Lenti a contatto, i rischi per la vista

Lenti a contatto, i rischi per la vista
La Società italiana dei trapianti di cornea invita a farne un uso più accorto

23 gennaio 2009 – Usate male le lenti a contatto? Rischiate seri danni oculari. ù quanto è stato ricordato in occasione del congresso della Società italiana trapianto di cornea ( Sitrac ) che si è tenuto ieri a Roma.

Queste alcune delle norme da seguire: non addormentarsi mentre si portano le lenti, non sciacquarle sotto l’acqua corrente, applicarle solo dopo aver lavato le mani e, naturalmente, conservarle nei liquidi appositi avendo cura di cambiare il contenitore ogni 3-6 mesi (se non si usano le giornaliere). Quando si contrae una grave infezione della cornea – dovuta, ad esempio, alla cheratite – potrebbe essere il caso di ricorrere a un trapianto corneale. Stesso trattamento chirurgico può essere necessario in caso di lacerazioni.Prof. Emilio Balestrazzi, Presidente della Società italiana trapianti di cornea (Sitrac)

“Le vittime sono soprattutto ragazzini – ha spiegato il Prof. Emilio Balestrazzi, presidente della Sitrac – quelli, ad esempio, “che in discoteca, per gioco, si scambiano quelle colorate”. Si stima che in Italia siano circa due milioni le persone che usano lenti a contatto (anche estetiche). “Tra loro quattro su cinque non le cura come dovrebbe, andando incontro a problemi anche invalidanti, qualche volta irreversibili”.

Inoltre, vanno utilizzate le lacrime artificiali senza conservanti perché l’occhio tende a seccarsi. Infine, non bisogna fare il bagno (neanche in mare o in piscina) con le lenti a contatto.Dunque, la prevenzione dei danni oculari va messa… a fuoco attraverso un’adeguata prevenzione!

Vedi: Decalogo per l’uso corretto delle lenti a contatto .

Fonte: Sitrac.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Teniamo d’occhio il nervo ottico

Visita oculisticaTeniamo d’occhio il nervo ottico
Pubblicata in questo sito una scheda sul collegamento fondamentale tra la retina e il chiasma

23 gennaio 2009 – Si potrebbe definire il “cavo dati” che parte dalla retina e viaggia verso il nostro cervello: è il nostro nervo ottico. Quando è danneggiato irrimediabilmente si diventa ciechi, dunque è importantissimo… tenerlo d’occhio! Proprio a questo fine oggi è stata pubblicata in questo sito una scheda (clicca qui per leggerla).

Partendo dalla definizione di nervo ottico, è stato spiegato il suo percorso e, soprattutto, sono stati illustrati gli esami diagnostici più importanti. così si possono scoprire quali siano i suoi segni di disfunzione (alterazione del riflesso della pupilla, della visione dei colori, della sensibilità alla luce, ecc.). Se si notano alterazioni di questo genere un medico oculista potrà capire se e quale patologia lo abbia colpito: è fondamentale curare tempestivamente eventuali malattie che, se trascurate, possono compromettere le capacità visive.
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Cecità di Galileo, si indaga sul Dna

Un’équipe di ricercatori di Cambridge preleverà dei campioni dalla tomba del genio pisano a Santa Croce

La storia non si cancella, ma può essere ricostruita analizzando il Dna. Studiando il codice della vita di Galileo Galilei si tenterà di capire, a distanza di oltre tre secoli e mezzo, la causa della riduzione della sua vista che culminò nella cecità.

Oggi sepolto a Firenze nella basilica di Santa Croce – assieme ad altri grandi come Machiavelli, Donatello, Michelangelo, Rossini, Ugo Foscolo ed Enrico Fermi -, lo scienziato pisano si dedicò con sempre maggiore difficoltà, a causa della malattia oculare, alle sue osservazioni astronomiche: dai satelliti di EclissiGiove alle macchie solari, dalle eclissi lunari alle fasi di Venere. Lo scienziato non solo riuscì a confermare la tesi di Copernico secondo cui è la Terra a ruotare attorno al sole e non viceversa, ma gettò anche le basi della fisica moderna assieme a Newton e Keplero. A causa delle sue idee fu costretto dalla Santa Inquisizione ad abiurare pubblicamente.

Ritratto di Galileo (autore: Justus Sustermans)Il genio pisano riteneva che l’universo fosse un grande libro scritto in caratteri matematici; in effetti anche il Dna – che sarà indispensabile per studiare la sua salute oculare – può essere considerato una sequenza numerica fondata su due combinazioni di quattro elementi (ossia le basi azotate: adenina-timina, guanina-citosina, che costituiscono i pioli della celebre struttura ad elica).

Gli studiosi che effettueranno la difficile perizia saranno di prim’ordine: due scienziati Basilica di Santa Croce a Firenzedell’Università di Cambridge, tra cui Peter Watson, presidente della Società Oftalmologica internazionale. Inoltre partecipano all’impresa l’Osservatorio astronomico di Arcetri e l’Istituto di ottica fiorentino. Rispolverando la vita di uno scienziato che, nato nel 1564 e morto nel 1642, venne trasferito a Santa Croce poco meno di un secolo dopo.

Fonte di riferimento: Corsera

Pubblicato il: 22 gennaio 2009

OCT, un’arma per la diagnosi delle malattie

OCT della retinaOCT, un’arma per la diagnosi delle malattie
Studiando il nervo ottico e la retina si possono scoprire anche tumori, Alzheimer o sclerosi multipla

21 gennaio 2009 – Era incinta di sei mesi ed è stata operata con successo di tumore al cervello. Il merito della diagnosi, tuttavia, spetta non solo agli oncologi ma anche ai medici oculisti, che hanno riscontrato anomalie oculari, salvando di conseguenza la vita alla paziente e al figlio. Il caso si è verificato in Australia, dove una ricerca conferma l’importanza di un esame come l’OCT, che consente di scattare fotografie della retina strato per strato sfruttando un raggio laser infrarosso (che viene riflesso).

Gli occhi possono essere una ‘finestra’ su altre malattie, specialmente quelle a carattere neurologico degenerativo. Infatti, sia l’Alzheimer (ossia la demenza senile) che la sclerosi multipla lasciano il segno sul nervo ottico. Quest’ultimo può essere danneggiato da diverse malattie oculari, a partire dal glaucoma , una patologia generalmente associata a una pressione dell’occhio troppo elevata. Per questo è sempre fondamentale una diagnosi precoce, a cui devono seguire cure tempestive.

Leggi anche: “Alzheimer causato da proteine sui neuroni

Fonte: New Scientist
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Usa, più attenti alla salute oculare dei bambini

Usa, più attenti alla salute oculare dei bambini
L’Accademia americana di oftalmologia plaude alla novità legislativa a sostegno delle cure

21 gennaio 2009 – Uno sguardo più attento verso i bambini da parte del sistema sanitario Usa. ù stata introdotta da qualche giorno, dopo l’approvazione finale del Senato, un’importante novità legislativa per combattere più efficacemente i disturbi oculari infantili (chiamata Vision Care for Kids Act).

Questa misura è stata accolta con entusiasmo dall’American Academy of Ophthalmology, ritenendola una pietra Bambini in giardinomiliare per chi non si può permettere un’assicurazione sulla salute. Tale provvedimento va a colmare una grave lacuna: mentre in molti Stati americani esistono programmi di screening oculistico per sostenere i poveri, spesso le risorse economiche mancano per curare bambini non coperti da assicurazione, che però necessitano di diagnosi e di cure.

Questa notizia arriva in concomitanza con l’insediamento del neopresidente Barack Obama, il quale promette più assistenza ai malati in un Paese dove la sanità privata è molto sviluppata. L’obiettivo dichiarato è quello di dimezzare il numero delle persone non assicurate, che quindi non godono di un’adeguata assistenza sanitaria: si tratta di circa 67 milioni di cittadini. In Italia, com’è noto, il Sistema sanitario pubblico ricopre un ruolo più importante rispetto a quanto avviene negli Stati Uniti.

Campagna Apri gli Occhi! (personaggio)La IAPB Italia onlus porta avanti programmi gratuiti specifici per i più piccoli: una campagna dal nome “Occhio ai bambini” (assieme alle sezioni provinciali dell’Unione italiana ciechi) prevede visite gratuite nelle materne, mentre “Apri gli Occhi!” – attualmente in Toscana – punta alla prevenzione mediante il divertimento nelle scuole elementari ed è portata avanti anche in collaborazione col Ministero del Welfare.

Fonti principali: Medical News e Doctornews.
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Scalare l’Everest, i rischi per la salute

Monte Everest

Monte EverestScalare l’Everest, i rischi per la salute Emorragie oculari, mal di testa, disturbi del sonno e carenza di ossigeno: lo attesta uno studio britannico 20 gennaio 2009 – Toccare la vetta più alta del mondo si scontra con i limiti strutturali dell’organismo umano. Scalare senza bombole l’Everest (8.850 metri) può comportare emorragie oculari, disturbi del sonno, letargia, problemi gastrointestinali per affaticamento e carenza di ossigeno (senza parlare dei rischi che corre la propria vita, appesa a un destino di ghiaccio e neve). Tutto ciò viene trattato in un articolo che verrà pubblicato a febbraio sulla rivista britannica The Lancet Neurology. Ricercatori inglesi ( University College di Londra e un Centro di medicina che si occupa degli ambienti estremi) hanno effettuato una serie di esperimenti nel corso di una missione sull’Everest condotta Visita oculisticadue anni fa. Ad altitudini molto elevate si può verificare un edema cerebrale (versamento di liquido nel cervello), che fa piombare in uno stato confusionale e può essere letale; l’incidenza di questa patologia, tra i lavoratori della ferrovia tibetana, è compresa tra il 45 e il 95%. Una salita lenta può prevenire tutte queste malattie, ma se si sviluppano sintomi occorre scendere rapidamente di quota (oltre a somministrare ossigeno e cortisone). In ogni caso, l’articolo prende in esame anche una serie di fattori genetici e dimostra come il ‘mal di montagna’ colpisca in modo diverso un individuo dall’altro. “In montagna – spiega Silvia, medico oculista della IAPB Italia onlus (numero verde 800-068506) –, anche senza arrivare a condizioni estreme, si possono verificare emorragie sotto la congiuntiva a causa della diminuzione della pressione atmosferica. In genere si riassorbono naturalmente nel giro di qualche giorno; ma esistono dei colliri (a base di eparina) che possono facilitare la guarigione”. Scalato per la prima volta nel 1953 da un neozelandese (Edmund Hillary) e da uno sherpa, l’Everest fu nuovamente conquistato nel 1978 da Reinhold Messner e Peter Habeler senza ricorrere alle bombole. Referenza originale: Mark H Wilson, Stanton Newman, Chris H Imray, “The cerebral effects of ascent to high altitudes“, Lancet Neurol 2009; 8: 175-91

Fonte: The Lancet Neurology

Ridare la vista con le staminali

Ridare la vista con le staminali
In Scozia si tenterà l’innesto di cellule corneali coltivate in laboratorio

19 gennaio 2009 – Ridare la vista grazie alle staminali. ù l’obiettivo di un intervento chirurgico che sarà effettuato in Scozia su una ventina di persone affette da cecità corneale. Grazie alle cellule ‘rigeneranti’ prelevate dal limbus (regione compresa tra la sclera e la cornea) si potrà restituire trasparenza alla superficie oculare, consentendo nuovamente ai raggi luminosi di giungere sulla retina.

I medici dell’università di Edimburgo e di Glasgow stanno lavorando per impiegare cellule della cornea coltivate in laboratorio, precedentemente prelevate da adulti deceduti. Tuttavia, è necessario in questo caso un trattamento antirigetto, a differenza di ciò che accade se le staminali vengono prelevate dall’individuo in cui si impiantano.

Questa ‘riparazioné corneale lascia ben sperare: si cercherà di replicare il successo ottenuto precedentemente negli Stati Uniti, presso l’università della Pennsylvania, dove persone affette da cecità ereditaria hanno riscontrato notevoli miglioramenti.

Fonti di riferimento: BBC , Scotsman.
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Europei sempre più longevi, ma con problemi di salute

Europei sempre più longevi, ma con problemi di salute
Secondo The Lancet un peggioramento della salute crea problemi di autonomia dopo i 67 anni per gli uomini e 69 per le donne

16 gennaio 2009 – Europei sempre più longevi, ma con sempre più ‘acciacchi’ e minore autonomia. Se l’aspettativa di vita nell’Unione europea è di 78 anni per gli uomini e di 83 per le donne, la buona salute generalmente si ferma a 67 anni per i primi e a 69 anni per le seconde. Questo è il risultato di uno studio pubblicato sull’illustre rivista britannica The Lancet .

Ai partecipanti allo studio è stato chiesto quali difficoltà avessero nello svolgere le attività quotidiane. Tali attività sono state monitorate per un periodo di sei mesi (mansioni in casa e fuori). I risultati hanno anche dimostrato, inoltre, che esistono notevoli differenze tra gli Stati membri dell’Ue allargata (che complessivamente conta quasi 500 milioni di persone).

In particolare si riscontrano problemi nei Paesi dell’Est: in Estonia è stato rilevato il valore medio più basso sia per gli uomini (59 anni) che per le donne (61 anni), mentre al contrario i danesi godono di buona salute fino a tarda età (73 anni per gli uomini e 74 anni per le donne). In Francia l’età media dopo la quale si incontrano difficoltà a svolgere attività quotidiane per ragioni di salute è 68 anni per gli uomini e quasi 70 anni per le donne.

L’_quipe di esperti ha concluso che l’autonomia e la salute degli anziani è correlata col Prodotto interno lordo (Pil) degli Stati membri e la spesa complessiva media per la terza età. In generale, è risultata esserci una stretta correlazione tra il Pil e un’alta spesa sanitaria per gli anziani. La ricerca ha anche dimostrato che gli uomini disoccupati per più di un anno (con basso livello di istruzione) vivono meno a lungo in salute.

Secondo Eurostat, l’Istituto statistico ufficiale dell’Ue, è in atto un rapido invecchiamento demografico: gli ultrasessantacinquenni passeranno dal 17,1% della popolazione (circa 85 milioni di anziani nel 2008) al 30% nel 2060 (151,5 milioni di anziani). Inoltre si stima che il numero di over 80enni sia destinato quasi a triplicare, passando dal 4,41% della popolazione (21,8 milioni dello scorso anno) al 12,13 del 2060 (61,4 milioni di persone). Le malattie oculari che colpiscono più frequentemente gli anziani sono: la degenerazione maculare legata all’età ( AMD ), il glaucoma, la cataratta e la retinopatia diabetica. A causa dell’invecchiamento demografico, quindi, queste ed altre patologie andranno prevenute e curate con sempre maggiore incisività.

Fonti di riferimento: Sanità News, Eurostat.
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Oms, il promemoria che salva la vita

Operazione chirurgicaOms, il promemoria che salva la vita
I chirurghi, seguendo una lista, possono effettuare operazioni più sicure

16 gennaio 2009 – Decessi ridotti di oltre il 40% con un semplice promemoria ad uso dei chirurghi. Si è scoperto che una sola pagina su cui sono elencate le cose da fare può salvare la vita: lo attesta un nuovo studio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che dimostra anche come si possano ridurre di un terzo i rischi di complicazioni nel caso di operazioni importanti. Soprattutto tenendo conto che ogni anno nel mondo vengono effettuati circa 234 milioni di interventi chirurgici.

La ricerca è stata condotta su 7.688 pazienti in otto città di altrettanti Paesi (Tanzania, Filippine, India, Giordania, Usa, Canada, GB e Nuova Zelanda) su pazienti con più di 16 anni, escludendo gli interventi cardiaci. Il numero dei decessi si è ridotto dall’1,5% allo 0,8% con l’uso della checklist, che consta di 19 punti ed è stata preparata da esperti dell’Oms: “L’idea di usare una lista breve ma comprensiva – ha osservato il coordinatore dello studio, Atul Gawande – è sorprendentemente nuova nell’ambito della chirurgia. Non tutti l’hanno accolta positivamente; ma i risultati ottenuti sono stati senza precedenti”.

Fonti: Oms, New England Journal of Medicine.

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Dal MIT arriva la ‘macchina per vederé

MitDal MIT arriva la ‘macchina per vederé
Non risolve il problema della cecità, ma può proiettare immagini sulla retina con un laser

15 gennaio 2009 – Una vista al laser. Grazie a questo potente raggio di luce si possono proiettare sulla retina, come se fosse un piccolo schermo, le immagini che un ipovedente o un cieco non assoluto ha innanzi a s_. Il dispositivo avveniristico, oggi perfezionato, viene sperimentato nel tempio della ricerca tecnologica mondiale: il Massachussets Institute of Technology (MIT) statunitense.

L’idea, pur essendo ottima, ha però numerosi limiti nella sua realizzazione: il dispositivo si può utilizzare solo se il nervo ottico è integro e se la retina ha ancora una sua vitalità. Eppure, in certe condizioni, si possono (ri)vedere immagini che si credevano perdute nell’archivio naturale della memoria umana.

Lo strumento venne concepito una ventina d’anni fa da ricercatori guidati da Elizabeth Goldring: nel corso di un esame medico ordinario effettuato con uno scanner laser oftalmoscopico si era riusciti a oltrepassare le emorragie dell’occhio, raggiungendo la retina sottostante. Con una serie di modifiche successive questo laser è stato poi in grado di riprodurre sulla retina brevi parole; infine, si è giunti a riprodurre vere e proprie immagini, come il volto di una persona. così è nata la seeing machine, ossia il dispositivo che ha ottenuto l’appellativo fantascientifico di “macchina per vedere”. Il progetto ha coinvolto ricercatori di Harvard e del MIT nonché l’inventore dell’oftalmoscopio (Rob Webb) e gli scienziati dello Shepens Eye Research University.

Infine, si è riusciti anche a mettere a punto un dispositivo che, collegato a una macchina fotografica digitale, la rende adatta ai disabili visivi. “Quando qualcuno – ha osservato Goldring – ha un senso che funziona poco, l’incapacità di esprimersi col senso stesso può essere frustrante”. Scattando fotografie con questo apparecchio speciale “sento di essere capace di esprimermi a livello visivo col mio occhio cieco e ritengo che in questo stia il suo valore”.

ù in fase sperimentale anche una macchina fotografica per ciechi basata su un altro principio: si tratta di un apparecchio tipo Polaroid che stampa sul momento le immagini traducendole in punti in rilievo. Dunque si potrà toccare ciò che non si vede, apprezzando la foto con i polpastrelli.

Fonti: MIT, Punto informatico, Brescia oggi.
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