Gestazione con… illuminazione

Gestazione con… illuminazione Già nel feto i fotoni preparano l’occhio alla visione: la melanopsina ha un ruolo importante nello sviluppo dei vasi della retina 17 gennaio 2013 – Prima di venire alla luce… la luce ha già una sua importanza. I fotoni fanno bene anche al feto: aiutano i vasi della retina a svilupparsi correttamente. Ora è stata fatta luce su una dinamica che può aiutare a prevenire alcune malattie oculari neonatali come la retinopatia del prematuro. È stato, infatti, constatato su cavie di laboratorio che – scrive su Nature un’équipe di ricercatori americani guidati da R. Lang e D. Copenhagen – “la luce (che stimola il funzionamento dell’occhio maturo) ha anche un ruolo critico nel preparare l’occhio alla visione, regolando il numero di neuroni retinici e iniziando una serie di eventi che, in definitiva, disegnano i vasi sanguigni oculari”. I ricercatori dell’Università della California (a San Francisco) e dell’Università di Cincinnati, assieme ai colleghi dell’Ospedale pediatrico della stessa città americana, hanno constatato che i fotoni attivano direttamente nel feto una proteina chiamata melanopsina , contribuendo al normale sviluppo dei vasi della retina. Questi vasi sanguigni sono fondamentali per nutrire le cellule nervose retiniche, le quali per formarsi e funzionare correttamente hanno bisogno di elevate quantità di ossigeno. L’accrescimento incontrollato dei vasi retinici mette a rischio la retina durante il suo sviluppo e, in casi estremi, può provocare ipovisione e cecità; è quello che può avvenire, ad esempio, con la retinopatia del prematuro (ROP). Le cavie di laboratorio (topolini) sono state sottoposte a diversi esperimenti. I ricercatori hanno, ad esempio, mutato un gene (chiamato Opn4) che consente la produzione di melanopsina, impedendo così la sintesi di questo pigmento proteico fotosensibile. Sia i topolini tenuti al buio durante l’ultima fase della gestazione sia quelli a cui era stato mutato il gene Opn4 hanno, quindi, manifestato un accrescimento anormale dei vasi retinici (stimolato da un fattore proteico di crescita chiamato VEGF-A). Al contrario, gli stimoli luminosi innescano una serie di reazioni molecolari che modulano questo fattore di crescita, prevenendo quindi un accrescimento vascolare abnorme e dannoso per la retina. Feto umano In conclusione, poiché la melanopsina è presente sia nei topi che negli esseri umani durante la gestazione, lo studio della risposta precoce alla luce può consentire di capire la predisposizione alla retinopatia del prematuro e quale sia il ruolo dell’assenza di esposizione luminosa in altre malattie oculari. Il piccolo nella pancia potrebbe trarre giovamento dall’esposizione della madre alla luce negli ultimi mesi di gravidanza: gli occhi del neonato potranno un giorno ‘ringraziaré.

Fonti: Nature , Cincinnati Children’s Hospital Medical Center, University of California (San Francisco)

Ultima modifica: 6 febbraio 2013

Trapianto di fotorecettori contro la cecità

Trapianto di fotorecettori contro la cecità La sperimentazione è stata effettuata su cavie utilizzando precursori dei bastoncelli 11 gennaio 2013 – Un trapianto di fotorecettori potrà rappresentare, in futuro, una soluzione terapeutica per chi ha perso i fotorecettori a causa di una degenerazione retinica. In particolare ci riferiamo a chi soffre di retinite pigmentosa o altre degenerazioni che coinvolgono prevalentemente i bastoncelli. Ora una notizia incoraggiante arriva dagli Stati Uniti: topolini ciechi geneticamente modificati hanno potuto recuperare almeno parzialmente la vista dopo un trapianto di precursori dei bastoncelli prelevati da embrioni murini. Dunque ricercatori inglesi dell’Università di Oxford e del Moorfields Eye Hospital di Londra sperano che, chi è soggetto a certe forme di degenerazione retinica, possa beneficiare di un metodo analogo. Se il “terreno” di neuroni retinici è ancora buono (ossia la retina è ancora vitale), trapiantando nuovi recettori si potrebbe recuperare la vista in una certa misura. Naturalmente è necessario però che i nuovi fotorecettori impiantati, in questo caso bastoncelli, attecchiscano bene e si connettano correttamente al resto del circuito retinico. “I dati dimostrano – scrivono i ricercatori sulla rivista scientifica PNAS – che uno strato di fotorecettori funzionanti (di bastoncelli) può essere ricreato ex novo mediante il trapianto di cellule precursori dei bastoncelli”. Uno studio precedente, che risale ad aprile 2012, era pervenuto a risultati analoghi (vedi “Alle cavie torna la vista con nuovi fotorecettori”). Per avere una conferma della validità di questi risultati bisognerà però attendere nuovi studi e, soprattutto, ulteriori test sugli esseri umani che sono stati, ad esempio, condotti nel 2008 (vedi “Trapiantate con successo cellule della retina”). In quest’ultimo caso si era avuto un miglioramento della sensibilità retinica in sette casi su dieci; nonostante questo successo parziale, le persone erano rimaste legalmente cieche. I ricercatori puntano oggi a ottenere risultati più significativi: bisognerà attendere ulteriori sperimentazioni. Articoli originali: Barber AC, Hippert C, Duran Y, West EL, Bainbridge JW, Warre-Cornish K, Luhmann UF, Lakowski J, Sowden JC, Ali RR, Pearson RA, “ Repair of the degenerate retina by photoreceptor transplantation ”, Proc Natl Acad Sci U S A. 2013 Jan 2;110(1):354-9. doi: 10.1073/pnas.1212677110. Epub 2012 Dec 17 (Department of Genetics, University College London Institute of Ophthalmology, London) Singh MS, Charbel Issa P, Butler R, Martin C, Lipinski DM, Sekaran S, Barnard AR, Maclaren RE, “ Reversal of end-stage retinal degeneration and restoration of visual function by photoreceptor transplantation “, Proc Natl Acad Sci U S A. 2013 Jan 3 (Nuffield Laboratory of Ophthalmology, Nuffield Department of Clinical Neurosciences, University of Oxford)

Fonte principale: PNAS

Ultima modifica: 21 febbraio 2013

Vizi refrattivi, i rischi del laser

La forma della cornea (superficie oculare trasparente che si trova davanti alla iride) può essere modificata col laser per mettere a fuoco i raggi sulla retina

La chirurgia lasik presenta complicanze che occorre conoscere: l’ammonimento della FDA

Troppi silenzi o informazioni fuorvianti sui potenziali effetti collaterali del laser prima di procedere alla correzione di miopia, astigmatismo o ipermetropia. Il richiamo ufficiale è arrivato dalla Food and Drug Administration (FDA) – massimo organismo governativo americano per la protezione e la promozione della salute dei cittadini – ed è stato indirizzato a cinque centri oftalmici statunitensi.

Però anche in altre nazioni l’informazione sui rischi della chirurgia refrattiva potrebbe essere carente e inadeguata.La forma della cornea (superficie oculare trasparente che si trova davanti alla iride) può essere modificata col laser per mettere a fuoco i raggi sulla retina
Chi intendesse sottoporsi a operazione di chirurgia refrattiva per correggere miopia, astigmatismo o ipermetropia dovrebbe sapere che la lasik – una tecnica molto diffusa per modificare la curvatura della cornea col laser – può provocare, secondo quanto sottolinea la FDA:

a) secchezza oculare (sindrome dell’occhio secco), “che può essere grave”; dopo l’intervento potrebbe essere necessario instillare frequentemente lacrime artificiali e fare ricorso a umettanti oculari. Se già si soffre di secchezza oculare è, comunque, fortemente sconsigliato sottoporsi all’intervento;

b) possibile bisogno di occhiali o di lenti a contatto dopo il laser. Infatti non sempre si riesce a eliminare del tutto il difetto. Inoltre, anche se con l’intervento si riuscisse a correggere tutta la miopia, l’astigmatismo o l’ipermetropia, tali difetti refrattivi potrebbero in futuro ripresentarsi (anche perché esiste già un peggioramento fisiologico). Dunque non è affatto certo che si possa fare a meno delle lenti;

c) rischio di sintomi visivi quali aloni, abbagliamento, starbursts (visione delle luci a forma di stella), visione doppia, “che possono essere debilitanti”;

d) in casi estremi si può persino arrivare alla “perdita della vista”. Quest’ultimo rischio, per quanto remoto, è comunque presente: in caso di errori o complicazioni (post)operatorie si potrebbero subire danni alla cornea e, in casi molto rari, persino alla retina.

Link utile: “Consenso informato sull’intervento di chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri” della Società Oftalmologica Italiana (SOI)

Fonti: Food and Drug Administration (FDA), Review of Ophthalmology


Pagina pubblicata il 7 gennaio 2013. Ultima modifica: 30 agosto 2016

Vasi retinici ristretti, più rischi di glaucoma

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Se il calibro dell’arteriola della retina si riduce si è più soggetti alla malattia che può danneggiare il nervo ottico

tonometria_umo_iapb_italia_onlus-galleria-photospipc784de273100e8d49aeb80330a8c4b03.jpg2 gennaio 2013 – I vasi della retina vanno tenuti d’occhio. Se l’arteriola retinica si restringe aumenta, tra l’altro, il rischio di glaucoma. A questa conclusione sono pervenuti ricercatori americani che hanno esaminato 3654 persone, di cui il 67% (2461 persone) sono state controllate dopo 5 e/o 10 anni. A tutte è stata scattata una foto del fondo oculare.

Grazie al computer si è potuto poi effettuare un accurato confronto del calibro dei vasi retinici: si è notata una correlazione tra il loro ridotto diametro e l’incremento dell’incidenza del glaucoma ad angolo aperto (la forma più comune della malattia).

Dopo 10 anni si è visto che in 104 occhi (82 persone) la pressione era aumentata, mettendo a rischio la salute del nervo ottico e l’ampiezza del campo visivo (che si può restringere fino ad avere una visione tubulare). Secondo i ricercatori, che hanno pubblicato il loro studio sulla celebre rivista Ophthalmology, “le misurazioni effettuate col computer del calibro dei vasi retinici possono essere utili per identificare le persone che corrono un maggiore rischio di sviluppare il glaucoma”.

Riferimento bibliografico: Ryo Kawasaki, Jie Jin Wang, Elena Rochtchina, Anne J. Lee, Tien Yin Wong, Paul Mitchell et al., “Retinal Vessel Caliber Is Associated with the 10-year Incidence of Glaucoma: The Blue Mountains Eye Study”, January 2013, Ophthalmology (Vol. 120, Issue 1, Pages 84-90)

Fonti: Ophthalmology, American Academy of Ophthalmology

Guardare col cervello

Mappe semantiche (Immagine: A. Huth/Neuron)

Mappe semantiche (Immagine: A. Huth/Neuron)Guardare col cervello L’università di Berkeley ha mappato le aree della corteccia cerebrale attivate durante la proiezione di video 21 dicembre 2012 – Il cervello osserva il mondo attraverso i nostri occhi e senza sosta ordina concettualmente ciò che avviene attorno a noi. Scienziati californiani dell’Università di Berkeley sono riusciti a realizzare una mappa dettagliata dell’attività della corteccia cerebrale in funzione di ciò che vedevano i partecipanti all’esperimento. Infatti, mentre guardavano due ore di clip video, il flusso di sangue che arrivava alle diverse zone del cervello è stato monitorato mediante una risonanza magnetica funzionale molto accurata. Su questa base è stata costruita una “mappa semantica” per visualizzare il modo in cui la nostra corteccia cerebrale rappresenta e mette inAttivazione di diverse aree della corteccia cerebrale a seconda dell'oggetto o dell'azione vista (Immagine: A. Huth/Neuron) relazione 1705 oggetti ed azioni diversi. Vedere un’automobile o un’imbarcazione attiva, infatti, aree cerebrali affini e qualcosa di simile avviene se si guarda un edificio e una porta. Complessivamente i neuroni della nostra corteccia vengono attivati, quando si assiste ad azioni o si fissano cose, in misura pari al 20 per cento dell’intera superficie corticale (visiva e non visiva). Lo spazio semantico continuo rappresentato – basato non solo su ciò che viene visto ma anche sulla relazione esistente tra parole – è comune a tutti i soggetti esaminati. “La nostra scoperta – ha affermato Alexander Huth dell’Università di Berkeley, che ha firmato un importante lavoro su Neuron assieme a Shinji Nishimoto e Jack Gallant – suggerisce che le scansioni cerebrali potrebbero essere presto impiegate per classificare un’immagine che qualcuno sta vedendo e potrebbero aiutare a insegnare ai computer a riconoscere meglio le immagini”. “Il nostro metodo – ha concluso il giovane neuroscienziato Huth – apre una porta che porterà rapidamente a comprendere in modo più completo e dettagliato come sia organizzato il nostro cervello”. Bibliografia: Alexander G. Huth, Shinji Nishimoto, An T. Vu, Jack L. Gallant, “A Continuous Semantic Space Describes the Representation of Thousands of Object and Action Categories across the Human Brain”, Neuron, Volume 76, Issue 6, 20 December 2012, Pages 1210-1224, ISSN 0896-6273, 10.1016/j.neuron.2012.10.014

Fonti: Neuron , University of California (Berkeley)

Usa, la retinopatia diabetica minaccia la vista

Usa, la retinopatia diabetica minaccia la vista I gravi problemi visivi causati da malattie sono aumentati tra gli adulti americani 20 dicembre 2012 – Tra le principali cause di riduzione delle capacità visive conta sempre di più la retinopatia diabetica. Lo sostengono ricercatori americani per quanto concerne gli Stati Uniti, non considerando però i difetti refrattivi (miopia, astigmatismo, ipermetropia). Il diabete che, secondo l’Oms, colpisce oltre 346 milioni di persone nel mondo, è una delle ragioni principali per cui – dopo una decina d’anni – si presenta una considerevole riduzione dell’acuità visiva (soprattutto nella sua forma più grave, detta ‘tipo 1’). Tra gli adulti americani i casi di gravi problemi visivi, escludendo i classici vizi refrattivi, sono cresciuti: la loro prevalenza è aumentata del 21% mettendo a confronto il periodo 2005-8 con gli anni che vanno dal 1999 al 2002. Nello studio, pubblicato sulla rivista dell’Associazione dei medici americani (JAMA), sono stati considerati una serie di fattori di rischio: non solo il diabete, ma anche l’età, la povertà, il livello di istruzione, ecc. Ovviamente con più si è anziani più crescono i rischi di avere problemi alla vista. Anche per questo è consigliabile sottoporsi periodicamente a controlli oculistici.

Fonti principali: JAMA , Epicentro (ISS)

Anziani italiani, oltre l’86% lamenta malattie croniche

Anziani italiani, oltre l’86% lamenta malattie croniche Però secondo l’Istat lo stato complessivo della salute della popolazione resta buono La popolazione italiana invecchia, ma nella nostra penisola lo stato di salute è complessivamente buono. Ciò avviene nonostante le malattie croniche che colpiscono il 38,6% degli italiani, una percentuale che arriva all’86,1% tra chi ha più di 65 anni. Lo rileva l’Istat, che il 18 dicembre ha presentato ufficialmente l’Annuario statistico italiano 2012, in cui un intero capitolo è dedicato alla sanità e alla salute. Il 71,1% della popolazione italiana ha dichiarato di stare bene, ma non tutti sono così fortunati. Ad esempio, secondo l’Istat le malattie croniche più diffuse in Italia sono l’artrosi/artrite (16,7%), l’ipertensione (16,4%), le malattie allergiche (10,6%), l’osteoporosi (7,7%), la bronchite cronica e l’asma bronchiale (6,1%) e il diabete (5,5%). Tre di queste patologie hanno conseguenze anche a livello oculare: provocano la retinopatia ipertensiva, la congiuntivite allergica e la retinopatia diabetica.Anziane in forma. L'esercizio fisico regolare è consigliabile a ogni età Per quanto riguarda le abitudini negative, a fumare sono ancora soprattutto gli uomini (27,9% della popolazione) rispetto alle donne (16,3%), ma la quota di persone che consumano sigari e sigarette è nettamente più elevata fra i giovani (il 35,9% tra i 25-34enni). I non fumatori costituiscono, comunque, la maggioranza della popolazione con 14 anni o più (54,2%) e le più virtuose sono le donne (il 66,3% non tocca sigaretta). C’è anche un’altra buona notizia: in un anno la quota di popolazione adulta che non fuma si è ridotta di un punto e mezzo percentuale (corre quindi meno rischi di contrarre la degenerazione maculare legata all’età , malattia retinica che può causare ipovisione e cecità centrali, ndr). Sul nostro territorio nazionale ogni 100 mila abitanti operano circa 16 ambulatori e laboratori pubblici e privati convenzionati (in lieve calo negli ultimi tre anni) e 4,9 servizi di guardia medica (anch’essi in calo). Il progressivo invecchiamento della popolazione spiega, invece, la crescita progressiva, da 475 mila nel 2007 a 533 mila nel 2009, dei pazienti assistiti al proprio domicilio, l’84% dei quali ha più di 65 anni. Eppure questo numero non sembra ancora adeguato alle aspettative e alle esigenze reali della popolazione.

Fonte di riferimento: Istat (Annuario statistico italiano 2012)

Pagina pubblicata il 19 dicembre 2012

Nati prematuri, in Italia sono quasi il 7%

Nato prematuro

Nato prematuroNati prematuri, in Italia sono quasi il 7% Nel mondo ogni anno 15 milioni di parti prima del tempo. C’è il rischio di una retinopatia del prematuro 19 dicembre 2012 – I nati prima del tempo sono 15 milioni l’anno nel mondo. In Italia quasi il 7% dei neonati viene al mondo prima della trentasettesima settimana, mentre in tutta Europa ciò avviene a uno su dieci. Se è vero che, grazie ai progressi compiuti dalla neonatologia negli ultimi anni, oggi un neonato prematuro sopravvive nel 90% dei casi, tuttavia circa il 10% dei neonati con un peso alla nascita inferiore a un chilo e mezzo può presentare una problematica grave a distanza di tempo: dalla cecità e alla sordità sino alla paralisi e alla broncodisplasia (una malattia polmonare che determina una insufficienza respiratoria cronica). A livello oculare è la retina ad avere più frequentemente problemi: per questo si parla di retinopatia del prematuro (ROP). Inoltre, circa il 20% dei nati prematuri può presentare disturbi dell’attenzione, del comportamento e dell’apprendimento. Le cause che possono determinare la nascita anticipata di un bambino sono molteplici. L’aumento della prematurità è, infatti, correlato a diversi fattori: patologie della gravidanza (ipertensione, diabete, infezioni in corso), gravidanze a rischio (anomalie anatomiche dell’utero, gemellarità, gravidanze indotte) ed età della futura mamma (sotto i 20 anni oppure sopra i 38 anni) sono tra le cause principali. Infine, a contare sono anche gli stili di vita poco sani (alcolismo, tabagismo, uso di droghe) così come anche la procreazione medicalmente assistita.

Leggi anche “ Nuovi orizzonti per i nati prematuri

Fonte principale: Baxter

Le limitazioni dovute alle malattie oculari

Le limitazioni dovute alle malattie oculari Quasi la metà degli anziani colpiti da AMD, glaucoma o distrofia corneale di Fuchs vive difficoltà negli spostamenti 12 dicembre 2012 – Isolamento sociale, cadute e disabilità. Sono questi i rischi principali che corrono quasi la metà delle persone colpite da tre malattie oculari: la degenerazione maculare legata all’età, il glaucoma o una malattia della superficie oculare (distrofia corneale di Fuchs). In un nuovo studio canadese, infatti, si è constatato che tra le persone anziane la limitazione negli spostamenti affligge il 40-50% dei malati contro il 16% dei soggetti con vista normale. La ricerca è stata condotta su 345 soggetti (93 malati di AMD , 98 affetti da glaucoma e 57 dalla distrofia corneale di Fuchs, mentre gli altri erano sani) in due cliniche oftalmiche di Montreal. A ogni partecipante sono stati somministrati sia test visivi che questionari. Nei centri d’ipovisione e riabilitazione “possiamo sviluppare e testare interventi – ha affermato Ellen E. Freeman, che ha diretto la ricerca – per aiutare le persone”: in questo modo si può restituire fiducia alle persone nelle proprie capacità (in particolare visive e motorie). Il team di ricercatori, che ha pubblicato la ricerca su IOVS , ha concluso che gli anziani affetti dalle malattie oculari citate dovrebbero muoversi con la maggior sicurezza possibile, in modo tale da prevenire altre patologie associate con lo stile di vita sedentario o con la disabilità.

Leggi anche: “ Scoperto gene coinvolto nella distrofia di Fuchs

Fonti: ARVO , IOVS

Ultima modifica: 9 gennaio 2013

La salute in cura ‘dimagranté

Ministero della Salute (Roma Eur)

Ministero della Salute (Roma Eur)La salute in cura ‘dimagrante’ Presentato presso il Ministero della Salute il nuovo volume sullo stato sanitario del Paese col Ministro Balduzzi e il Presidente della Repubblica Napolitano Al Ministero della Salute si è fatto il punto sullo stato del sistema sanitario italiano. Prevenzione, deospedalizzazione e razionalizzazione: sono queste le parole chiave dell’evento che si è svolto a Roma l’11 dicembre 2012, di cui sono stati protagonisti il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro della Salute Renato Balduzzi. Diritto alla salute, problematiche del sistema sanitario e numerose cifre hanno contraddistinto l’intervento del Ministro Balduzzi, che ha parlato senza mezzi termini non solo della giusta necessità di “evitare il ricorso improprio al pronto soccorso e al ricovero ospedaliero”, ma anche dell’obiettivo di “ridurre il numero di ospedali e di unità operative” (il che desta, ovviamente, grandi preoccupazioni tra i cittadini).Il Ministro della Salute Renato Balduzzi (Roma, Ministero della Salute-sede dell'Eur, 11 dicembre 2012) I numeri del nostro Sistema sanitario sono importanti: “nel 2011 – ha spiegato Balduzzi – abbiamo avuto circa 10 milioni di ricoveri ospedalieri, oltre 770 milioni di prestazioni di specialistica ambulatoriale e di laboratorio analisi”. Complessivamente la spesa “è stata di 112,9 miliardi di euro, con un valore medio pro-capite pari a 1.862 euro, e un incremento percentuale dell’1,4% rispetto al 2010”. Sul piano oculistico ci sono delle buone notizie: lo scorso anno, rispetto al 2010, si è avuto un incremento del 9% dei donatori di cornea (si veda trapianto di cornea). Attualmente, ha proseguito il Ministro della Salute, del Sistema sanitario nazionale italiano “andiamo giustamente fieri”. Però bisogna stare attenti a non smantellarlo. Dunque se il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo averne riconosciuto i meriti (l’Italia è “uno dei Paesi più avanzati da questo punto di vista”), ha affermato che bisogna stare attenti a non regredire. Eppure si ritengono necessari ulteriori risparmi: occorre, ha proseguito il Presidente della Repubblica, che il contenimento della spesa sia effettuato mediante provvedimenti “che siano veramente di razionalizzazione”, senza nulla togliere alla logica ispiratrice del nostro Sistema sanitario nazionale che prevede l’universalità nell’accesso alle cure. Bisogna però tenere conto della capacità contributiva dei cittadini. Inoltre, se il pubblico è generalmente rispettoso delle norme, Napolitano auspica che il privato sottostia “a regole più severe e controlli più oculati di quanto non sia avvenuto per lungo tempo”. C’è ancora molto da fare in Italia, specialmente a livello di prevenzione e degli stili di vita . Ad esempio circa il 32% degli italiani è in sovrappeso, mentre l’11% è decisamente obeso. Un bambino su 3 ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere. Inoltre è fondamentale la lotta contro il fumo per prevenire numerose malattie (tra cui l’ AMD , ndr). D’altronde, come affermato in un video proiettato al Ministero della Salute, “ è la prevenzione il cuore pulsante di un Servizio sanitario nazionale che funziona bene ”. Il prof. Giovanni Simonetti, curatore del Rapporto sullo stato sanitario del Paese 2011, ha sottolineato come la presenza del diabete mellito sia in costante aumento in Italia (una malattia che, secondo l’Istat, colpisce circa il 4,9% della popolazione). Questo provoca problemi a livello retinico (si veda retinopatia diabetica). Tra gli aspetti critici sottolineati: le apparecchiature in dotazione agli ospedali sono molte (“è il parco macchine più ampio dell’Unione europea”), ma sono vecchie (“è il più obsoleto dell’Ue”). Infine, segnaliamo che l’assistenza domiciliare agli anziani stenta a decollare: nel 2011 ne ha beneficiato solo il 4% degli anziani italiani.

Link utile: Relazione sullo Stato Sanitario del Paese (2011)

Fonte di riferimento: Ministero della salute Pagina pubblicata l’11 dicembre 2012.

Ultima modifica: 14 dicembre