Il glaucoma è una malattia cronica che richiede controlli regolari per tutta la vita del paziente, grazie ai quali oggi è possibile monitorare l’evoluzione della malattia e ridurre il rischio di perdita visiva. Ma proprio il carattere cronico del glaucoma sta creando una nuova sfida per i sistemi sanitari: il numero di persone da seguire aumenta, mentre il tempo disponibile degli specialisti rimane limitato.
Non tutti i pazienti, però, hanno le stesse necessità. C’è chi presenta una malattia stabile da anni e ha bisogno soprattutto di un monitoraggio periodico, e chi invece mostra segnali di peggioramento e necessita di una valutazione più approfondita e tempestiva.
Nel modello tradizionale, queste due situazioni vengono spesso gestite nello stesso modo. Un paziente con glaucoma stabile può occupare uno spazio in agenda per una visita specialistica completa, mentre un altro paziente con un cambiamento clinico importante potrebbe dover attendere lo stesso percorso prima di essere rivalutato.
Da questa esigenza nasce il progetto avviato all’ospedale Maggiore di Novara, che punta a introdurre un nuovo modello organizzativo basato sulle cliniche virtuali asincrone: un sistema pensato per distinguere meglio i controlli di routine dai casi che richiedono l’intervento diretto dello specialista.
Il problema delle liste d’attesa nelle malattie oculari croniche
Seguire nel tempo un paziente con glaucoma o con una patologia retinica significa raccogliere e interpretare continuamente nuovi dati: esami della vista, immagini diagnostiche e misurazioni che permettono di capire se la malattia è stabile o se sta cambiando. Ma con l’aumento progressivo del numero di pazienti cronici, il modello tradizionale di assistenza rischia di non essere più sufficiente.
La difficoltà principale è organizzativa: non tutti i controlli richiedono lo stesso livello di attenzione specialistica. Alcuni pazienti hanno una malattia stabile e necessitano soprattutto di un monitoraggio periodico; altri, invece, possono presentare segnali di peggioramento che richiedono una valutazione tempestiva del medico.
Nel sistema attuale, però, queste differenze spesso emergono solo durante la visita. Di conseguenza, pazienti con bisogni molto diversi finiscono nello stesso percorso, con il rischio di occupare tempo specialistico anche quando non è necessario e di rallentare l’accesso alle cure per chi ne ha più bisogno.
Come ha spiegato il professor Alessandro Rabiolo, responsabile scientifico del progetto e docente associato all’ospedale Maggiore di Novara e all’Università del Piemonte Orientale, la sfida nasce dall’“aumento dei pazienti cronici a fronte di risorse limitate”.
Come funzionano le cliniche virtuali asincrone
Per affrontare il problema della gestione dei controlli nei pazienti con glaucoma e patologie retiniche, l’ospedale Maggiore di Novara ha avviato il progetto Asynchronous Virtual Clinics for Monitoring Glaucoma and Retinal Disease Patients. La ricerca è coordinata dalla Struttura complessa a direzione universitaria di Oftalmologia dell’ospedale Maggiore di Novara, diretta dal professor Stefano De Cillà, con la responsabilità scientifica del professor Alessandro Rabiolo. Al progetto partecipano anche la Città della Salute e della Scienza di Torino e la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.
L’obiettivo è sperimentare un nuovo modello di follow-up in cui il controllo del paziente non coincide necessariamente con la presenza simultanea del medico e del paziente nello stesso momento.
Il percorso inizia in ospedale, dove il paziente esegue gli esami previsti per il monitoraggio della malattia, come avviene normalmente durante una visita oculistica. La raccolta dei dati viene affidata a personale sanitario dedicato, che acquisisce tutte le informazioni necessarie: risultati degli esami, immagini diagnostiche e parametri utili a valutare l’evoluzione del glaucoma o della patologia retinica.
In un secondo momento, lo specialista analizza questi dati senza che sia necessario che il paziente sia presente fisicamente. Il medico può quindi stabilire se il quadro è stabile e il controllo può proseguire secondo il programma previsto, oppure se sono emersi elementi che richiedono una visita in presenza, ulteriori approfondimenti o una modifica della terapia.
Il termine “asincrona” indica proprio questa separazione temporale tra la fase di raccolta delle informazioni e quella della valutazione specialistica. Il vantaggio del modello è che consente di concentrare il tempo del medico sui casi più complessi, evitando che ogni controllo di routine richieda necessariamente una visita completa.
Secondo le esperienze già sviluppate in altri Paesi, questo approccio potrebbe rendere più efficiente la gestione dei pazienti cronici, aumentando la capacità degli ambulatori di seguire un numero maggiore di persone senza aumentare proporzionalmente le risorse disponibili.
Una possibile risposta alla crescita dei pazienti cronici
Per il momento, le cliniche virtuali asincrone restano un progetto di ricerca e non rappresentano ancora un nuovo percorso già disponibile per i pazienti.
L’obiettivo sarà capire se questo modello possa essere integrato stabilmente nel Servizio sanitario nazionale, mantenendo la qualità delle cure e migliorando la gestione delle risorse.
La sfida sarà anche valutare l’esperienza dei pazienti: un percorso in cui gli esami e la valutazione del medico avvengono in momenti diversi potrebbe richiedere un cambiamento nelle abitudini, soprattutto per chi è abituato al modello tradizionale della visita in un unico appuntamento.
Se dimostrasse di funzionare, questo sistema potrebbe diventare uno strumento utile per seguire meglio un numero crescente di persone con glaucoma e malattie retiniche, riservando più tempo specialistico ai casi che ne hanno davvero bisogno.