Ecco i dati raccolti al Sanit:
51 anni di media, il 6,9% dei pazienti affetti da cataratta
15 luglio 2009 - La cataratta è stata la prima
malattia diagnosticata durante i controlli oculistici di base effettuati a Roma
per il Sanit, il sesto forum internazionale dedicato alla salute. I check-up si
sono svolti grazie all'Unità mobile oftalmica dell'Agenzia internazionale per
la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus dal 23 al 26 giugno.
Su 319 persone sono stati osservati 22 casi di cataratta
(6,9%) in persone che avevano mediamente 69 anni contro una media di 51 anni di
tutti i pazienti visitati (secondo l'Istat la percentuale nazionale scende al
5% tra gli over 65). Non a caso la patologia è considerata la prima causa al
mondo di disabilità visiva (39% dei casi secondo l'Oms, generalmente operabili;
ma spesso non si può effettuare l'intervento per problemi economici, per
mancanza di attrezzature e di oculisti). Inoltre, sono stati diagnosticati 8 casi di congiuntivite (allergica nella metà dei casi) e 3 di calazio.
Comunque, in generale l'acuità visiva riscontrata è stata, in media 8,49 decimi all'occhio destro e 8,64 all'occhio sinistro. Gli oculisti del Policlinico Umberto I-Università Sapienza di Roma
hanno effettuato un controllo di primo livello, consigliando - se necessario -
una visita oculistica approfondita.
Per i dati nazionali consultare il sito del Ministero del Lavoro e della
Salute cliccando qui.
Oms: un vaccino per tutti contro l’influenza A Il gruppo di esperti, riunito ieri a Ginevra, spiega l’importanza del pari accesso per fermare la pandemia
14 luglio 2009 – Dall’austero e grigio quartiere generale di Ginevra dell’Organizzazione mondiale della sanità, ieri gli esperti si sono pronunciati sull’influenza A(H1N1) che tanto preoccupa il mondo, a dispetto dei bassi livelli di mortalità. ù stato evidenziato, in particolare, come ci siano dei gruppi a rischio.
“Nonostante la gravità della pandemia sia attualmente considerata moderata per la maggioranza dei pazienti che non vanno incontro a complicazioni – scrive l’Oms nel suo sito ufficiale -, alcuni gruppi, come le donne incinte, persone affette da asma e da altre malattie croniche come l’obesità patologica, sembra che corrano un rischio maggiore di contrarre una forma grave, [che può arrivare] fino alla morte causata da infezione”.
La pandemia (considerata tale perché presente in molti Stati del mondo e non per la sua gravità) è considerata “inarrestabile”; dunque – scrive l’Oms senza mezzi termini – “i vaccini saranno necessari in tutti i Paesi”. Gli esperti dell’Oms, indicati con l’acronimo SAGE, hanno quindi sottolineato la necessità di un pari accesso ai vaccini stessi (che dovrebbero essere disponibili in autunno): tra Paesi benestanti e quelli in via di sviluppo non deve esserci discriminazione.
I sintomi sono quelli caratteristici di una comune influenza, per cui la diagnosi deve essere fatta da uno specialista: la febbre sale rapidamente oltre i 38 gradi, si ha una congestione delle vie respiratorie (tosse, raffreddore), congiuntivite, dolore ai muscoli e alle articolazioni, mancanza di appetito, diarrea e vomito. Per maggiori informazioni contattare il numero del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali: 1500 (quindi premere il tasto 2).
Fonti: Oms, Corsera Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus . Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
I costi della cecità
In Canada è stato pubblicato un volume dalla Società oftalmologica canadese14 luglio 2009 - Se la battaglia contro la perdita della vista ha un costo, lo ha ancora di più la cecità. Non solo a livello sociale, ma anche sul piano economico. Su quest'ultimo aspetto si è concentrata la Società oftalmologica canadese (Cos), che ha pubblicato il mese scorso un volume, dando letteralmente i numeri e le tabelle del caso. Secondo lo studio del Cos in Canada il costo della cecità ammonta a 15,8 miliardi di dollari l'anno, superando ampiamente le stime precedenti. Inoltre, si è considerata anche la riduzione della qualità della vita, aggiungendo altri 11,7 miliardi di dollari a quelli già stimati. In conclusione: non bisogna essere ciechi di fronte alla prevenzione proprio per evitare maggiori costi per lo Stato. Un ragionamento analogo si può estendere, naturalmente, anche agli altri Paesi.
Fonte: V2020
50.000 montature
gratuite per chi non è coperto da assicurazione sanitaria in Ohio (Usa)
13 luglio 2009 - Ben 50.000 montature di occhiali,
con un valore prossimo a un milione e mezzo di euro, saranno donate in Ohio (Stato
nord-orientale degli Usa) a bambini e adulti che non usufruiscono della fatidica
copertura sanitaria. Il programma, riservato però ai soli residenti, è stato
annunciato da un'organizzazione di volontariato (Prevent
Blindness America).
Secondo tale organizzazione solo in Ohio vivono quasi 2
milioni di ultraquarantenni che soffrono di miopia o ipermetropia. Senza parlare
della presbiopia, che
colpisce praticamente tutti dopo i 40 anni, creando problemi nelle attività da
vicino (come la lettura); un difetto facilmente risolvibile con le lenti, ma
che problemi economici o di mancata informazione possono rendere poco tollerabile.
L'Organizzazione
mondiale della sanità stima che nel mondo il 18,2% dei disabili visivi non abbiano
la possibilità di usare gli occhiali (57.148.000 persone, quasi quanto l'intera
popolazione italiana). In sostanza: il mancato impiego di lenti è considerato
la seconda causa globale di cecità o ipovisione al mondo dopo la cataratta (entrambe
reversibili).
Per quanto riguarda altri programmi ‘avveniristici', il
più interessante è quello di un fisico di Oxford, Josh Silver, che punta a fornire
occhiali a basso costo all'Africa: ci si può regolare da soli le lenti fino a
quando si vede nitidamente grazie a un fluido che viene iniettato all'interno di
ciascuna lente, variandone così la gradazione (da -6 diottrie a +6).
Quando l’ictus si vede negli occhi Secondo Lancet l’infarto cerebrale lacunare è associato a cambiamenti retinici 13 luglio 2009 – Alla ricerca dell’ictus scrutando negli occhi. Scienziati australiani, inglesi e di Singapore hanno condotto uno studio arrivando a un’interessante conclusione: un cambiamento osservato nei microvasi sanguigni della retina è associato a un aumento d’infarto cerebrale. Dunque, l’occhio può essere un ottimo indicatore per problemi vascolari generali dell’organismo: se i piccolissimi vasi retinici si restringono, si deformano o cambiano il loro corso potrebbe scattare un campanello d’allarme.
La ricerca, pubblicata sull’autorevole rivista Lancet, è stata condotta su 1321 pazienti di età compresa tra i 19 e i 94 anni affetti da ictus ischemico acuto, dei quali il 31% (410 casi) aveva avuto un ictus lacunare.
“Le nostre scoperte rivelano – scrivono i ricercatori – che l’ictus lacunare acuto è una manifestazione di […] una malattia occlusiva dei piccoli vasi sanguigni”. Dunque, ciò “potrebbe avere implicazioni per la prevenzione e il trattamento di questo tipo d’infarto”.
“Ancora una volta l’occhio – ha commentato Marco Marenco, oculista dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus (800-068506) – si è dimostrato un elemento diagnostico fondamentale per registrare patologie importanti: la retina e i suoi vasi funzionano come una cartina tornasole di ciò che accade in altre parti dell’organismo. Infatti, ciò che succede nell’occhio può accadere anche nel resto del corpo”. (G. Galante) Referenza originale: “Retinal microvasculature in acute lacunar stroke: a cross-sectional study” di Lindley RI, Wang JJ, Wong MC, Mitchell P, Liew G, Hand P, Wardlaw J, De Silva DA, Baker M, Rochtchina E, Chen C, Hankey GJ, Chang HM, Fung VS, Gomes L, Wong TY; Multi-Centre Retina and Stroke Study (MCRS) Collaborative Group, Lancet Neurol. 2009 Jul;8(7):628-34.
Consumo dei
farmaci: +60% tra il 2000 e il 2008 Presentato ieri il Rapporto OsMed: stabile la spesa del SSN, forti le
differenze regionali
10 luglio 2009 - Sarà perché in Italia ci sono sempre
più anziani, sarà perché c'è la mania o la necessità del farmaco nel cassetto, sta di fatto che il responso è chiaro: si assumono molte più medicine
oggi che in passato. Da un lato la più ampia offerta delle industrie
farmaceutiche, dall'altro la perenne ricerca della salute: il Rapporto OsMed
presentato ieri a Roma è uno specchio di ciò che vogliono medici e pazienti,
privatamente o nelle strutture sanitarie.
Si tratta del documento “L'uso dei farmaci in Italia”,
curato annualmente dall'Istituto superiore di sanità (ISS) e dall'Agenzia
italiana del farmaco (Aifa), che non lascia molto spazio a dubbi: +60% di
farmaci consumati tra il 2000 e il 2008, sostanzialmente stabile la spesa del
Sistema sanitario nazionale (anno scorso rispetto al 2007) e rilevanti differenze
regionali. Una fotografia che aiuta innanzitutto a comprendere le dinamiche del
mercato farmaceutico, l'invecchiamento demografico nonché l'atteggiamento dei
medici e dei pazienti (tra questi, secondo altri studi, vi sono più
ipocondriaci).
Complici della situazione sono il peso delle patologie
croniche legate all'invecchiamento della popolazione, ma anche atteggiamenti e
abitudini di tipo socio-culturale. Nel complesso la spesa farmaceutica totale è
stata circa di 24,4 miliardi di euro (di cui il 75% rimborsato dal Servizio
Sanitario Nazionale-SSN). In media, per ogni cittadino italiano, lo Stato ha
speso 410 euro per un periodo di trattamento di 537 giorni. Tanto per rendersi
conto, solo lo scorso anno sono state acquistate 1.765.000 confezioni di medicinali
tra pubblico e privato; in media si è consumata una dose e mezzo di farmaco al
giorno. Come ogni anno, inoltre, in cima alla classifica dei farmaci più
utilizzati, compaiono quelli del sistema cardiovascolare. Seguono: i farmaci
gastrointestinali (13% della spesa), quelli per il sistema nervoso centrale
(12,1%), gli antimicrobici (11%) e gli antineoplastici (farmaci per combattere
lo sviluppo dei tumori, 11%).
Gli anziani, ovviamente, vengono curati di più. Non a caso,
mediamente la spesa di una persona con più di 75 anni è di oltre 12 volte
superiore rispetto a chi ha fra i 25 e i 34 anni. I cittadini con più di 65
anni, inoltre, assorbono circa il 60% della spesa e delle dosi giornaliere.
Alti livelli di esposizione si osservano nei bambini e negli anziani: circa 8
bambini su 10 ricevono in un anno almeno una prescrizione; quasi nella totalità
dei casi si tratta di antiasmatici e antibiotici. Questi ultimi sono sempre più
consumati a livello ambulatoriale, almeno nel nostro Paese (al contrario
di ciò che sta avvenendo in Francia).
Gli italiani tengono agli organi di senso... in tutti i sensi!
Infatti, nel Belpaese la spesa farmacologica per curarli è seconda in Europa
solo alla Francia (rispettivamente al 2,5% e al 2,6%). Per quanto riguarda la
spesa per farmaci per gli organi di senso, secondo il Rapporto il 41% (200
milioni di euro) è a carico del SSN e il 5,1% è sostenuto dalle strutture
pubbliche; il resto è, ovviamente, acquistato direttamente dagli italiani. Nel
2008, rispetto all'anno precedente, c'è stato un aumento delle quantità
prescritte (+2,9%) e della spesa (+5,3%). Si è fatto ricorso a molecole più
costose.
Al proprio interno l'Italia resta divisa tra Centro-Sud e
Nord. Infatti, il record di spesa pubblica è della Calabria (con 277 euro a
testa), a cui seguono Campania, Lazio e Sicilia. Viceversa, la regione più
virtuosa è la provincia autonoma di Bolzano (con 149 euro pro capite). Più in
particolare, per curare i diversi organi di senso si spende maggiormente nelle
Regioni del Centro (Marche e Abruzzo in
primis).
Da rilevare un aumento dei consumi territoriali di colliri
(a base di analoghi delle prostaglandine, anche in associazione a un betabloccante
per il glaucoma). Una spesa notevole è dovuta ai farmaci contro la
degenerazione maculare senile (AMD), utilizzabili
solo in ospedale: si tratta della verteporfina, del ranibizumab e del pegaptanib
nonché del bevacizumab (il cui uso è stato sospeso nel 2009): sono molecole che
inibiscono la proliferazione incontrollata dei vasi della retina
(antiangiogenici ovvero anti-VEGF) e sono efficaci solo sulla forma più grave
di AMD (è meno comune ed è detta ‘umida'). Anche gli antibiotici e gli
antivirali oftalmici sono stati comprati in maggiore quantità (ad esempio, per
curare la congiuntivite
virale, le cheratiti
e l'herpes oculare).
Fonti principali: ISS, Aifa, Rapporto OsMed. Numero Verde di
assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13).
Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia
onlus. Nota: per variare la dimensione dei caratteri
premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse
mentre si tiene premuto Ctrl.
La rapamicina allunga la vita delle
cavie e potrebbe aiutare a prevenire le malattie della terza età; ma abbatte le
difese immunitarie
9 luglio 2009 - Più longevi e con meno
‘acciacchi'. ù questo il sogno di molti anziani, che viene ora alimentato da
una sostanza: la rapamicina. Scoperta sull'isola di Pasqua già negli anni
Settanta, oggi è usata in medicina soprattutto per impedire il rigetto che
segue a un trapianto.
Ebbene, oltre ad essere un immunosoppressore un'_quipe americana
ha scoperto che potrebbe contribuire a prevenire le malattie della terza età o,
addirittura, ad allungare la vita degli esseri umani. Almeno se i risultati incoraggianti
già ottenuti sulle cavie - pubblicati ieri on-line dalla rivista Nature - saranno estesi a noi;
a un'età in cui si riscontra nei topi una mortalità del 90%, le femmine sono vissute il
14% del tempo in più e i maschi il 9%.
Come funziona il supposto elisir di lunga vita? Il suo
effetto si deve soprattutto all'inibizione di un enzima (chiamato mTOR): regola
la crescita delle cellule, la loro proliferazione, la motilità, la loro
sopravvivenza nonché la sintesi proteica; secondo diversi studi entra anche in
gioco nello sviluppo di diversi tumori. La rapimicina è prodotta naturalmente
da batteri e può bloccare il mTOR. Comunque, era già noto che facesse vivere
più a lungo gli invertebrati, tra cui i lieviti, i vermi cilindrici e i
moscerini della frutta.
“Il suo effetto - scrivono i ricercatori - è stato
riscontrato in tre esperimenti differenti condotti su topi geneticamente
eterogenei... La rapimicina può allungare la vita ritardando una morte per
cancro, rallentando i meccanismi dell'invecchiamento o facendo entrambe le cose”.
Referenza
originale: "Rapamycin fed late in life extends lifespan in genetically
heterogeneous mice", di David E. Harrison, Randy Strong, Zelton Dave
Sharp, James F. Nelson, Clinton M. Astle, Kevin Flurkey, Nancy L. Nadon, J.
Erby Wilkinson, Krystyna Frenkel, Christy S. Carter, Marco Pahor, Martin A.
Javors, Elizabeth Fernandez & Richard A. Miller. Nature
advance online publication 8 July 2009 | doi:10.1038/nature08221 Acronimo che sta per mammalian target of rapamycin (=bersaglio della rapamicina nei mammiferi)
Usa: strizzato un occhio alla terapia genicaNegli Usa avviata nuova collaborazione contro le malattie degenerative della retina9 luglio 2009 - Diamo un'occhiata alla terapia genica: consente di curare, tra l'altro, una serie di malattie degenerative della retina. Infatti, sostituendo i geni responsabili della patologia con geni sani si risolve il problema alla radice: intervenendo sul codice della vita si può così salvare la vista. A questo scopo è stata avviata negli Usa una collaborazione tra la Foundation Fighting Blindness (FFB: Fondazione americana per la lotta alla cecità) e l'Applied Genetic Technologies Corporation (AGTC). Per mettere a punto nuove cure occorre naturalmente più sperimentazione: oltre al ricorso alle staminali, la terapia genetica è una delle strade maestre del futuro della medicina. Per ora si è in una fase preliminare: si stanno conducendo sperimentazioni pilota in diverse università americane (tra cui la University of Pennsylvania, che sta studiando l'acromatopsia, una malattia genetica retinica a causa della quale si percepisce un solo colore); una volta ottenuta l'approvazione della Food and Drug Administration (FDA) – l'organismo governativo statunitense che si occupa dell'autorizzazione dei protocolli terapeutici e dei farmaci – il progetto potrà procedere.Se un giorno la terapia genica avrà successo potrà consentire, ad esempio, di curare malattie come l'amaurosi congenita di Leber, la retinite pigmentosa, la malattia di Best o quella di Stargardt. Dunque, intervenire sui geni è... un colpo di genio!
Fonte: FFB
Colpi di geniRaddoppiato il rischio di melanoma con due varianti genetiche scoperte indipendentemente da altrettanti gruppi di ricerca
7 luglio 2009 – Il rischio di ammalarsi di tumore è scritto anche nei geni. Due _quipe internazionali hanno scoperto, indipendentemente l’una dall’altra, le sequenze del Dna responsabili in particolare del melanoma, un cancro alla pelle che può colpire anche gli occhi (vedi melanoma della coroide ): due varianti genetiche sulle tre individuate raddoppiano la probabilità di contrarlo. I due gruppi di ricerca hanno preso in esame rispettivamente un campione di 6.000 e di 4.000 persone circa.
I melanomi insorgono generalmente ex novo, ma talvolta si sviluppano a partire da un neo. Alcuni di essi, infatti, presentano un alto rischio di trasformazione maligna: richiedono un’accurata osservazione clinica ed ecografie periodiche in tempi ravvicinati.
“Questa scoperta – ha affermato il Professor Nick Hayward, che ha diretto la ricerca in Australia (assieme a Grant Montgomery) – migliora le nostre conoscenze degli aspetti genetici del melanoma e, quindi, i percorsi molecolari che portano al suo sviluppo”. Una delle varianti genetiche, se presente, aumenta il rischio di contrarre il melanoma del 25%; ma chi ne possiede due corre un rischio doppio rispetto a chi non ne ha nessuna.
“Queste varianti genetiche – scrivono su Nature Genetics i ricercatori diretti da D. Timothy Bishop – dimostrano una notevole omogeneità di effetti tra la popolazione ancestrale europea che vive alle diverse latitudini e dimostrano di essere indipendentemente associati al rischio di malattia”.
“Nel lungo periodo questa ricerca sarà utile per sviluppare tecniche di screening”, ha sottolineato il Prof. Hayward: da un lato si potrà fare più prevenzione (facendo più attenzione al sole e alle lampade abbronzanti) e, dall’altro, verranno sviluppate nuove terapie. In Australia si ha l’incidenza di melanomi più alta al mondo: oltre 10.000 nuovi casi l’anno e una persona su dieci muore in seguito alla malattia. I nei che mostrano una trasformazione maligna hanno, a livello oculare, una capacità di crescita evidenziabile con l’esame oftalmoscopico e con un’ecografia del bulbo. Anche se lo studio potrebbe apparire solo un piccolo passo in avanti, in realtà potrà contribuire a far vincere l’annosa battaglia contro i tumori. Referenze originali: Mario Falchi et al., “Genome-wide association study identifies variants at 9p21 and 22q13 associated with development of cutaneous nevi”, Nature Genetics, Published online: 5 July 2009 | doi:10.1038/ng.410 (abstract)D Timothy Bishop et al., “Genome-wide association study identifies three loci associated with melanoma risk”, Nature Genetics , Published online: 5 July 2009 | doi:10.1038/ng.411 (abstract)
Fonti: Nature Genetics, Research Australia. Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
Ricercatori Usa: bloccata la retinopatia diabetica
6 luglio 2009 – Nanoparticelle per prevenire la cecità provocata dal diabete: su queste molecole puntano i ricercatori dell’Università di Oklahoma (Usa). Infatti, attualmente la retinopatia diabetica non è considerata curabile localmente: è fondamentale abbassare il livello di zuccheri nel sangue (glicemia) che, nei casi più gravi (diabete di tipo I), va controllata mediante la somministrazione d’insulina. In altri termini, la terapia per preservare la retina passa innanzitutto per la cura del diabete a livello generale (sistemico).
“Non esiste nessun buon farmaco contro la retinopatia [diabetica]: questo è il motivo – ha dichiarato Jay Ma, direttore del progetto di ricerca – per cui siamo così entusiasti del nostro lavoro. ciò apre spazi completamente nuovi per le aziende farmaceutiche”. Tuttavia, ci vorranno probabilmente ancora diversi anni per condurre ulteriori ricerche ed eventualmente per approvare un farmaco efficace che, in questo caso, è basato su sostanze naturali.
La retinopatia diabetica è considerata dall’Oms una delle principali cause di cecità in Occidente (il 14% dei non vedenti), seconda solo alla degenerazione maculare legata all’età (AMD, col 41%) e a pari merito con la cataratta. A livello mondiale la malattia ha già colpito il 3,9% dei disabili visivi (su 314 milioni di ciechi e ipovedenti stando a una stima dell’Oms del 2007). Infatti, il diabete non curato causa lo sviluppo di alterazioni dei piccoli vasi sanguigni retinici, fino a creare dei veri e propri sfiancamenti, a causa dei quali si verifica una trasudazione del siero sanguigno e altre sostanze in prossimità del centro della retina (èdema retinico).
L’accumulo di sostanze al di fuori dei vasi è chiamato ‘essudato’; il trattamento ideato sperimentato negli Usa mira proprio a ridurre questi versamenti, combattendo l’infiammazione e la formazione di vasi sanguigni dannosi. La malattia progredisce lentamente, provocando danni dapprima curabili, che possono diventare però irreversibili: il tessuto nervoso retinico, una volta danneggiato, provoca la perdita della vista. A volte la malattia porta fino all’ipovisione e alla cecità, mentre in altri casi rimane priva di sintomi, fino a stadi avanzati della malattia, quando si manifesta un calo improvviso e drammatico dell’acuità visiva.
Per consultare l’opuscolo sulla retinopatia diabetica clicca qui .
Fonte: University of Oklahoma (American Diabetes Association, the National Institutes of Health)
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.