Premio Nobel alla chimica della vita

Rappresentazione artistica del ribosoma in fase di trascrizione (copiatura del Dna). Fonte: www.contenidos.educarex.es

Rappresentazione artistica del ribosoma in fase di trascrizione (copiatura del Dna). 

Fonte: www.contenidos.educarex.es”  class=”left” width=”300″ height=”200″ src=”https://iapb.it/wp-content/uploads/2009/10/ribosoma-cellula.gif” />Premio Nobel alla chimica della vita </span><span class=I tre vincitori hanno studiato la struttura dei ribosomi, organuli cellulari 8 ottobre 2009 Il Nobel per la chimica è andato ieri a tre studiosi dei meccanismi cellulari: Venkatraman Ramakrishnan (che lavora a Cambridge, in Gran Bretagna), Thomas Steitz (professore a Yale, Usa) e Ada Yonath (Weizmann Institute of Science, Israele). Il loro merito è quello di aver condotto straordinarie ricerche sulla struttura e la funzione del ribosoma, un organulo indispensabile alla cellula perché provvede alle sintesi delle proteine. È quanto è stato reso noto dall’Accademia svedese delle Scienze; i tre vincitori sono stati descritti come “combattenti nella battaglia dell’onda montante delle infezioni batteriche incurabili”.

Fonti: Bbc, Nobelprize.org, Wiki.

Uk, telemedicina contro intasamento ospedali

UK, telemedicina contro intasamento ospedali Ne dà notizia l’Oms nel proprio sito: serve a chi soffre di malattie croniche 6 ottobre 2009 – La lotta contro le malattie croniche passa anche attraverso la telemedicina. Monitorando parametri quali il livello di zuccheri nel sangue (glicemia) o la frequenza dei battiti cardiaci si possono tenere d’occhio i malati a distanza: è quanto avviene in Gran Bretagna, dove oltre un quarto della popolazione soffre di malattie croniche. Ne ha dato notizia l’Oms nel suo sito ufficiale, riprendendo i contenuti del suo bollettino che descrive un programma atto a ridurre ricoveri in ospedale. Il corretto stile di vita è fondamentale per prevenire le malattie o per aiutarne la guarigione: controlli medici periodici, tenere sotto controllo il peso corporeo, l’esercizio fisico regolare, smettere di fumare e alimentarsi correttamente sono una buona prassi. Il primato di malattia cronica più diffusa in Italia – stando a dati Istat diffusi lo scorso anno – va all’artrosi e all’artrite (18,6%), a cui seguono l’ipertensione (13,9%) e le allergie (10,9%). I mal di testa affliggono quasi otto malati cronici su cento, mentre è stata diagnosticata la depressione nel 5,4% dei casi. Tra le patologie che colpiscono gli ultrasessantacinquenni compare la cataratta (col 5%), facilmente operabile grazie alla sostituzione del cristallino naturale (divenuto opaco) con uno artificiale; senza parlare del fatto che, tra le malattie dovute a sensibilizzazione, è da annoverare anche la congiuntivite allergica .

Fonti: Oms, Istat

Uk, telemedicina contro intasamento ospedali

UK, telemedicina contro intasamento ospedali Ne dà notizia l’Oms nel proprio sito: serve a chi soffre di malattie croniche 6 ottobre 2009 – La lotta contro le malattie croniche passa anche attraverso la telemedicina. Monitorando parametri quali il livello di zuccheri nel sangue (glicemia) o la frequenza dei battiti cardiaci si possono tenere d’occhio i malati a distanza: è quanto avviene in Gran Bretagna, dove oltre un quarto della popolazione soffre di malattie croniche. Ne ha dato notizia l’Oms nel suo sito ufficiale, riprendendo i contenuti del suo bollettino che descrive un programma atto a ridurre ricoveri in ospedale. Il corretto stile di vita è fondamentale per prevenire le malattie o per aiutarne la guarigione: controlli medici periodici, tenere sotto controllo il peso corporeo, l’esercizio fisico regolare, smettere di fumare e alimentarsi correttamente sono una buona prassi. Il primato di malattia cronica più diffusa in Italia – stando a dati Istat diffusi lo scorso anno – va all’artrosi e all’artrite (18,6%), a cui seguono l’ipertensione (13,9%) e le allergie (10,9%). I mal di testa affliggono quasi otto malati cronici su cento, mentre è stata diagnosticata la depressione nel 5,4% dei casi. Tra le patologie che colpiscono gli ultrasessantacinquenni compare la cataratta (col 5%), facilmente operabile grazie alla sostituzione del cristallino naturale (divenuto opaco) con uno artificiale; senza parlare del fatto che, tra le malattie dovute a sensibilizzazione, è da annoverare anche la congiuntivite allergica .

Fonti: Oms, Istat

Il Nobel premia fibre ottiche e sensore fotografico

Fibre ottiche

Fibre otticheIl Nobel premia fibre ottiche e sensore fotografico Il riconoscimento dell’Accademia di Stoccolma per la fisica va a Charles K. Kao, Willard S. Boyle e a George E. Smith 6 ottobre 2009 – Un premio Nobel per la fisica che ha come protagonista la luce. Infatti, oggi l’Accademia di Stoccolma ha assegnato il riconoscimento a Charles K. Kao “per le sue scoperte pionieristiche che riguardano la trasmissione della luce nelle fibre ottiche” (per la comunicazione). Gli altri due premiati sono Willard S. Boyle e George E. Smith per l’invenzione di un circuito molto usato in fotografia (chiamato sensore CCD, il cuore di molte fotocamere digitali). Infatti, grazie ad esso si può ‘impressionare’ ciò che si ritrae. Come? Immagazzinando una carica elettrica proporzionale all’intensità (e alla frequenza) della luce che lo colpisce. Grazie a un segnale elettrico si può ricostruire poi una griglia di pixel, ossia dei classici puntini colorati da cui è composto anche lo schermo su cui ora state leggendo.

Fonti: Nobelprize , Wiki.

Staminali contro le degenerazioni retiniche

Staminali embrionali

Staminali embrionaliStaminali contro le degenerazioni retiniche Ricercatori israeliani sono riusciti a riparare danni alla retina partendo da cellule embrionali 5 ottobre 2009 – In futuro potrebbero bloccare le degenerazioni della retina. Sono le cellule staminali che, quando correttamente indirizzate nella loro crescita, possono essere usate per riparare il tessuto fotosensibile del nostro occhio; si stanno rivelando potenzialmente utili per chi è colpito da malattie oculari oggi considerate incurabili, che implicano una morte progressiva dei neuroni retinici. In un nuovo studio israeliano condotto sulle cavie da laboratorio impiegando le staminali embrionali umane si è riusciti a riparare i danni oculari alla retina: si tratta di un altro significativo passo avanti nella lotta contro la cecità. In questo caso si è puntato a curare malattie oculari che causano un danno all’epitelio pigmentato (strato cellulare retinico intermedio che nutre i sovrastantiCavia da laboratorio fotorecettori, attaccato saldamente alla sottostante coroide), come la retinite pigmentosa e l’ AMD (attualmente è trattabile solo la forma più grave, detta umida). In particolare, i ricercatori hanno studiato il ruolo importante svolto dalla vitamina B3 (nicotinammide) e da una proteina chiamata attivina A nel dirigere lo sviluppo delle staminali embrionali: da cellule ‘bambine’ indifferenziate sono diventate adulte, assumendo la funzione di cellule epiteliali retiniche. “Nonostante esistano – ha affermato Benjamin Reubinoff, uno degli autori dello studio – una serie di approcci terapeutici allo studio per ritardare il processo degenerativo, la triste realtà è che molti pazienti, in fin dei conti, perdono la vista”. Dunque, ha concluso il ricercatore, “la terapia cellulare per rimpiazzare le cellule degenerative dell’epitelio pigmentato potrebbe potenzialmente bloccare la progressione della malattia”. Tra i rischi principali dell’impiego delle staminali, tuttavia, c’è quello di indurre un tumore: una volta impiantate non sono ancora pienamente controllabili. Referenza originale: “Directed Differentiation of Human Embryonic Stem Cells into Functional Retinal Pigment Epithelium Cells” di Maria Idelson et al. , Cell Stem Cell, Volume 5, Issue 4, 396-408, 2 October 2009, doi:10.1016/j.stem.2009.07.002

Fonti: Cell Press (C. Genova), Cell-Stem Cell

Staminali contro le degenerazioni retiniche

Staminali embrionali

Staminali embrionaliStaminali contro le degenerazioni retiniche Ricercatori israeliani sono riusciti a riparare danni alla retina partendo da cellule embrionali 5 ottobre 2009 – In futuro potrebbero bloccare le degenerazioni della retina. Sono le cellule staminali che, quando correttamente indirizzate nella loro crescita, possono essere usate per riparare il tessuto fotosensibile del nostro occhio; si stanno rivelando potenzialmente utili per chi è colpito da malattie oculari oggi considerate incurabili, che implicano una morte progressiva dei neuroni retinici. In un nuovo studio israeliano condotto sulle cavie da laboratorio impiegando le staminali embrionali umane si è riusciti a riparare i danni oculari alla retina: si tratta di un altro significativo passo avanti nella lotta contro la cecità. In questo caso si è puntato a curare malattie oculari che causano un danno all’epitelio pigmentato (strato cellulare retinico intermedio che nutre i sovrastantiCavia da laboratorio fotorecettori, attaccato saldamente alla sottostante coroide), come la retinite pigmentosa e l’ AMD (attualmente è trattabile solo la forma più grave, detta umida). In particolare, i ricercatori hanno studiato il ruolo importante svolto dalla vitamina B3 (nicotinammide) e da una proteina chiamata attivina A nel dirigere lo sviluppo delle staminali embrionali: da cellule ‘bambine’ indifferenziate sono diventate adulte, assumendo la funzione di cellule epiteliali retiniche. “Nonostante esistano – ha affermato Benjamin Reubinoff, uno degli autori dello studio – una serie di approcci terapeutici allo studio per ritardare il processo degenerativo, la triste realtà è che molti pazienti, in fin dei conti, perdono la vista”. Dunque, ha concluso il ricercatore, “la terapia cellulare per rimpiazzare le cellule degenerative dell’epitelio pigmentato potrebbe potenzialmente bloccare la progressione della malattia”. Tra i rischi principali dell’impiego delle staminali, tuttavia, c’è quello di indurre un tumore: una volta impiantate non sono ancora pienamente controllabili. Referenza originale: “Directed Differentiation of Human Embryonic Stem Cells into Functional Retinal Pigment Epithelium Cells” di Maria Idelson et al. , Cell Stem Cell, Volume 5, Issue 4, 396-408, 2 October 2009, doi:10.1016/j.stem.2009.07.002

Fonti: Cell Press (C. Genova), Cell-Stem Cell

Un premio Nobel contro l’invecchiamento

DNA

DnaUn premio Nobel contro l’invecchiamento Il riconoscimento per la Medicina va a Blackburn, Greider e Szostack per gli studi sui telomeri condotti negli Usa 5 ottobre 2009 – Un orologio biologico ticchetta in ogni cellula del nostro organismo. A proteggere il nostro Dna dall’usura ci sono i ‘telomeri’, regioni terminali dei cromosomi, che rappresentano contemporaneamente uno scudo contro il trascorrere del tempo. Sono costituiti da sequenze di codice genetico ripetute più volte e si accorciano progressivamente. Ebbene, il Premio Nobel 2009 per la Medicina è andato a Elizabeth H. Blackburn, Carol W. Greider e Jack W. Szostak proprio “per la scoperta di come i cromosomi siano protetti dai telomeri e dall’enzima telomerasi”. Dunque, questo riconoscimento dell’Accademia di Stoccolma viene diviso fra tre ricercatori che lavorano negli Usa. I 46 cromosomi – organizzati in 23 coppie – costituiscono tutto il nostro genoma: è come se fossero altrettantiI geni appartengono ai cromosomi i quali, a loro volta, costituiscono il DNA (sono 46 in tutto, organizzati in 23 coppie) capitoli del ‘libro della vita’ (scritto con quattro lettere diverse, dette basi azotate). Se i telomeri si accorciassero molto rapidamente, la cellula invecchierebbe in modo altrettanto veloce. Sono importanti anche per la medicina rigenerativa: nei topi geneticamente modificati, privati dell’enzima telomerasi, le cellule staminali perdono la loro funzionalità e non riescono più a rigenerare i tessuti danneggiati; inoltre, la sua azione è importante anche per ridurre il rischio che le cellule diventino cancerose. Dunque, il loro studio consente di comprendere diversi meccanismi biologici fondamentali e forse consentirà – un giorno – di allungare la vita. Nota: Rispettivamente presso l’Università della California; alla Johns Hopkins University; all’Howard Hughes Medical Institute, l’Harvard Medical School e il Massachusetts General Hospital.

Fonti: Nobelprize.org , Bbc (Health), Campus IFOM-IEO.

Un premio Nobel contro l’invecchiamento

DNA

DnaUn premio Nobel contro l’invecchiamento Il riconoscimento per la Medicina va a Blackburn, Greider e Szostack per gli studi sui telomeri condotti negli Usa 5 ottobre 2009 – Un orologio biologico ticchetta in ogni cellula del nostro organismo. A proteggere il nostro Dna dall’usura ci sono i ‘telomeri’, regioni terminali dei cromosomi, che rappresentano contemporaneamente uno scudo contro il trascorrere del tempo. Sono costituiti da sequenze di codice genetico ripetute più volte e si accorciano progressivamente. Ebbene, il Premio Nobel 2009 per la Medicina è andato a Elizabeth H. Blackburn, Carol W. Greider e Jack W. Szostak proprio “per la scoperta di come i cromosomi siano protetti dai telomeri e dall’enzima telomerasi”. Dunque, questo riconoscimento dell’Accademia di Stoccolma viene diviso fra tre ricercatori che lavorano negli Usa. I 46 cromosomi – organizzati in 23 coppie – costituiscono tutto il nostro genoma: è come se fossero altrettantiI geni appartengono ai cromosomi i quali, a loro volta, costituiscono il DNA (sono 46 in tutto, organizzati in 23 coppie) capitoli del ‘libro della vita’ (scritto con quattro lettere diverse, dette basi azotate). Se i telomeri si accorciassero molto rapidamente, la cellula invecchierebbe in modo altrettanto veloce. Sono importanti anche per la medicina rigenerativa: nei topi geneticamente modificati, privati dell’enzima telomerasi, le cellule staminali perdono la loro funzionalità e non riescono più a rigenerare i tessuti danneggiati; inoltre, la sua azione è importante anche per ridurre il rischio che le cellule diventino cancerose. Dunque, il loro studio consente di comprendere diversi meccanismi biologici fondamentali e forse consentirà – un giorno – di allungare la vita. Nota: Rispettivamente presso l’Università della California; alla Johns Hopkins University; all’Howard Hughes Medical Institute, l’Harvard Medical School e il Massachusetts General Hospital.

Fonti: Nobelprize.org , Bbc (Health), Campus IFOM-IEO.

Un premio Nobel contro l’invecchiamento

DNA

DnaUn premio Nobel contro l’invecchiamento Il riconoscimento per la Medicina va a Blackburn, Greider e Szostack per gli studi sui telomeri condotti negli Usa 5 ottobre 2009 – Un orologio biologico ticchetta in ogni cellula del nostro organismo. A proteggere il nostro Dna dall’usura ci sono i ‘telomeri’, regioni terminali dei cromosomi, che rappresentano contemporaneamente uno scudo contro il trascorrere del tempo. Sono costituiti da sequenze di codice genetico ripetute più volte e si accorciano progressivamente. Ebbene, il Premio Nobel 2009 per la Medicina è andato a Elizabeth H. Blackburn, Carol W. Greider e Jack W. Szostak proprio “per la scoperta di come i cromosomi siano protetti dai telomeri e dall’enzima telomerasi”. Dunque, questo riconoscimento dell’Accademia di Stoccolma viene diviso fra tre ricercatori che lavorano negli Usa. I 46 cromosomi – organizzati in 23 coppie – costituiscono tutto il nostro genoma: è come se fossero altrettantiI geni appartengono ai cromosomi i quali, a loro volta, costituiscono il DNA (sono 46 in tutto, organizzati in 23 coppie) capitoli del ‘libro della vita’ (scritto con quattro lettere diverse, dette basi azotate). Se i telomeri si accorciassero molto rapidamente, la cellula invecchierebbe in modo altrettanto veloce. Sono importanti anche per la medicina rigenerativa: nei topi geneticamente modificati, privati dell’enzima telomerasi, le cellule staminali perdono la loro funzionalità e non riescono più a rigenerare i tessuti danneggiati; inoltre, la sua azione è importante anche per ridurre il rischio che le cellule diventino cancerose. Dunque, il loro studio consente di comprendere diversi meccanismi biologici fondamentali e forse consentirà – un giorno – di allungare la vita. Nota: Rispettivamente presso l’Università della California; alla Johns Hopkins University; all’Howard Hughes Medical Institute, l’Harvard Medical School e il Massachusetts General Hospital.

Fonti: Nobelprize.org , Bbc (Health), Campus IFOM-IEO.

La salute difesa… coi denti

Sezione di un dente (Fonte: wikipedia)

Sezione di un dente (Fonte: wikipedia)La salute difesa… coi denti Esiste a Roma un ambulatorio per ciechi e ipovedenti che si vogliono sottoporre a cure odontoiatriche 1 ottobre 2009 – Si mira a curare i denti, ma naturalmente… non alla cieca. I pazienti hanno però una caratteristica: sono non vedenti o vedono molto poco. Si possono rivolgere a un ambulatorio odontoiatrico attrezzato ad hoc per i disabili visivi, che si trova presso l’ospedale George Eastman di Roma. Si tratta di una realtà nata due anni fa da una collaborazione tra la Asl ( Roma A ) e l’Unione dei ciechi e degli ipovedenti del Lazio, dove chi soffre di menomazioni visive può godere di una corsia preferenziale. Contatto utile: per prenotazioni tel. 06-84483385, dal lunedì al venerdì (8.30-12.30)