Il glaucoma è una malattia silenziosa che nella maggior parte dei casi non provoca dolore né sintomi evidenti nelle fasi iniziali, ma può danneggiare progressivamente il nervo ottico fino a compromettere la vista. La pressione oculare troppo alta rappresenta il principale fattore di rischio della malattia che può essere tenuto sotto controllo dall’oculista.
Ma c’è un aspetto che rende alcuni casi particolarmente difficili da gestire: non sempre una pressione apparentemente normale significa che il rischio sia sotto controllo. Alcuni pazienti, infatti, arrivano alla visita con valori nella norma, mentre il loro nervo ottico continua comunque a subire danni. È il caso del glaucoma a tensione normale (NTG), una forma in cui la misurazione effettuata in ambulatorio potrebbe non raccontare tutta la storia.
La pressione oculare, infatti, può aumentare nelle ore notturne, mentre il paziente dorme e non è possibile monitorarla con una normale visita. È proprio su questo momento “invisibile” della giornata che si è concentrato lo studio HERCULES, pubblicato sull’American Journal of Ophthalmology nel luglio 2025, che ha valutato una nuova maschera progettata per ridurre la pressione oculare durante il sonno.
La notte, un momento critico per la pressione oculare
Il glaucoma normotensivo è una forma di glaucoma in cui il nervo ottico si danneggia progressivamente nonostante i valori di pressione oculare risultino apparentemente normali durante la visita. In altre parole, l’occhio mostra segni di sofferenza anche in assenza di una pressione considerata elevata.
La sua caratteristica principale è quindi una pressione oculare generalmente pari o inferiore a 21 mmHg, il valore considerato nella norma. Il problema è che una singola misurazione fotografa solo un momento della giornata e potrebbe non mostrare eventuali aumenti della pressione nelle ore successive.
Gli studi che hanno monitorato la pressione oculare nell’arco delle 24 ore, tra cui diverse ricerche citate dagli autori dello studio HERCULES, hanno mostrato che molti pazienti raggiungono il loro picco pressorio al di fuori dell’orario della visita, spesso proprio durante la notte.
Questo rende più difficile il controllo della malattia: molti colliri utilizzati contro il glaucoma hanno una buona efficacia durante il giorno, ma possono non coprire completamente le ore notturne. Finora, l’unico trattamento capace di garantire un abbassamento continuo della pressione nelle 24 ore erano gli interventi chirurgici, considerati efficaci ma non privi di possibili complicanze.
Per questo motivo il controllo della pressione notturna rimane una delle principali sfide nella cura del glaucoma, soprattutto nei pazienti con glaucoma normotensivo o in quelli che non ottengono una risposta sufficiente dalle terapie disponibili.
Come funziona la maschera che riduce la pressione oculare
Per capire se fosse possibile controllare la pressione oculare anche durante il sonno, un gruppo di ricercatori statunitensi ha condotto lo studio HERCULES, pubblicato sull’American Journal of Ophthalmology nel luglio 2025. Si è trattato di uno studio multicentrico, realizzato in undici centri oftalmologici negli Stati Uniti, con l’obiettivo di valutare sicurezza ed efficacia di una nuova tecnologia pensata per ridurre la pressione intraoculare nelle ore notturne.
Il dispositivo testato si chiama FYSX ocular pressure adjusting pump ed è stato sviluppato da Balance Ophthalmics, una società statunitense specializzata nello sviluppo di tecnologie mediche innovative per la cura delle patologie oculari, con particolare attenzione a nuove soluzioni per il controllo della pressione nell’occhio.
Si tratta di una maschera da indossare durante il sonno, collegata a una piccola pompa programmabile. La maschera contiene due camere sigillate, una per ciascun occhio, che creano una pressione negativa controllata, cioè un delicato effetto “vuoto”, con valori compresi tra -5 e -20 mmHg. L’obiettivo è ridurre la pressione esercitata sull’occhio e abbassare la pressione intraoculare per tutta la durata dell’utilizzo.
Lo studio ha coinvolto 93 pazienti con glaucoma a tensione normale, per un totale di 186 occhi. Per rendere il confronto più affidabile, in ogni paziente un occhio è stato assegnato casualmente al trattamento con la maschera, mentre l’altro occhio è stato utilizzato come controllo senza applicazione della pressione negativa.
I partecipanti hanno utilizzato il dispositivo ogni notte per un anno, permettendo ai ricercatori di valutare se questa strategia fosse in grado di ridurre la pressione oculare sia durante il giorno sia nelle ore notturne.
I risultati dello studio HERCULES
Dopo 52 settimane di utilizzo, i risultati dello studio HERCULES hanno mostrato una riduzione significativa della pressione oculare negli occhi trattati con la maschera.
Durante il giorno, l’88,3% degli occhi che avevano utilizzato il dispositivo ha raggiunto una riduzione della pressione di almeno il 20%, un obiettivo considerato clinicamente rilevante nella gestione del glaucoma. Nel gruppo di controllo, formato dagli occhi dello stesso paziente ma senza applicazione della pressione negativa, questo risultato è stato raggiunto solo dall’1,7% dei casi.
L’effetto è risultato ancora più evidente durante la notte, cioè proprio nel periodo in cui la pressione oculare può aumentare e in cui le terapie tradizionali possono offrire un controllo meno completo. Nella valutazione notturna effettuata in laboratorio del sonno, il 96,7% degli occhi trattati ha ottenuto una riduzione di almeno il 20% della pressione, rispetto al 5% degli occhi di controllo.
Considerando i valori medi, la pressione oculare notturna negli occhi trattati è scesa da 20,4 mmHg a 12,4 mmHg, con una riduzione di circa 8 mmHg, pari al 39,1%. Si tratta di un calo importante, soprattutto considerando che il dispositivo agisce senza ricorrere né a farmaci né a un intervento chirurgico.
Dal punto di vista della sicurezza, lo studio non ha rilevato eventi avversi gravi collegati al dispositivo. Gli effetti indesiderati più frequenti sono stati un gonfiore della palpebra (11,8% degli occhi trattati) e un edema nella zona intorno all’occhio (12,9%). Secondo gli autori, questi disturbi sono risultati temporanei e si sono risolti rapidamente dopo la sospensione dell’utilizzo della maschera.
I ricercatori sottolineano comunque che i risultati dimostrano soprattutto la capacità del dispositivo di abbassare la pressione oculare. Saranno necessari studi più lunghi per capire se questa riduzione si tradurrà anche in un rallentamento della progressione del glaucoma, cioè in una maggiore protezione del nervo ottico nel corso degli anni.
Cosa sappiamo sul glaucoma e cosa resta da capire
I risultati dello studio HERCULES confermano quanto già osservato in precedenti ricerche sullo stesso dispositivo e aggiungono nuovi dati ottenuti dopo un anno di utilizzo su un gruppo più ampio di pazienti.
Uno degli elementi più interessanti dello studio è stato il suo disegno sperimentale: ogni paziente ha fornito il proprio occhio di controllo, permettendo ai ricercatori di confrontare direttamente un occhio trattato con uno non trattato nella stessa persona. Questo approccio riduce l’influenza delle differenze individuali e rende il confronto più preciso.
Restano però alcuni aspetti ancora da chiarire. Lo studio non ha analizzato in modo approfondito quanto sia facile per i pazienti accettare e utilizzare la maschera ogni notte per periodi molto lunghi, un elemento fondamentale perché qualsiasi trattamento contro il glaucoma deve essere sostenibile nella vita quotidiana. Inoltre, nella pratica clinica il dispositivo verrebbe probabilmente utilizzato su entrambi gli occhi, mentre nello studio è stato applicato soltanto a uno.
Il risultato più importante da verificare nel tempo sarà un altro: ridurre la pressione oculare durante la notte permetterà davvero di rallentare la progressione del glaucoma e proteggere più a lungo il nervo ottico?
Per rispondere in maniera più precisa saranno necessari studi con un follow-up più lungo, capaci di valutare non solo la diminuzione della pressione, ma anche l’effetto reale sulla perdita di funzione visiva. Solo allora sarà possibile capire se questa tecnologia potrà diventare una nuova opzione terapeutica, da sola o insieme alle cure già disponibili.