero recuperare le capacità intellettive, motorie e visive
4 dicembre 2008 – Usare le cellule staminali con intelligenza per… il cervello. Un metodo basato sull’ingegneria genetica potrebbe rivoluzionare completamente i trattamenti per i pazienti colpiti da ictus. Questo grazie a una speciale bustina, chiamata CellBeads, che contiene tante piccole capsule; in ognuna di esse ci sono circa un milione di staminali. Queste ultime, prelevate preventivamente dal midollo osseo, vengono trasformate in un farmaco capace di rigenerare le cellule cerebrali, riparando – almeno parzialmente – i danni causati dall’ictus. Naturalmente si potrebbero anche ottenere miglioramenti a livello della vista, dato che l’infarto cerebrale può colpire le aree deputate alla visione (corteccia occipitale, radiazioni, chiasma ottico e tratti). Ad esempio, in seguito a ictus si può verificare un’emianopsia, in seguito alla quale funziona solo metà del campo visivo.
Le cellule staminali vengono incapsulate per ‘ingannaré il sistema immunitario, evitando quindi di andare incontroCellule staminali al rigetto. Questa tecnica è stata messa a punto in prima battuta da un gruppo di scienziati di Biocompatibles International. Si tratta di un trattamento promettente, che ha già raggiunto il suo primo successo su un paziente tedesco che ha accettato di sottoporsi all’innovativo intervento dopo aver subito due ictus e aver perso l’uso di un braccio. Medici dell’International Neuroscience-Institute di Hannover hanno innestato la ”bustina alle staminali” nel cervello del paziente. Dopo quindici giorni, il tempo necessario per far lavorare queste cellule giovanissime, i chirurghi sono intervenuti per rimuovere la ‘bustina’. I risultati sono stati persino superiori alle aspettative e il paziente è stato dimesso in buone condizioni. Tale trattamento è stato preventivamente approvato dall’istituto di controllo che fa capo al Ministero della Salute tedesco e da un comitato etico. Tuttavia, accanto a presumibili prospettive rosee c’è anche la nota dolente: “Osserviamo – ha dichiarato il professor Thomas Brinker – un percorso di riabilitazione così buono solo in una minoranza di pazienti; ma si tratta di un inizio incoraggiante”.

L’ictus è considerato una delle principali cause di morte tra gli anziani del mondo sviluppato. Secondo le ultime cifre fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità (World Health Statistics 2008) è la seconda causa al mondo di morte (9,7% nel 2004, che potrebbe salire al 12,1% nel 2030). Purtroppo, si calcola che solo il 44% delle persone riesca a superare i 30 giorni successivi all’attacco; solo il 20% dei ‘superstiti’ recupera la funzionalità cerebrale e l’indipendenza. Proprio per aumentare queste percentuali e per migliorare la qualità della vita dei colpiti da ictus si sta lavorando in questa direzione.

“La cascata degli eventi – scrivono i ricercatori tedeschi – comincia con la rottura improvvisa di un vaso sanguigno nel cervello, provocando emorragia e [innalzamento] della pressione intracranica. Si può fare ricorso alla chirurgia per diminuire la pressione; ma essa causa un processo a lungo termine di morte cellulare programmata, detta apoptosi, che provoca danni neurologici duraturi”.

Leggi anche: “ La terapia fotodinamica stimola il cervello

Fonti: biocompatibles, scienzaelibri, Oms (World Health Statistics).
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Quando i disabili sono nel libro bianco

Quando i disabili sono nel libro bianco Presentato un nuovo studio presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali

3 dicembre 2008 – Assistenza non all’altezza delle reali esigenze dei disabili. Soprattutto, un eccessivo affidamento sulle famiglie, debolezza dell’inserimento nel mondo del lavoro e frammentarietà del quadro normativo. ù lo scenario che è emerso ieri a Roma nel corso della presentazione del “Libro bianco sull’invalidità civile in Italia”, che si è tenuta presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Questo messaggio risuona ancor più pressante oggi, nel giorno in cui si celebra la Giornata mondiale della disabilità voluta dall’Organizzazione mondiale della sanità.

I disabili gravi si ritiene che siano solo in Italia oltre 2.600.000; inoltre, più di 6.600.000 persone non riescono a svolgere almeno un’attività quotidiana (Istat 2004-5). Nel 2006, inoltre, più di 4 milioni e settecentomila persone hanno beneficiato di una prestazione pensionistica legata alla disabilità (dati Inps). però sino ad oggi il nostro Paese sembra aver raccolto la sfida della disabilità in modo inadeguato: per il futuro bisognerà puntare di più all’assistenza domiciliare e, inoltre, semplificare l’accesso ai servizi già esistenti, che comunque potranno essere migliorati.

Se dobbiamo ritenere significativo il campione considerato dallo studio (742 persone intervistate de visu) e considerare sufficienti le regioni del Centro-Nord in cui si è svolta l’indagine (Lombardia, Piemonte, Friuli, Umbria, Lazio e Marche), si riscontra un senso di solitudine diffuso e una mancata partecipazione alla vita sociale. Stiamo parlando, in particolare, di individui con una disabilità superiore al 66% con meno di 65 anni.

Prof. Matilde Leonardi, curatrice del libro bianco (invalidità civile in Italia)“Solo il 23% delle persone – ha spiegato la prof.ssa Matilde Leonardi, curatrice dello studio – è in contatto con forme di associazionismo o con un’associazione di tutela”; il 78% degli invalidi civili considera la famiglia ristretta un aiuto fondamentale, mentre la stessa cosa non si può dire per il sistema assistenziale. “Non possiamo pensare – ha proseguito la docente della Cattolica di Milano – che il sistema possa risolvere la solitudine dell’individuo, ma certo bisogna dare un sostegno in situazioni di fragilità”.

Infine è intervenuto il sottosegretario Eugenia Roccella, che ha salutato con favore Il Sottosegretario al Welfare Eugenia Roccellal’approvazione – da parte del Consiglio dei Ministri – del disegno di legge che ora attende la ratifica del Parlamento; si tratta della Convenzione Onu sulla disabilità, “una sorta di Carta costituzionale, una summa che non introduce nuovi diritti, ma li sancisce e li ordina”.

Il sottosegretario al Welfare ha invitato a cambiare punto di vista nell’approccio alla disabilità: “L’autosufficienza non è l’unico criterio per determinare la qualità della vita”; infatti “l’unicità [dell’individuo] è votata all’imperfezione” e l’essere capaci di autodeterminazione non può essere l’unico metro di giudizio per valutare una persona. Invece vanno considerate, ha proseguito l’On. Roccella, “le capacità di relazione, d’interdipendenza reciproca; infatti la dipendenza non è un disvalore ma un elemento fondamentale per fare famiglia e comunità”. Certo, “l’autosufficienza resta una meta cui tutti noi tendiamo”, ma la diversità personale va considerata una ricchezza. Anche la disabilità può essere considerata una forma di diversità, a cui però bisognerà rivolgere più attenzione. “Io mi impegno – ha concluso il sottosegretario – a realizzare l’Osservatorio sulla disabilità il prima possibile”. così potrà prendere corpo il trait-d’union tanto auspicato dalle associazioni del settore, che hanno ideato lo slogan: “Nulla su di noi senza di noi”, invocando una maggiore partecipazione alle decisioni che li riguardano.

Il Libro bianco sull’invalidità civile in Italia è un progetto che è stato coordinato dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano in collaborazione con la Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e con la Fian (Federazione Italiana Associazioni Neurologiche).