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occhio diabetico

Proteina Wnt-a5: una possibile cura per l’occhio diabetico

Lo studio svolto dal Centro Medico Cedars Sinai di Los Angeles ha permesso di comprendere meglio quale sia il processo di deterioramento negli occhi delle persone affette da diabete, aprendo così nuove strade alla cura della patologia

Una recente ricerca del Centro Medico Cedars Sinai di Los Angeles ha preso in esame l’occhio diabetico, identificando per la prima volta gli effetti negativi specifici della malattia sulla cornea, nonché tre possibili percorsi terapeutici per trattarli.

Alexander Ljubimov, ricercatore e direttore del Programma Oculistico del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto di Medicina Rigenerativa del Cedars-Sinai alla guida dello studio, ha sottolineato come la ricerca sia stata fondamentale nella scoperta di come il diabete sia in grado di apportare specifiche alterazioni nel DNA, mutandone non la sequenza bensì l’espressione genetica, un processo noto come modifiche epigenetiche.

La fetta di popolazione affetta da diabete raggiunge quasi il 5% in Italia mentre negli Stati Uniti tocca ben l’11% della popolazione. Nonostante il diabete sia una malattia così diffusa, ad oggi la maggior parte delle cure si concentrano principalmente sull’aumento della tolleranza al glucosio o sul fornire insulina al corpo, ignorando, però, i cambiamenti molecolari e cellulari.

Nel corso dello studio americano è emerso, inoltre, il ruolo fondamentale della Wnt-a5, proteina di segnalazione, responsabile della guarigione delle ferite della cornea e del funzionamento delle cellule staminali.

Come dichiarato dal membro di ricerca del team, Ruchi Shah, una comprensione maggiore di questo meccanismo epigenetico di guarigione potrebbe portare alla creazione di trattamenti che, se efficaci, risulterebbero in grado di evitare ulteriori problemi di salute oculare a lungo termine nei soggetti affetti da diabete.

Ben il 70% dei pazienti, infatti, soffre di disturbi legati alla cornea, membrana trasparente che riveste la superficie esteriore dell’occhio.

In particolare, coloro che si trovano in uno stadio avanzato della malattia hanno una comprovata difficoltà nella cicatrizzazione di ferite oculari in seguito a traumi o interventi, con relativo disfunzionamento delle cellule staminali della cornea.

Per avvalorare le modifiche epigenetiche ipotizzate, i ricercatori hanno confrontato le cellule estratte dalla cornea di sei pazienti affetti da diabete con quelle di cinque donatori sani.

La comparazione ha evidenziato, nelle cellule dei pazienti diabetici, non solo l’effettiva repressione della proteina prodotta dal gene WNT5A, ma anche un innalzamento nel microRNA.

Il gruppo è poi passato a testare tre diversi tipi di trattamenti volti a normalizzare l’espressione della già citata proteina Wnt-5a su culture di cellule corneali e culture d’organo della cornea.

Dei tre metodi testati, tutti hanno avuto un impatto positivo sulla generazione di marcatori di cellule staminali e nella rigenerazione del tessuto. Presi in considerazione gli esiti postivi della ricerca, il team del Centro Medico Cedars Sinai ha intenzione di proseguire lo studio al fine di migliorare le terapie presenti in commercio.

Fonti:

Ophthalmology Times

Springer Link

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