Ackland è rimasto in carica dal 2009 al 2017: si sta cercando ora una nuova figura con una solida esperienza internazionale
Prima del suo incarico si è occupato soprattutto dell’Africa orientale e meridionale e di programmi internazionali per combattere la cecità: è questo il curriculum vitae di Peter Ackland, che è stato direttore esecutivo mondiale della IAPB dal 2009 al 2017. Dopo le sue dimissioni è subentrato ad interim Johannes Trimmel: alla fine del 2017 una commissione sta lavorando per trovare un nuovo direttore esecutivo.
Ackland era stato nominato in occasione di una riunione dei vertici dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità che si è tenuta nel 2009 nel Bahrain; poteva tra l’altro contare su un’esperienza ventennale nel campo dello sviluppo e su otto anni di lavoro con Sightsavers International.
Ackland è rimasto in carica dal 2009 al 2017: si sta cercando ora una nuova figura con una solida esperienza internazionale
Prima del suo incarico si è occupato soprattutto dell’Africa orientale e meridionale e di programmi internazionali per combattere la cecità: è questo il curriculum vitae di Peter Ackland, che è stato direttore esecutivo mondiale della IAPB dal 2009 al 2017. Dopo le sue dimissioni è subentrato ad interim Johannes Trimmel: alla fine del 2017 una commissione sta lavorando per trovare un nuovo direttore esecutivo.
Ackland era stato nominato in occasione di una riunione dei vertici dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità che si è tenuta nel 2009 nel Bahrain; poteva tra l’altro contare su un’esperienza ventennale nel campo dello sviluppo e su otto anni di lavoro con Sightsavers International.
ROP, come prevederla nei prematuriGrazie a un algoritmo che include il peso si è riusciti a prevedere la retinopatia del prematuro 7 aprile 2009 – I poteri ‘divinatori’ della scienza sono affidati alla matematica. Scienziati svedesi dell’università di Göteborgsono riusciti a prevedere una grave malattia oculare, la retinopatia del prematuro ( ROP ): il merito è di una formula che tiene conto dell’aumento del peso. Comunque, già in precedenza i medici oculisti tenevano sotto controllo soprattutto bimbi nati prima dei nove mesi che presentavano un peso corporeo molto basso.Durante lo studio, durato quattro anni, sono stati monitorati 354 prematuri. Il loro peso è inserito in un sistema di sorveglianza che lanciava l’allarme quando non aumentava oltre una soglia prestabilita. Mentre 127 bambini (36%) crescevano bene, per il 24% dei bambini è suonato un campanello d’allarme: il 41% di essi ha sviluppato una ROP, il 29% dei quali è stato trattato entro 9 settimane.“L’algoritmo neonatale – affermano con soddisfazione i ricercatori su Pediatrics – ha rilevato quasi il 100% dei neonati che hanno sviluppato la ROP e che hanno richiesto cure, oltre ad aver predetto correttamente la maggioranza di coloro che non hanno richiesto trattamenti”. L’evoluzione della retinopatia del prematuro – se non trattata adeguatamente – può portare al distacco di retina e alla cecità.
ROP, come prevederla nei prematuriGrazie a un algoritmo che include il peso si è riusciti a prevedere la retinopatia del prematuro 7 aprile 2009 – I poteri ‘divinatori’ della scienza sono affidati alla matematica. Scienziati svedesi dell’università di Göteborgsono riusciti a prevedere una grave malattia oculare, la retinopatia del prematuro ( ROP ): il merito è di una formula che tiene conto dell’aumento del peso. Comunque, già in precedenza i medici oculisti tenevano sotto controllo soprattutto bimbi nati prima dei nove mesi che presentavano un peso corporeo molto basso.Durante lo studio, durato quattro anni, sono stati monitorati 354 prematuri. Il loro peso è inserito in un sistema di sorveglianza che lanciava l’allarme quando non aumentava oltre una soglia prestabilita. Mentre 127 bambini (36%) crescevano bene, per il 24% dei bambini è suonato un campanello d’allarme: il 41% di essi ha sviluppato una ROP, il 29% dei quali è stato trattato entro 9 settimane.“L’algoritmo neonatale – affermano con soddisfazione i ricercatori su Pediatrics – ha rilevato quasi il 100% dei neonati che hanno sviluppato la ROP e che hanno richiesto cure, oltre ad aver predetto correttamente la maggioranza di coloro che non hanno richiesto trattamenti”. L’evoluzione della retinopatia del prematuro – se non trattata adeguatamente – può portare al distacco di retina e alla cecità.
Il fumo raddoppia il rischio di cecità: la Commissione Ue sui pacchetti di sigarette, ricerca sugli effetti delle avvertenze
“Il fumo raddoppia il rischio di cecità”: è questa una delle avvertenze che, in futuro, potrebbe essere stampata sui pacchetti di sigarette assieme a frasi più note come “il fumo uccide” o “smettere di fumare riduce il rischio di malattie cardiovascolari”. Questa è una delle proposte vagliate nel 2009 dalla Commissione europea, avanzata da alcune organizzazioni che si occupano di prevenzione della cecità (tra cui la IAPB). Alla fine è stata approvata la più sobria “Il fumo aumenta il rischio di cecità”.
Non solo, ma la frase che mira a dissuadere i “tabacco-dipendenti” viene accompagnata da un’immagine shock a colori sugli effetti devastanti che le sigarette hanno sulla salute (come già avveniva in Inghilterra). Nel frattempo la Commissione Ue ha dato l’incarico di effettuare una ricerca per valutare l’effettiva efficacia delle avvertenze: se compare anche quella grafica il loro impatto è maggiore.
Ormai esistono solide prove scientifiche che attestano come il fumo possa favorire l’insorgere della degenerazione maculare legata all’età ossia dell’AMD (il rischio aumenta fino a tre volte), una malattia che provoca cecità centrale soprattutto a partire dai 50 anni: è la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati. Attualmente la forma più comune (quella detta ‘secca’) non è curabile; ma uno stile di vita sano (attività fisica regolare, niente fumo, dieta ricca e varia) aiuta a prevenirla. In Gran Bretagna uno studio condotto su oltre 4.000 ultrasettantacinquenni ha dimostrato che “coloro che fumavano avevano una probabilità doppia di contrarre la degenerazione maculare legata all’età rispetto a chi non aveva mai fumato”.
Inoltre ci sono numerose prove scientifiche sull’esistenza di un legame tra la cataratta (prima causa di cecità reversibile al mondo) e il consumo di sigarette. Il cristallino – la lente naturale contenuta nel nostro occhio – diventa opaco e la visione diviene sempre più difficoltosa; nei Paesi benestanti generalmente si opera chirurgicamente frantumando il vecchio cristallino con gli ultrasuoni, aspirandolo e inserendone uno artificiale perfettamente trasparente. Sin dal 2004 negli Stati Uniti (US Surgeon General) si concludeva come le prove fossero sufficienti “per inferire l’esistenza di una relazione causale tra il fumo e la cataratta nucleare” (forma più diffusa che colpisce il centro della lente).
In uno studio condotto in Australia nel 2008 su 3.654 persone iniziali con più di 49 anni, ridottesi a 2.406 a distanza di 5 e/o 10 anni, è stato dimostrato che i “fumatori accaniti avevano un rischio maggiore di sviluppare la cataratta rispetto ai non fumatori”. Secondo un altro studio effettuato, invece, in India “i fumatori di sigari e sigarette avevano un’incidenza significativamente superiore (fino a 2 volte) di qualunque forma di cataratta rispetto a chi non aveva mai fumato”.
Riferimenti bibliografici: Evans JR et al, British Journal of Ophthalmology (2005), “28,000 cases of age related macular degeneration causing visual loss in people aged 75 years and above in the UK may be attributable to smoking”. Tan J. at al., Centre for Vision Research, Sydney (2008). “Smoking and the long-term incidence of cataract: the Blue Mountain Eye Study”. Sannapaneni K et al, Prasad Eye Institute, India (2005). “Smoking and its association with cataract: Results of the Andhra Padesh eye disease study”.
Fonti: Commissione europea, BUPA, European Blind Union and the Royal College of Ophthalmologists, American Academy of Periodontology.
Articolo pubblicato il 9 aprile 2009. Ultima modifica: 7 aprile 2017
Il fumo raddoppia il rischio di cecità: la Commissione Ue sui pacchetti di sigarette, ricerca sugli effetti delle avvertenze
“Il fumo raddoppia il rischio di cecità”: è questa una delle avvertenze che, in futuro, potrebbe essere stampata sui pacchetti di sigarette assieme a frasi più note come “il fumo uccide” o “smettere di fumare riduce il rischio di malattie cardiovascolari”. Questa è una delle proposte vagliate nel 2009 dalla Commissione europea, avanzata da alcune organizzazioni che si occupano di prevenzione della cecità (tra cui la IAPB). Alla fine è stata approvata la più sobria “Il fumo aumenta il rischio di cecità”.
Non solo, ma la frase che mira a dissuadere i “tabacco-dipendenti” viene accompagnata da un’immagine shock a colori sugli effetti devastanti che le sigarette hanno sulla salute (come già avveniva in Inghilterra). Nel frattempo la Commissione Ue ha dato l’incarico di effettuare una ricerca per valutare l’effettiva efficacia delle avvertenze: se compare anche quella grafica il loro impatto è maggiore.
Ormai esistono solide prove scientifiche che attestano come il fumo possa favorire l’insorgere della degenerazione maculare legata all’età ossia dell’AMD (il rischio aumenta fino a tre volte), una malattia che provoca cecità centrale soprattutto a partire dai 50 anni: è la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati. Attualmente la forma più comune (quella detta ‘secca’) non è curabile; ma uno stile di vita sano (attività fisica regolare, niente fumo, dieta ricca e varia) aiuta a prevenirla. In Gran Bretagna uno studio condotto su oltre 4.000 ultrasettantacinquenni ha dimostrato che “coloro che fumavano avevano una probabilità doppia di contrarre la degenerazione maculare legata all’età rispetto a chi non aveva mai fumato”.
Inoltre ci sono numerose prove scientifiche sull’esistenza di un legame tra la cataratta (prima causa di cecità reversibile al mondo) e il consumo di sigarette. Il cristallino – la lente naturale contenuta nel nostro occhio – diventa opaco e la visione diviene sempre più difficoltosa; nei Paesi benestanti generalmente si opera chirurgicamente frantumando il vecchio cristallino con gli ultrasuoni, aspirandolo e inserendone uno artificiale perfettamente trasparente. Sin dal 2004 negli Stati Uniti (US Surgeon General) si concludeva come le prove fossero sufficienti “per inferire l’esistenza di una relazione causale tra il fumo e la cataratta nucleare” (forma più diffusa che colpisce il centro della lente).
In uno studio condotto in Australia nel 2008 su 3.654 persone iniziali con più di 49 anni, ridottesi a 2.406 a distanza di 5 e/o 10 anni, è stato dimostrato che i “fumatori accaniti avevano un rischio maggiore di sviluppare la cataratta rispetto ai non fumatori”. Secondo un altro studio effettuato, invece, in India “i fumatori di sigari e sigarette avevano un’incidenza significativamente superiore (fino a 2 volte) di qualunque forma di cataratta rispetto a chi non aveva mai fumato”.
Riferimenti bibliografici: Evans JR et al, British Journal of Ophthalmology (2005), “28,000 cases of age related macular degeneration causing visual loss in people aged 75 years and above in the UK may be attributable to smoking”. Tan J. at al., Centre for Vision Research, Sydney (2008). “Smoking and the long-term incidence of cataract: the Blue Mountain Eye Study”. Sannapaneni K et al, Prasad Eye Institute, India (2005). “Smoking and its association with cataract: Results of the Andhra Padesh eye disease study”.
Fonti: Commissione europea, BUPA, European Blind Union and the Royal College of Ophthalmologists, American Academy of Periodontology.
Articolo pubblicato il 9 aprile 2009. Ultima modifica: 7 aprile 2017
Cura di famiglia contro il tracomaL’importanza dell’igiene e degli antibiotici contro una malattia oculare infettiva che causa cecità 2 aprile 2009 – L’occhio si infetta gravemente fino a provocare la cecità: la superficie oculare diventa biancastra, le palpebre si rivoltano verso l’interno e le ciglia graffiano la cornea . Non è un film horror , ma ciò che avviene a chi è colpito dal tracoma, la prima malattia oculare infettiva del mondo, che colpisce soprattutto i Paesi in via di sviluppo. Può essere arrestata efficacemente con dosi massicce di antibiotici somministrate non solo alla persona infetta, ma anche ai familiari: è quanto si afferma in un nuovo studio pubblicato sulla rivista PLoS Neglected Tropical Diseases da un gruppo di ricercatori inglesi e americani. Il tracoma può essere debellato ma, per prevenirlo, bisogna fare molta attenzione all’igiene.Provocato da un batterio chiamato Clamydia trachomatis, si trasmette facilmente soprattutto in Stati dove imperversa la siccità e le falde acquifere sono inquinate. Si contagia attraverso il contatto diretto con le secrezioni oculari dei malati, per esempio condividendo asciugamani, capi di vestiario o fazzoletti; può essere persino contagiato mediante le mosche che si posano sul viso. Ovviamente, le condizioni di sovraffollamento non fanno altro che aumentare la diffusione della malattia.“La trasmissione dell’infezione oculare causata da Clamydia trachomatis all’interno delle famiglie – scrivono i ricercatori – è di solito molto efficiente. Se non si trattano tutti i componenti infetti del nucleo familiare durante una somministrazione massiccia di antibiotici è probabile che la famiglia si reinfetti rapidamente, evento a cui segue un contagio più graduale della comunità”. Durante lo studio si sono prese in esame quattro popolazioni, due del Gambia e altre due della Tanzania; sono questi solo alcuni degli Stati africani dove la malattia oculare provoca molte sofferenze e gravi danni alla vista.“L’infezione – scrive l’Oms – inizia spesso durante l’infanzia e può diventare cronica. Se non curata causa, in ultima istanza, il rivolgimento delle palpebre verso l’interno che, a sua volta, fa sì che le ciglia graffino il bulbo oculare, provocando dolore e cicatrici sulla cornea. Ciò, infine, porta alla cecità irreversibile, tipicamente tra i 30 e i 40 anni”. La malattia, specialmente nei Paesi poveri, può essere diagnosticata persino da un medico generico col semplice impiego di una lente d’ingrandimento e di una piccola torcia; ovviamente, se disponibile è meglio ricorrere a un oculista che, quando possibile, fa uso di una lampada detta ‘a fessura’ perché emette un fascio di luce verticale che consente di esaminare accuratamente l’occhio. L’Oms ha elaborato una classificazione basata su tre stadi della malattia oculare (invece dei quattro precedenti), che vanno dal meno grave al più grave: 1) follicoli da tracoma (piccole bolle sulla congiuntiva); 2) infiammazione da tracoma; 3) cicatrizzazione da tracoma.Il tracoma ha già fatto perdere la vista al 2,9% dei ciechi nel mondo (su 45 milioni di non vedenti); per questo l’Oms raccomanda di adottare una strategia globale chiamata SAFE (chirurgia delle palpebre, necessaria negli stadi più avanzati della malattia; terapia antibiotica, che consiste nell’uso di pomate oftalmiche e farmaci per bocca in forte dosaggio; pulizia del viso e miglioramenti ambientali). Ciò rientra nell’ambito di Vision2020 , un programma portato avanti assieme alla IAPB per eliminare la cecità evitabile sulla Terra entro la fine del prossimo decennio. Proprio per contribuire a debellare il tracoma la IAPB Italia onlus ha realizzato 113 pozzi d’acqua potabile in Etiopia, in una regione molto povera chiamata Amhara ( clicca qui per approfondire).entropion : le lesioni infettive della palpebra – causate dal batterio Clamydia trachomatis – rimarginandosi provocano la sua retrazione. La palpebra, rivoltandosi all’interno, provoca la trichiasi (ciglia che provano graffi sulla superficie oculare trasparente). Referenza originale: “Estimating Household and Community Transmission of Ocular Chlamydia trachomatis”, by Blake IM, Burton MJ, Bailey RL, Solomon AW, West S, Muñoz B, Holland MJ, Mabey DC, Gambhir M, Basáñez MG, Grassly NC., PLoS Negl Trop Dis. 2009;3(3):e401. Epub 31 Mar 2009.
Cura di famiglia contro il tracomaL’importanza dell’igiene e degli antibiotici contro una malattia oculare infettiva che causa cecità 2 aprile 2009 – L’occhio si infetta gravemente fino a provocare la cecità: la superficie oculare diventa biancastra, le palpebre si rivoltano verso l’interno e le ciglia graffiano la cornea . Non è un film horror , ma ciò che avviene a chi è colpito dal tracoma, la prima malattia oculare infettiva del mondo, che colpisce soprattutto i Paesi in via di sviluppo. Può essere arrestata efficacemente con dosi massicce di antibiotici somministrate non solo alla persona infetta, ma anche ai familiari: è quanto si afferma in un nuovo studio pubblicato sulla rivista PLoS Neglected Tropical Diseases da un gruppo di ricercatori inglesi e americani. Il tracoma può essere debellato ma, per prevenirlo, bisogna fare molta attenzione all’igiene.Provocato da un batterio chiamato Clamydia trachomatis, si trasmette facilmente soprattutto in Stati dove imperversa la siccità e le falde acquifere sono inquinate. Si contagia attraverso il contatto diretto con le secrezioni oculari dei malati, per esempio condividendo asciugamani, capi di vestiario o fazzoletti; può essere persino contagiato mediante le mosche che si posano sul viso. Ovviamente, le condizioni di sovraffollamento non fanno altro che aumentare la diffusione della malattia.“La trasmissione dell’infezione oculare causata da Clamydia trachomatis all’interno delle famiglie – scrivono i ricercatori – è di solito molto efficiente. Se non si trattano tutti i componenti infetti del nucleo familiare durante una somministrazione massiccia di antibiotici è probabile che la famiglia si reinfetti rapidamente, evento a cui segue un contagio più graduale della comunità”. Durante lo studio si sono prese in esame quattro popolazioni, due del Gambia e altre due della Tanzania; sono questi solo alcuni degli Stati africani dove la malattia oculare provoca molte sofferenze e gravi danni alla vista.“L’infezione – scrive l’Oms – inizia spesso durante l’infanzia e può diventare cronica. Se non curata causa, in ultima istanza, il rivolgimento delle palpebre verso l’interno che, a sua volta, fa sì che le ciglia graffino il bulbo oculare, provocando dolore e cicatrici sulla cornea. Ciò, infine, porta alla cecità irreversibile, tipicamente tra i 30 e i 40 anni”. La malattia, specialmente nei Paesi poveri, può essere diagnosticata persino da un medico generico col semplice impiego di una lente d’ingrandimento e di una piccola torcia; ovviamente, se disponibile è meglio ricorrere a un oculista che, quando possibile, fa uso di una lampada detta ‘a fessura’ perché emette un fascio di luce verticale che consente di esaminare accuratamente l’occhio. L’Oms ha elaborato una classificazione basata su tre stadi della malattia oculare (invece dei quattro precedenti), che vanno dal meno grave al più grave: 1) follicoli da tracoma (piccole bolle sulla congiuntiva); 2) infiammazione da tracoma; 3) cicatrizzazione da tracoma.Il tracoma ha già fatto perdere la vista al 2,9% dei ciechi nel mondo (su 45 milioni di non vedenti); per questo l’Oms raccomanda di adottare una strategia globale chiamata SAFE (chirurgia delle palpebre, necessaria negli stadi più avanzati della malattia; terapia antibiotica, che consiste nell’uso di pomate oftalmiche e farmaci per bocca in forte dosaggio; pulizia del viso e miglioramenti ambientali). Ciò rientra nell’ambito di Vision2020 , un programma portato avanti assieme alla IAPB per eliminare la cecità evitabile sulla Terra entro la fine del prossimo decennio. Proprio per contribuire a debellare il tracoma la IAPB Italia onlus ha realizzato 113 pozzi d’acqua potabile in Etiopia, in una regione molto povera chiamata Amhara ( clicca qui per approfondire).entropion : le lesioni infettive della palpebra – causate dal batterio Clamydia trachomatis – rimarginandosi provocano la sua retrazione. La palpebra, rivoltandosi all’interno, provoca la trichiasi (ciglia che provano graffi sulla superficie oculare trasparente). Referenza originale: “Estimating Household and Community Transmission of Ocular Chlamydia trachomatis”, by Blake IM, Burton MJ, Bailey RL, Solomon AW, West S, Muñoz B, Holland MJ, Mabey DC, Gambhir M, Basáñez MG, Grassly NC., PLoS Negl Trop Dis. 2009;3(3):e401. Epub 31 Mar 2009.
Si accusano disturbi oculari nel 55,5% dei casi, a cui seguono mal di schiena e problemi alle mani
2 aprile 2009 – Tenete d’occhio il computer? Secondo uno studio ogni giorno si trascorrono mediamente più di cinque ore di fronte al monitor. Per questo si accusano sempre più frequentemente problemi di salute, a partire dai fastidi oculari, di cui si lamenta il 55,5% degli intervistati (216 mila persone su 390 mila circa). Altri problemi ricorrenti sono il mal di schiena (21,4%) e disturbi alle mani (9,1%).
Quasi 140 mila persone che lavorano in imprese milanesi hanno dichiarato di soffrire di problemi di salute seri, in modo continuativo, a causa dell’“overdose” da computer.
E’ il monitor o l’ambiente di lavoro a provocare fastidi oculari? “Se si rispettano – replica Marco Marenco, medico oculista – le norme per il buon uso dei videoterminali (distanza adeguata dallo schermo, buona illuminazione, pause) bisogna concentrarsi su condizioni ambientali, quali il riscaldamento o l’aria condizionata. Infatti, se l’ambiente viene riscaldato o raffreddato in modo errato, la componente acquosa del film lacrimale che ricopre l’occhio può evaporare perché l’aria diventa troppo secca. Per questo si può accusare secchezza oculare, arrossamento, sensazione di sabbia negli occhi (vedi congiuntivite), ecc.”.
Quali soluzioni si possono trovare? Si possono impiegare in abbondanza le lacrime artificiali, ma se il disturbo oculare persiste è opportuno consultare uno specialista.
Si accusano disturbi oculari nel 55,5% dei casi, a cui seguono mal di schiena e problemi alle mani
2 aprile 2009 – Tenete d’occhio il computer? Secondo uno studio ogni giorno si trascorrono mediamente più di cinque ore di fronte al monitor. Per questo si accusano sempre più frequentemente problemi di salute, a partire dai fastidi oculari, di cui si lamenta il 55,5% degli intervistati (216 mila persone su 390 mila circa). Altri problemi ricorrenti sono il mal di schiena (21,4%) e disturbi alle mani (9,1%).
Quasi 140 mila persone che lavorano in imprese milanesi hanno dichiarato di soffrire di problemi di salute seri, in modo continuativo, a causa dell’“overdose” da computer.
E’ il monitor o l’ambiente di lavoro a provocare fastidi oculari? “Se si rispettano – replica Marco Marenco, medico oculista – le norme per il buon uso dei videoterminali (distanza adeguata dallo schermo, buona illuminazione, pause) bisogna concentrarsi su condizioni ambientali, quali il riscaldamento o l’aria condizionata. Infatti, se l’ambiente viene riscaldato o raffreddato in modo errato, la componente acquosa del film lacrimale che ricopre l’occhio può evaporare perché l’aria diventa troppo secca. Per questo si può accusare secchezza oculare, arrossamento, sensazione di sabbia negli occhi (vedi congiuntivite), ecc.”.
Quali soluzioni si possono trovare? Si possono impiegare in abbondanza le lacrime artificiali, ma se il disturbo oculare persiste è opportuno consultare uno specialista.