Più occhiali dopo la cataratta L’impianto delle lentine intraoculari spesso rende necessario l’uso delle lenti 20 ottobre 2009 – Maggiore impiego degli occhiali dopo l’intervento di cataratta ? La risposta è affermativa secondo uno studio pubblicato sul
British Journal of Ophthalmology. Sono stati studiati 300 pazienti a cui è stato rimosso il cristallino mediante una tecnica chiamata facoemulsificazione (si frantuma la lente naturale divenuta opaca grazie agli ultrasuoni e poi viene aspirata). Dopodiché è stata impiantata una lentina (detta IOL) ossia un cristallino artificiale: la visione si è fatta così più nitida, ma è divenuto ancora più indispensabile l’uso di lenti, nella maggior parte dei casi già necessario in precedenza. Su 169 pazienti intervistati 160 hanno indossato, dopo l’operazione, gli occhiali per vicino, mentre solo 38 hanno dovuto portare gli occhiali per lontano. Il vizio refrattivo più comune dopo l’intervento è l’ astigmatismo – dovuto all’incisione della cornea, anche se può regredire –; inoltre, se si è ipermetropi molto probabilmente si dovranno indossare occhiali per la lettura. Va comunque detto che, il più delle volte, l’operazione di
cataratta viene eseguita su anziani che, ovviamente, essendo presbiti già usano gli occhiali per vicino (con risultati insoddisfacenti perché il cristallino è opacizzato: vedi immagine ). “Dopo l’intervento di cataratta – spiega Paolo, medico oculista della IAPB Italia onlus – generalmente la gradazione è fissa, essendo stata determinata prima dell’intervento. In linea di massima serviranno occhiali per vicino e, solo in una minoranza di casi, per lontano”.
Fonte principale: British Journal of Ophthalmology

ei quali 506 sono sopravvissuti fino alla prima visita oculistica. Di questi ben il 72,7% (368 bambini) erano affetti da ROP (in forma grave quasi nella metà dei casi), cominciata cinque settimane dopo la nascita, pur essendo stati trattati seguendo le linee guida ufficiali. Complessivamente la malattia oculare è stata trattata nel 19,6% dei casi (99 piccoli). 





ci sono da superare “pregiudizi, incomprensioni e anche meschinità” che portano “a misurare in modo troppo ristretto le ricadute possibili sullo sviluppo generale del Paese”. In sostanza: rispetto ad altri Stati sviluppati i piani di sviluppo scientifico non sono di ampio respiro, non si investe abbastanza e la ricerca soffre di una miopia costi-benefici di breve periodo.
ha attraversato diversi periodi politici e diversi governi”, che riguarda innanzitutto “la difficoltà ad ottenere un sufficiente finanziamento pubblico e nello stesso tempo un adeguato impegno finanziario del settore privato per la ricerca”. Il Presidente della Repubblica, infine, ha anche fatto riferimento alla spesa pubblica, “che ha ecceduto largamente i limiti di un indebitamento normale e tollerabile e che senza dubbio deve essere ricondotta sotto controllo”.

