Alla ricerca dell’oggetto perduto

Aree della corteccia cerebrale deputate alla ricerca visiva (immagine: PLoS ONE,

Aree della corteccia cerebrale deputate alla ricerca visiva (immagine: PLoS ONE, Alla ricerca dell’oggetto perduto Il sistema di riconoscimento visivo studiato con la risonanza magnetica funzionale: si può prevedere quale oggetto sia stato selezionato 18 luglio 2012 – Trovare le chiavi oppure una penna in un ambiente pieno di oggetti non è un’operazione tanto semplice quanto si potrebbe pensare. I computer hanno difficoltà a farlo, sebbene negli ultimi anni una serie di dispositivi elettronici si siano concentrati, ad esempio, sul riconoscimento facciale. Il cervello umano resta superiore per quanto concerne quest’abilità specifica: riconoscere visivamente gli oggetti più disparati variamente collocati in una scena. Il meccanismo è stato recentemente studiato da una squadra di ricercatori dell’Università della California di Santa Barbara (Usa), i quali hanno monitorato ciò che avveniva nei circuiti cerebrali sfruttando la risonanza magnetica funzionale. È stata analizzata la risposta della rete di neuroni appartenenti al sistema dorsale frontoparietale della corteccia: hanno ‘scrutato’ nel cervello di chi cercava 368 oggetti differenti, prevedendo in modo attendibile la scelta degli osservatori. Quindi si è studiato il sistema di codifica che il cervello adotta per ricercare gli elementi prescelti, escludendo altre zone della corteccia che non erano altrettanto affidabili. I risultati, hanno concluso i ricercatori, non possono essere spiegati in altro modo. Dunque la rete dorsale frontoparietale consente di individuare gli oggetti considerati rilevanti indipendentemente dalle caratteristiche specifiche degli oggetti stessi. Differenti sistemi corticali cerebrali controllano diversi aspetti dell’attenzione e della selezione visiva. Il sistema dorsale frontoparietale, modulato da movimenti oculari e attenzione spaziale, contiene – evidenzia l’università di Trento – segnali correlati alla preparazione e una selezione volontaria di stimoli e risposte. Questi segnali di preparazione sono predittivi delle capacità percettive di un soggetto e servono da ‘ponté funzionale fra aree visive e motorie.

Fonti: University of California in Santa Barbara, Journal of Neuroscience .

Ipertensione e diabete, due minacce per la retina

Sfigmomanometro per la misurazione della pressione arteriosa: è fondamentale che i valori rientrino nella norma per prevenire danni alla retina

Sfigmomanometro per la misurazione della pressione arteriosa: è fondamentale che i valori rientrino nella norma per prevenire danni alla retinaIpertensione e diabete, due minacce per la retina Nelle cavie sono morte precocemente cellule fotosensibili a causa di pressione arteriosa e glicemia elevate 16 luglio 2012 – Accendiamo i riflettori sull’ipertensione e sul diabete: si tratta di due minacce per la salute della retina. La pressione arteriosa troppo elevata provoca, infatti, danni ai vasi sfiancandoli, compresi quelli retinici. Il diabete, dal canto suo, causa danni vascolari alla retina per i livelli eccessivi di zuccheri nel sangue. Se le due malattie sono simultaneamente presenti i problemi per la vista si fanno ancora più seri. A confermare questo quadro è stato un recente studio condotto su cavie: si è evidenziato ciò che avviene se si è affetti da entrambe le malattie. Infatti “il diabete esacerba lo stress ossidativo retinico, l’infiammazione e la degenerazione microvascolare nei ratti spontaneamente ipertesi”: così si intitola la ricerca condotta presso l’Università della Georgia (Usa). I ricercatori hanno constatato che, almeno nelle cavie, bastano sei settimane di ipertensione (eventualmente associata a diabete) per causare una morte precoce di cellule retiniche e la formazione di microvasi dannosi per la vista. Considerando che, secondo l’Oms, nel mondo un adulto su tre è iperteso mentre uno su dieci è diabetico tali rischi non sono affatto da sottovalutare: bisogna costantemente tenere sotto controllo sia la pressione arteriosa sia la glicemia e sottoporsi periodicamente a check-up oculistici. Queste corrette pratiche consentono di evitare gli effetti potenzialmente devastanti della retinopatia ipertensiva e della retinopatia diabetica . Vedi anche: “ Ipertensione e diabete affliggono il mondo

Fonte originale: Molecular Vision

Verso il trapianto di bastoncelli

Cavia di laboratorio

I fotorecettori si distinguono in bastoncelli (a sinistra) e coni (a destra). (Fonte: Summagallicana) Verso il trapianto di bastoncelli I ricercatori puntano a innestare nuovi fotorecettori nella retina sfruttando le staminali e un ormone 12 luglio 2012 – Il trapianto di fotorecettori , il sogno di ciechi e ipovedenti, potrebbe in futuro diventare realtà concreta. Sono diversi i laboratori che, nel mondo, stanno cercando di trapiantare i precursori dei bastoncelli o dei coni al fine di ripristinare o migliorare le capacità visive in chi è affetto da malattie degenerative della retina oggi incurabili. A Londra tre centri oculistici universitari rinomati – Institute of Ophthalmology, London Institute of Child Health e il Moorfields Eye Hospital – hanno condotto un’interessante ricerca sulle cavie di laboratorio impiegando cellule staminali già specializzate. Hanno confrontato diversi metodi per innestare i precursori dei bastoncelli in modo da farli integrare correttamente nel tessuto retinico. Così si sono resi conto che si può migliorareCavia di laboratorio l’integrazione e la sopravvivenza dei fotorecettori impiantanti agendo sull’ambiente retinico del ricevente. Quindi esistono delle molecole ‘fertilizzanti’ che facilitano il compito di far ‘attecchire’ i nuovi neuroni retinici, i quali dovranno integrarsi correttamente nel network cellulare. Mettendo a confronto varie molecole i ricercatori hanno scoperto che un fattore di crescita, un ormone analogo dell’insulina (IGF1), è molto efficace allo scopo. “La degenerazione della retina neurale – scrivono i ricercatori londinesi su Cell Transplantation – è una causa importante di cecità non trattabile del mondo sviluppato. La terapia di sostituzione con le staminali offre una nuova strategia per la riparazione della retina”.

Riferimento bibliografico: West, E. L.; Pearson, R. A.; Duran, Y.; Gonzalez-Cordero, A.; Maclaren, R. E.; Smith, A. J.; Sowden, J. C.; Ali, R. R., “Manipulation of the recipient retinal environment by ectopic expression of neurotrophic growth factors can improve transplanted photoreceptor integration and survival”, Cell Transplant. 21(5):871-887; 2012

Fonte originale: Cell Transplantation

Ultima modifica: 18 luglio 2012

Robot dallo sguardo umano

Dispositivo piezoelettrico per la simulazione dei movimenti oculari con una videocamera (Georgia Tech Photo: Joshua Schultz)

Dispositivo piezoelettrico per la simulazione dei movimenti oculari con una videocamera (Georgia Tech Photo: Joshua Schultz) Robot dallo sguardo umano Simulati più fedelmente i movimenti oculari: potrebbero essere utili per robot chirurghi e riabilitatori 10 luglio 2012 – La rincorsa tra robot ed esseri umani registra un altro passo avanti. Ricercatori del Georgia Institute of Technology americano sono riusciti a simulare i movimenti oculari umani in modo apparentemente più fedele. Usando materiali con caratteristiche particolari (piezoelettrici)Schema del dispositivo hanno replicato i movimenti degli occhi facendo orientare più ‘umanamenté una videocamera. Tale tecnologia potrebbe consentire di migliorare le prestazioni ‘visive’ attuali dei robot. I movimenti oculari artificiali, che ora si approssimano maggiormente a quelli reali, potrebbero essere utili sia per i robot chirurghi sia per quelli impiegati nella riabilitazione. Insomma, i dispositivi utili agli umani si fanno… sempre più umani.

Fonte: Georgia Tech

Vacanze culturali accessibili

Santa Sofia a Istanbul (Turchia)

Città di Lecce (centro storico)Vacanze culturali accessibili Con l’estate si moltiplicano le offerte per i disabili visivi legate al turismo 2 luglio 2012 – Vacanze a misura di ciechi e ipovedenti. Le barriere psicologiche e pratiche che limitano gli spostamenti possono essere superate grazie a una offerta sempre più varia soprattutto da parte delle onlus. Il turismo culturale ha, ad esempio, moltiplicato le sue proposte. Alla fine di giugno a Roma è stato presentato il progetto “Turismo culturale per disabili visivi” dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli ipovedenti (UICI), finanziato dal Dipartimento per la Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel Lazio, in Campania e in Toscana. Consente visite a musei e siti archeologici per 500 ciechi e ipovedenti, con relativi accompagnatori e guide. In sintesi l’obiettivo è quello di consentire ai disabili visivi l’accesso a iniziative turistiche sensibilizzando gli operatori (responsabili delle strutture, addetti alla custodia e guide turistiche) alle problematiche che vivono i disabili visivi nella fruizione dell’arte. La terza fase del progetto si svolgerà da settembre 2012 al 30 giugno 2013 ed è riservata ai giovani disabili visivi di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Spostiamoci al Sud. “Coniugare la valorizzazione di uno dei palazzi signorili più prestigiosi di Lecce, il palazzo Giaconia (costruito nel XVI secolo e attualmente sede dell’ Istituto Antonacci ), con la promozione di un settore ancora poco strutturato e formalizzato in Puglia e nel Salento, quello appunto del turismo rivolto soprattutto a categorie sociali specifiche di persone, la cui condizione psico-fisica di svantaggio spesso non consente loro di sperimentare il piacere della vacanza”. Secondo Maurizio Antico, Presidente dello stesso Istituto, l’idea di turismo sociale consente di “rispondere ad un bisogno di socialità attraverso l’opportunità che può offrire la vacanza, quella cioè di favorire l’incontro e la socializzazione, sviluppare legami sociali, creare occasioni di arricchimento culturale, abbattendo tutte le limitazioni architettoniche, economiche e sociali che possono impedire alle persone di beneficiarne”. Nel palazzo Giaconia, situato nel cuore della Lecce barocca, è stata dedicata al turismo sociale un’intera ala ristrutturata. Gli ospiti possono visitare la città grazie a pullmini muniti di accompagnatore e dotati di guide nonché di scritte in Braille. Anche chi volesse portare con sé ilSanta Sofia a Istanbul (Turchia) cane guida potrà farlo. I ciechi e gli ipovedenti che invece preferissero recare all’estero potrebbero scegliere – tra le tante offerte – una delle proposte di Blindsight Project, onlus che organizza vacanze. La presidente Laura Raffaeli ha perso la vista a causa di un incidente in moto ma ora… invita tutti a mettersi in movimento. L’intento di fondo è quello di promuovere l’integrazione dei disabili nel mondo del lavoro, della cultura e del divertimento. Le mete proposte quest’anno sono la Spagna (l’Andalusia e il Cammino di Santiago), la Turchia, la Cina storica.

Fonti e

Link utili: Istituto Antonacci , UICI , Blindsight Project , ANMIL , Uici-Napoli.

Ultima modifica: 31 luglio 2012.

La nascita della visione binoculare

La nascita della visione binoculare Secondo una nuova ricerca già attorno ai quattro mesi si è in grado di percepire in 3D il mondo (anche se sfocato) 27 giugno 2012 – L’ambiente circostante viene visto in 3D già a partire dai quattro mesi circa. Sebbene i piccoli non siano ancora in grado di apprezzarlo con chiarezza, i loro occhi già iniziano a fornire informazioni visive che vengono ‘fuse’ a livello della corteccia cerebrale (stereopsi). Una sorta di ‘miracolo’ evolutivo che, tuttavia, non deve essere frainteso: i neonati hanno una visione sfocata. I nati prematuri, tuttavia, iniziano ad avere una visione binoculare poco prima dei quattro mesi. Però la loro vista corre maggiori rischi perché la retina, che non si è sviluppata completamente, si può arricchire di vasi anomali dannosi (provocando la ROP ossia la retinopatia del prematuro). Un recente studio è stato condotto analizzando l’attività bioelettrica del nervo ottico mediante i potenziali evocati visivi ovvero i PEV (vedi elettrofisiologia oculare). I ricercatori ungheresi hanno pubblicato la loro ricerca sui Proceedings of the National Academy of Science (PNAS).

Fonte: PNAS

Ultima modifica: 10 luglio 2012

Nuovi orizzonti per i nati prematuri

Neonata prematura

Neonata prematuraNuovi orizzonti per i nati prematuri Il rischio di retinopatia può essere ridotto grazie all’apporto di antiossidanti 26 giugno 2012 – Gli antiossidanti possono aiutare i nati prematuri a prevenire una potenziale retinopatia (ROP). Ad aprire gli occhi su questa possibilità sono ricercatori che fanno capo principalmente alla prestigiosa Università di Harvard (Usa). Grazie a un trattamento a base di antiossidanti si è riscontrata una riduzione dell’incidenza di problemi alla retina nel 22% dei casi ossia in 72 bambini nati prima della ventiseiesima settimana. Nei nati ancora più precocemente (prima della venticinquesima settimana) si è osservato, invece, un dimezzamento dei casi di ROP (-53%) in 24 bambini. La retinopatia del prematuro è, negli Stati Uniti, la seconda causa di cecità infantile. Indicativamente colpisce all’incirca la metà dei bambini nati prima dei sette mesi. La ricerca meriterà, tuttavia, ulteriori approfondimenti.

Fonte originale: Neonatology

Miopia patologica, studiati gli effetti delle iniezioni intravitreali

ottotipo_etdrs-web.jpg

Buoni i risultati fino a tre anni nelle persone con nuovi vasi sottoretinici trattate con bevacizumab

25 giugno 2012 – Una migliore acuità visiva e un rischio ridotto di complicazioni legate ai nuovi vasi sottoretinici. Questi buoni risultati sono stati ottenuti dopo due o tre anni nei miopi colpiti da una proliferazione di vasi indesiderati nello strato più esterno chiamato coroide grazie a iniezioni praticate nel bulbo oculare (intravitreali antiangiogeniche di una molecola indicata col nome di bevacizumab).

ottotipo_etdrs-web.jpgL’acuità visiva è passata in media, a tre anni, da 30 a 45 lettere (usando la tavola ETDRS qui riportata). I risultati migliori sono stati ottenuti sui soggetti più giovani. Grazie anche al ricorso a esami quali l’OCT e l’angiografia con fluoresceina si è constatato che i pazienti trattati avevano una retina più sana sia funzionalmente che anatomicamente.

Lo studio, pubblicato sul British Journal of Ophthalmology[[Riferimento bibliografico: Magda Gharbiya, Filippo Cruciani, Francesco Parisi, Giovanni Cuozzo, Simona Altimari, Solmaz Abdolrahimzadeh, “Long-term results of intravitreal bevacizumab for choroidal neovascularisation in pathological myopia“, Br J Ophthalmol doi:10.1136/bjophthalmol-2012-301639]], è stato condotto presso l’Università Sapienza di Roma.

Vedi anche: retinopatia miopica

Fonte: BJO

Miopia infantile più comune del previsto

Miopia infantile più comune del previsto Studio Usa: oltre 23 giovanissimi su cento hanno più di mezza diottria 22 giugno 2012 – Mettiamo a fuoco il difetto visivo più comune: è la miopia, che solo in Italia colpisce circa 15 milioni di persone. Un nuovo studio pubblicato su Ophthalmology fa il punto sul vizio refrattivo nella fascia d’età che va dai 5 ai 16 anni. A vedere sfocato da lontano sono il 23,4% dei giovanissimi (con più di mezza diottria). Quelli che hanno, invece, almeno 0,75 diottrie sono il 16,4% e oltre una diottria il 14%. Lo studio ha preso in considerazione 4927 ragazzini. Durante l’età scolare poco meno di un quarto di essi ha sviluppato la miopia, con un picco registrato attorno agli 11 anni. Si sono riscontrate differenze anche a seconda del gruppo etnico, con un record negativo per gli asiatici (27,3%) e gli ispanici (21,4%). La ricerca è stata condotta dal 1989 al 2009 prima in California e, a partire dal 1997, anche in altri due stati americani (Alabama e Texas).

Leggi anche: “ Più miopia in America ”.

Fonte: Ophthalmology

Nuove molecole per la vista

Nuove molecole per la vista Una coppia di proteine è ora considerata fondamentale per la visione con poca luce 20 giugno 2012 – Le molecole sono, per così dire, i ‘messaggeri’ che consentono alla vista di funzionare. La cascata molecolare che fa viaggiare le immagini dalla retina alla corteccia cerebrale è ora più chiara. In due diversi studi – pubblicati su PNAS e sul Journal of Cell Biology – diversi ricercatori si sono concentrati, in particolare, sulla cecità notturna, una patologia a cui è associata un’assenza di sensibilità visiva in condizioni di scarsa luminosità. I fotorecettori si distinguono in bastoncelli (a sinistra) e coni (a destra). (Fonte: Summagallicana) Nella ricerca pubblicata su PNAS è stata identificata una coppia di proteine regolatorie chiamate RGS7 e RGS11, che sono presenti in neuroni retinici chiamati cellule bipolari. Queste ultime, secondo il direttore dello studio Martemyanov (neuroscienziato dello Scripps Research Insitute), “forniscono un collegamento fondamentale tra i sensori retinici della luce (fotorecettori) e i neuroni che inviano l’informazione visiva al cervello”. “La speranza – ha concluso il Prof. Martemyanov – è che una migliore comprensione di queste molecole (RGS7 e RGS11, ndr) possa portare a migliori trattamenti contro le dipendenze, il dolore e la cecità”.

Fonte: The Scripps Research Institute

Ultima modifica: 10 luglio 2012