La doppia vita dei neuroni

Neurone

NeuroneLa doppia vita dei neuroni I circuiti per la visione notturna hanno un ruolo anche nella visione diurna 29 settembre 2009 – I neuroni della retina possono condurre una doppia vita. Mentre fino a qualche tempo fa si pensava che le cellule nervose indispensabili per la vista fossero ultraspecializzate, poi si è scoperto che svolgono un doppio lavoro: circuiti biologici utilizzati principalmente per la visione con poca luce si possono attivare anche durante il giorno (in particolare, le cellule dette ‘amacriné). Dunque, l’elasticità dei compiti – anche a livello neurale – sembra essere una caratteristica importante dei mammiferi. In questo caso la ricerca, pubblicata su Nature Neuroscience , è stata condotta sui topi; ma i risultati si possono estendere all’uomo. Referenza originale: “A night vision neuron gets a day job”, by Nicholas Oesch & Jeffrey Diamond, Nature Neuroscience 12, 1209 – 1211 (2009) doi:10.1038/nn1009-1209. Gli autori lavorano presso il National Institute of Neurological Disorders and Stroke, US National Institutes of Health, Bethesda, Maryland, USA.

Fonte: Nature Neuroscience

Immagini 3D per esplorare gli occhi dei prematuri

Retina di prematuro (colpita da ROP)

Retina di prematuro (colpita da ROP)Immagini 3D per esplorare gli occhi dei prematuri Una tomografia a coerenza ottica di nuova generazione consente di esaminare meglio la retina dei neonati 29 settembre 2009 – Uno scatto può salvare la vista, almeno se è accompagnato da una corretta diagnosi. Infatti, è possibile fare una fotografia 3D per esplorare gli occhi dei neonati. Si tratta di uno strumento di nuova generazione che è stato sviluppato, tra l’altro, presso il Duke Eye Center statunitense per fare un’accurata scansione della retina. Consente di diagnosticare le malattie oculari che colpiscono i nati prima del tempo: prima tra tutte la retinopatia del prematuro ( ROP ), una delle cause di cecità più comuni tra i piccolissimi. In effetti, secondo il National Eye Institute (NEI) la ROP colpisce solo negli Usa circa 16.000 bambini l’anno. Infatti, i loro vasi retinici proliferano in modo incontrollato, danneggiando così le capacità visive: esercitando una trazione sulla retina possono stirarla, spostarla o addirittura provocarne il distacco. Per questo una diagnosi precoce è essenziale: può salvare la vista. La ricerca – che consente un esame molto accurato della retina grazie a una tomografia a coerenza ottica (SD OCT) – è stata sostenuta, tra gli altri, dai National Institutes of Health (Usa).

Fonte: Duke University

La doppia vita dei neuroni

Neurone

NeuroneLa doppia vita dei neuroni I circuiti per la visione notturna hanno un ruolo anche nella visione diurna 29 settembre 2009 – I neuroni della retina possono condurre una doppia vita. Mentre fino a qualche tempo fa si pensava che le cellule nervose indispensabili per la vista fossero ultraspecializzate, poi si è scoperto che svolgono un doppio lavoro: circuiti biologici utilizzati principalmente per la visione con poca luce si possono attivare anche durante il giorno (in particolare, le cellule dette ‘amacriné). Dunque, l’elasticità dei compiti – anche a livello neurale – sembra essere una caratteristica importante dei mammiferi. In questo caso la ricerca, pubblicata su Nature Neuroscience , è stata condotta sui topi; ma i risultati si possono estendere all’uomo. Referenza originale: “A night vision neuron gets a day job”, by Nicholas Oesch & Jeffrey Diamond, Nature Neuroscience 12, 1209 – 1211 (2009) doi:10.1038/nn1009-1209. Gli autori lavorano presso il National Institute of Neurological Disorders and Stroke, US National Institutes of Health, Bethesda, Maryland, USA.

Fonte: Nature Neuroscience

‘Cura’ a base di web

‘Cura’ a base di web Circa 15 milioni di italiani cercano su internet la prima diagnosi, ma non può sostituire la visita di persona 28 settembre 2009 – Come se fosse un oracolo, sempre più italiani ricorrono a internet in caso di problemi di salute. Secondo una stima che emerge dagli studi del Censis presentati i giorni scorsi al Festival della Salute di Viareggio (24-27 settembre), ben 15 milioni di connazionali fanno ricerche sul web per una prima diagnosi, ricorrendo a una sorta di ‘fai-da-te elettronico’. Con i connessi rischi di errori, dato che il più delle volte chi naviga non ha una preparazione medica per valutare le informazioni. Neanche la consulenza on-line può sostituire la visita di persona, anche se il 47% degli italiani è favorevole a questa forma di raccolta delle informazioni. Secondo un altro studio presentato sempre dal Censis circa un anno fa, un internauta italiano su due (50,8%) ritiene utile ed equilibrata l’informazione trovata sul web. Eppure c’è una minoranza (pari al 6,3%) che non si fida di quello che legge in rete; ma l’11,5% si sente più preparato quando va dal medico in seguito a ricerche internettiane. “Il web è fondamentale, ma non bisogna mai fidarsi ‘ciecamente’ – ha affermato Marco, medico oculista della IAPB Italia onlus –. Bisogna sapere che su internet ci sono anche informazioni errate e consigli di pazienti che possono essere fuorvianti. Fondamentale è visitare esclusivamente i siti ufficiali di organizzazioni autorevoli. Inoltre, va detto – conclude lo specialista – che il consulto on-line non può sostituire assolutamente la visita di persona, anche se può dare preziose indicazioni“.

Fonti: City, Repubblica (su dati Censis)

‘Cura’ a base di web

‘Cura’ a base di web Circa 15 milioni di italiani cercano su internet la prima diagnosi, ma non può sostituire la visita di persona 28 settembre 2009 – Come se fosse un oracolo, sempre più italiani ricorrono a internet in caso di problemi di salute. Secondo una stima che emerge dagli studi del Censis presentati i giorni scorsi al Festival della Salute di Viareggio (24-27 settembre), ben 15 milioni di connazionali fanno ricerche sul web per una prima diagnosi, ricorrendo a una sorta di ‘fai-da-te elettronico’. Con i connessi rischi di errori, dato che il più delle volte chi naviga non ha una preparazione medica per valutare le informazioni. Neanche la consulenza on-line può sostituire la visita di persona, anche se il 47% degli italiani è favorevole a questa forma di raccolta delle informazioni. Secondo un altro studio presentato sempre dal Censis circa un anno fa, un internauta italiano su due (50,8%) ritiene utile ed equilibrata l’informazione trovata sul web. Eppure c’è una minoranza (pari al 6,3%) che non si fida di quello che legge in rete; ma l’11,5% si sente più preparato quando va dal medico in seguito a ricerche internettiane. “Il web è fondamentale, ma non bisogna mai fidarsi ‘ciecamente’ – ha affermato Marco, medico oculista della IAPB Italia onlus –. Bisogna sapere che su internet ci sono anche informazioni errate e consigli di pazienti che possono essere fuorvianti. Fondamentale è visitare esclusivamente i siti ufficiali di organizzazioni autorevoli. Inoltre, va detto – conclude lo specialista – che il consulto on-line non può sostituire assolutamente la visita di persona, anche se può dare preziose indicazioni“.

Fonti: City, Repubblica (su dati Censis)

‘Cura’ a base di web

‘Cura’ a base di web Circa 15 milioni di italiani cercano su internet la prima diagnosi, ma non può sostituire la visita di persona 28 settembre 2009 – Come se fosse un oracolo, sempre più italiani ricorrono a internet in caso di problemi di salute. Secondo una stima che emerge dagli studi del Censis presentati i giorni scorsi al Festival della Salute di Viareggio (24-27 settembre), ben 15 milioni di connazionali fanno ricerche sul web per una prima diagnosi, ricorrendo a una sorta di ‘fai-da-te elettronico’. Con i connessi rischi di errori, dato che il più delle volte chi naviga non ha una preparazione medica per valutare le informazioni. Neanche la consulenza on-line può sostituire la visita di persona, anche se il 47% degli italiani è favorevole a questa forma di raccolta delle informazioni. Secondo un altro studio presentato sempre dal Censis circa un anno fa, un internauta italiano su due (50,8%) ritiene utile ed equilibrata l’informazione trovata sul web. Eppure c’è una minoranza (pari al 6,3%) che non si fida di quello che legge in rete; ma l’11,5% si sente più preparato quando va dal medico in seguito a ricerche internettiane. “Il web è fondamentale, ma non bisogna mai fidarsi ‘ciecamente’ – ha affermato Marco, medico oculista della IAPB Italia onlus –. Bisogna sapere che su internet ci sono anche informazioni errate e consigli di pazienti che possono essere fuorvianti. Fondamentale è visitare esclusivamente i siti ufficiali di organizzazioni autorevoli. Inoltre, va detto – conclude lo specialista – che il consulto on-line non può sostituire assolutamente la visita di persona, anche se può dare preziose indicazioni“.

Fonti: City, Repubblica (su dati Censis)

Curato il daltonismo nelle scimmie

Scimmia (uistiti)

Scimmia (uistiti)Curato il daltonismo nelle scimmie Grazie alla terapia genica ricercatori Usa hanno reso i primati sensibili al rosso 25 settembre 2009 – Il daltonismo può essere curato: è stato fatto sulle scimmie (uistiti), intervenendo sul loro Dna, da ricercatori dell’Università di Washington e quella della Florida. Lo studio apre una strada promettente alla cura dell’alterata capacità cromatica (discromatopsia). Gettando così le premesse di una futura terapia genica sull’uomo. Si è fatto ricorso a una tecnica genetica che sfrutta il virus del raffreddore (adenovirus, che viene reso innocuo) per trasportare i geni che sintetizzano le proteine necessarie alla percezione di certi colori. In questo caso si è fatto in modo che la retina delle scimmie – affette da una malattia chiamata amaurosi congenita di Leber – producesse una sostanza chiamata opsina, che ha reso i primati sensibili al rosso e al verde dopo cinque settimane di trattamento. “Abbiamo aggiunto la sensibilità al rosso ai coni (cellule della retina grazie a cui si percepiscono i colori, ndr) in animali nati con una malattia identica al daltonismo – ha affermato il Prof. William W. Hauswirth, Università della Florida –”. In sostanza è stato dimostrato – ha proseguito il docente – che “possiamo curare in un primate, in modo del tutto sicuro per la salute, una malattia che colpisce i coni. Ciò è estremamente incoraggiante per lo sviluppo di terapie contro le malattie […] che portano effettivamente alla cecità”. La scoperta potrebbe rivelarsi utile anche nella cura di altre malattie che colpiscono i coni, come l’ AMD (principale causa di cecità in Occidente) e la retinopatia diabetica .

Fonte: University of Florida

Curato il daltonismo nelle scimmie

Scimmia (uistiti)

Scimmia (uistiti)Curato il daltonismo nelle scimmie Grazie alla terapia genica ricercatori Usa hanno reso i primati sensibili al rosso 25 settembre 2009 – Il daltonismo può essere curato: è stato fatto sulle scimmie (uistiti), intervenendo sul loro Dna, da ricercatori dell’Università di Washington e quella della Florida. Lo studio apre una strada promettente alla cura dell’alterata capacità cromatica (discromatopsia). Gettando così le premesse di una futura terapia genica sull’uomo. Si è fatto ricorso a una tecnica genetica che sfrutta il virus del raffreddore (adenovirus, che viene reso innocuo) per trasportare i geni che sintetizzano le proteine necessarie alla percezione di certi colori. In questo caso si è fatto in modo che la retina delle scimmie – affette da una malattia chiamata amaurosi congenita di Leber – producesse una sostanza chiamata opsina, che ha reso i primati sensibili al rosso e al verde dopo cinque settimane di trattamento. “Abbiamo aggiunto la sensibilità al rosso ai coni (cellule della retina grazie a cui si percepiscono i colori, ndr) in animali nati con una malattia identica al daltonismo – ha affermato il Prof. William W. Hauswirth, Università della Florida –”. In sostanza è stato dimostrato – ha proseguito il docente – che “possiamo curare in un primate, in modo del tutto sicuro per la salute, una malattia che colpisce i coni. Ciò è estremamente incoraggiante per lo sviluppo di terapie contro le malattie […] che portano effettivamente alla cecità”. La scoperta potrebbe rivelarsi utile anche nella cura di altre malattie che colpiscono i coni, come l’ AMD (principale causa di cecità in Occidente) e la retinopatia diabetica .

Fonte: University of Florida

Curato il daltonismo nelle scimmie

Scimmia (uistiti)

Scimmia (uistiti)Curato il daltonismo nelle scimmie Grazie alla terapia genica ricercatori Usa hanno reso i primati sensibili al rosso 25 settembre 2009 – Il daltonismo può essere curato: è stato fatto sulle scimmie (uistiti), intervenendo sul loro Dna, da ricercatori dell’Università di Washington e quella della Florida. Lo studio apre una strada promettente alla cura dell’alterata capacità cromatica (discromatopsia). Gettando così le premesse di una futura terapia genica sull’uomo. Si è fatto ricorso a una tecnica genetica che sfrutta il virus del raffreddore (adenovirus, che viene reso innocuo) per trasportare i geni che sintetizzano le proteine necessarie alla percezione di certi colori. In questo caso si è fatto in modo che la retina delle scimmie – affette da una malattia chiamata amaurosi congenita di Leber – producesse una sostanza chiamata opsina, che ha reso i primati sensibili al rosso e al verde dopo cinque settimane di trattamento. “Abbiamo aggiunto la sensibilità al rosso ai coni (cellule della retina grazie a cui si percepiscono i colori, ndr) in animali nati con una malattia identica al daltonismo – ha affermato il Prof. William W. Hauswirth, Università della Florida –”. In sostanza è stato dimostrato – ha proseguito il docente – che “possiamo curare in un primate, in modo del tutto sicuro per la salute, una malattia che colpisce i coni. Ciò è estremamente incoraggiante per lo sviluppo di terapie contro le malattie […] che portano effettivamente alla cecità”. La scoperta potrebbe rivelarsi utile anche nella cura di altre malattie che colpiscono i coni, come l’ AMD (principale causa di cecità in Occidente) e la retinopatia diabetica .

Fonte: University of Florida

AMD, attenzione ai fattori di rischio

Forma secca di AMD, attualmente incurabile. La prevenzione di questa malattia retinica, che può colpire dopo i 55 anni, è fondamentale

Forma secca di AMD, attualmente incurabile. La prevenzione di questa malattia retinica, che può colpire dopo i 55 anni, è fondamentaleAMD, attenzione ai fattori di rischio Età, intervento di cataratta e ipertensione accrescono la possibilità di contrarre la degenerazione maculare legata all’età 24 settembre 2009 – Più verdura e frutta nella dieta aiutano a scongiurare l’ AMD , prima causa di cecità in Occidente, soprattutto se si beve poco alcol; fanno bene anche gli acidi grassi polinsaturi, ossia i celebri Omega-3 (contenuti, ad esempio, nel pesce). Viceversa, l’avvenuta operazione di cataratta e la pressione alta sono dei fattori di rischio: accrescono la possibilità di contrarre la degenerazione maculare legata all’età. È quanto attesta il “Montelparo Study”, ricerca condotta dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus in collaborazione col Dipartimento di Oftalmologia dell’Università Sapienza di Roma. è stata studiata una popolazione omogenea di 210 pazienti anziani (65 anni o più) a Montelparo, un piccolo comune collinare marchigiano dove non si sono verificati fenomeni d’immigrazione e dove, dall’analisi dei cognomi, si è riscontrata una certa omogeneità.Prof. Filippo Cruciani “è emerso che, tra tutti i fattori di rischio dell’AMD, una dieta ricca di frutta e verdura – ha affermato il Prof. Filippo Cruciani della Sapienza – costituisce un fattore protettivo statisticamente significativo. Invece, l’intervento di cataratta, l’età e l’ipertensione sono fattori di rischio che favoriscono la maculopatia. Al contrario, non hanno mostrato un’associazione il fumo e l’indice di massa corporea”. Tuttavia, in altri studi il consumo di tabacco è emerso come importante fattore di rischio della degenerazione maculare legata all’età. Referenza originale: “Montelparo Study: Risk factors for Age-Related Macular. Degeneration in a little rural community in Italy” di C. Carresi, F. Cruciani, F. Paolucci, T. Curto, L. Mazzeo, G. Cuozzo, A. Moramarco, M. Gharbiya, Clin Ter 2009; 160 (3):e43-e51 Note: Peso diviso il quadrato dell’altezza: secondo l’Oms è considerato regolare per valori compresi tra 18,5 e 24,9. Invece, si è in sovrappeso con un valore tra 25 e 29,9, oltre il quale si è obesi.