Guardiamo negli occhi il declino cognitivo

Vasi retinici

Vasi retiniciGuardiamo negli occhi il declino cognitivo Secondo uno studio Usa alterazioni dei vasi sanguigni della retina possono corrispondere ad analoghe alterazioni dei vasi cerebrali 22 ottobre 2009 – Il declino cognitivo si può leggere… negli occhi! Infatti, se si riscontrano alterazioni dei piccoli vasi sanguigni della retina lo stesso può avvenire nel cervello, con conseguenti prestazioni intellettuali peggiori. Questa è la conclusione a cui perviene uno studio pubblicato dalla rivista Neurology . Oltre ottocento anziani si sono sottoposti a diversi test: valutazione della memoria verbale ( Word Fluency Test , nel quale bisogna dire il numero di parole più elevato possibile appartenente a una stessa categoria, ad esempio tutti i nomi di animali che vengono in mente in sessanta secondi); esame della memoria di numeri e simboli matematici ( Digit Symbol Substitution ) e verifica del numero di parole ricordate a distanza di alcuni minuti ( Delayed Word Recall ). Questi test cognitivi sono stati accompagnati da foto del fondo oculare, con cui è stato possibile individuare anomalie vascolari retiniche. è stata inequivocabile la riduzione delle prestazioni cognitive quando si sono riscontrate alterazioni del microcircolo retinico: una perdita media di 1,64 parole nel Word Fluency Test (mentre non si era riscontrata una diminuzione in chi non era affetto da retinopatia) e un punteggio più basso più frequente nel Digit Symbol Substitution Test . Insomma, si tratta di uno studio che dimostra come l’organismo non vada affatto concepito per compartimenti stagni. “Segni di cambiamenti vascolari retinici – scrivono i ricercatori –, così come i marcatori dei microvasi cerebrali, sono associati al declino delle funzioni esecutive e della velocità psicomotoria, aggiungendo un’altra prova circa il ruolo delle malattie microvascolari nel declino cognitivo degli anziani”. In precedenti studi, tuttavia, è stato dimostrato come l’esercizio fisico regolare e moderato possa contribuire ad evitare o a ridurre il declino intellettuale, specialmente quando associato ad altre abitudini salutari (una dieta sana e varia, rinuncia al fumo, esercizio mentale costante). Referenza originale: “Retinal microvascular abnormalities and cognitive decline”, di S. R. Lesage, MD, T. H. Mosley, PhD, T. Y. Wong, MD, PhD, M. Szklo, MD, DrPH, D. Knopman, MD, D. J. Catellier, PhD, S. R. Cole, PhD, MPH, R. Klein, MD, MPH, J. Coresh, MD, PhD, L. H. Coker, PhD and A. R. Sharrett, MD, DrPH, Neurology 2009;73:862-868

Fonti: Neurology, The Journals of Gerontology. Ultimo aggiornamento di questa pagina: 23 ottobre 2009

Quando la prevenzione si fa in grande

Quando la prevenzione si fa in grande Diagnosticare malattie oculari precocemente può salvare la vista: presto negli Usa una nuova campagna 21 ottobre 2009 – La prevenzione si fa grande se guarda ai più piccoli. Problemi oculari diagnosticati in giovanissima età (ad esempio uno strabismo ), se curati tempestivamente da un oculista, possono significare una vista salvata. Non a caso l’Accademia oftalmologica americana (Aao) e l’Associazione di oftalmologia e strabismo pediatrici (Aapos) stanno preparando una nuova campagna: si punta a far recepire in tutti i singoli stati degli Usa (finora undici) una legge che prevede screening oculistici obbligatori per i bambini. Di analogo tenore sono le richieste avanzate da molti oculisti italiani e dall’Oms, tanto che – in occasione della Giornata mondiale della vista che si è celebrata l’8 ottobre – il Viceministro alla Salute Ferruccio Fazio ha annunciato che verranno effettuati screening neonatali (nelle Regioni che faranno propria la proposta) e, a breve, sarà istituita una Commissione ministeriale per la prevenzione della cecità, di cui faranno parte autorevoli componenti dellaControllo oculistico IAPB Italia onlus. Screening oculistici periodici assicurano che i bambini vengano controllati nel periodo fondamentale dello sviluppo delle capacità visive; ad esempio l’occhio pigro ( ambliopia ), se non diagnosticato per tempo, non è curabile in età adulta. “Gli occhi sani e una buona visione – ha affermato Gail Summers, Presidente della Aapos americana – sono essenziali per lo sviluppo e l’apprendimento del bambino”. Dunque, è evidente che è necessario rafforzare i controlli oftalmici periodici, in modo da assicurare – ha concluso Summers – “che tutti i bambini ricevano assistenza e trattamenti adeguati”.

Fonti: American Academy of Ophthalmology, American Association for Pediatric Ophthalmology and Strabismus

Ascoltiamo… le protesi oculari

Ascoltiamo… le protesi oculari Dibattito in onda il 29 ottobre sulla web-radio dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti 21 ottobre 2009 – Gli aspetti psicologici delle protesi oculari saranno il tema portante di una trasmissione che andrà in onda on-line il prossimo 29 ottobre (alle 15.30) sulla web-radio dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uici). Gli ascoltatori possono scegliere diverse modalità di intervento: telefonica (contattando durante la diretta il numero di telefono 06 69988353), via e-mail (anche nei giorni precedenti la trasmissione all’indirizzo: indiretta@email.it) o sul web, compilando un modulo on-line (rubrica “Parla con l’Unione”). Quanti desiderassero prendere parte alla trasmissione ma non fossero in condizione o in grado di collegarsi via computer, possono contattare l’Uici (tel. 06 69988376 o 06 69988411): “lasciando il proprio recapito telefonico, verranno contattati – assicura il Presidente dell’Unione Tommaso Daniele – nel corso del programma”. Partecipanti: la trasmissione, condotta da Luisa Bartolucci, vedrà tra i suoi ospiti il prof. Filippo Cruciani (Professore associato della Clinica Umberto I-Università La Sapienza di Roma e coordinatore scientifico del Polo Nazionale Ipovisione di Roma), Alessandra Modugno (Direttrice sanitaria di Oculistica italiana-Roma), Stefania Fortini (Psicologa e Psicoterapeuta del Polo Nazionale) e Angelo Mombelli (componente della Direzione Nazionale dell’Uici e responsabile del Settore Ipovisione).

Fonte: Uici

Più occhiali dopo la cataratta

Visita oculistica di controllo

Visita oculistica di controlloPiù occhiali dopo la cataratta L’impianto delle lentine intraoculari spesso rende necessario l’uso delle lenti 20 ottobre 2009 – Maggiore impiego degli occhiali dopo l’intervento di cataratta ? La risposta è affermativa secondo uno studio pubblicato sul Operazione ambulatoriale di catarattaBritish Journal of Ophthalmology. Sono stati studiati 300 pazienti a cui è stato rimosso il cristallino mediante una tecnica chiamata facoemulsificazione (si frantuma la lente naturale divenuta opaca grazie agli ultrasuoni e poi viene aspirata). Dopodiché è stata impiantata una lentina (detta IOL) ossia un cristallino artificiale: la visione si è fatta così più nitida, ma è divenuto ancora più indispensabile l’uso di lenti, nella maggior parte dei casi già necessario in precedenza. Su 169 pazienti intervistati 160 hanno indossato, dopo l’operazione, gli occhiali per vicino, mentre solo 38 hanno dovuto portare gli occhiali per lontano. Il vizio refrattivo più comune dopo l’intervento è l’ astigmatismo – dovuto all’incisione della cornea, anche se può regredire –; inoltre, se si è ipermetropi molto probabilmente si dovranno indossare occhiali per la lettura. Va comunque detto che, il più delle volte, l’operazione di cataratta viene eseguita su anziani che, ovviamente, essendo presbiti già usano gli occhiali per vicino (con risultati insoddisfacenti perché il cristallino è opacizzato: vedi immagine ). “Dopo l’intervento di cataratta – spiega Paolo, medico oculista della IAPB Italia onlus – generalmente la gradazione è fissa, essendo stata determinata prima dell’intervento. In linea di massima serviranno occhiali per vicino e, solo in una minoranza di casi, per lontano”.

Fonte principale: British Journal of Ophthalmology

Geni… in famiglia

DNA

DNAGeni… in famiglia Identificate le unità ereditarie del Dna che inibiscono la rigenerazione del nervo ottico 20 ottobre 2009 – Riparare il nervo ottico , ossia il ‘cavetto biologico’ che trasporta i segnali bioelettrici dalla retina al cervello: è questo il sogno di molti pazienti e oculisti. Tuttavia, attualmente non si riesce a rigenerarlo se, ad esempio, è stato danneggiato da malattie quali il glaucoma , le neuriti , da patologie degenerative oppure da traumi. Le due strade principali perseguite dalla ricerca sono, da un lato, l’impiego delle cellule staminali (cellule ‘bambine’) e, dall’altro, la terapia genica. Proprio quest’ultima strada è stata seguita con una ricerca condotta da due università americane (University of Miami Miller School of Medicine e University of Pennsylvania), grazie a cui è stata identificata una famiglia di geni che possono controllare e inibire la rigenerazione del nervo ottico. Dunque, accendendo o spegnendo artificialmente degli interruttori genetici si è tentato di riparare il danno (modificando il Dna, il ‘programma della vita’). Nello studio – pubblicato sulla rivista Science – sono stati esaminati oltre 100 geni che potrebbero avere un ruolo nella rigenerazione retinica. La famiglia di geni, indicata con la sigla KLF, potrebbe giocare un ruolo essenziale a livello del nervo ottico (riuscirebbe a bloccarne le capacità rigenerative) e dei neuroni cerebrali. “Siamo eccitati da questa scoperta – ha dichiarato il Prof. Vance Lemmon (della University of Miami Miller School of Medicine) – perché lo studio ci fa comprendere come i geni che controllano la rigenerazione vengano attivati e disattivati. In particolare, [il gene] KLF4 sembra essere più potente degli altri nell’inibire la rigenerazione [nervosa]”. Infatti, cellule retiniche (dette ganglionali) prive del KLF4 hanno dimostrato maggiori capacità di ricrescita sia in vitro che in vivo, in seguito a danni al nervo ottico. Quindi, futuri studi dovranno cercare di bloccare l’azione di quel gene per far sì che i meccanismi di ‘autoriparazione’ abbiano la meglio.

Fonti: University of Miami Miller School of Medicine, Science

FDA, il laser finisce sotto osservazione

FDA, il laser finisce sotto osservazione Si studia la qualità della vita di chi si è sottoposto a un intervento di chirurgia refrattiva LASIK 19 ottobre 2009 – Il laser per la chirurgia refrattiva è finito sotto osservazione. Infatti, la Food and Drug Administration (FDA), ente governativo americano che si occupa soprattutto di salute, ha avviato uno studio per capire quali effetti abbia la LASIK, una delle principali tecniche chirurgiche utilizzate per eliminare o ridurre i vizi refrattivi (miopia, ipermetropia e astigmatismo). La ricerca viene condotta con la stretta collaborazione dell’Istituto Nazionale di Oculistica statunitense (NEI) e del Dipartimento della Difesa Usa; suo fine è quello di “determinare la percentuale di pazienti affetti da problemi significativi per la qualità della vita dopo l’intervento di LASIK e di identificare i fattori predittivi di tali problemi”. Cosa accade con la LASIK? Al centro delle attenzioni (e delle preoccupazioni) c’è la tecnica chirurgica che fa ricorso a un laser detto a eccimeri “per cambiare – scrive la FDA – in modo permanente la forma della cornea”, la superficie oculare trasparente posta davanti all’iride. Così, infatti, si può fare a meno di lenti a contatto ed occhiali, almeno se l’operazione va a buon fine: è come se col laser venisse scolpita una lente. Tuttavia, la tecnica non è esente da rischi perché l’assottigliamento della cornea può dare origine a cedimenti (è come se si scolpisse una diga). Che rischi si corrono con la LASIK? “La LASIK sicuramente – ha affermato il Prof. Corrado Balacco Gabrieli, direttore del Dipartimento di oculistica dell’Università La Sapienza di Roma – è un intervento correttivo dei vizi di refrazione che può presentare qualche problema: ci sono moltissimi articoli in letteratura che descrivono le complicanze anche a lungo termine, innanzitutto l’indebolimento corneale che può provocare astigmatismi posteriori (la cornea si introflette)”. Come si articola il progetto della FDA? Il progetto – finanziato da Agenzie governative statunitensi (innanzitutto la FDA) – consta di tre fasi: 1) Questionari da compilare su internet, finalizzati a capire com’è stato vissuto dai pazienti l’intervento (e la fase successiva all’operazione). 2) Valutazione della qualità della vita e del livello di soddisfazione della LASIK così come espresso da un campione selezionato di popolazione (operato presso il centro di chirurgia refrattiva della marina statunitense) 3) Esperimenti e verifiche per valutare l’impatto del LASIK sulla qualità della vita della popolazione in generale. Quest’ultima fase si prevede che si concluderà entro il 2012. Il fine ultimo dello studio è, infatti, quello di ridurre gli effetti collaterali ai quali può andare incontro chi si sottopone a un intervento di chirurgia refrattiva laser. Poi la FDA valuterà quali eventuali azioni intraprendere per garantire una maggiore sicurezza e migliorare l’efficacia degli interventi LASIK.

Fonte principale: FDA

Prematuri, non perdeteli… di vista

Prematuro

prematuroPrematuri, non perdeteli… di vista Con l’aumento della loro sopravvivenza, aumenta il numero di quelli che soffrono di problemi oculari 19 ottobre 2009 – I prematuri non vanno mai… persi di vista. Con l’aumento della sopravvivenza dei bambini nati prima del tempo, si riscontra un maggior numero di problemi oculari, in primis a causa della ROP (retinopatia del prematuro, malattia oculare dovuta a un anomalo sviluppo dei vasi sanguigni retinici). In uno studio svedese e norvegese, pubblicato sulla rivista Archives of Ophthalmology di ottobre, sono stati studiati 707 neonati prematuri, dNeonata prematuraei quali 506 sono sopravvissuti fino alla prima visita oculistica. Di questi ben il 72,7% (368 bambini) erano affetti da ROP (in forma grave quasi nella metà dei casi), cominciata cinque settimane dopo la nascita, pur essendo stati trattati seguendo le linee guida ufficiali. Complessivamente la malattia oculare è stata trattata nel 19,6% dei casi (99 piccoli). Quanto più prematuramente nascono, maggiore è il danno arrecato dall’ossigeno erogato artificialmente nell’incubatrice (anche se necessario per lo sviluppo, come ‘effetto collaterale’ stimola la proliferazione indesiderata dei vasi della retina). Questo aspetto conta di più del peso alla nascita. “L’incidenza [della retinopatia del prematuro] si è ridotta – scrivono gli autori dello studio diretto da Dori Austeng dell’Università di Uppsala – dal 100% dei nati alla ventiduesima settimana al 56% nei nati alla fine della ventiseiesima”.

Fonte: Archives of Ophthalmology (JAMA and Archives Journals)

Lo sapete che… ?

Bambini etiopi. La IAPB Italia onlus ha realizzato 113 pozzi per combattere una malattia oculare chiamata tracoma

Bambini etiopi. La IAPB Italia onlus ha realizzato 113 pozzi per combattere una malattia oculare chiamata tracomaLo sapete che…? Dieci punti su ciechi e ipovedenti: l’Oms riassume la realtà dei disabili visivi con numeri e fotografie 16 ottobre 2009 – Un piccolo bambino bruno cieco ad un occhio; un anziano africano con grandi orecchini colorati che ha perso la vista; una signora indiana, anziana e sorridente, che – operata di cataratta – tornerà presto a vedere. Sono questi alcuni dei protagonisti delle foto pubblicate nel sito dell’Oms per la Giornata mondiale della vista (che si è celebrata lo scorso 8 ottobre), dove viene riassunta in dieci punti la situazione planetaria: 1)314 milioni di persone soffrono di handicap visivo dovuto a varie cause, di cui 45 milioni sono già cieche. 2)153 milioni vedono molto poco a causa di vizi refrattivi non corretti (miopia, ipermetropia e astigmatismo). In quasi tutti i casi potrebbero avere una visione normale se avessero accesso a occhiali, lenti a contatto o alla chirurgia refrattiva (laser). 3)Circa l’87% dei disabili visivi vive nei Paesi in via di sviluppo.Bambini etiopi 4)Il 39% dei casi di cecità è dovuta alla cataratta senile (generalmente operabile). 5)L’operazione di cataratta e la correzione degli errori refrattivi sono tra gli interventi più efficaci come rapporto costo-beneficio. 6)Sono in aumento le cause di disabilità visiva nel mondo causate dall’invecchiamento, così come anche la cecità provocata dal diabete non tenuto sotto controllo (vedi retinopatia diabetica). 7)Circa l’85% dei casi di cecità negli adulti è prevenibile o trattabile. Tra i bambini le cause di cecità evitabile più comuni sono: la cataratta, la retinopatia del prematuro (ROP) e la carenza di vitamina A (xeroftalmia). 8)Globalmente la cecità causata dalle malattie infettive sta diminuendo grazie all’azione della sanità pubblica. Il tracoma – una malattia oculare tropicale provocata da un batterio – oggi colpisce 40 milioni di persone, mentre nel 1985 affliggeva 360 milioni di individui. 9)Nel mondo circa 1,4 milioni di bambini con meno di quindici anni sono ciechi. Eppure la vista di circa la metà dei bambini può essere salvata grazie a trattamenti precoci e mediante correzione di anomalie alla nascita (come cataratta e glaucoma). 10)Per decenni l’OMS ha lavorato con partner a livello globale – tra cui la IAPB – per eliminare le cause principali di cecità evitabile, rafforzando gli sforzi nazionali e offrendo assistenza tecnica, coordinamento degli interventi e loro monitoraggio.

Fonte: OMS

Giornata Mondiale Della Vista, 8 Ottobre 2009

Colosseo con scritte luminose della IAPB Italia onlus-Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità, in occasione della Giornata mondiale della vista 2009, dedicata soprattutto alle donne (Roma, 8 ottobre 2009)

‘Occhi elettronici’ in volo 3D

Drone (aereo spia senza pilota)

Drone (aereo spia senza pilota)‘Occhi elettronici’ in volo 3D Nuovi aerei senza pilota messi a punto in Australia, rilevano anche le differenze di colore tra cielo e terra 14 ottobre 2009 Consentono una visione tridimensionale a distanza degli ambienti che sorvolano. Sono i nuovi aerei senza pilota (detti droni), che questa volta si ispirano al volo delle api: hanno un sensore d’altitudine, viaggiano rapidi e possono esplorare ambienti pericolosi. Li ha messi a punto un’équipe di ricercatori australiani del Vision Center e del Queensland Brain Institute . Questi mini aerei sono dotati di due telecamere e sofisticati specchi curvi. Il sistema di ‘visione’ digitale 3D consente di individuare l’orizzonte rilevando la differenza tra il colore del cielo e quello della terra. Questi apparecchi avranno applicazioni soprattutto militari nonché civili (sfruttamento minerario e sistemi di sorveglianza).

Fonti: City, The Daily Telegraph (Australia)