La moda, soprattuto durante le varie Fashion Week, è spesso considerata un’esperienza esclusivamente visiva. Sfilate, colori, tessuti e silhouette nascono principalmente per essere osservati, ma cosa accade quando a partecipare sono persone cieche o ipovedenti?
Alla recente edizione della London Fashion Week, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alla moda, alcuni stilisti hanno provato a rispondere a questa domanda sperimentando nuovi modi di rendere le sfilate più accessibili, con un obiettivo semplice ma significativo: permettere anche alle persone con disabilità visiva di vivere l’esperienza della moda in modo più completo.
Il progetto “Making Fashion Accessible”
Tra le promotrici delle iniziative che stanno rendendo le sfilate di moda più accessibili anche alle persone cieche e ipovedenti c’è Anna Cofone, esperta di hairstyling per editoriali ed affermata a livello internazionale, che negli anni ha lavorato con numerosi stilisti e con artisti del mondo della musica e dello spettacolo, come Dua Lipa e Lana Del Rey. Cofone porta avanti un progetto per l’inclusione delle persone cieche e ipovedenti, nato dal contatto diretto con la realtà di suo padre, che era cieco.
Infatti partendo proprio dalla sua esperienza quotidiana, Anna si è resa conto di quanto l’estetica e la cura della propria immagine possano avere un valore importante per l’autonomia e per il benessere individuale, anche quando la vista viene meno. Da questa consapevolezza è nato “Making Fashion Accessible”, un’iniziativa che mira a rendere il mondo della moda più aperto e fruibile per le persone cieche e ipovedenti.
In cosa consiste l’iniziativa di Anna Cofone
Durante alcune sfilate della London Fashion Week, l’idea dell’hairstyling italiana si è concretizzata attraverso un format pensato per rendere l’evento più accessibile. Prima dell’inizio della passerella, piccoli gruppi di ospiti ciechi e ipovedenti sono stati invitati a incontrare i designer e ad esplorare i capi della collezione.
Gli abiti sono stati presentati uno per uno e i partecipanti hanno potuto toccarne i materiali, le cuciture e le lavorazioni, percependo così dettagli che normalmente vengono trasmessi solo attraverso la vista. In questo modo, il tatto è diventato lo strumento principale per comprendere forme, volumi e texture.
Tra gli artisti che hanno aderito all’iniziativa c’è stato anche Chet Lo, stilista e designer americano noto per le sue creazioni tridimensionali e dalle texture complesse. Lo ha guidato personalmente il gruppo, svelando colori, tagli e ispirazione dei modelli mentre i partecipanti li esploravano con le mani.
Quando la sfilata è iniziata, l’esperienza è proseguita con descrizioni audio dal vivo che accompagnavano il passaggio dei modelli in passerella, raccontando silhouette, movimento dei tessuti e combinazioni di colori e materiali.
Grazie a questa combinazione di tocco, narrazione e osservazione diretta, i partecipanti hanno potuto costruire una rappresentazione mentale dei capi. La passerella, così, non è stata più soltanto uno spettacolo visivo, ma un’esperienza multisensoriale.
Grazie al progetto “Making Fashion Accessible”, anche il settore della moda, tradizionalmente legato all’immagine, può aprirsi a nuove forme di accessibilità. Rendere questi contesti più inclusivi significa riconoscere che la cultura, in tutte le sue forme, deve poter essere condivisa da tutti, promuovendo partecipazione, autonomia e pari opportunità anche per le persone con disabilità visiva.
Fonte:
The Guardian, “Touch, sound and style: how London Fashion Week is opening up to visually impaired guests”, 1 marzo 2026.