Un gene che ti cambia la vita

il codice genetico (Dna)Un gene che ti cambia la vita
Il prossimo 9 maggio si terrà ad Anzio un convegno sui difetti genetici del cdkl5


29 aprile 2009 – Ha un nome che potrebbe essere quello di un robot, ma in realtà si tratta di un gene fondamentale per la nostra vita. Proprio di uno di questi ‘protagonisti’ del nostro Dna, il cdkl5 , si discuterà il prossimo 9 maggio a un convegno dedicato ai suoi difetti, promosso da un’associazione di volontariato che si dedica a questa specifica missione scientifica e sociale.

Si tratta, in particolare, precisa lo statuto dell’associazione, di una onlus “che persegue finalità sociali ed ha l’obiettivo di promuovere, proteggere, favorire il collegamento fra i genitori allo scopo di approfondire e condividere tutte le tematiche e le problematiche inerenti la sindrome di Hanefeld ” (variante della sindrome di Rett).

La malattia genetica è rara e ha carattere degenerativo, che colpisce prevalentemente le donne e ha un’incidenza di un individuo ogni 10-15 mila nascite; è stata scoperta nel 2004 in Australia. Per effetto della mutazione o cancellazione del gene cdkl5, non viene più prodotta una proteina molto importante per lo sviluppo dell’organismo (oppure viene prodotta in forma alterata, vale a dire non attiva).

La patologia si trasmette con modalità dominante: i maschi, avendo una sola copia del gene (sul cromosoma X) e per di più ‘guasta’, muoiono entro il secondo anno di vita o soffrono di ritardo mentale. Soprattutto nelle femmine i sintomi, che iniziano dopo i primi 6-18 mesi di vita, sono soprattutto la progressiva perdita del linguaggio e delle capacità manuali, la mancanza di coordinazione nei movimenti, tratti autistici, un forte ritardo mentale e problemi oculari. Più nel dettaglio i principali segni clinici riscontrati sono i seguenti:
Sintomi neurologici: epilessia precoce, ritardo psicomotorio, tratti autistici, difficoltà del linguaggio, aumento del tono muscolare delle gambe e riduzione del tono del collo e del tronco, disturbo pervasivo dello sviluppo. Disfunzioni del sistema nervoso autonomo con alterazioni dell’attività respiratoria (iperventilazione) e alterazioni della peristalsi intestinale (aerofagia e meteorismo), possibile formazione di anse intestinali temporanee, disfunzioni del nervo vago che regola l’attività cardiaca, ecc.Deficit visivo di tipo centrale con nistagmo oculare (movimenti incontrollati degli occhi), disturbi visivi di tipo corticale e strabismo (vedi ambliopia).Scoliosi e cifosi, osteoporosi, dita rastremate, difficoltà articolari.Caratteristiche del viso: occhi grandi ben definiti, labbro inferiore prominente, arcata dentale superiore in avanti e caduta dei denti.Vi sono quindi sintomi molteplici, a volte opposti (irritabilità o apatia, pianto inconsolabile o assente, magrezza o obesità), ma non sono necessariamente tutti presenti. Si tratta, insomma, di una malattia che può essere invalidante e mortale e, dunque, la ricerca punta soprattutto a una terapia genica, che prevede la sostituzione del gene ‘difettoso’.

Per il programma del convegno clicca qui .

Fonti: CDKL5-Associazione di volontariato onlus , Molecularlab.it su Telethon.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Un gene che ti cambia la vita

il codice genetico (Dna)Un gene che ti cambia la vita
Il prossimo 9 maggio si terrà ad Anzio un convegno sui difetti genetici del cdkl5


29 aprile 2009 – Ha un nome che potrebbe essere quello di un robot, ma in realtà si tratta di un gene fondamentale per la nostra vita. Proprio di uno di questi ‘protagonisti’ del nostro Dna, il cdkl5 , si discuterà il prossimo 9 maggio a un convegno dedicato ai suoi difetti, promosso da un’associazione di volontariato che si dedica a questa specifica missione scientifica e sociale.

Si tratta, in particolare, precisa lo statuto dell’associazione, di una onlus “che persegue finalità sociali ed ha l’obiettivo di promuovere, proteggere, favorire il collegamento fra i genitori allo scopo di approfondire e condividere tutte le tematiche e le problematiche inerenti la sindrome di Hanefeld ” (variante della sindrome di Rett).

La malattia genetica è rara e ha carattere degenerativo, che colpisce prevalentemente le donne e ha un’incidenza di un individuo ogni 10-15 mila nascite; è stata scoperta nel 2004 in Australia. Per effetto della mutazione o cancellazione del gene cdkl5, non viene più prodotta una proteina molto importante per lo sviluppo dell’organismo (oppure viene prodotta in forma alterata, vale a dire non attiva).

La patologia si trasmette con modalità dominante: i maschi, avendo una sola copia del gene (sul cromosoma X) e per di più ‘guasta’, muoiono entro il secondo anno di vita o soffrono di ritardo mentale. Soprattutto nelle femmine i sintomi, che iniziano dopo i primi 6-18 mesi di vita, sono soprattutto la progressiva perdita del linguaggio e delle capacità manuali, la mancanza di coordinazione nei movimenti, tratti autistici, un forte ritardo mentale e problemi oculari. Più nel dettaglio i principali segni clinici riscontrati sono i seguenti:
Sintomi neurologici: epilessia precoce, ritardo psicomotorio, tratti autistici, difficoltà del linguaggio, aumento del tono muscolare delle gambe e riduzione del tono del collo e del tronco, disturbo pervasivo dello sviluppo. Disfunzioni del sistema nervoso autonomo con alterazioni dell’attività respiratoria (iperventilazione) e alterazioni della peristalsi intestinale (aerofagia e meteorismo), possibile formazione di anse intestinali temporanee, disfunzioni del nervo vago che regola l’attività cardiaca, ecc.Deficit visivo di tipo centrale con nistagmo oculare (movimenti incontrollati degli occhi), disturbi visivi di tipo corticale e strabismo (vedi ambliopia).Scoliosi e cifosi, osteoporosi, dita rastremate, difficoltà articolari.Caratteristiche del viso: occhi grandi ben definiti, labbro inferiore prominente, arcata dentale superiore in avanti e caduta dei denti.Vi sono quindi sintomi molteplici, a volte opposti (irritabilità o apatia, pianto inconsolabile o assente, magrezza o obesità), ma non sono necessariamente tutti presenti. Si tratta, insomma, di una malattia che può essere invalidante e mortale e, dunque, la ricerca punta soprattutto a una terapia genica, che prevede la sostituzione del gene ‘difettoso’.

Per il programma del convegno clicca qui .

Fonti: CDKL5-Associazione di volontariato onlus , Molecularlab.it su Telethon.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Australia, si punta all’occhio bionico

retina elettronica

retina elettronicaAustralia, si punta all’occhio bionico Entro cinque anni l’università di Melbourne vorrebbe metterlo sul mercato 28 aprile 2009 – Test clinici sull’occhio bionico entro due anni e sua commercializzazione entro cinque anni: è l’obiettivo (ardito) a cui mira l’Università di Melbourne grazie a un finanziamento del governo federale australiano di 50 milioni di dollari. Quasi tre decenni or sono un’équipe dell’Università di Melbourne aveva già messo a punto un orecchio bionico, ma ora ritiene sia giunto il momento di sviluppare una retina elettronica che si potrà impiantare nei ciechi, anche se solo in alcuni casi (ad esempio in pazienti colpiti da una malattia ereditaria che distrugge i fotorecettori, chiamata retinite pigmentosa). I ricercatori puntano ad aumentare la risoluzione dell’occhio bionico, che attualmente consente di distinguere visione attuale con occhio bionicosolamente tra luci e ombre in modo ancora poco soddisfacente (con una risoluzione di una sessantina di pixel, ossia grandi quadrati in bianco, nero e grigio). L’occhio bionico è uno dei nove progetti a cui punta il Governo australiano in vista di un summit che si terrà nel 2020. “Siamo fiduciosi – ha concluso il Prof. Robyn Gyumer, che dirige l’unità di ricerca sulla macula presso il Centro per la ricerca oftalmica del Paese – che tale finanziamento possa migliorare molto la qualità della vita alle persone che hanno subito una grave perdita visiva”.

Leggi anche: “Nuova luce grazie all’occhio bionico”.

Fonte: University of Melbourne . Ultimo aggiornamento di questa pagina: 2 dicembre 2009

Australia, si punta all’occhio bionico

retina elettronica

retina elettronicaAustralia, si punta all’occhio bionico Entro cinque anni l’università di Melbourne vorrebbe metterlo sul mercato 28 aprile 2009 – Test clinici sull’occhio bionico entro due anni e sua commercializzazione entro cinque anni: è l’obiettivo (ardito) a cui mira l’Università di Melbourne grazie a un finanziamento del governo federale australiano di 50 milioni di dollari. Quasi tre decenni or sono un’équipe dell’Università di Melbourne aveva già messo a punto un orecchio bionico, ma ora ritiene sia giunto il momento di sviluppare una retina elettronica che si potrà impiantare nei ciechi, anche se solo in alcuni casi (ad esempio in pazienti colpiti da una malattia ereditaria che distrugge i fotorecettori, chiamata retinite pigmentosa). I ricercatori puntano ad aumentare la risoluzione dell’occhio bionico, che attualmente consente di distinguere visione attuale con occhio bionicosolamente tra luci e ombre in modo ancora poco soddisfacente (con una risoluzione di una sessantina di pixel, ossia grandi quadrati in bianco, nero e grigio). L’occhio bionico è uno dei nove progetti a cui punta il Governo australiano in vista di un summit che si terrà nel 2020. “Siamo fiduciosi – ha concluso il Prof. Robyn Gyumer, che dirige l’unità di ricerca sulla macula presso il Centro per la ricerca oftalmica del Paese – che tale finanziamento possa migliorare molto la qualità della vita alle persone che hanno subito una grave perdita visiva”.

Leggi anche: “Nuova luce grazie all’occhio bionico”.

Fonte: University of Melbourne . Ultimo aggiornamento di questa pagina: 2 dicembre 2009

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?
Ricercatori americani hanno scoperto che potrebbe essere efficace contro le malattie oculari a carattere infiammatorio

27 aprile 2009 – Guardiamo anche alle vitamine per combattere la cecità. E non solo alla celebre vitamina A, senza la quale nei Paesi più poveri si rischia di contrarre la xeroftalmia , ma anche alla vitamina B1 (tiamina). Infatti, in una particolare forma può essere utile per curare le uveiti , infiammazioni di uno strato del bulbo oculare (l’ùvea, appunto, posta all’esterno della retina). Normalmente, tuttavia, questa patologia viene trattata con antibiotici o colliri (a base di steroidi).

Eppure, nel numero di maggio della prestigiosa rivista Ophthalmology and Visual Science si prospetta una cura a base di benfotiamina, una forma solubile derivata dalla vitamina B1. Anche se per ora l’esperimento è stato condotto solamente su cavie da laboratorio, gli esseri umani potrebbero trarre beneficio persino dall’assunzione di complementi alimentari per via orale. Infatti, i ricercatori americani hanno dimostrato che la benfotiamina funziona sopprimendo una molecola (chiamata NF-kappa B) che ha una funzione essenziale nell’evoluzione della malattia: la sua eliminazione consentirebbe di prevenire la produzione di proteine infiammatorie che provocano l’uveite. Tuttavia, saranno necessari ulteriori studi per appurare gli effetti della benfotiamina, potenzialmente benefici, sull’essere umano.

Fonti: Eureka/University of Texas Medical Branch at Galveston, IOVS .

Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?
Ricercatori americani hanno scoperto che potrebbe essere efficace contro le malattie oculari a carattere infiammatorio

27 aprile 2009 – Guardiamo anche alle vitamine per combattere la cecità. E non solo alla celebre vitamina A, senza la quale nei Paesi più poveri si rischia di contrarre la xeroftalmia , ma anche alla vitamina B1 (tiamina). Infatti, in una particolare forma può essere utile per curare le uveiti , infiammazioni di uno strato del bulbo oculare (l’ùvea, appunto, posta all’esterno della retina). Normalmente, tuttavia, questa patologia viene trattata con antibiotici o colliri (a base di steroidi).

Eppure, nel numero di maggio della prestigiosa rivista Ophthalmology and Visual Science si prospetta una cura a base di benfotiamina, una forma solubile derivata dalla vitamina B1. Anche se per ora l’esperimento è stato condotto solamente su cavie da laboratorio, gli esseri umani potrebbero trarre beneficio persino dall’assunzione di complementi alimentari per via orale. Infatti, i ricercatori americani hanno dimostrato che la benfotiamina funziona sopprimendo una molecola (chiamata NF-kappa B) che ha una funzione essenziale nell’evoluzione della malattia: la sua eliminazione consentirebbe di prevenire la produzione di proteine infiammatorie che provocano l’uveite. Tuttavia, saranno necessari ulteriori studi per appurare gli effetti della benfotiamina, potenzialmente benefici, sull’essere umano.

Fonti: Eureka/University of Texas Medical Branch at Galveston, IOVS .

Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Guardiamo negli occhi i nostri bambini

Bambino (visita oculistica)Guardiamo negli occhi i nostri bambini
Convegno a Roma per discutere di abilitazione e riabilitazione

24 aprile 2009 – Si discute di oftalmologia pediatrica oggi e domani a Roma. Decine di esperti, tra cui molti docenti universitari, sono stati invitati a parlare al secondo meeting dell’Aierv (Associazione internazionale per l’infanzia e la riabilitazione visiva). Dal glaucoma infantile, alle malattie della cornea dei più piccoli, passando per la ROP (malattia della retina dei prematuri) e per il retinoblastoma (cancro oculare): sono questi alcuni degli argomenti trattati, intervallati da diverse sessioni di chirurgia in diretta dall’Ospedale Bambin Gesù di Palidoro.

Se pur rivolto a specialisti, il convegno intende trattare argomenti di pubblico interesse. Infatti, la prevenzione e la cura delle malattie oculari sin dall’infanzia è un fattore importante per la qualità della vita anche una volta divenuti adulti; la riabilitazione può essere una necessità e un elemento determinante nel percorso di recupero. L’evento, organizzato dal Prof. Michele Fortunato del Bambin Gesù, è stato patrocinato, tra gli altri, dalla IAPB Italia onlus, dal Ministero della Salute (Lavoro e Politiche sociali), nonché dal Comune di Roma e dall’Ordine dei Medici.

Fonte: Aierv

Guardiamo negli occhi i nostri bambini

Bambino (visita oculistica)Guardiamo negli occhi i nostri bambini
Convegno a Roma per discutere di abilitazione e riabilitazione

24 aprile 2009 – Si discute di oftalmologia pediatrica oggi e domani a Roma. Decine di esperti, tra cui molti docenti universitari, sono stati invitati a parlare al secondo meeting dell’Aierv (Associazione internazionale per l’infanzia e la riabilitazione visiva). Dal glaucoma infantile, alle malattie della cornea dei più piccoli, passando per la ROP (malattia della retina dei prematuri) e per il retinoblastoma (cancro oculare): sono questi alcuni degli argomenti trattati, intervallati da diverse sessioni di chirurgia in diretta dall’Ospedale Bambin Gesù di Palidoro.

Se pur rivolto a specialisti, il convegno intende trattare argomenti di pubblico interesse. Infatti, la prevenzione e la cura delle malattie oculari sin dall’infanzia è un fattore importante per la qualità della vita anche una volta divenuti adulti; la riabilitazione può essere una necessità e un elemento determinante nel percorso di recupero. L’evento, organizzato dal Prof. Michele Fortunato del Bambin Gesù, è stato patrocinato, tra gli altri, dalla IAPB Italia onlus, dal Ministero della Salute (Lavoro e Politiche sociali), nonché dal Comune di Roma e dall’Ordine dei Medici.

Fonte: Aierv

Svelato il lato oscuro del genoma

Svelato il ‘lato oscuro’ del genoma Un’équipe internazionale a cui ha partecipato Telethon ha scoperto il ruolo delle sequenze ripetute 21 aprile 2009 – Il Dna “spazzatura” non esiste più perché è stato nobilitato. In precedenza il 45% del codice della vita – che programma il nostro corpo sin dalla nascita – non si sapeva a cosa servisse. Invece, si è capito che è fondamentale per la nostra esistenza: contribuisce in maniera decisiva a conferire un’identità alle cellule dell’organismo umano. La ricerca internazionale, a cui ha partecipato anche l’Istituto Dulbecco Telethon, è stata pubblicata on-line nel sito dell’autorevole rivista Nature Genetics . “Il lavoro – scrive Telethon nel suo sito – segna una tappa storica nella ricerca genetica, svelando come il ‘lato oscuro del genoma’ si comporti esattamente come i geni, che invece rappresentano soltanto il 2% dell’intero patrimonio genetico. Non solo: quelle sequenze ripetute sono essenziali per il corretto funzionamento dei geni. Infatti, i ricercatori hanno dimostrato che alcune di queste sequenze vengono trascritte in precisi momenti della vita cellulare, per esempio durante le prime fasi dello sviluppo o il differenziamento”. Le sequenze del Dna prima considerate inutili si comportano, quindi, secondo un programma definito e sono in grado di influenzare la vita delle cellule. Referenza originale: Geoffrey J Faulkner, Yasumasa Kimura, Carsten O Daub, Shivangi Wani, Charles Plessy, Katharine M Irvine, Kate Schroder, Nicole Cloonan, Anita L Steptoe, Timo Lassmann, Kazunori Waki, Nadine Hornig, Takahiro Arakawa, Hazuki Takahashi, Jun Kawai, Alistair R R Forrest, Harukazu Suzuki, Yoshihide Hayashizaki, David A Hume, Valerio Orlando, Sean M Grimmond1 & Piero Carninci, “The regulated retrotransposon transcriptome of mammalian cells”, Nature Genetics [abstract], 2009. Nota: Alla ricerca hanno preso parte il gruppo di lavoro del Laboratorio di Epigenetica del Dulbecco Telethon Institute guidato da Valerio Orlando ed ospitato dall’IRCCS Fondazione Santa Lucia e dall’Ebri di Roma; il team di Piero Carninci dell’OMICS Centre del RIKEN di Yokohama in Giappone; l’Università di Queensland in Australia. In Italia lo studio è stato finanziato da Telethon, da Airc- Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e da Compagnia di San Paolo.

Fonte: Theleton.it

Svelato il lato oscuro del genoma

Svelato il ‘lato oscuro’ del genoma Un’équipe internazionale a cui ha partecipato Telethon ha scoperto il ruolo delle sequenze ripetute 21 aprile 2009 – Il Dna “spazzatura” non esiste più perché è stato nobilitato. In precedenza il 45% del codice della vita – che programma il nostro corpo sin dalla nascita – non si sapeva a cosa servisse. Invece, si è capito che è fondamentale per la nostra esistenza: contribuisce in maniera decisiva a conferire un’identità alle cellule dell’organismo umano. La ricerca internazionale, a cui ha partecipato anche l’Istituto Dulbecco Telethon, è stata pubblicata on-line nel sito dell’autorevole rivista Nature Genetics . “Il lavoro – scrive Telethon nel suo sito – segna una tappa storica nella ricerca genetica, svelando come il ‘lato oscuro del genoma’ si comporti esattamente come i geni, che invece rappresentano soltanto il 2% dell’intero patrimonio genetico. Non solo: quelle sequenze ripetute sono essenziali per il corretto funzionamento dei geni. Infatti, i ricercatori hanno dimostrato che alcune di queste sequenze vengono trascritte in precisi momenti della vita cellulare, per esempio durante le prime fasi dello sviluppo o il differenziamento”. Le sequenze del Dna prima considerate inutili si comportano, quindi, secondo un programma definito e sono in grado di influenzare la vita delle cellule. Referenza originale: Geoffrey J Faulkner, Yasumasa Kimura, Carsten O Daub, Shivangi Wani, Charles Plessy, Katharine M Irvine, Kate Schroder, Nicole Cloonan, Anita L Steptoe, Timo Lassmann, Kazunori Waki, Nadine Hornig, Takahiro Arakawa, Hazuki Takahashi, Jun Kawai, Alistair R R Forrest, Harukazu Suzuki, Yoshihide Hayashizaki, David A Hume, Valerio Orlando, Sean M Grimmond1 & Piero Carninci, “The regulated retrotransposon transcriptome of mammalian cells”, Nature Genetics [abstract], 2009. Nota: Alla ricerca hanno preso parte il gruppo di lavoro del Laboratorio di Epigenetica del Dulbecco Telethon Institute guidato da Valerio Orlando ed ospitato dall’IRCCS Fondazione Santa Lucia e dall’Ebri di Roma; il team di Piero Carninci dell’OMICS Centre del RIKEN di Yokohama in Giappone; l’Università di Queensland in Australia. In Italia lo studio è stato finanziato da Telethon, da Airc- Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e da Compagnia di San Paolo.

Fonte: Theleton.it