Fondata a Roma nel 2009, ha il fine di promuovere la conoscenza dell’alfabeto tattile
E’ stata fondata a Roma il 14 maggio 2009 l’Associazione Club Italiano del Braille. Grazie a un atto notarile si è fatto quindi più concreto l’impegno per la promozione della conoscenza dell’alfabeto per i non vedenti di diverse onlus ed enti che operano nell’ambito della cecità e della sua prevenzione.
Le principali finalità sono tre: 1)sostegno al museo-casa natale di Braille a Coupvray (in Francia); 2)la diffusione e la conoscenza del sistema di scrittura e lettura braille in Italia; 3)l’organizzazione e lo svolgimento, il 21 febbraio di ogni anno, della Giornata nazionale del Braille (legge n. 126 del 2007).
Gli obiettivi sono analoghi a quelli di un Club per la diffusione del braille che era stato già fondato nel 2003, ma in qualità di Associazione di promozione sociale può presentare progetti e ottenere una serie di agevolazioni.
Tra i membri fondatori non compaiono solo l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus e l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, ma anche la Biblioteca Italiana per Ciechi “Regina Margherita” di Monza, la Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, l’Istituto per Ciechi “Francesco Cavazza”, l’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione, la Stamperia Braille di Catania, nonché la Fondazione Helen Keller.
Sogni ad occhi aperti? Rigeneri la mente Lo sostiene un’_quipe di psicologi americani grazie alla risonanza magnetica funzionale
14 maggio 2009 – Sognando a occhi aperti il cervello si rigenera e diventa più creativo. Come? Consentendo alle reti neurali che normalmente non ‘simpatizzano’ di lavorare assieme. ù quanto sostiene un’autorevole _quipe di psicologi provenienti da quattro diverse università americane (Stanford, California, Oregon e British Columbia), la quale ha riabilitato ciò che viene considerato, nella maggior parte dei casi, una mera perdita di tempo.
Nella sintesi dell’articolo, la cui pubblicazione on-line ha anticipato quella cartacea sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Science), si spiega: “Nonostante il sognare a occhi aperti costituisca una parte importante del tempo di veglia, le sue basi neurali e la relazione col comportamento resta ancora controversa”. Proprio per capirne di più l’_quipe ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale, scrutando in diretta l’attività del cervello per capire cosa avvenisse quando si ha la testa tra le nuvole. “Sognare a occhi aperti – concludono i ricercatori – può generare uno stato mentale unico che può consentire a reti neurali altrimenti antagoniste di lavorare in cooperazione”.
Referenza originale: Kalina Christoff, Alan M. Gordon, Jonathan Smallwood, Rachelle Smith, and Jonathan W. Schooler, Experience sampling during fMRI reveals default network and executive system contributions to mind wandering, PNAS published online before print May 11, 2009, doi:10.1073/pnas.0900234106
Fonte: PNASNumero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
Miglior vista con dieta sana Si riduce il rischio di contrarre l’AMD con olio d’oliva, frutta, verdura, pesce e noci 13 maggio 2009 – Aguzzate la vista con la dieta mediterranea. Se seguite un’alimentazione a base di olio d’oliva, frutta, verdura, pesce e noci siete meno a rischio di ammalarvi di AMD (degenerazione maculare legata all’età), una malattia che colpisce dopo i 50 anni e può rendere ciechi. Lo ribadisce uno studio pubblicato sul numero di maggio di Archives of Ophthalmology, che analizza i dati raccolti nel corso di due ricerche australiane precedenti. La prima, condotta dall’Università di Sydney (tra il ’92 e il ’94), ha visto partecipare 2.454 persone. Facendo compilare dei questionari si è valutata l’assunzione di acidi grassi nella dieta, vale a dire dei celebri Omega-3 e Omega-6. Grazie a foto digitali della retina si è valutato lo sviluppo dell’AMD a distanza di 10 anni. Ebbene, ci si è resi conto che il rischio di ammalarsi era inferiore del 31-35% soprattutto in chi mangiava pesce, noci e oli vegetali (contenenti acido linoleico).Ancora più protettivo, tuttavia, è risultato essere l’olio d’oliva, ricco di sostanze antiossidanti e con proprietà antinfiammatorie: aiutano a prevenire la formazione di placche sulle pareti delle arterie e degli altri vasi sanguigni, impedendo che la retina soffra di carenza di ossigeno (ipossia). Infatti l’olio d’oliva contiene il cosiddetto colesterolo ‘buono’ (HDL). In un secondo studio condotto sempre in Australia (Centro per la Ricerca Oftalmica) sono stati analizzati i dati di 6.734 individui di età compresa tra i 58 e i 69 anni. Sono stati diagnosticati 2.872 casi di AMD allo stadio iniziale e 88 casi di degenerazione maculare avanzata. Quando la malattia è progredita la zona più sensibile della retina (il suo centro chiamato macula) perde la sua funzionalità, impedendo al malato di leggere il testo che ha innanzi agli occhi, di vedere la tv, riconoscere le persone, ecc. Al centro del suo campo visivo è già comparsa una macchia scura, mentre inizialmente vedeva una deformazione delle linee (vedi test di Amsler). Insomma, si tratta di una spiacevole malattia della vista che – secondo l’Oms – è responsabile della cecità nel 41% dei casi (su 314 milioni di disabili visivi nel mondo). Attualmente si può curare solo la forma umida, meno frequente (circa il 15% delle persone), mentre la forma secca non è ancora curabile e – dunque – la prevenzione è ancora più importante per preservare una buona qualità della vita. Soprattutto perché il centro della retina è ricco di coni, cellule che consentono di apprezzare i colori e di discriminare figure e oggetti posti davanti al soggetto. In conclusione, se volete preservare la funzionalità dei vostri occhi è importante che vi nutriate di sostanze vitali per questi organi di senso; d’altronde una sana dieta mediterranea, associata ad esercizio fisico regolare e alla rinuncia al fumo, migliorano la qualità della vita nel suo complesso, riducendo tra l’altro il rischio di ammalarsi di tumore.
Miglior vista con dieta sana Si riduce il rischio di contrarre l’AMD con olio d’oliva, frutta, verdura, pesce e noci 13 maggio 2009 – Aguzzate la vista con la dieta mediterranea. Se seguite un’alimentazione a base di olio d’oliva, frutta, verdura, pesce e noci siete meno a rischio di ammalarvi di AMD (degenerazione maculare legata all’età), una malattia che colpisce dopo i 50 anni e può rendere ciechi. Lo ribadisce uno studio pubblicato sul numero di maggio di Archives of Ophthalmology, che analizza i dati raccolti nel corso di due ricerche australiane precedenti. La prima, condotta dall’Università di Sydney (tra il ’92 e il ’94), ha visto partecipare 2.454 persone. Facendo compilare dei questionari si è valutata l’assunzione di acidi grassi nella dieta, vale a dire dei celebri Omega-3 e Omega-6. Grazie a foto digitali della retina si è valutato lo sviluppo dell’AMD a distanza di 10 anni. Ebbene, ci si è resi conto che il rischio di ammalarsi era inferiore del 31-35% soprattutto in chi mangiava pesce, noci e oli vegetali (contenenti acido linoleico).Ancora più protettivo, tuttavia, è risultato essere l’olio d’oliva, ricco di sostanze antiossidanti e con proprietà antinfiammatorie: aiutano a prevenire la formazione di placche sulle pareti delle arterie e degli altri vasi sanguigni, impedendo che la retina soffra di carenza di ossigeno (ipossia). Infatti l’olio d’oliva contiene il cosiddetto colesterolo ‘buono’ (HDL). In un secondo studio condotto sempre in Australia (Centro per la Ricerca Oftalmica) sono stati analizzati i dati di 6.734 individui di età compresa tra i 58 e i 69 anni. Sono stati diagnosticati 2.872 casi di AMD allo stadio iniziale e 88 casi di degenerazione maculare avanzata. Quando la malattia è progredita la zona più sensibile della retina (il suo centro chiamato macula) perde la sua funzionalità, impedendo al malato di leggere il testo che ha innanzi agli occhi, di vedere la tv, riconoscere le persone, ecc. Al centro del suo campo visivo è già comparsa una macchia scura, mentre inizialmente vedeva una deformazione delle linee (vedi test di Amsler). Insomma, si tratta di una spiacevole malattia della vista che – secondo l’Oms – è responsabile della cecità nel 41% dei casi (su 314 milioni di disabili visivi nel mondo). Attualmente si può curare solo la forma umida, meno frequente (circa il 15% delle persone), mentre la forma secca non è ancora curabile e – dunque – la prevenzione è ancora più importante per preservare una buona qualità della vita. Soprattutto perché il centro della retina è ricco di coni, cellule che consentono di apprezzare i colori e di discriminare figure e oggetti posti davanti al soggetto. In conclusione, se volete preservare la funzionalità dei vostri occhi è importante che vi nutriate di sostanze vitali per questi organi di senso; d’altronde una sana dieta mediterranea, associata ad esercizio fisico regolare e alla rinuncia al fumo, migliorano la qualità della vita nel suo complesso, riducendo tra l’altro il rischio di ammalarsi di tumore.
Malattie genetiche, risolto nuovo rebusScoperto il ruolo di un gene che, se difettoso, può far perdere la vista 12 maggio 2009 – Il ‘libro’ della vita, ossia il Dna, può contenere dentro di s_ anche ‘parolé che significano cecità. Dunque, esistono geni responsabili della perdita della vista nel caso in cui si sia colpiti da una serie di malattie ereditarie, tra cui la retinite pigmentosa. Ora, grazie a un lavoro di un’_quipe internazionale – destinato alla pubblicazione su Nature Genetics – se ne sa ancora di più. Secondo questo studio una variante di un gene dal nome complicato (RPGRIP1L), muta almeno nel caso di due patologie genetiche (le sindromi di Meckel-Gruber e quella di Joubert) che colpiscono le ciglia delle cellule: si tratta di mezzi naturali che aiutano a trasportare le molecole all’interno della cellula stessa oppure contribuiscono alla sua attività sensoriale e motoria. Il fatto interessante, però, è che i risultati si possano estendere: quando si hanno malattie simili causate da mutazioni genetiche ciliari – che compromettono l’attività cellulare -, non solo si ottiene un indizio per capire se le persone potranno perdere la vista, ma si possono ricercare nuove variazioni in persone colpite da diverse patologie ereditarie. “Quando si considerano malattie come la sindrome di Bardet-Biedl, con i suoi molteplici segni (dita in più, retinite pigmentosa, asma, obesità e problemi ai reni), ci si chiede come un singolo gene possa interagire o influenzare l’espressione di altri 25.000 geni circa che possiedono gli esseri umani”, ha affermato il professor Richard Lewis, del Baylor College of Medicine, uno degli autori dello studio. Questo avviene perché il gene corrisponde evidentemente all’espressione cellulare delle ciglia: “Qualunque cosa rompa questo ‘ascensoré che trasporta le sostanze da una parte all’altra della cellula ha un effetto sulla gravità della malattia”. E senza questo ‘ascensoré non si arriva al piano da cui si può ammirare il mondo.
Fonte: BaylorCollege of Medicine (da Eureka).
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Si tratta di una malattia genetica rara che può avere un esito letale. Colpisce precocemente le ciglia delle cellule, compromettendo il funzionamento del sistema nervoso centrale e provocando uno sviluppo alterato del fegato e dei reni. Una malattia genetica rara che colpisce il cervelletto sin dalla tenera età: il suo sviluppo alterato provoca seri disturbi dell’equilibrio e della coordinazione motoria.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
Malattie genetiche, risolto nuovo rebusScoperto il ruolo di un gene che, se difettoso, può far perdere la vista 12 maggio 2009 – Il ‘libro’ della vita, ossia il Dna, può contenere dentro di s_ anche ‘parolé che significano cecità. Dunque, esistono geni responsabili della perdita della vista nel caso in cui si sia colpiti da una serie di malattie ereditarie, tra cui la retinite pigmentosa. Ora, grazie a un lavoro di un’_quipe internazionale – destinato alla pubblicazione su Nature Genetics – se ne sa ancora di più. Secondo questo studio una variante di un gene dal nome complicato (RPGRIP1L), muta almeno nel caso di due patologie genetiche (le sindromi di Meckel-Gruber e quella di Joubert) che colpiscono le ciglia delle cellule: si tratta di mezzi naturali che aiutano a trasportare le molecole all’interno della cellula stessa oppure contribuiscono alla sua attività sensoriale e motoria. Il fatto interessante, però, è che i risultati si possano estendere: quando si hanno malattie simili causate da mutazioni genetiche ciliari – che compromettono l’attività cellulare -, non solo si ottiene un indizio per capire se le persone potranno perdere la vista, ma si possono ricercare nuove variazioni in persone colpite da diverse patologie ereditarie. “Quando si considerano malattie come la sindrome di Bardet-Biedl, con i suoi molteplici segni (dita in più, retinite pigmentosa, asma, obesità e problemi ai reni), ci si chiede come un singolo gene possa interagire o influenzare l’espressione di altri 25.000 geni circa che possiedono gli esseri umani”, ha affermato il professor Richard Lewis, del Baylor College of Medicine, uno degli autori dello studio. Questo avviene perché il gene corrisponde evidentemente all’espressione cellulare delle ciglia: “Qualunque cosa rompa questo ‘ascensoré che trasporta le sostanze da una parte all’altra della cellula ha un effetto sulla gravità della malattia”. E senza questo ‘ascensoré non si arriva al piano da cui si può ammirare il mondo.
Fonte: BaylorCollege of Medicine (da Eureka).
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Si tratta di una malattia genetica rara che può avere un esito letale. Colpisce precocemente le ciglia delle cellule, compromettendo il funzionamento del sistema nervoso centrale e provocando uno sviluppo alterato del fegato e dei reni. Una malattia genetica rara che colpisce il cervelletto sin dalla tenera età: il suo sviluppo alterato provoca seri disturbi dell’equilibrio e della coordinazione motoria.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
Occhi da geco In futuro le lenti a contatto potrebbero ispirarsi al sistema ottico del rettile 11 maggio 2009 – Si muove con agilità sulle pareti verticali e ha una vista sensibilissima anche di notte. Non parliamo di un supereroe, ma del più modesto geco, il rettile che probabilmente suscita più simpatia. però in questo caso non si tratta della specie che vive nelle nostre città, bensì di quella che popola i deserti dell’Africa Nord-Occidentale: è lo straordinario geco dall’elmetto (Tarentola chazaliae), che potrà essere d’aiuto per mettere a punto lenti a contatto multifocali e macchine fotografiche di nuova generazione.
Questa volta gli scienziati non si sono concentrati sulle ventose delle zampette che gli consentono di arrampicarsi su superfici a novanta gradi, ma su come funzionano i suoi occhi: la sua visione è cromatica anche con pochissima luce e riesce a mettere a fuoco contemporaneamente oggetti posti a distanze diverse. Dunque, gli scienziati vorrebbero ispirarsi alle sue caratteristiche per progettare un nuovo tipo di lenti a contatto utili anche per i presbiti. Si tratta di lenti che hanno un diverso potere refrattivo (diversa capacità di messa a fuoco) distribuito in anelli concentrici: nel geco dall’elmetto la differenza tra gli anelli è di 15 diottrie.
A dispetto delle sue piccole dimensioni, il sistema ottico del piccolo rettile del deserto ha grandi prestazioni: la sua retina è 350 volte più sensibile ai colori rispetto a quella degli esseri umani. Le differenze cromatiche vengono percepite grazie a cellule fotorecettrici chiamate coni, che negli esseri umani si concentrano nella parte centrale della retina (in una zona detta macula), consentendo la visione frontale. Esistono tre tipi diversi di coni: uno per il blu, il secondo per il verde e il terzo per il rosso, coi quali riusciamo a percepire tutti i colori. Il bianco, ad esempio, richiede l’attivazione di tutti e tre i tipi di coni. Gli uomini, inoltre, possiedono anche i bastoncelli, che vengono utilizzati soprattutto per la visione periferica e quando c’è poca luce (e le immagini si scolorano). Sono sensibili al movimento, ma danno origine a un’immagine meno nitida.
“Siamo interessati ai gechi perché, al pari degli altri rettili, sulla retina hanno solo i coni – ha affermato Lina Roth, responsabile del progetto di ricerca della Lund University (Svezia) -. Grazie alle conoscenze che ricaviamo dagli occhi dei gechi potremmo essere capaci di sviluppare macchine fotografiche migliori e forse utili lenti a contatto multifocali”.
Referenza originale: Roth, L. S. V., Lundstríĺő_m, L., Kelber, A., Kríĺő_ger, R. H. H., & Unsbo, P. (2009). The pupils and optical systems of gecko eyes.Journal of Vision,9(3):27, 1-11,http://journalofvision.org/9/3/27/,doi:10.1167/9.3.27.
Fonti: Association for Research in Vision and Ophthalmology, Journal of Vision. Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
Occhi da geco In futuro le lenti a contatto potrebbero ispirarsi al sistema ottico del rettile 11 maggio 2009 – Si muove con agilità sulle pareti verticali e ha una vista sensibilissima anche di notte. Non parliamo di un supereroe, ma del più modesto geco, il rettile che probabilmente suscita più simpatia. però in questo caso non si tratta della specie che vive nelle nostre città, bensì di quella che popola i deserti dell’Africa Nord-Occidentale: è lo straordinario geco dall’elmetto (Tarentola chazaliae), che potrà essere d’aiuto per mettere a punto lenti a contatto multifocali e macchine fotografiche di nuova generazione.
Questa volta gli scienziati non si sono concentrati sulle ventose delle zampette che gli consentono di arrampicarsi su superfici a novanta gradi, ma su come funzionano i suoi occhi: la sua visione è cromatica anche con pochissima luce e riesce a mettere a fuoco contemporaneamente oggetti posti a distanze diverse. Dunque, gli scienziati vorrebbero ispirarsi alle sue caratteristiche per progettare un nuovo tipo di lenti a contatto utili anche per i presbiti. Si tratta di lenti che hanno un diverso potere refrattivo (diversa capacità di messa a fuoco) distribuito in anelli concentrici: nel geco dall’elmetto la differenza tra gli anelli è di 15 diottrie.
A dispetto delle sue piccole dimensioni, il sistema ottico del piccolo rettile del deserto ha grandi prestazioni: la sua retina è 350 volte più sensibile ai colori rispetto a quella degli esseri umani. Le differenze cromatiche vengono percepite grazie a cellule fotorecettrici chiamate coni, che negli esseri umani si concentrano nella parte centrale della retina (in una zona detta macula), consentendo la visione frontale. Esistono tre tipi diversi di coni: uno per il blu, il secondo per il verde e il terzo per il rosso, coi quali riusciamo a percepire tutti i colori. Il bianco, ad esempio, richiede l’attivazione di tutti e tre i tipi di coni. Gli uomini, inoltre, possiedono anche i bastoncelli, che vengono utilizzati soprattutto per la visione periferica e quando c’è poca luce (e le immagini si scolorano). Sono sensibili al movimento, ma danno origine a un’immagine meno nitida.
“Siamo interessati ai gechi perché, al pari degli altri rettili, sulla retina hanno solo i coni – ha affermato Lina Roth, responsabile del progetto di ricerca della Lund University (Svezia) -. Grazie alle conoscenze che ricaviamo dagli occhi dei gechi potremmo essere capaci di sviluppare macchine fotografiche migliori e forse utili lenti a contatto multifocali”.
Referenza originale: Roth, L. S. V., Lundstríĺő_m, L., Kelber, A., Kríĺő_ger, R. H. H., & Unsbo, P. (2009). The pupils and optical systems of gecko eyes.Journal of Vision,9(3):27, 1-11,http://journalofvision.org/9/3/27/,doi:10.1167/9.3.27.
Fonti: Association for Research in Vision and Ophthalmology, Journal of Vision. Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
Una proteina danneggia la vista dei neonati prematuri Si chiama chinasi JNK1 e ha un ruolo nello sviluppo della ROP 7 maggio 2009 – Una proteina minaccia la salute dei neonati prematuri: si chiama chinasi JNK1 e può essere un ‘killer’ della vista. Infatti, chi nasce prima del tempo è particolarmente esposto al rischio di contrarre una malattia della retina chiamata ROP, che può provocare cecità.
Ricercatori californiani dell’Università di San Diego – che hanno condotto uno studio su cavie da laboratorio – stanno pensando a una terapia che possa bloccare la produzione della proteina chinasi, salvando così la vista dei piccoli nati prima del tempo. Il punto è che esiste la necessità di erogare ossigeno per garantire lo sviluppo dei polmoni e degli altri organi; tuttavia, la vista può subire danni irreversibili perché, quando il neonato torna a respirare l’aria normale, la sua retina reagisce al ridotto apporto di ossigeno producendo più vasi sanguigni che ne danneggiano la funzionalità (angiogenesi provocata da fattori di accrescimento chiamati VEGF). però i ricercatori sperano nella messa a punto di una terapia efficace: si sono resi conto che, nelle cavie in cui era stata inibita la proteina JNK1, i livelli di VEGF risultavano dimezzati e, dunque, la loro retina funzionava in modo normale.
In un ospedale Australiano – citato nello studio pubblicato on-line Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) – si è riscontrata la retinopatia del prematuro in quasi la metà dei nati tra la 27° e la 28° settimana di gestazione (settimini), mentre l’incidenza è salita al 65% per i nati tra la 23° e la 26° settimana di gestazione (102 bambini su 157). Il problema è che la retinopatia provoca danni irreversibili ai vasi retinici immaturi: in ultima battuta si può perdere la vista se la formazione anormale dei vasi porta al distacco di retina .
Fonte: Università della California, San Diego (Usa).
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Più umanità e meno liste d’attesa Presentato ieri a Roma il XII Rapporto PIT Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
7 maggio 2009 – Liste d’attesa ridotte e un migliore rapporto umano con i medici: è quanto chiedono a gran voce gli oltre 25.000 cittadini che nel 2008 si sono rivolti a Cittadinanzattiva. Un movimento di associazione civica nato nel 1978 che ieri ha presentato a Roma il XII Rapporto PIT Salute, dal quale emerge un panorama della sanità italiana piuttosto sconfortante. Dagli errori medici ai ritardi nella procedura di riconoscimento dell’invalidità civile, passando per i tempi eccessivi riscontrati per alcune prestazioni sanitarie fino alla sensazione di essere abbandonati a se stessi, in bal“a della propria malattia.
Sono questi alcuni degli argomenti nodali di un documento di oltre 200 pagine che fornisce numeri e aspetti critici significativi, facendosi vessillo di un disagio che serpeggia (e talvolta esplode) tra i pazienti che si rivolgono al Servizio sanitario nazionale. Il quale sarà anche secondo l’Oms il secondo al mondo dopo quello francese (in rapporto alla spesa), ma in quanto a livello di umanità e al rispetto dei tempi ha ancora molto da imparare.
Quello che emerge con forza è che i cittadini si sentono troppo spesso presi poco in considerazione, ascoltati con disattenzione o trattati con mancanza di rispetto, con l’effetto di vedersi abbandonati e lasciati a loro stessi. Ai primi posti gli italiani segnalano – sempre secondo Cittadinanzattiva -, come “carenza di umanizzazione”, i pediatri (31,87%), a cui seguono i camici bianchi di medicina generale (25,4%) e la riabilitazione ambulatoriale (21%). Seguono l’assistenza residenziale (20%), le strutture riabilitative (18%) e i ricoveri (10%). L’esigenza di una maggiore educazione e di una crescita d’interesse nei confronti dei pazienti è sentita da 10 regioni sulle 19 che hanno partecipato alla stesura del Rapporto.
Malpractice (18%).In quasi un caso su cinque le segnalazioni giunte riguardano presunti errori medici o diagnostici, confermandosi come il principale problema segnalato dai cittadini. Tra le tipologie di sospetti errori figurano in primis gli interventi (53%) e le diagnosi errate (26%). Sette le aree specialistiche maggiormente colpite da presunti errori medici: ortopedia (17,5%), oncologia (13,9%), ginecologia e ostetricia (7,7%), chirurgia generale e oculistica (entrambi al 5,4%), odontoiatria (5,2%), emergenza e pronto soccorso ( 2,8%) e, infine, altre aree specialistiche (42,1%). Invalidità civile (9,9%).Risulta essere uno degli aspetti con il maggiore tasso di crescita rispetto al 2007 (+1,7%) .I cittadini che denunciano problemi e ritardi nella procedura di riconoscimento(40%) sono, in particolare, malati oncologici (40%), a cui seguono coloro che sono affetti da una patologia cronica e degenerativa (anziani, disabili e malati rari). Il forte senso di smarrimento, dovuto alla carenza di punti di riferimento, è il vissuto dei cittadini alle prese con le procedure amministrative di invalidità, che raccoglie il 41,7% del totale dei problemi segnalati (mancanza di informazioni, disservizi amministrativi, difficoltà di accesso alla documentazione). Inoltre il 20% segnala problemi inerenti alla procedura di rivedibilità, stabilita dalla legge 80/06, sull’esenzione dalle visite di controllo per malati cronici stabilizzati e sui tempi delle visite medico-legali per malati oncologici. Liste di attesa (6,7%). Circa il 74% delle Regioni individuano, tra le principali criticità, la difficoltà di accesso alle prestazioni a causa delle lunghe liste d’attesa. In particolare, questo problema è percepito in molte regioni meridionali (Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata). Seguono le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo per il Centro e – per il Nord – la Liguria, la Lombardia, il Piemonte, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. “Questi aspetti saranno sicuramente veri – commenta Silvia, medico oculista -, ma bisogna anche considerare che il problema dei tagli e della carenza di personale si fa sentire: i medici hanno sempre meno tempo di ascoltare i pazienti. Evidentemente, al di là di eventuali carenze individuali, ci sono problemi organizzativi e gestionali a livello del Sistema sanitario nazionale. Fare meno assunzioni significa offrire un servizio meno soddisfacente per il paziente”.
Fonte: Cittadinanzattiva Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus.Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.