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ortottica

Che cos’è l’ortottica?

Il 5 giungo 2023 è stata la giornata Internazionale dell’Ortottica, un ramo dell’oftalmologia che si occupa della valutazione dei deficit muscolari, innervazionali e sensoriali che colpiscono l’apparato visivo.

Scopriamo questa figura nei dettagli grazie alla Dottoressa Paola Piscopo, Ortottista del Polo Nazionale Ipovisone.

  • Se dovesse spiegare l’ortottica, come la descriverebbe?

L’ ortottica (dal greco orthos=dritto+optikè=visione) è una disciplina del ramo dell’oculistica che segue da un punto di vista clinico tutti i deficit muscolari e sensoriali che possono colpire l’apparato visivo. L’obiettivo principale di una vista ortottica è la diagnosi di anomalie concernenti l’apparato neuromuscolare e sensoriale dell’occhio. L’ortottista, con il suo bagaglio culturale, è abilitato a prevenire, valutare e riabilitare sia i disturbi che riducono o impediscano la visione binoculare, come l’ambliopia (occhio pigro) e lo strabismo, sia le disabilità visive gravi, comunemente chiamata “ipovisione”, negli adulti e nei bambini.

L’ortottista svolge attività di consulenza per migliorare la lettura in pazienti dislessici e con disturbi di apprendimento, previene, valuta e riabilita l’astenopia o sindrome da affaticamento visivo, che può interessare chi per lavoro o per svago passa molte ore al computer o su dispositivi digitali in genere; può valutare ed eventualmente riabilitare/allenare le abilità visive di atleti e sportivi che a causa di anomalie del sistema visivo possono presentare alterazioni posturali o scarse performance.

All’interno dei team, l’ortottista collabora con altre figure mediche per la definizione di percorsi riabilitativi in pazienti neurologici o traumatizzati cranici, assiste il medico oculista nella valutazione di difetti visivi complessi e nell’esecuzione di esami strumentali per la diagnosi di patologie oculari. L’ortottista svolge la propria attività, infatti, sempre in sinergia con il medico oculista, che valuta la condizione visiva del paziente in maniera più ampia e approfondita tenendo conto anche del quadro patologico.

  • Come può un genitore, o chi per esso, rendersi conto quando un bambino non ci vede bene?

Da un punto di vista osservazionale bisogna prestare attenzione a diversi atteggiamenti: strizzare frequentemente gli occhi, avvicinarsi troppo a ciò che si sta guardando, tutte alterazioni psicofisiche che possono sottintendere delle difficoltà nella messa a fuoco. I bambini piccoli, non essendo in grado di comprendere appieno il proprio stato di salute e soprattutto non avendo le capacità esplicative adeguate, necessitano di visite di controllo fisse come quella dei tre anni e quella in età prescolare. In seguito, è sicuramente opportuno sottoporre i piccoli pazienti a controlli periodici all’incirca ogni anno laddove non cui siano necessità specifiche. È bene ricordare che il primo controllo alla vista avviene al momento della nascita con la tecnica del “riflesso rosso” che individua precocemente patologie o deficit visivi come cataratta, distacco di retina, glaucoma, retinoblastoma e permette di procedere con le terapie in tempi idonei.

  • Parlando dell’adulto, invece, quali sono i piccoli sintomi a cui prestare attenzione?

Se si ha una vista in salute l’adulto lo capisce benissimo da solo, anche perché è in grado di comprendere e metabolizzare quando avverte delle difficoltà. Bisogna sicuramente prestare attenzione a sintomi quali immagini distorte, opacità grave delle immagini e alterazioni del campo visivo. Per fare qualche esempio, se ci rendiamo conto che vediamo come se stessimo guardando attraverso una tenda o se non riusciamo a percepire ciò che abbiamo ai lati degli occhi, è sicuramente il caso di affidarsi ad un medico. Infatti, dai 40 anni in poi si raccomanda una visita oculistica annuale per tenere sotto controllo il sistema visivo che può andare incontro anche a patologie fisiologiche come la presbiopia.

  • Si per i bambini che per gli adulti: quali sono le patologie in cui si incorre più frequentemente?

Per i bambini ci sono sicuramente strabismi e ambliopie non trattate e per i più piccini troviamo le retinopatie del prematuro che si scoprono alla nascita; per gli adulti partiamo dal glaucoma, patologia silente e difficile da diagnosticare anche da un punto di vista soggettivo perché non ci sono alterazioni significative che si possono comprendere, per poi proseguire con le diverse degenerazioni maculari come ad esempio quella di tipo miopico, senile o ossidativo, che cambiano in base al difetto visivo che si ha. Per questo è fondamentale affidarsi sempre a degli esperti per la cura dei propri occhi e non solo in età avanzata, le visite periodiche a qualsiasi età sono un validissimo aiuto per preservare il benessere della vista.

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