Quando la sanità diventa elettronica

Fascicolo sanitario elettronico sotto forma di card (Regione Lombardia)

Fascicolo sanitario elettronico sotto forma di card (Regione Lombardia)Quando la sanità diventa elettronica Il nuovo volto delle cure nel sito del Ministero della Salute 9 settembre 2011 – Qual è il volto della sanità elettronica? Per rispondere al quesito in un’era sempre più digitale ci ha pensato il Ministero della Salute nel suo sito ufficiale. Dove è disponibile, infatti, una nuova area tematica dedicata alla eHealth . Lo segnala Federsanità Anci , specificando che si tratta di un “insieme di strumenti basati sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione utilizzati per sostenere e promuovere la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e il monitoraggio delle malattie e la gestione della salute e dello stile di vita”. La nuova area internettiana contiene informazioni utili sulle principali iniziative di sanità elettronica in Italia e in ambito europeo. In particolare, le iniziative a livello nazionale sono essenzialmente le seguenti: – accesso ai servizi sanitari (sistema articolato dei Centri Unici di Prenotazione); – disponibilità della storia clinica del paziente (FSE, Fascicolo Sanitario Elettronico per l’archiviazione e l’accesso alle informazioni sanitarie individuali, nonostante un certo ritardo e disomogeneità a livello territoriale); – innovazione nelle cure primarie: connessione in rete dei medici del SSN, digitalizzazione e trasmissione elettronica delle prescrizioni ( ePrescription ) e dei certificati di malattia (certificati telematici di malattia); – ridisegno strutturale ed organizzativo della rete di assistenza mediante la telemedicina (assistenza sanitaria a distanza). Si mira, inoltre, a una digitalizzazione generale (dematerializzazione dei documenti sanitari). Quindi si intende identificare in maniera certa ed univoca degli assistiti attraverso una chiave valida in tutta Italia. Sul tema sono, comunque, disponibili nel sito del Ministero della Salute i principali atti normativi e documenti di riferimento, tra cui le linee guida nazionali sul sistema Centro Unico di Prenotazione e quelle sul fascicolo sanitario elettronico.

Fonti: Federsanità Anci , Ministero della Salute

Quel tabacco che danneggia la vista

Quel tabacco che danneggia la vista La Commissione europea rilancia la campagna contro il fumo: appuntamento il 14 settembre a Bruxelles 8 settembre 2011 – Il fumo ‘intossica’ la tua salute. Il consumo di tabacco è la prima causa di malattie evitabili nell’Unione europea. Infatti fumare non solo facilita l’insorgenza di tumori, ma anche l’ipertensione, i problemi cardiaci e può provocare persino danni alla retina (ad esempio la degenerazione maculare legata all’età può compromettere la visione centrale). Il 14 settembre a Bruxelles verrà quindi presentata la seconda fase della campagna (chiamata “Gli ex fumatori sono irresistibili”), che si rivolge soprattutto ai giovani dai 25 ai 34 anni. “I giovani iniziano a fumare perché pensano che ciò serva a darsi un contegno, poi continuano poiché il tabacco dà dipendenza. Più di 650mila persone – aveva spiegato già lo scorso giugno John Dalli, Commissario Ue per la salute, in occasione del lancio dell’iniziativa – muoiono annualmente nell’Ue a causa del fumo poiché il tabacco è estremamente tossico. Le autorità pubbliche sono chiamate a svolgere un ruolo importante per aiutare i cittadini a spezzare questo circolo vizioso”. Vuoi smettere di fumare? Consulta l’elenco dei centri antifumo indicati dall’Istituto Superiore di Sanità

Leggi anche il sito del Ministero della Salute

Fonte principale: Ue

Miopia elevata, la causa è nel DNA

Miopia elevata, la causa è nel DNA Individuata una mutazione di un gene che provoca l’allungamento del bulbo oculare 6 settembre 2011 – La causa è nascosta nel DNA: parliamo della miopia elevata, una patologia oculare che può provocare seri problemi alla retina (fori, rotture e distacchi ). Un’équipe di ricercatori israeliani e finlandesi è riuscita a capire che questa forma patologica di miopia è causata da una mutazione di un gene chiamato LEPREL1. Quest’ultimo controlla tra l’altro la produzione di collagene, componente fondamentale della struttura esterna dell’occhio (tessuto connettivo). Una sua degenerazione causa un allungamento della forma del bulbo oculare: le immagini appaiono di conseguenza sfocate perché i raggi luminosi convergono davanti alla retina anziché su di essa. Lo studio, anticipato on-line dall’American Journal of Human Genetics, getta luce sui meccanismi che originano la forma più grave di miopia. La ricerca è stata condotta su una popolazione beduina israeliana, dove è stata riscontrata l’insorgenza precoce di cataratta, di degenerazioni periferiche della retina e del corpo vitreo e, nei casi più gravi, perdita della vista in seguito a gravi distacchi di retina .

Fonte principale: The American Journal of Human Genetics

Campo visivo più frequente per glaucomatosi

Campo visivo (occhio destro)

Campo visivo (occhio destro)Campo visivo più frequente per glaucomatosi In un recente studio si sostiene che l’esame andrebbe effettuato due volte l’anno 30 agosto 2011 – Campo visivo due volte l’anno per i malati di glaucoma invece di una sola volta. Ne sostengono la necessità ricercatori dell’Università della California in un recente studio pubblicato su Archives of Ophthalmology : monitorare la patologia oculare è, infatti, fondamentale perché la terapia sia corretta. Altrimenti il glaucoma – associato generalmente a una pressione oculare troppo elevata – può provocare seri danni al nervo ottico e ridurre, di conseguenza, le capacità visive. Un esame quale il campo visivo consente di controllare l’integrità di cellule nervose fondamentali per la nostra vista. Praticamente si chiede al paziente di individuare diversi punti luminosi (‘mire’) che si osservano su uno schermo. In base a quanto osservato il medico oculista costruisce una sorta di ‘mappa’ della funzionalità del nervo ottico. Secondo l’Oms il glaucoma colpisce 55 milioni di persone nel mondo mentre in Italia i malati sarebbero circa un milione (tra diagnosticati e non). Si tratta di una malattia che, se non trattata precocemente, può provocare persino ipovisione e cecità. Nella maggior parte dei casi viene curata utilizzando quotidianamente colliri per abbassare la pressione oculare (tono).

Fonte principale: JAMA and Archives Journals Arch Ophthalmol. Published August 8, 2011. doi.10.1001/archophthalmol.2011.224

La vitamina A come ‘arma’ di prevenzione

La deficienza di vitamina A ha conseguenze negative a livello oculare

La deficienza di vitamina A ha conseguenze negative a livello oculareLa vitamina A come ‘arma’ di prevenzione Ampio studio condotto sui bambini piccoli: somministrandola si prevengono cecità e mortalità La vitamina A può proteggere la vista… e la vita dei bambini piccoli. Lo attesta un ampio studio anglo-pakistano, durante il quale sono stati esaminati oltre 215mila bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 5 anni che hanno partecipato a 43 diversi esperimenti. La cecità provocata dalla malnutrizione infantile è spesso associata a una malattia oculare provocata dalla carenza di vitamina A: la xeroftalmia . Si tratta di una patologia oftalmica che colpisce principalmente i piccoli che vivono nei Paesi in via di sviluppo, a partire da quelli africani, ed è la causa principale di perdita della vista nel mondo durante l’infanzia. Inoltre la carenza vitaminica può provocare cecità notturna, infezioni e ulcerazioni oculari. “L’assunzione di vitamina A – scrivono i ricercatori sul British Medical Journal – è associata ad ampie riduzioni di mortalità, morbilità (frequenza delle malattie, ndr) e problemi della vista”. Dunque gli studiosi consigliano di somministrare “complementi alimentari di vitamina A a tutti i bambini a rischio di deficienza vitaminica, in particolare nei Paesi a basso e a medio reddito”. Secondo l’Oms questa carenza vitaminica colpisce nel mondo 190 milioni di bambini in età prescolare. Inoltre il sottopeso infantile, la mancanza di micronutrienti (non solo vitamina A, ma anche ferro e zinco) e un allattamento inadeguato provocano il decesso di 3,9 milioni di piccoli e incidono per il 10% sulle malattie presenti nel mondo. Somministrando vitamina A si potrebbero ridurre i decessi infantili del 24%, pari a 600mila vite salvate ogni anno. Nota: come diarrea e morbillo.

Fonti principali: British Medical Journal , Oms , Bbc

Link utile: Istituto Superiore di Sanità .

Pagina pubblicata il 29 agosto 2011.

Ultima modifica: primo settembre 2011.

Diabete e ipertensione nemici della vista

Controllo oculistico per individuare il glaucoma effettuato gratuitamente dalla IAPB Italia onlus

Controllo oculistico per individuare il glaucoma effettuato gratuitamente dalla IAPB Italia onlusDiabete e ipertensione nemici della vista Negli Usa un’analisi su due milioni di ultraquarantenni: maggiori i rischi per nervo ottico e retina 26 agosto 2011 – Due nemici della vista possono colpire dall’interno del nostro corpo. Parliamo del diabete e della pressione alta del sangue (ipertensione), che minacciano da vicino la salute oculare per le alterazioni che possono provocare. Tanto che chi è affetto da entrambe le malattie corre il 48% in più il rischio di sviluppare la forma più comune di glaucoma ­– detta ad angolo aperto –, una patologia che può provocare, per un’eccessiva pressione dell’occhio, danni irreversibili al nervo ottico . Senza parlare dei problemi cui può andare incontro la retina a causa dell’alterazione dei vasi sanguigni. A presentare il quadro citato è un ampio studio pubblicato su Ophthalmology in cui si sono analizzati i dati di oltre due milioni di ultraquarantenni che si sono sottoposti a una o più visite oculistiche tra il 2001 e il 2007. Il rischio numero uno è rappresentato dall’eccesso di zuccheri nel sangue (diabete), che nel 35% dei casi causa un glaucoma ad angolo aperto, mentre l’ipertensione incide circa per la metà (17%). “Già si sapeva che i pazienti affetti da diabete e ipertensione erano ad alto rischio di sviluppare malattie oculari come la retinopatia diabetica”, ha affermato Joshua D. Stein, ricercatore presso il Centro oculistico dell’Università Michigan Kellogg (Usa). Tuttavia questa ricerca invita a considerare anche la possibilità di contrarre il glaucoma. “Lo studio – ha concluso il ricercatore – rafforza l’importanza di controlli oculistici periodici”. Vedi, ad esempio, retinopatia ipertensiva e retinopatia diabetica.

Fonti: University of Michigan Health System, Ophthalmology

Meno depressione, meno retinopatia

Meno depressione, meno retinopatia La retina dei pazienti diabetici corre maggiori rischi se l’umore è ‘nero’ Se il diabete non sorvegliato rappresenta una minaccia per la salute della retina, essere affetti da depressione peggiora i rischi. A constatarlo è stata una squadra di ricercatori americani che si è concentrata per cinque anni sulla retinopatia diabetica . Per studiare l’andamento del livello di zuccheri nel sangue (glicemia) nel tempo è stata presa in considerazione l’emoglobina glicosilata (HbA1c). Gli studiosi hanno constatato che i danni retinici – soprattutto nel caso dei diabetici – non sono associati solamente ad alti livelli di questa proteina, all’obesità, al fumo e a uno stile di vita sedentario, ma anche alla depressione. Retina danneggiata dal diabete Lo studio ha preso in considerazione 2.359 pazienti e si è basato su un questionario per la valutazione dell’umore. Tra i pazienti gravemente depressi la retinopatia diabetica si è sviluppata in 22,9 casi su cento (contro il 19,7% dei non depressi). La ragione per cui questo avvenga non è stata ancora ben compresa. Se da un lato si ipotizza che la depressione provochi dei cambiamenti biochimici che possono nuocere alla retina (aumento dei livelli di cortisolo e maggiore presenza dei fattori di ostruzione dei vasi sanguigni), dall’altro si è notato che il depresso tende a praticare meno esercizio fisico e a ricorrere più difficilmente alle cure necessarie. Dunque i diabetici dovranno stare attenti più degli altri ai corretti stili di vita: non solo devono controllare spesso la glicemia, ma devono anche prendersi cura del proprio umore.

Fonte: Health Behavior News Service Notizia pubblicata il primo agosto 2011. P. S. Il numero verde sotto riportato sarà nuovamente disponibile a partire dal 29 agosto 2011.

Limiti a esenzioni ticket per malattie croniche

Limiti a esenzioni ticket per malattie croniche Il Ministero della Salute chiarisce: possibili in caso di gravità clinica, grado di invalidità e onerosità 22 luglio 2011 – Non per tutte le malattie croniche si ha diritto all’esenzione del ticket. Il Ministero della Salute ha chiarito il 21 luglio con una nota che queste patologie devono avere il carattere di gravità, possono essere legate al rischio o al peggioramento dell’invalidità o all’eccessivo costo della quota di partecipazione al trattamento (ossia se il ticket è troppo caro in rapporto alle possibilità di spesa). Sono questi i tre criteri considerati – qualora se ne faccia richiesta – come elementi fondamentali per concedere l’esenzione. “L’esenzione – scrive il Ministero della Salute – deve essere richiesta all’Azienda USL di residenza, presentando un certificato medico che attesti la presenza di una o più malattie incluse nel d.m. 28 maggio 1999, n. 329, e successive modifiche. Il certificato deve essere rilasciato da un presidio ospedaliero o ambulatoriale pubblico”. Nota Secondo il Dicastero della Salute si concede l’esenzione solo se “le prestazioni erogabili in esenzione rispondono ai criteri di appropriatezza ai fini del monitoraggio dell’evoluzione della malattia e di efficacia ai fini della prevenzione degli ulteriori aggravamenti (lgs. 124/98, art 5 comma 2)”. Tra l’altro un Decreto Ministeriale (d.m. 329/99 e successive modifiche) “definisce, per ogni malattia e condizione cronica ed invalidante, l’insieme di prestazioni esenti, tenendo conto delle necessità di prevenire gli ulteriori aggravamenti e le complicanze più frequenti oltre che monitorare gli effetti collaterali del trattamento”.

Fonte: Ministero della Salute .

Ultima modifica: 29 luglio 2011

Misurato limite visivo nei bambini piccoli

Misurato limite visivo nei bambini piccoli Circa mezzo secondo è il tempo minimo per riconoscere cambiamenti nelle immagini 19 luglio 2011 – Ci vuole tempo per imparare a guardare il mondo e, soprattutto, a essere consapevoli di ciò che si vede. Com’è intuitivo i bambini piccoli – non avendo ancora un sistema cerebrale ben sviluppato – riconoscono con maggiore lentezza le immagini in rapido cambiamento. A confermarlo ci ha pensato l’Università della California, che ha pubblicato uno studio sulla rivista Psychological Science. I ricercatori americani si sono cimentati in un compito delicato: studiare la velocità con cui i piccoli di età compresa tra i 6 e i 15 mesi riconoscono cambiamenti nelle immagini. Hanno, quindi, constatato che tale velocità è circa dieci volte inferiore rispetto a quella degli adulti. Secondo l’Università della California, infatti, un adulto può riconoscere cambiamenti nelle immagini già se queste vengono visualizzate a un intervallo di 50 millesimi di secondo o più. Nei piccoli studiati, invece, tale limite è di circa mezzo secondo. Questa ricerca potrà essere utile nella diagnosi precoce di disordini neurologici che si manifestano nei primi stadi dello sviluppo, provocando anche deficit nell’elaborazione visiva.

Fonte: University of California-Davis (A. Fell)

Abolito il limite di due decimi per le iniezioni intravitreali

Retina colpita da AMD umida

Retina colpita da AMD umidaAbolito il limite di due decimi per le iniezioni intravitreali I malati della forma umida di degenerazione maculare legata all’età potranno accedere alle cure rimborsabili dal SSN anche se sono ipovedenti medio-gravi 19 luglio 2011 – I malati della forma più grave di degenerazione maculare legata all’età, detta umida o essudativa, potranno presto beneficiare del rimborso del Sistema Sanitario Nazionale delle iniezioni intravitreali anche se vedono meno di 2/10. Lo ha deliberato all’unanimità l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) sollecitata, tra gli altri, dalla Società Oftalmologica Italiana (SOI). Ciò significa che, per rallentare la proliferazione incontrollata dei nuovi vasi dannosi per la retina, i medici oculisti potranno praticare più spesso cicli di iniezioni nel bulbo oculare dei cosiddetti anti-VEGF: ora anche gli ipovedenti medio-gravi potranno usufruirne. La SOI, dal canto suo, nei mesi scorsi ha promosso una campagna con la quale oltre 10.000 lettere di protesta sono state inviate all’attenzione delle Istituzioni sanitarie e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La decisione finale sarà presto pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Fonte principale: Soi