Guardiamo agli antiossidanti

Topi geneticamente modificatiGuardiamo agli antiossidanti
Un nuovo studio sottolinea la loro efficacia contro le malattie oculari degenerative

9 febbraio 2009 – Antiossidanti per aiutare a proteggere gli occhi. Magari non riescono a bloccare del tutto la progressione delle malattie oculari degenerative, ma almeno le rallentano o contribuiscono a prevenirle. Infatti, la vitamina A, la E, quelle del gruppo B, la vitamina C, lo zinco, il rame e il selenio possono rafforzare la retina e renderla più sana. Un nuovo studio condotto in California ha dimostrato l’efficacia degli antiossidanti nel contrastare i danni causati dalla neovascolarizzazione (proliferazione retinica anomala, indicata con Rap) grazie ad esperimenti condotti sui topi geneticamente modificati, in cui è stata indotta artificialmente la nascita di nuovi vasi sanguigni retinici. Corpo vitreo

In un altro studio si è, invece, iniettata una sequenza del Dna usando come vettore il virus del raffreddore (preventivamente reso innocuo) nel corpo vitreo: in questo modo si è aiutata la produzione di una proteina, la neurotrofina 4, in grado di contrastare la morte delle cellule nervose della retina; questo avviene perché combatte lo stress causato dagli agenti ossidanti. La stessa tecnica potrebbe essere applicata anche ad altre malattie neurodegenerative (come l’Alzheimer o il morbo di Huntington).

Retina: la zona centrale più sensibile è detta maculaL’ossigeno può essere dannoso per gli occhi; tuttavia, l’azione degli ossidanti può essere bloccata almeno parzialmente. In questo modo si limitano soprattutto i danni alla zona più sensibile della retina, detta macula, adibita alla visione centrale.

Altri studi dimostrano che una dieta equilibrata, associata all’eventuale assunzione di complementi alimentari e a una dieta sana, contribuisce a prevenire anche l’ AMD , una malattia che può colpire dopo i 50 anni: causa una distorsione progressiva delle immagini e può culminare nella cecità centrale.

Referenza originale: Journal of Clinical Investigation, 2 febbraio 2009.

Fonte: Eureka.
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Quando si fa luce sulla chimica del cervello

CervelloQuando si fa luce sulla chimica del cervello Gli scienziati hanno ‘fotografato’ la comunicazione tra due molecole fondamentali per la visione: la rodopsina e la trasducina.

4 febbraio 2009 – ù stata fatta nuova luce sulla chimica della visione. Un’_quipe di ricercatori americani e svizzeri ha ‘fotografato’ la comunicazione tra due molecole indispensabili alla vista (la rodopsina e la trasducina) che, se non funziona, può provocare alcune forme di cecità.

Infatti, la rodopsina è un pigmento contenuto nella retina sensibile alla luce che attiva, a sua volta, la proteina trasducina. Se questa reazione molecolare a catena si interrompe si piomba nell’oscurità. Generalmente si tratta di disfunzioni a carattere genetico (che possono provocare una cecità congenita).

Per isolare la rodopsina e la trasducina i ricercatori hanno fatto ricorso a retine di bovini: sono state sospese in una soluzione che è poi stata esposta alla luce. così è iniziata la reazione a catena chimica e, grazie a una centrifuga, è stato possibile ‘congelaré la comunicazione tra le due molecole.

“Sino ad oggi – ha commentato Gerald Wissmann, caporedattore della rivista FASEB – gli scienziati si sono mossi nell’oscurità per capire esattamente come cominci la visione. Questo nuovo lavoro entusiasmante dimostra come la luce si trasformi nel cervello in segnale chimico”.

Fonte: Eureka, Faseb.
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Guida insicura con la cataratta

Guida in auto (PDphoto.org)Guida insicura con la cataratta
Un nuovo studio avverte: più difficile individuare i pericoli della strada

2 febbraio 2009 – Che la vista annebbiata dalla cataratta fosse nemica della guida sicura lo si sapeva da tempo. Tuttavia, un recente studio australiano ha quantificato con precisione la difficoltà ad individuare i pericoli della strada simulando l’opacizzazione del cristallino.

Durante l’esperimento -condotto presso l’Università di Queensland da optometristi e psicologi – si è fatto ricorso a speciali occhialini che peggioravano la vista. Lo studio, a cui hanno partecipato 186 guidatori, è stato diviso in due fasi: nella prima si è valutata la capacità di prevenire gli ostacoli in un paesaggio in mutamento, mentre nella seconda si è misurato il tempo impiegato per rilevare oggetti in scene statiche. Ovviamente i guidatori affetti da cataratta leggera o grave, se pur simulata artificialmente, riuscivano ad ottenere nei test un punteggio molto più basso.

Il problema è che attualmente, a causa dell’invecchiamento demografico che colpisce i Paesi avanzati, le persone tendono a guidare fino a un’età sempre più tarda, nonostante la qualità visiva non rispetti gli standard di legge. Solo per fare un esempio, in un campione di pazienti che doveva essere operato di cataratta – il che comporta la sostituzione del proprio cristallino con uno artificiale – ben il 23% è stato scoperto a guidare illegalmente. Negli Stati Uniti si è riscontrato che, considerando un periodo di cinque anni, i catarattosi avevano un numero di incidenti automobilistici due volte e mezzo superiore. Viceversa, dopo essersi operati gli incidenti diminuivano del 50%. Secondo l’Oms la cataratta è la prima causa di cecità (operabile) al mondo.

Dunque, se avete una malattia oculare che peggiora la qualità visiva, occhio alla guida: potrebbe essere il caso di fermarsi dopo averne parlato con uno specialista.

Leggi anche: “Usa, pochi anziani smettono di guidare

Fonte: Medical News.
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Laser e intravitreali che salvano la retina

RetinaLaser e intravitreali che salvano la retina
L’edema maculare, che può colpire i diabetici, si cura spesso con terapia fotodinamica e cortisone

30 gennaio 2009Laser e iniezioni nel corpo vitreo. così si cura generalmente l’accumulo di liquidi nella zona centrale della retina (èdema maculare), patologia che colpisce ad esempio i diabetici, i quali devono stare particolarmente attenti ai disturbi visivi (si legga retinopatia diabetica).

Per essere più precisi, l’edema maculare si cura con la terapia fotodinamica in combinazione col cortisone e, meno frequentemente, con farmaci antiangiogenici (che bloccano la proliferazione anomala di nuovi vasi). Questo tipo di terapie sono state passate in rassegna da uno studio irlandese che ha preso in esame 31 articoli pubblicati sulle riviste internazionali tra il 1979 e il 2007.

“Ci sono ottime prove – scrivono O’Doherty e colleghi del Limerick Regional Hospital – che il trattamento laser preservi la vista degli occhi colpiti da edema maculare diabetico”. Attualmente la letteratura scientifica tende a privilegiare una combinazione terapeutica: assieme al laser (si colpisce la macula in più punti, seguendo uno schema a griglia) si praticano iniezioni intravitreali che consentono di ridurre il rigonfiamento maculare.

Leggi anche: Edema maculare diabetico, testata l’efficacia del cortisone
Referenza originale: O’Doherty M et al. Br J Ophthalmol. 2008 Dec; 92(12): 1581-90.
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Sguardi indiani

Taj Mahal (India). Fonte: Unesco

Taj Mahal (India). Fonte: UnescoSguardi indiani Per quasi la metà dei giovani indiani la cecità si può prevenire o curare. Le cause principali: danni alla cornea e patologie congenite 29 gennaio 2009 – In quasi la metà dei casi la cecità dei bambini indiani è curabile o prevenibile. È quanto conclude uno studio effettuato nella regione nord-orientale del Paese, condotto su un campione di 258 bambini e ragazzi con meno di 16 anni (su 376 esaminati). In primo luogo si è osservato che la cecità era dovuta a danni della cornea, sia per carenza di vitamina A che per cicatrici causate da traumi o da malattie infettive come la cheratite (36,7%). Negli altri casi sono state riscontrate patologie congenite (anoftalmo, microftalmo: 36,1%) oppure la cataratta (10,9%). Infine, altre malattie oculari diagnosticate avevano colpito la retina (5,8%) oppure il nervo ottico (atrofia nel 5,3% del campione). Dunque – si nota nello studio effettuato presso il Desai Eye Hospital (Pune) – sono necessari maggiori sforzi e più ricerca per curare le patologie congenite, ma al contempo occorre somministrare vitamina A per evitare la cecità (xeroftalmia). “Ancora una volta – conclude Marco, medico oculista della IAPB Italia onlus – uno studio ci conferma come, in molti casi, una diagnosi e una terapia precoci consentano di evitare la cecità. Quella che nei Paesi sviluppati può essere una banale malattia curabile (come la cheratite), in Stati più poveri può causare la perdita della vista se non si rafforzano gli interventi sanitari e preventivi“. Referenza originale: Indian J. Opthalmology (abstract in Pubmed) . Autori: Bhattacharjee H, Das K, Borah RR, Guha K, Gogate P, Purukayastha S, Gilbert C. 2008. Nov-Dec; 56(6): 495-9.

Usa: rischio abuso farmaci per ciechi e ipovedenti

Usa: rischio abuso farmaci per ciechi e ipovedenti


Nuovo studio denuncia: scritte troppo piccole sulle confezioni


28 gennaio 2009 – Posologia sbagliata a causa della disabilità visiva. A lanciare l’allarme è la Fondazione americana ciechi (AFB), che ha commissionato uno studio sull’uso e l’abuso di farmaci. Infatti, se non si possono leggere etichette o i bugiardini è a rischio la salute: solo negli Stati Uniti sono oltre venti milioni le persone colpite da ipovisione e cecità.
Secondo la ricerca – condotta su un centinaio di persone – i disabili visivi sono andati incontro ai seguenti Cieco con accompagnatoreproblemi: assunzione errata del farmaco; malore da abuso di medicinali; pronto soccorso o ricovero in seguito a intossicazione (da farmaci); ‘dipendenza’ da conoscenti o estranei per avere informazioni corrette sui dosaggi.
“Occorre che i politici, i farmacisti e gli altri soggetti lavorino assieme – ha dichiarato Mark Richert della AFB – per assicurare che le prescrizioni sulle etichette siano accessibili e che tutti possano assumere farmaci efficacemente, indipendentemente e – cosa più importante – senza danni per la salute”.
Un ventenne è dovuto correre al pronto soccorso perché essendo diabetico – ma non riuscendo a leggere l’etichetta – ha assunto per errore una dose doppia d’insulina, causando un calo eccessivo di zuccheri nel sangue (ipoglicemia). Una nonna sessantacinquenne, invece, ha confuso un farmaco contro l’ipertensione e un antidepressivo perché le etichette erano state stampate con caratteri troppo piccoli. Infatti, attualmente negli Stati Uniti non ci sono regole che stabiliscano la leggibilità delle confezioni anche per gli ipovedenti o il Braille per i Alfabeto Brailleciechi. Il problema è che, sebbene esistano tecnologie che consentono la lettura, non sono ampiamente accessibili.
La situazione è migliore nel nostro Paese: l’Italia ha recepito una direttiva comunitaria del 2001 con un decreto legislativo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 21 giugno 2006: sulle confezioni di tutti i farmaci deve essere riportato il loro nome in alfabeto Braille, mentre gli ipovedenti possono richiedere fogli illustrativi in caratteri più grandi (si veda l’art. 75 del Dlgs 219/2006 ). Mentre il Braille è ormai largamente diffuso, la facilità di accesso ai bugiardini leggibili per gli ipovedenti non è altrettanto immediata; però oggi, grazie ad internet, generalmente si possono consultare i fogli illustrativi direttamente nei siti internet delle diverse case farmaceutiche.

Fonti: American Foundation for the Blind , Parlamento.it.
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Uno sguardo mondiale sulla cecità

Oms (quartieri generali di Ginevra)

Uno sguardo mondiale sulla cecità
Dal 19 al 27 gennaio si è riunito a Ginevra il Consiglio direttivo dell’Oms

27 gennaio 2009 – Dalla prevenzione della cecità evitabile agli effetti che i cambiamenti climatici hanno sulla salute, dalle pandemie all’Aids, passando per i trapianti e l’assistenza sanitaria primaria: questi sono i temi principali affrontati dal Comitato Direttivo dell’Organizzazione mondiale della sanità che si è riunito in Svizzera dal 19 al 27 gennaio.

Negli austeri edifici ginevrini dell’Oms i delegati di 34 Paesi hanno lavorato assiduamente: uno degli argomenti al centroOms (quartieri generali di Ginevra) dell’attenzione è stata la battaglia contro la disabilità visiva a livello globale. Il tutto grazie a una strategia per la prevenzione e il controllo delle malattie oculari, principalmente quelle non contagiose.

Margaret Chan, Direttrice generale OMS“I problemi di salute nel mondo – ha dichiarato in apertura dei lavori Margaret Chan, direttrice generale dell’Oms – sono sempre più condizionati da tre aspetti della vita moderna: l’invecchiamento demografico, l’urbanizzazione selvaggia e la globalizzazione di stili di vita malsani”.

Nel mondo vivono circa 314 milioni di persone colpite da disabilità visiva a causa di malattie oculari oppure di vizi refrattivi non corretti: in 39 casi su 100 la causa è la cataratta non operata, a cui seguono i gravi difetti di refrazione (che incidono circa per il 18%: parliamo di miopia, astigmatismo e ipermetropia), il glaucoma (10%), la degenerazione maculare legata all’età (l’ AMD , col 7%), la retinopatia diabetica (4%) e il tracoma (3%). Sulla Terra ci sono ben 45 milioni di ciechi; inoltre, le patologie tipiche della terza età stanno aumentando

“Nonostante i progressi significativi fatti – si legge nel piano d’azione ufficiale dell’Oms – ci sono ancora molti Paesi e comunità dove l’incidenza della cecità evitabile è alta in modo inaccettabile”. L’Organizzazione mondiale della sanità intende pertanto concentrarsi sui Paesi a medio e a basso reddito, dove vive il 90% dei ciechi e degli ipovedenti.

Oms: riunione del Comitato direttivo a GinevraIl piano quinquennale dell’Oms (2008-2013) mira a intensificare e a coordinare meglio gli sforzi degli Stati membri (le Nazioni Unite contano 193 Paesi). In particolare, si mira a diffondere tra la popolazione le informazioni sulle cause della cecità, cercando al contempo di aumentare gli interventi efficaci sul campo e di considerare non solo gli aspetti strettamente medici, ma anche quelli sociali, economici e politici laddove l’assistenza sanitaria sia inadeguata.

Fonte: Oms
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Sacconi: chiudere gli ospedali generalisti in eccesso

Il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi

Il Ministro del Welfare Maurizio SacconiSacconi: chiudere gli ospedali generalisti in eccesso Il Ministro del Welfare è intervenuto alla Presentazione del Rapporto Ceis sulla Salute che si è tenuta a Roma. Il dissenso del Sen. Marino sui tagli 27 gennaio 2009 – Meno ospedali generalisti, ma più centri specializzati ed efficienti. È questa, in sintesi, la posizione del Ministro al Welfare Maurizio Sacconi, intervenuto in occasione della presentazione del VI Rapporto Ceis sulla Salute dell’Università Tor Vergata di Roma, che si è tenuta oggi presso il Palazzo della Minerva del Senato della Repubblica. Un lavoro nel quale si sottolinea che la sanità è frammentata ed è “a rischio l’equità dell’assistenza”; inoltre, “la spesa sanitaria italiana continua a crescere più rapidamente del Pil”. Il Ministro Sacconi ha affermato come in Italia esista una realtà sanitaria molto diversa a seconda delle regioni; ma ha obiettato che non si possono mandare avanti strutture con poche decine di posti letto, molte delle quali – a suo giudizio – nonSen. Ignazio Marino sono in grado di garantire sicurezza e assistenza adeguate. In un intervento successivo il Sen. Ignazio Marino ha preso le distanze da tagli di questo tipo che – ha sostenuto – “rischiano di essere un pretesto”. Inoltre il chirurgo ha lanciato l’allarme: circa 600 su un migliaio di ospedali in Italia sono stati costruiti prima della Seconda Guerra Mondiale e dovrebbero essere ristrutturati. Sala Capitolare-Palazzo della Minerva-Senato della RepubblicaSi possono chiudere – a giudizio del Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale– solo quei centri che non raggiungono gli standard di qualità internazionali (ad esempio quelli dove, in seguito a trapianti, la sopravvivenza dei pazienti è inferiore alla media). Infine, l’esponente dell’opposizione ha denunciato il fenomeno della ‘migrazione’ sanitaria dal Sud al Nord: circa un milione di pazienti si spostano ogni anno alla ricerca di cure migliori, a sottolineare il divario esistente nei servizi.

Quando al Polo Nazionale Ipovisione vince la ricerca

Quando al Polo Nazionale Ipovisione vince la ricerca I progetti ritenuti migliori sono stati presentati da oculisti del S. Raffaele di Milano e del Massachusetts Eye and Ear Infirmary (Usa) Si fa ricerca innovativa presso il Polo Nazionale Ipovisione dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, al Policlinico A. Gemelli di Roma. Sono stati, infatti, proclamati i vincitori di un bando scaduto il 18 maggio 2008. Oggetto di ricerca sono principalmente le cellule staminali utili a rigenerare la retina danneggiata e le terapie innovative contro le malattie degenerative e neovascolari degli occhi (dovute, cioè, a una proliferazione incontrollata di vasi sanguigni). La palma della vittoria è andata a due ricercatori del S. Raffaele di Milano, Vania Broccoli e Fabrizio Scotti, e a Reza Dana, medico oculista nonché docente del Massachusetts Eye and Ear Infirmary-Cornea Service (Usa). Sono stati loro – a insindacabile giudizio della commissione – ad aver presentato i progetti migliori. Avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus“La Sezione italiana dell’Agenzia – ha commentato l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente di questa onlus che gestisce il Polo nazionale – è impegnata a fondo anche nel campo della ricerca affinché si trovino nuove tecniche e metodologie per salvaguardare la vista. Tra l’altro si studieranno le staminali, che non causano rigetto perché – quando appartengono alla persona stessa – si armonizzano con le altre cellule (è come se fossero dei piccoli ‘pezzi di ricambio’). Si tratta di un nuovo cammino della scienza che potrà dare risultati eccezionali sia per la vista che per la salute in generale”. Più nello specifico il dott. Broccoli rivolge, tra l’altro, i suoi sforzi alle distrofie retiniche ereditarie ricorrendo a cellule pluripotenti riprogrammate ossia a staminali geneticamente manipolate. Tali distrofie colpiscono indicativamente una persona su tremila: causano un danno progressivo dei fotorecettori retinici, provocando disabilità visiva (ipovisione e cecità). Si tratta, ad esempio, di malattie come la retinite pigmentosa, la malattia di Stargardt e la malattia di Best. Invece, il dott. Scotti focalizza la sua attenzione sulla degenerazione maculare legata all’età (AMD), una malattia che può provocare cecità centrale a causa di danni Cornea: è la superficie oculare trasparente che si trova in corrispondeza del nostro iride alla macula (zona centrale della retina deputata alla visione ‘frontale’ distinta); ha studiato, in particolare, le cellule progenitrici dell’endotelio retinico (uno strato di cellule nervose particolarmente importante). Infine – ultima, ma non per importanza – la commissione scientifica ha ritenuto meritevole di vittoria anche Reza Dana del Massachusetts Eye and Ear Infirmary-Cornea Service . Il suo progetto è incentrato sullo studio degli effetti di una terapia contro la neovascolarizzazione corneale: la superficie oculare trasparente che si trova davanti alla nostra iride può essere, infatti, invasa da capillari (come nel caso di cheratiti gravi, distrofie genetiche e alcune forme di glaucoma). Avere un occhio di riguardo per la ricerca consente di migliorare le terapie future per gli occhi!

Lenti a contatto, i rischi per la vista

Lenti a contatto, i rischi per la vista
La Società italiana dei trapianti di cornea invita a farne un uso più accorto

23 gennaio 2009 – Usate male le lenti a contatto? Rischiate seri danni oculari. ù quanto è stato ricordato in occasione del congresso della Società italiana trapianto di cornea ( Sitrac ) che si è tenuto ieri a Roma.

Queste alcune delle norme da seguire: non addormentarsi mentre si portano le lenti, non sciacquarle sotto l’acqua corrente, applicarle solo dopo aver lavato le mani e, naturalmente, conservarle nei liquidi appositi avendo cura di cambiare il contenitore ogni 3-6 mesi (se non si usano le giornaliere). Quando si contrae una grave infezione della cornea – dovuta, ad esempio, alla cheratite – potrebbe essere il caso di ricorrere a un trapianto corneale. Stesso trattamento chirurgico può essere necessario in caso di lacerazioni.Prof. Emilio Balestrazzi, Presidente della Società italiana trapianti di cornea (Sitrac)

“Le vittime sono soprattutto ragazzini – ha spiegato il Prof. Emilio Balestrazzi, presidente della Sitrac – quelli, ad esempio, “che in discoteca, per gioco, si scambiano quelle colorate”. Si stima che in Italia siano circa due milioni le persone che usano lenti a contatto (anche estetiche). “Tra loro quattro su cinque non le cura come dovrebbe, andando incontro a problemi anche invalidanti, qualche volta irreversibili”.

Inoltre, vanno utilizzate le lacrime artificiali senza conservanti perché l’occhio tende a seccarsi. Infine, non bisogna fare il bagno (neanche in mare o in piscina) con le lenti a contatto.Dunque, la prevenzione dei danni oculari va messa… a fuoco attraverso un’adeguata prevenzione!

Vedi: Decalogo per l’uso corretto delle lenti a contatto .

Fonte: Sitrac.
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