La cornea a congresso

La cornea a congressoDall’11 al 13 giugno a Sorrento convegno sui problemi della superficie oculare

11 giugno 2009 – ù la cornea la protagonista del congresso di tre giorni che si è aperto oggi a Sorrento. Dalle diagnosi delle malattie più comuni che colpiscono la nostra superficie oculare (come la cheratite ) fino alle operazioni chirurgiche. Si parla soprattutto di questo tema – caro a molti medici oculisti – all’appuntamento annuale organizzato dalla Società Italiana Cellule Staminali e Superficie Oculare ( S.I.C.S.S.O. ); in particolare, gli interventi vertono su una malattia oftalmica come il cheratocono e sugli interventi cosiddetti lamellari (che interessano solo alcuni strati della cornea: vedi trapianto ).

Fonte: S.I.C.S.S.O.

Il mondo in ‘rosa’

Il mondo in ‘rosa’ Secondo l’Università di Toronto chi porta lenti rosate sorride di più alla vita

10 giugno 2009 – Vedere il mondo in ‘rosa’ non è più solo una metafora. L’ottimismo, infatti, passa anche per il colore delle lenti che si portano. Dando man forte a ciò che un letterato illustre come Goethe sosteneva: le differenze cromatiche incidono sull’umore. Dunque, l’ottimismo può derivare anche da una diversa percezione dei colori: con le lenti rosate si ‘sorride’ di più alla vita. Quella che potrebbe sembrare una semplice boutade, ora ha invece una base scientifica: l’Università di Toronto ha dimostrato con la risonanza magnetica per immagini come il cervello reagisca positivamente alle lenti di questo colore. Il verdetto è incontrovertibile: il rosa rallegra. Dunque, mentre se si è di cattivo umore il campo visivo si restringe, al contrario il buon temperamento ci rende più recettivi nei confronti del mondo: la corteccia cerebrale visiva riesce a raccogliere più informazioni dalla realtà. Dunque, ciò che percepiamo visivamente è evidentemente anche specchio della nostra interiorità. Ai partecipanti allo studio è stata mostrata un’immagine composita: al centro compariva un viso circondato da figure di vari edifici e luoghi (ad esempio, una casa). Ai soggetti è stato poi chiesto di indicare il sesso della persona, in modo tale che focalizzassero la loro attenzione sull’immagine centrale. Quando erano di cattivo umore le persone non elaboravano le immagini presenti sullo sfondo. Al contrario, quando erano “su di giri” elaboravano più informazioni. La scoperta è stata fatta osservando, in particolare, l’area del paraippocampo, quella correlata alle risposte primarie della corteccia cerebrale visiva. Eppure, non tutto il male viene per nuocere: più informazioni percepite possono anche tradursi in un maggior rischio di distrazione. “Il buono e il cattivo umore – ha affermato con sicurezza il professore di psicologia Adam Anderson – cambiano alla lettera il modo in cui funziona la nostra corteccia cerebrale visiva e il modo in cui vediamo”. Il quale aggiunge che gli stati d’animo negativi corrispondono a una visione a ‘tunnel’. E non si tratta di mera suggestione, visto che lo studio è stato pubblicato sull’autorevole Journal of Neuroscience . “Queste scoperte nel loro insieme – concludono i ricercatori canadesi – suggeriscono che la valenza affettiva influenzi in modo diverso la selezione degli input visivi iniziali, alterando in modo sostanziale il raggio d’azione della codifica delle percezioni”. Referenza originale: Taylor W. Schmitz, Eve De Rosa, and Adam K. Anderson, “Opposing Influences of Affective State Valence on Visual Cortical Encoding”, J. Neurosci. 2009 29: 7199-7207; doi:10.1523/JNEUROSCI.5387-08.2009

Fonti: Università di Toronto (Canada), Journal of Neuroscience .

Quando l’occhio rimane a secco

Quando l’occhio rimane a secco
Secondo la rivista Archives of Ophthalmology ne soffre il 4% degli anziani Usa

9 giugno 2009 – Tempo d’estate, tempo d’occhio secco. Secondo una nuova stima della rivista Archives of Ophthalmology ne soffre il 4% degli anziani americani. Per correre ai ripari si possono usare in abbondanza lacrime artificiali o gel umettanti oculari, specialmente nella stagione calda, quando l’evaporazione del film lacrimale della superficie oculare è più rapida. Una sindrome che può colpire anche i giovani, specialmente se trascorrono molte ore di fronte al monitor ( clicca qui per approfondire).

L’_quipe di ricercatori della Harvard Medical School, del Brigham e del Women’s Hospital ha preso in esame 25.444 uomini. Nel complesso il 3% delle persone ha affermato di soffrire di secchezza oculare (diagnosticata in precedenza). Invece, tra gli ultracinquantenni la percentuale è salita al 4,34%. Dopo gli ottanta anni si riscontra l’incremento maggiore: ne soffre il 7,7%. L’ipertensione, l’ingrossamento della prostata e l’uso di farmaci per curare questi due disturbi (oltre che la depressione) possono provocare un aumento del rischio di contrarre la sindrome dell’occhio secco.

“Si tratta – scrivono gli autori dello studio – di un problema rilevante di salute pubblica, che causa un aumento del rischio di infezioni oculari [vedi cheratiti ] e sintomi di fastidio oculare, affaticamento e disturbi visivi che interferiscono con attività cruciali come la lettura, il lavoro al computer e la guida”.

Referenza originale: Arch Ophthalmol. 2009;127[6]:763-768.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

“Eyetube”, la chirurgia è sul web

Sessione di chirurgia in diretta (video)Eyetube , la chirurgia è sul web
ù cresciuto il numero dei siti che mostrano on-line le operazioni oftalmiche

8 giugno 2009 – Le operazioni chirurgiche oculistiche sono sempre più frequentemente on-line: si può assistere gratuitamente a interventi laser , trapianti di cornea

Sapete, ad esempio, come si opera di cataratta ? Si frantuma il cristallino divenuto opaco con gli ultrasuoni, lo si aspira e lo si sostituisce con un cristallino artificiale. Senonché questa operazione – di routine in Occidente – richiede non solo sofisticate apparecchiature tecnologiche, ma anche una certa pratica. Dunque, sempre più spesso si può vedere sul web ciò che un tempo era relegato alla ‘sacralità’ delle sale operatorie. D’altronde è diventata una prassi sempre più consolidata anche quella di trasmettere sessioni chirurgiche in diretta durante i congressi: le mani d’oro dell’oculista di turno possono così essere apprezzate da un pubblico più esteso di addetti ai lavori.

Nonostante i filmati non godano di una particolare attrattiva per il profano, l’American Academy of Ophthalmology (AAO), la Società americana e quella europea di cataratta e chirurgia refrattiva hanno messo on-line centinaia di operazioni chirurgiche (ad esempio in Eyetube.net e Eyesurgeryvideos.com, ma anche Phacopearls.com). Ovviamente anche YouTube, Google e altri motori di ricerca fanno la loro parte, contribuendo alla diffusione planetaria delle conoscenza delle operazioni oculari. Insomma, la chirurgia oculare è sempre più… in vista: anche l’occhio vuole la sua parte!

Fonte: Arch Ophthalmol., 2009;127(5):648.

Più stabili grazie al cervello

Il cervelloPiù stabili grazie al cervello
Un nuovo studio Usa spiega come facciamo a mantenere ‘fermé le immagini

4 giugno 2009 – Il nostro cervello funziona anche da stabilizzatore delle immagini. Ne sono certi i ricercatori del Centro di neuroscienze della Rutgers University (New Jersey, Usa), i quali ritengono di aver compreso come i movimenti oculari rapidi (detti sàccadi) vengano ignorati in fase di elaborazione delle informazioni visive. In sostanza: le immagini rilevate mentre muoviamo involontariamente gli occhi non vengono cancellate, ma semplicemente non arrivano alla nostra coscienza.Illusione ottica: il movimento è solo apparente

I movimenti oculari rapidi fanno parte del nostro normale modo di vedere. Infatti, quando osserviamo una figura il nostro sguardo non è fisso, ma al contrario è erratico: esplora continuamente le diverse zone. Ve ne potete accorgere osservando gli occhi di qualunque persona abbiate vicino a voi.

Dunque, la stabilità percettiva è possibile, a livello visivo, perché il cervello filtra le informazioni che considera non rilevanti. La scoperta è stata fatta in modo molto semplice: facendo uso di un’illusione ottica in cui compariva una linea orizzontale che faceva sembrare ellittico un cerchio perfetto. Anche se i volontari che hanno partecipato all’esperimento non ricordavano di aver visto la linea, evidentemente ne avevano fatto comunque esperienza. Una realtà che non sarebbe spiegabile se il cervello cancellasse determinati dati alla

Fonte.

Leggi anche: “Quando il movimento è solo un’illusione“.

Referenza originale: Tamara L. Watson and Bart Krekelberg, “The Relationship between Saccadic Suppression and Perceptual Stability”, Current Biology , 28 May 2009. Entrambi del Center for Molecular and Behavioral Neuroscience, Rutgers University, USA

Fonte: Rutgers University Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Miglior sonno con gli occhiali luminosi

Occhiali luminosi (foto: rpi.edu)Miglior sonno con gli occhiali luminosi
Terapia alternativa sperimentata negli Usa contro l’insonnia degli anziani

1 giugno 2009 – Non sono occhiali da ciclista del futuro anche se lo sembrano. Hanno una luce blu nella parte superiore della montatura che si può spegnere e accendere a piacimento. Eppure non si tratta di un gioco, ma di seria ricerca scientifica: è un modo alternativo per curare i disturbi del sonno negli anziani. La brillante invenzione è made in the Usa e, in particolare, si tratta di un prototipo del Politecnico Rensselaer . L’idea è basata sul fatto che l’alternanza luce/buio determina i cicli circadiani (ritmi biologici del metabolismo). Dunque, si può combattere l’insonnia regolando opportunamente la quantità di luce che arriva a un individuo.

Gli occhiali ‘luminosi’ sono stati portati da 11 persone di età compresa tra i 51 e gli 80 anni. Ognuno di loro è stato esposto a due diversi livelli di luce blu (circa 50 e 10 lux) per 90 minuti in due notti diverse. Contestualmente sono stati prelevati campioni di sangue e di saliva per controllare i livelli notturni di melatonina – un ormone utilizzato come indicatore del ciclo circadiano – più alti durante la notte o, comunque, nell’oscurità. Dopo una sola ora di esposizione alla luce emessa dagli occhiali sperimentali il livello di melatonina si è ridotto del 35% con la luce meno intensa e del 60% con quella più forte.

“Lo stimolo luminoso – spiega Mariana Figueiro, direttrice del progetto di ricerca – viaggia fino alla retina, ilBulbo oculare tessuto nervoso fotosensibile che si trova sulla ‘pareté interna posteriore del bulbo oculare, il quale poi arriva all’orologio principale del cervello. Tuttavia, una combinazione dei cambiamenti correlati all’età e uno stile di vita più sedentario possono ridurre la quantità di stimoli luminosi che giungono alla retina dell’anziano, riducendo pertanto la quantità di luce [che regola il] sistema circadiano”.

Referenza originale: Mariana Figueiro, Andrew Bierman, John Bullough, and Mark Rea, “A Personal Light-Treatment Device for Improving Sleep Quality in the Elderly: Dynamics of Nocturnal Melatonin Suppression at Two Exposure Levels” , Chronobiology International, Volume 26 Issue 4, 726.

Fonte: Rensselaer Polytechnic Institute Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

A contatto… con le staminali

cornea

corneaA contatto… con le staminali Un’università australiana ha usato cellule giovanissime per riparare la superficie oculare coltivandole su lenti a contatto 29 maggio 2009 – Miglior vista grazie alle staminali coltivate su speciali lenti a contatto . Un’équipe universitaria australiana è riuscita a riparare la superficie oculare trasparente usando, infatti, quelle della cornea ; ma la particolarità della procedura consiste nel fatto che, sono riusciti a mettere in coltura sulle lenti terapeutiche un po’ di cellule prelevate dal limbus (vedi foto). In seguito alla loro applicazione la vista, nel giro di alcune settimane, secondo i ricercatori “è migliorata significativamente”. Grazie a semplice intervento, infatti, queste lenti ‘arricchite’ sono state applicate per dieci giorni con buoni risultati: le cellule staminali sono state in grado di restituire l’integrità alla superficie oculare danneggiata. Non solo questa procedura è applicabile a persone che rischiano la cecità a causa dei danni alla lente esterna dei nostri occhi (l’altra è il cristallino), ma si spera che abbia applicazioni persino con altri organi. Tuttavia, per ora questa tecnica è stata impiegata solo su tre pazienti: due con un ampio danno alla cornea causato da diversi interventi chirurgici per rimuovere melanomi oculari (tumori), mentre un terzo intervento è stato eseguito per una malattia genetica chiamata aniridia (assenza dell’iride). Altri danni alla cornea possono essere dovuti a ustioni (chimiche o termiche), infezioni batteriche, cheratiti , chemioterapia, traumi fisici, ecc. “La procedura è assolutamente semplice ed economica – ha affermato il direttore dello studio, Nick Di Girolamo,Nick Di Girolamo e Stephanie Watson dellUniversità di New South Wales (Sidney, Australia). 

Fonte: http://www.unsw.edu.au”  class=”right” src=”https://iapb.it/wp-content/uploads/2009/05/Lenti_contatto_con_staminali_medici_australiani.jpg” width=”180″ height=”169″ /> dell’Università di New South Wales (Sidney) –. A differenza di altre tecniche non richiede materiale umano o animale estraneo, ma solo il siero del paziente, ed è assolutamente non invasiva”. Occorre, tuttavia, prelevare un po’ di materiale dalla superficie oculare. </span>      <span >Il fatto confortante è che questa terapia si possa praticare anche nei Paesi in via di sviluppo: bastano un chirurgo e un laboratorio di coltura del tessuto corneale. Dunque, non occorrono apparecchiature avveniristiche. Inoltre, poiché le staminali appartengono al paziente stesso non si va incontro al problema del rigetto. Forse un giorno si troverà una tecnica a base di staminali con cui riparare i danni alla retina; ma per ora è un sogno… a occhi aperti!</span>      <span ><em>Nota:</em> lenti curative che non modificano la dimensione delle immagini, sono capaci di rilasciare farmaci e facilitano la rigenerazione del tessuto. Si usano, ad esempio, dopo interventi di <a href= chirurgia refrattiva (come la PRK). Referenza originale: Transplantation. 2009 May 27;87(10):1571-8. “A contact lens-based technique for expansion and transplantation of autologous epithelial progenitors for ocular surface reconstruction”, Di Girolamo N, Bosch M, Zamora K, Coroneo MT, Wakefield D, Watson SL.

Fonti: University of New South Wales (Sidney, Australia), Pubmed .

Lampi di genio

Lampi di genio
Da oggi in questo sito si può consultare la scheda sui fosfeni

27 maggio 2009 – Se vedete dei lampi senza motivo apparente, vi potrà venire un “lampo di genio”: consultate uno specialista. Per capire intanto di cosa si tratti potete consultare in questo sito la voce fosfeni, dal carattere esclusivamente informativo (e non prescrittivo). Una scheda che si aggiunge ad altre recentemente pubblicate: si va dal “ trapianto di cornea ” sino alla “ retinopatia miopica ”, passando per quelle più classiche come il glaucoma, il calazio e la congiuntivite. Oltre alla sezione dedicata alle patologie e a un’altra che si concentra sui difetti e i disturbi visivi, ve ne è una terza che desta particolare interesse: quella dei consigli utili per voi che leggete sul monitor e, pertanto, dovreste seguire tutti i suggerimenti del caso soprattutto se usate molto il computer (clicca qui per approfondire). Da segnalare, come new entry , anche la scheda sullo strabismo.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Non fumatevi il cervello

Avvertenza grafica: il fumo può causare una morte lenta e dolorosa

Il 31 maggio si è celebrata la Giornata mondiale senza tabacco voluta dall’Oms e sostenuta anche dalla IAPB Italia onlus

Il 31 maggio ricorre la Giornata mondiale senza tabacco voluta dall’Oms. Infatti, secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite il fumo è la seconda causa di morte al mondo: fa perdere la vita a un adulto su dieci. Non solo, ma può anche far perdere la vista, principalmente perché è tra i principali fattori di rischio della degenerazione maculare legata all’età (AMD , prima causa di cecità in Occidente).

L’argomento principale della Giornata celebrata nel 2009 sono state le avvertenze sanitarie stampate sui pacchetti (Tabacco Health Warnings). Queste avvertenze illustrate già sono in uso in una Avvertenza grafica: il fumo può causare una morte lenta e dolorosadozzina di Paesi, tra cui l’Inghilterra (in seguito saranno introdotte anche in Italia, ndr).

Abbiamo in mano la soluzione contro l’epidemia del tabacco a livello mondiale – ha affermato Margaret Chan, Direttrice Generale dell’Oms – che minaccia la vita di un miliardo di uomini, donne e bambini nel corso di questo secolo.

La prima Giornata mondiale contro il fumo – prima causa prevenibile di malattie – venne celebrata nel 1987. Nel 2008 è stata dedicata principalmente a una giovinezza libera dal tabacco e dalla pubblicità ingannevole nel settore. In ogni caso, levatevi il fumo dalla testa: fa male anche agli occhi! fumatrice

Qual è il ruolo dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità?
Tale campagna Oms è condivisa e sostenuta attivamente dalla IAPB Italia onlus (Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità), che cerca di scoraggiare il consumo di tabacco, concentrandosi sulle patologie che provocano danni alla vista.

Cosa ha fatto la IAPB Italia onlus?
L’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità ha portato avanti con convinzione, già il 30 maggio del 2006, la Smoking and blindness campaign (“Campagna sul fumo e sulla cecità”) condotta a Bruxelles, la città dove sono presenti diverse istituzioni dell’Unione europea. Questa iniziativa, a cui ha Campagna antifumo a Bruxellespartecipato anche il presidente della IAPB Italia onlus, l’avv. Giuseppe Castronovo, ha avuto come obiettivo principale la revisione degli warnings sui prodotti del tabacco: anche per questa ragione oggi in Italia si legge la frase: “Il fumo aumenta il rischio di cecità”.

Che conseguenze può avere il fumo a livello oculare?

E’ stato dimostrato che esiste una correlazione stretta tra il consumo di tabacco e l’AMD, una malattia che colpisce la zona centrale della retina (macula) e si manifesta nelle prime fasi con una distorsione delle immagini. Secondo studi scientifici in chi fuma la probabilità di essere colpiti dalla degenerazione maculare legata all’età è almeno doppia rispetto ai non fumatori. Dunque, il fumo può rendere ciechi; senza considerare che può provocare irritazioni oculari anche in chi si trovasse nello stesso ambiente dove altri fumano.

Quante persone consumano tabacco?
E’ noto che circa la metà di chi fuma regolarmente – oltre 650 milioni di persone – potrebbe essere vittima delle spire del fumo. Altrettanto preoccupante è il fatto che decine di migliaia di persone che non hanno mai aspirato una sigaretta siano danneggiate dal fumo passivo. Solo in Italia è stato stimato che il fumo mieta almeno 90.000 vittime l’anno, soprattutto a causa dei tumori. Inoltre dati Istat dimostrano come l’età della prima sigaretta si sia abbassata notevolmente: la percentuale di adolescenti che hanno iniziato a fumare prima dei 14 anni è cresciuta del 60% tra il 2000 e il 2005.

Complessivamente in Italia è cresciuto il numero dei fumatori complessivo (per la prima volta dopo sei anni). Se fino allo scorso anno, infatti, si assisteva ad un declino costante, seppur lieve, quest’anno si registra un aumento di 3,4 punti percentuali (soprattutto tra le donne). Un aumento a cui corrisponde una diminuzione degli ex fumatori, passati dal 18,4 del 2008 al 14,6% del 2009. Non si registra, invece, un incremento delle vendite di tabacco, che anzi sono calate nel 2008 dello 0,9%. Rimane stabile, infine, il numero medio di sigarette fumate quotidianamente: sono 14. [[Lo ha rilevato un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), condotta in collaborazione con la Doxa, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori]].

Da quando vige il divieto di fumare nei locali pubblici?

Nel nostro Paese, a partire dal 10 gennaio 2005 è entrato in vigore il divieto di fumare in tutti i locali chiusi se non in aree appositamente riservate (ai sensi dell’art. 51 della legge del 16 gennaio 2003 sulla “Tutela della salute dei non fumatori”). Gli sforzi per ridurre il numero di coloro che fumano e per proteggere la società dagli effetti nocivi del fumo attivo e passivo hanno conquistato sempre più consensi in Italia, nell’Unione europea e nel resto del mondo.

Da quando si fa uso di tabacco in Occidente?
La cattiva abitudine di masticare tabacco e di fumarlo risale, nei Paesi occidentali, alla scoperta dell’America. Il Visione di malato di AMD (stadio avanzato)vizio si propagò rapidamente tra i marinai dopo il 1492 e, in seguito, si diffuse su ampia scala.

Consulta l’elenco dei centri antifumo in Italia ripartiti per Regione

Fonti: Oms (Who), Istituto Superiore di Sanità

Leggere col cervello

EncefaloLeggere col cervello
Le parole sono considerate entità distinte dalla corteccia visiva che le riconosce


26 maggio 2009 – La lettura va fatta… col cervello: è l’organo che contiene le nostre parole, che vengono però percepite come entità distinte. ù quanto sostengono ricercatori dell’Università di Georgetown (Usa), i quali nella corteccia deputata alla visione hanno individuato neuroni specializzati nell’elaborazione delle parole scritte.Ottotipo: tabella per misurare lacuità visiva grazie alle lettere

Per condurre la ricerca si è studiata l’attività cerebrale grazie alla risonanza magnetica funzionale di diversi volontari, di cui sono state studiate le variazioni del flusso ematico che arriva alla corteccia visiva (parte della quale si occupa delle parole). Termini che differiscono per una sola lettera, come ‘casa’ e ‘cosa’ attivano gruppi di neuroni diversi: le due ‘fotografié del cervello non sono sovrapponibili, come se i due vocaboli fossero del tutto differenti.

Questa scoperta fornisce ulteriori indizi sulla lettura: potrà consentire di diagnosticare più precocemente eventuali disturbi, consentendo di trattare ad esempio con maggiore efficacia disturbi come la dislessia.

“La lettura è basata su rappresentazioni neurali che dipendono dall’esperienza – ha assicurato il direttore della ricerca, Maximilian Riesenhuber, del laboratorio di neuroscienze cognitive -. L’evoluzione non ci ha inserito nel cervello un piccolo dizionario”. Infatti, sembra funzionare in un altro modo: soprattutto per associazioni d’immagini invece che per lemmi sistemati in ordine alfabetico.

Fonti: Neuron ( Cell ), Georgetown University Medical Center.

Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus . Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.